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No green pass obbligatorio ai lavoratori, sciopero dei portuali di Trieste simbolo per tutta Italia. Contraddizioni del Governo

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    No green pass obbligatorio ai lavoratori, sciopero di Trieste simbolo per tutta Italia. Contraddizioni del Governo , stasera a Porta a Porta i portuali hanno confermato lo sciopero. Sono ben tre milioni gli italiani che non avranno il green pass domani e rischiano la sospensione dal lavoro e una sanzione. Chi non vuol farsi il vaccino deve pagarsi il tampone a spese proprie, solo questa sera si è detto che, per i soli portuali, il tampone lo potrà pagare lo Stato, ma Draghi ha detto no al tampone gratis al lavoratore.
    Una incombenza di fatto sui lavoratori senza precedenti in Europa, inoltre, dopo anni di lotte sui diritti del lavoratore, il datore di lavoro può controllare le sue condizioni sanitarie, cioè l’aver o meno il green pass, costituendo un ulteriore restrizione dei diritti dei lavoratori e un onere a carido dei datori di lavoro , che si devono sostituire nei controlli alle forze dell’ordine di fatto, insomma una situazione davvero al limite . Senza contare che prove scientifiche inoppugnabili che questa sia l’unica o la migliore strada per affrontare la Pandemia da Covic non c’è , anzi in Israele non sembra che la situazione si sia risolta, mentre in altri paesi come la Corea del Sud si punterebbe sui controlli. Ad oggi, in Israele ci sono stati 7.959 morti, in Corea del Sud 2.618 ed in Italia 131.421.
    In pratica:
    – in Italia una persona morta ogni 460 abitanti;
    – in Israele una persona morta ogni 1.170 abitanti;
    – in Corea del Sud una persona morta ogni 19.600.

    Trieste manifestazione per la Polizia

    Ma è l’imposizione che diventa una ulteriore limitazione ai diritti dei lavoratori ,  il rispetto dei principi della Costituzione, il no a uno Stato di Polizia, questo dicono  i portuali . Ora cosa succederà a Trieste

    «È in gioco il futuro del porto: turchi e danesi mi hanno già detto che si cercheranno altri scali, se quello di Trieste resta chiuso. I traghetti turchi domani (15 ottobre) resteranno in rada, ma per quanto tempo? Le linee container ci mettono un attimo ad andarsene a Capodistria o a Fiume».

    Sono parole di Zeno D’Agostino, già commissario straordinario e poi presidente (dal 2016) dell’Autorità di sistema portuale di Trieste e Monfalcone, l’uomo che ha consentito allo scalo giuliano di fare lo scatto di qualità che l’ha portato ai primi posti della portualità nazionale, quanto a dinamicità di crescita dei traffici.

    Trieste ai vertici nazionali
    Ma quanto conta Trieste nel panorama dei porti nazionali? Negli ultimi anni, con D’Agostino alla guida appunto, ha trovato un ruolo di rinnovata importanza, in particolare, come scalo di collegamento tra il mediterraneo e la Mitteleuropa.

    A giocare un ruolo chiave, in questo senso, è certamente l’autostrada del mare con la Turchia, grazie ai traffici di navi ro-ro per il trasporto di merci rotabili. Ma strategici sono anche i collegamenti ferroviari che l’Adsp supporta con la controllata Adriafer, la società di manovre ferroviarie dello scalo.

    Leg
    Ed è qui che si vede la vocazione mitteleuropea dello scalo, con i collegamenti con la Germania (Amburgo ma anche l’hub di Norimberga e il corridoio intermodale con il terminal Neuss Trimodal di Dusseldorf) nonché quelli con Svizzera a Danimarca.

    Collegamenti che hanno portato Trieste a essere il primo scalo italiano (seguito dalla Spezia) per quantità di merce spostata su rotaia. E hanno spinto la Cina ad accendere un faro sullo scalo italiano nel momento (pre pandemia) in cui il Governo di Pechino stava spingendo sulla belt an road initiative, la nuova Via della seta, poi notevolmente frenata dalle vicende legate al Covid.

    Per un paio d’anni Trieste è stato anche il primo scalo italiano in assoluto, quanto a merce movimentata, battendo Genova, che ha il primato nazionale come gate di movimentazione container. Nel far salire il tonnellaggio triestino, giocano, infatti, un ruolo preminente le rinfuse liquide, cioè il terminal della Siot, che è il porto petrolifero numero uno del Mediterraneo e immette milioni di tonnellate di greggio l’anno nelle pipeline verso l’Austria, la Germania e la Repubblica Ceca (ancora la Mitteleuropa).

    Pandemia e traffici
    Con la pandemia i traffici, anche quelli delle rinfuse liquide, a Trieste, come in altri porti italiani, sono scesi notevolmente; e se nel 2019 lo scalo ha totalizzato 66milioni di tonnellate di merci complessive (contro i 67,1 milioni di Genova), nel 2020 queste sono scese a 57 milioni (contro i 57,4 di Genova).

    Nel primo semestre 2021, peraltro, lo scalo ha ricominciato a marciare a un ottimo ritmo, tornando a livelli pre Covid; tanto che, nel primo semestre del 2021, i treni movimentati sono stati 4.657, con un incremento del +19,47% rispetto allo stesso periodo del 2020.

    Tra le categorie merceologiche il comparto ro-ro ha segnato +38,87%, con 147.760 unità transitate. In decremento, invece, i container (-2,29%) e le rinfuse solide (-22,45%) e liquide (-7,17%). Motivo per cui volumi i totali dello scalo, nei primi sei mesi dell’anno, si sono attestati su 25,7 milioni di tonnellate (-1,95%).
    Porto franco
    Ad aumentare il valore dello scalo giuliano contribuiscono certamente anche gli spazi di porto franco. Nel 2017, infatti, Governo, ha riconosciuto all’Adsp il ruolo di gestore unico del regime di porto franco di Trieste.

    Un passo che ha consentito all’ex scalo asburgico di giostrarsi, tra l’altro, parte dei 700mila metri quadrati del porto vecchio, che sono stati sdemanializzati ma (grazie a una norma della Finanziaria 2015) restano, come spazio di zona franca, in capo all’Adsp e possono essere spostati a piacimento, purché all’interno della provincia di Trieste.

    Alla fine i portuali chiedono un rinvio , considerando che ci sono tre milioni di lavoratori senza Green Pass forse è una scelta da valutare.

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