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Quattordici arresti nelle notte a Cava dei Tirreni

Sono state eseguite 14 ordinanze di custodia cautelare, di cui 11 in carcere e 3 agli arresti domiciliari per i delitti di associazione a delinquere di stampo camorristico, associazione semplice, usura pluriaggravata, estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da sparo.

Tre gruppi criminali che gestivano il malaffare a Cava de’ Tirreni e con forti interessi comuni come l’usura, le estorsioni e la vendita di sostanze stupefacenti. Figura carismatica e di riferimento era Dante Zullo che, attraverso la figlia Geraldine, inviava dal carcere gli ordini sulle attività illecite da svolgere e sui crediti da recuperare. In alcune occasioni avrebbe fatto da «paciere» alle controversie sorte tra i vari esponenti del gruppo a lui più vicino, ma anche fatto pervenire aspri rimproveri riguardo, ad esempio, alcuni episodi di spaccio. Nelle carte raccolte dagli investigatori molteplici sono le intercettazioni ambientali (anche in carcere) che avrebbero dimostrato come l’attività illecita di Zullo continuava anche dopo il suo arresto: sia attraverso i familiari sia mediante gli accoliti più stretti.

LE ACCUSE Quattordici le misure cautelari notificate all’alba di ieri, undici in carcere e tre ai domiciliari, per ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico all’associazione semplice, dall’usura pluriaggravata all’estorsione aggravata dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da sparo. A rispondere di 416 bis sono Dante Zullo, Vincenzo Zullo e Geraldine Zullo; Carlo Lamberti, Antonio Santoriello, Vincenzo Porpora, Carmela Lamberti ed Antonio Di Marino. Il gruppo che faceva riferimento direttamente a Zullo. Poi c’erano due gruppi con a capo Domenico Caputano: il primo abitualmente dedito all’usura aggravata ed estorsione talora aggravata dal metodo mafioso e che vede indagati oltre a Caputano, Ciro Fattoruso, Paolo Sorrentino ma anche Carlo Lamberti, Dante Zullo, Vincenzo Porpora, Antonio Di Marino e Geraldine Zullo, mentre Mario Caputano e Sabato Sorrentino (entrambi agli arresti domiciliari) sono accusati solo di usura aggravata. Reato contestato anche a Carmela Lamberti insieme all’associazione di stampo camorristico. Il secondo gruppo, capeggiato da Caputano, si occupava del traffico e lo spaccio di droga e vede indagati Paolo Sorrentino (ai domiciliari), Antonio Benvenuto, Ciro Fattoruso e lo stesso Domenico Caputano.

LE INDAGINI Gli arresti di ieri scaturiscono da una complessa indagine iniziata a novembre 2015 e che, a maggio 2017 e a giugno scorso, ha portato ad una serie di arresti (sia per usura ed estorsione sia per droga) fino alla configurazione – per gran parte degli indagati – di una vera e propria associazione di stampo camorristico, con a capo Dante Zullo, che si era costituita per conseguire il controllo e la gestione di attività economiche. E così, Carlo Lamberti pretendeva una percentuale sulla raccolta delle inserzioni pubblicitarie presso lo stadio «Simonetta Lamberti» a Cava de’ Tirreni. A dimostrazione di ciò gli investigatori hanno trovato un contratto nella disponibilità di Dante Zullo. E molteplici, da parte degli esponenti del clan, sono state le occupazioni arbitrarie, come un terreno in via D’Amico trasformato da suolo agricolo a pista di allenamento per cavalli con la conseguente costruzione di un edificio (senza permesso) adibito a scuderia (2007) e, in seguito (2017), di un ulteriore immobile abusivo, abitazione di Vincenzo Zullo. E, ancora, Dante Zullo occupò un deposito che poi utilizzò per le proprie autovetture ed era un’abitudine – da parte di Dante e Geraldine Zullo – prendere da vari commercianti metelliani generi alimentari (carne, pesce e frutta) senza pagare. Durante le indagini, per quanto riguarda il gruppo Zullo, sarebbero stati accertati 17 episodi estorsivi e 5 di usura mentre al gruppo Caputano sono stati contestati 8 episodi di usura, 5 estorsioni e un riciclaggio. Simile tra i due gruppi (e ciò fa sospettare una sorta di cointeressenza tra gli accoliti) è la novità con cui si praticava l’usura: fissato un tasso annuo al 25%, si era stabilita una somma fissa mensile da pagare che andava dai 1500 euro ai 2mila euro. Un’indagine, coordinata dalla direzione investigativa antimafia (pm Vincenzo Senatore), a più mani e che ha dimostrato, come affermato dal procuratore capo Corrado Lembo, che «la collaborazione tra varie forze dell’ordine fornisce risultati più che positivi dal punto di vista investigativo riuscendo ad accertare l’esistenza di tre sodalizi criminali operanti nella città metelliana». Le intercettazioni (anche in carcere) sono state riscontrate con tradizionali metodi investigativi come pedinamenti e ritrovamenti di materiale cartaceo, oltre che con il decisivo contributo del collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino, genero di Zullo.

 

 

(IL MATTINO Angela Trocini)

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