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Arriva il Natale ed anche i Presepi Viventi in Campania

Il Protovangelo di Giacomo, un testo apocrifo in lingua greca vecchio di circa 1900 anni, racconta una storia emblematica sulla Natività. Mentre Maria partorisce il Bambino, Giuseppe si aggira per Betlemme in cerca di una levatrice. Vede mercanti e artigiani, pastori e contadini, natura e animali in uno stato di attonita sospensione. «I capretti toccavano coi loro musi l’acqua fluente e non riuscivano a bere; poi improvvisamente tutte le cose ripresero il loro corso»: il Bambino ha vagito. Moto e stasi, attesa, meraviglia e liberazione sono parte essenziale del Presepe fin dagli albori a Greccio, nel 1223, quando San Francesco ricreò la scena della Natività arruolando abitanti del borgo e villani delle campagne. Detto altrimenti, la natura del Presepe è intrinsecamente vivente, come testimoniano lo sforzo di rendere mobili le statuine, nelle rappresentazioni più originali e raffinate, e l’abituale ricorso a ingranaggi per simulare il flusso dell’acqua o il corso delle stelle nel cielo di cartapesta.
In questa prospettiva, specialmente affascinanti sono le ricostruzioni umane, a grandezza naturale, della Natività: i cosiddetti «presepi viventi», che danno volti e fattezze reali ai personaggi e insieme esaltano ambientazioni naturalmente scenografiche. In Campania vanta una tradizione ultratrentennale il presepe di Agerola, allestito tra le incantevoli stradine della frazione di Campora, ai piedi della riserva naturale di Valle delle Ferriere sui monti Lattari. Circa duecento figuranti metteranno in scena anche quest’anno, a partire dal 7 dicembre e poi per altre quattro date (21, 26, 29 dicembre e 4 gennaio), la Natività. Osterie, botteghe, forni e laboratori di artigiani saranno ricreati intorno alla grotta del Bambino, fino all’accampamento dei Re Magi sistemato in aperta campagna, tra greggi e mandriani. Degustazioni di prodotti tipici, in cambio di un’offerta, accompagneranno la visita lungo i tornanti del borgo trasformato in un’enorme quinta. Nella semplice mangiatoia di una stalla sarà deposto un nuovo Gesù, scelto tra i bimbi nati nell’ultimo anno tra le pendici dei Monti Lattari e il mare brillante della costa sorrentina.
Ancora più vicino al mare, tra vigne e canneti e tutta la rigogliosa vegetazione di Ischia, si svolge dal 2002 la rappresentazione del presepe vivente di Campagnano. Oltre duecento figuranti, anche qui, una rigorosa riproposizione del folklore e della memoria storica locale, un pizzico di enogastronomia e addirittura un’antica moneta riproposta per l’occasione, scandiscono la Natività dal vero messa in scena sulle colline che sovrastano la costa orientale dell’isola. I giorni buoni per visitarla sono il 28 e il 29 dicembre.
Sette repliche prevede, invece, il presepe di Gragnano, dirimpettaia di Agerola sul versante nord dei Monti Lattari. Dopo il debutto del 26 dicembre si va in scena ancora il 28 e 29, a Capodanno e poi dal 3 al 6 gennaio, per una raffigurazione animata da circa trecento «personaggi» in abiti settecenteschi e ripetuta ogni Natale dagli anni Sessanta. Le tradizioni, la cucina locale, la promozione dei luoghi (le verdissime pendici dei Lattari e l’antico abitato) sono gli ingredienti di una ricetta storica: scuola per una manciata di borghi che in tempi più recenti hanno riproposto la formula.
Da Cava de’ Tirreni a Gesualdo a Pietrelcina, la Campania è tutta un reticolo di fede testimoniata in concreto, uno stringersi ingegnoso di comunità che si riscoprono. La metafora del moto e della stasi è potentissima: nella notte santa un tempo consunto si blocca («Fermarono i cieli/ la loro armonia/ cantando Maria/ la nanna a Gesù» scrive sant’Alfonso de’ Liguori nel suo «Quanno nascette ninno»), si immerge nel sogno, nella meraviglia, nel proposito, e infine riparte nuovo.

Leonardo Guzzo Il Mattino

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