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Scuola, movida e varianti: ecco come è scoppiata la nuova ondata Covid

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Campania in zona rossa e lockdown che scatta dal prossimo lunedì: la decisione assunta ieri dalla cabina di regia nazionale, alla luce dell’ultimo monitoraggio aggiornato al 28 febbraio. Intanto sale ancora, nelle ultime 24 ore, la febbre dei contagi, mai così alta dallo scorso mese di novembre. Tutti gli indici e i parametri epidemici sono spie rosse accese sebbene di non facile lettura per una serie di paradossi e di incongruenze come avere il più alto numero di attualmente positivi d’Italia e il più basso numero di malati ricoverati e di decessi rispetto ai casi. Circostanze su cui riflettere che hanno influenzato la decisione del passaggio in zona rossa visto che alcuni indicatori, come l’incidenza su 100 mila abitanti in una settimana a quota 228,29 è ancora sotto la soglia di allarme di 250. Anche l’indice di infettività Rt è valutato a 0,96, quindi sotto il limite di 1 (che segna il passaggio alla progressione esponenziale) ma il dato è aggiornato solo al 17 febbraio mentre viene corretto a 1,13 considerando il tasso di ospedalizzazione. In realtà il virus corre di più ed Rt negli ultimi giorni ha già raggiunto quota 1,3 con una preoccupante diffusione dei contagi nelle fasce di età giovanili.

L’elemento chiave dunque è semmai capire come sia stato possibile, per la Campania, passare dal migliore scenario epidemico del Paese raggiunto nel periodo delle feste di Natale, alle massime restrizioni che scattano da lunedì con un evidente stress che si registra ormai anche anche sul fronte dei posti letto occupati che toccano, al 28 novembre, il valore limite del 40 per cento per le degenze ordinarie e superano il valore limite del 30 per cento per le Terapie intensive. Forse non tutti ricordano che dopo i picchi di inizio novembre, quando la Campania macinava oltre 4 mila contagi al giorno e la platea degli «attualmente positivi» è arrivata progressivamente a superare i 100 mila la situazione è andata progressivamente migliorando e il 27 dicembre è giunta a registrare appena 310 nuovi contagi andando avanti tra alti e bassi per tutte le feste natalizie. Dopo aver superato indenne la Befana, accompagnando nel migliore dei modi la partenza della campagna vaccinale, qualcosa è accaduto da metà gennaio. Dal 20 del mese la musica è completamente cambiata e le curve dei nuovi casi e del totale dei positivi hanno invertito la rotta tornando a impennarsi.

«Uno degli elementi è stato senza dubbio la ripresa della scuola – avverte Tiziana Spinosa, igienista e direttore del distretto sanitario di Fuorigrotta – se andiamo a vedere i dati di Napoli ma anche delle altre province registriamo un inequivocabile aumento esponenziale e significativo del numero di casi nella fascia di popolazione scolastica che, nell’ultimo periodo, è stato addirittura del 50 per cento. I ragazzi – aggiunge Spinosa – pur evitando i trasporti pubblici e il contagio diretto tra le mura scolastiche fatalmente, soprattutto quelli delle medie e delle superiori, si intrattengono prima e dopo l’orario delle lezioni. Mangiano, festeggiano, bevono e fumano stando vicini per molto tempo e con un allentamento delle protezioni individuali. La scuola è un obbligo a cui nessuno si può sottrarre. anche quando ci sono i segnali di una escalation. Gli stessi giovani trasmettono il contagio nelle famiglie, ai genitori e ai nonni. In quello stesso periodo abbiamo assistito ad inauditi assembramenti e a una movida senza regole e senza responsabilità senza che nessuno sia intervenuto prima della Regione a modificare tale situazione. Così siamo arrivati alla zona rossa e una nuova temuta fase esponenziale». Non è un caso che a Napoli, attualmente, il dato di incidenza stratificato per età vede un picco concentrato proprio nella fascia di popolazione tra i 19 e i 45 anni e che l’incidenza media, tra i 6 e i 18 anni, è del tutto sovrapponibile a quella che si registra negli anziani ultra 75 enni.

Una variabile non prevista è stata poi l’irruzione sulla scena, proprio da Natale, della variante inglese del virus: «Abbiamo rilevato una significativa presenza di questa variante, più contagiosa ed aggressiva, nei campioni di virus sequenziati prima in maniera mirata e poi a campione – spiega Luigi Atripaldi, primario del laboratorio del Cotugno centro di riferimento e interfaccia con l’Istituto superiore di Sanità, che partecipa al Piano di sorveglianza sanitaria promosso dalla Regione con il Tigem e coordinato dall’Istituto zooprofilattico». I primi casi di variante inglese in effetti sono stati individuati proprio a Natale mentre nella zona sud est del capoluogo, nel territorio di competenza della Asl Napoli 3 sud si registravano incredibili picchi di incidenza a Castellammare, Boscotrecase, Torre Annunziata e altri anche piccoli centri della costiera Sorrentina meta di turismo e scambi culturali».

Fonte: Il Mattino

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