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“Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” al MANN video e foto

12/12 » 29/02/20

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 Articolo aggiornato dagli inviati di Positanonews e Positanonews TV con video foto, interviste e impressioni.

Siamo accorsi a questa presentazione della  mostra “THALASSA meraviglie sommerse del Mediterraneo”, sicuri che avremmo trovato  pertinenze con la penisola sorrentina amalfitana , e quindi di che scrivere. Le aspettative sono state ampiamente superate dalla realtà, ad aprire il salone della Meridiana, le quattro statue della Grotta Azzurra a Capri, poi il mito delle Sirene con l’immagine de Li Galli a Positano, poi la barca di Ercolano, il vaso dei naufraghi di Ischia, reperti provenineti da Vivara a Procida, il relitto di Antikitera. Insomma abbiamo avuto di che meravigliarci, tale e tanto da comprendere immediatamente che non è solo una mostra di archeologia subacquea, ma un vero e proprio progetto a 360°, con messaggi politici e ambientalisti, storici e storiografici per la marineria in tutti i suoi aspetti. Confermati poi , dalla cortese intervista concessaci dal Direttore Giulierini.

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La prefazione di Paolo Giulierini alla guida breve su “Thalassa”

Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, sopratutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata.
Tutto ciò è possibile se si ha in mente uno spirito di servizio nei confronti dei cittadini, il rispetto della multidisciplinarietà e delle competenze, la centralità del bene pubblico e non quello della propria persona.

Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati.

Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo.
Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo.
Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del Direttore della Fondazione Federico Secondo Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei Soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali.
Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso.

Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico,curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann.
La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis.

Disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei.
Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento.
Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca.

Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra.
Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque.
Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa.

Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte.
Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito.
Ancora una volta torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali.

Paolo Giulierini
Direttore del Mann

 

Giovedì 12 dicembre sarà inaugurata la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli sino al 9 marzo 2020.
Il percorso espositivo presenterà circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed  internazionali (tra queste, il Museo Archeologico di Atene, che presta circa trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento) per tracciare la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico.
Anche grazie al sussidio delle nuove tecnologie ed alle suggestioni dell’allestimento delle opere in mostra, il percorso di visita rappresenterà una vera e propria summa delle più importanti acquisizioni dell’archeologia subacquea a partire dagli anni Ciquanta del Novecento. lucio esposito

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