Logo

SORRENTO – C’è un silenzio che pesa più delle parole, ma c’è anche una voce che nasce dal dolore più atroce per trasformarsi in speranza. Questa mattina, l’Aula Magna del Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” ha ospitato un incontro di rara intensità: la presentazione del libro “Sarò la tua voce – La storia di Dea e il dolore di una generazione”, scritto dalla giornalista Mirna Mastronardi.

L’evento, moderato dalla Dirigente Scolastica Debora Adrianopoli, non è stato solo un momento editoriale, ma un autentico corpo a corpo con la realtà fragile e complessa dell’adolescenza contemporanea.

Una ferita aperta sulla fragilità giovanile

Al centro del racconto c’è Dea, una ragazza brillante, eccellente a scuola, che a soli 15 anni ha scelto di interrompere il proprio cammino. Mirna Mastronardi, con il coraggio che solo una madre mossa dall’amore eterno può trovare, ha ripercorso la storia della figlia alla ricerca di quegli indizi invisibili che spesso sfuggono anche allo sguardo più attento.

“Questi ragazzi sono tanto fragili, insicuri, forse anche per colpa nostra che li facciamo sentire pressati,” ha spiegato l’autrice durante l’incontro. Attraverso le pagine del volume, emerge il ritratto di una generazione che si sente inadeguata, vittima di un “puzzle di motivazioni” che va dal disagio per il proprio corpo al peso dell’emarginazione sociale.

Il ruolo oscuro della tecnologia

Uno dei punti più toccanti e allarmanti sollevati dalla Mastronardi riguarda l’influenza del mondo digitale. Dietro gesti estremi si nascondono spesso percorsi suggeriti da algoritmi spietati, macchine non umane che i giovani scambiano per interlocutori reali.

“Si uccidono nello stesso modo, fanno gli stessi nodi,” ha denunciato con forza l’autrice. “Chi glielo ha insegnato? Sono vittime di una macchina che li divora, mangiandogli l’anima e l’intelligenza.”

Dallo “schiaffo” alla mano tesa

Se l’impatto della storia è simile a uno schiaffo che lascia il segno — un “timbro nell’anima” necessario per svegliare le coscienze — l’intento finale di Mirna Mastronardi è quello di tendere una mano.

Andare nelle scuole è diventata per lei una missione di vita: dire ai ragazzi che la vita è bella, che non c’è giudizio, ma solo volontà di supporto. L’invito rivolto agli studenti del Salvemini è stato chiaro e accorato: alzare gli occhi dagli smartphone per riscoprire l’umano, la bellezza e la possibilità di essere ascoltati.

Un incontro necessario, che lascia la comunità scolastica di Sorrento con una consapevolezza rinnovata: la prevenzione passa per l’ascolto dei silenzi e per la capacità di essere, per chi non ce la fa, una voce di speranza.

Wait...