Parthenope al MANN: Quando il Canto della Sirena si fa Storia (e Futuro)
4 aprile 2026 | 10:12
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NAPOLI, 3 aprile 2026 – Non è solo una mostra, è un atto di riconoscimento. Stamattina, nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), è stata inaugurata quella che si preannuncia come la “summa” definitiva su una delle figure più ambigue, seducenti e radicate della cultura mediterranea: “Parthenope. La Sirena e la città”.
Per noi cultori della materia, l’appuntamento era segnato in rosso da tempo. Non si tratta soltanto di ammirare reperti, ma di seguire il respiro di un mito che, dall’VIII secolo a.C., continua a mutare pelle (o meglio, piume e squame) per restare ostinatamente vivo tra i vicoli di Napoli.
Un Mito in Metamorfosi: Dalle Piume alle Pinne
Il percorso espositivo, curato da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, sfida il visitatore a dimenticare l’immagine stereotipata della sirena “Disneyana”. La mostra traccia una metamorfosi affascinante attraverso oltre 250 opere:
L’Origine Alata: Le prime sirene erano uccelli dal volto muliebre, pericolose ammaliatrici dei naviganti. In mostra spicca lo stamnos a figure rosse del British Museum e l’oinochoe attica da Berlino, dove un Odisseo dai movimenti frenetici cerca di resistere al loro canto.
La Trasformazione Medievale: È nel Medioevo che la coda di pesce prende il sopravvento. Due rilievi magistrali (da Bari e Alba Fucens) testimoniano visivamente questo passaggio iconografico.
L’Icona Pop: Il viaggio non si ferma all’antico. Si arriva alla contemporaneità con la Barbie Sirena, i film d’animazione e i giocattoli, a dimostrazione che il mito non è un fossile, ma un linguaggio universale.
La Sirena “Metropolitana”: I Nuovi Tesori dagli Scavi
Uno dei punti di forza di questa esposizione è il legame viscerale con il suolo cittadino. Il Direttore Generale Francesco Sirano ha sottolineato come la mostra “esca” dalle sale del museo:
“Parthenope ci invita a scoprire i tanti volti e i luoghi dedicati alla Sirena, dalla fontana di Spinacorona alla tomba in San Giovanni Maggiore.”
Il pubblico può ammirare reperti inediti provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana. Sono frammenti che riscrivono la cronologia della fondazione di Napoli, confermando le radici greche dell’VIII secolo a.C.
Eccezionale è anche la presenza del busto in argento di Santa Patrizia. L’opera, che assorbe in sé gli attributi della Sirena protettrice, lascerà temporaneamente il MANN a maggio per la processione di San Gennaro, sottolineando il confine sottilissimo tra sacro, profano e devozione popolare.
Tra Archeologia e Street Art
L’atrio del MANN accoglie i visitatori con un impatto visivo potente: un immenso telo bianco di 45 metri quadri firmato dall’artista argentino Francisco Bosoletti, che ritrae il tuffo suicida della Sirena.
La chiusura del cerchio avviene nell’ultima sala, dedicata alla Sirena “carnale” di Trallallà e agli stencil di LSD Alisei, icone di una Napoli contemporanea che continua a dipingere Parthenope sui muri dei suoi palazzi.
Info Utili per la Visita
Se avete intenzione di perdervi (consapevolmente) in questo canto ammaliatore, ecco i dettagli tecnici:
| Dettaglio | Informazioni |
| Date | Dal 3 aprile al 6 luglio 2026 |
| Sede | MANN, Terzo Piano |
| Curatela | F. Sirano, M. Osanna, R. Bosso, L. Forte |
| Collaborazioni | British Museum, Musei di Berlino, Collezione Caputi, ANM |
| Extra | Itinerario digitale sul sito e “biscotto Sirena” al MANNcaffè |
Il commento finale
Inaugurando la mostra, il Sindaco Gaetano Manfredi e il Direttore dei Musei Massimo Osanna hanno ribadito un concetto fondamentale: Napoli è Parthenope. Non è un caso che questa esposizione riesca a far dialogare un cratere del naufragio da Villa Arbusto con i video multimediali che ricostruiscono il volo sul Golfo di 2800 anni fa.
Per chi vive di questa materia, la mostra è un monito: il mito non è ciò che è accaduto, ma ciò che accade ogni volta che lo raccontiamo. E a Napoli, il racconto non finisce mai.
Parthenope, il Canto delle Sirene unisce la Penisola: Ecco la “Vetrina d’Eccellenza” al MANN
NAPOLI, 3 aprile 2026 – Se la mostra “Parthenope. La Sirena e la città” è il cuore pulsante dell’offerta culturale del MANN per questa stagione, c’è un settore che sta già facendo battere il cuore ai “cultori della materia” e agli abitanti della Costiera: la vetrina interamente dedicata alla Penisola Sorrentina.
Presentata oggi in anteprima, questa sezione rappresenta un viaggio straordinario tra archeologia e mito, mettendo in luce reperti che per la prima volta dialogano tra loro, raccontando come il culto della Sirena abbia plasmato l’identità di territori come Sorrento, Massa Lubrense e Gragnano.
Il “Balsamario” di Gragnano: Un Ritrovamento Inedito
Il pezzo forte della vetrina è senza dubbio un balsamario configurato a forma di sirena proveniente da Gragnano. Ma la vera sorpresa per gli studiosi è un ritrovamento recentissimo, avvenuto solo nei giorni scorsi durante gli scavi sotto lo storico Pastificio Garofalo.
“La sua forma ci porta dritti al VI secolo a.C.”, spiegano gli esperti durante la presentazione. Si tratta di una delle prime e più arcaiche raffigurazioni del mito, un reperto che testimonia quanto profonda e antica sia la radice di Parthenope in questo lembo di terra.
Da Massa Lubrense a Sorrento: L’Evoluzione del Mito
La vetrina offre un confronto visivo unico grazie a prestiti d’eccezione:
L’Anforetta di Massa Lubrense: Proveniente dal Museo “Georges Vallet”, questa ceramica calcidiese a figure nere (seconda metà del VI sec. a.C.) è stata rinvenuta nella necropoli del Vadabillo. La sua funzione era probabilmente cineraria, a dimostrazione di come la Sirena fosse una figura liminale, legata al passaggio tra la vita e la morte.
La Lecane del Museo Correale: Da Sorrento arriva una splendida lecane a figure rosse della metà del V secolo a.C. Qui la Sirena mostra già un’evoluzione stilistica, portandoci verso un’iconografia più vicina alla sensibilità classica.
La Pisside di Procida: Un tocco di raffinata arte corinzia (600 a.C. circa) con ali avvolgenti a forma di cuore, che conferisce alla creatura mitologica un’aura quasi sacrale.
Una Rete di Territorio
La bellezza di questa esposizione risiede anche nella “rete virtuosa” che l’ha resa possibile. Durante la presentazione è stato sottolineato il ruolo fondamentale delle segnalazioni locali – come quella di Sabatino dell’Antica Masseria della Madonna delle Grazie – e la collaborazione con istituzioni prestigiose come il Museo Correale di Terranova e il Museo Vallet.
Per noi “costieri”, questa non è solo una vetrina museale: è uno specchio. Vedere accostati pezzi che coprono secoli di storia, dal balsamario primordiale alle raffigurazioni più tarde, permette di capire come il mito delle sirene non sia mai stato un concetto statico, ma un’entità in perenne mutamento, proprio come il mare che bagna la nostra Penisola.
Non perdetevi questo dettaglio: La vetrina è posizionata strategicamente per guidare il visitatore verso la comprensione di come il Golfo (da Sorrento a Capri, da Procida a Napoli) fosse un unico, grande scenario mitico.
La mostra resterà aperta fino al 6 luglio 2026. Per chi ama la storia della propria terra, questa tappa al terzo piano del MANN è semplicemente imprescindibile.
Francesco Sirano (MANN): “Parthenope è un Viaggio tra Scienza e Devozione, dove il Pubblico è Protagonista”
NAPOLI, 3 aprile 2026 – Dietro le luci dell’inaugurazione e il fascino millenario delle opere, c’è il racconto di una sfida vinta. In occasione dell’apertura della mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano, ha condiviso in un’intervista esclusiva le emozioni e il rigore scientifico che hanno dato vita a questo progetto monumentale.
Un Lavoro di Squadra e Ricerca Scientifica
Non nasconde la stanchezza, ma la soddisfazione è palpabile. “Ci sono stati vari sacrifici, ma dietro c’è una squadra eccezionale,” esordisce Sirano [00:15]. Il Direttore sottolinea che la mostra non è solo un’esposizione estetica, ma il frutto di oltre un anno di ricerca: “Le mostre si dovrebbero fare solo quando ci sono davvero delle novità scientifiche, e qui ce ne sono tantissime” [00:35].
Dalle più antiche rappresentazioni provenienti da Pithecussa (Ischia) fino all’evoluzione del mito nel mondo greco, etrusco e romano, la mostra traccia un percorso transnazionale che vede nella Sirena un’immagine universale capace di rigenerarsi continuamente.
Il Mistero di Parthenope: Tra Paganesimo e Cristianesimo
Uno dei passaggi più affascinanti dell’intervista riguarda la persistenza del mito nel tempo. Sirano cita la famosa tomba di Parthenope a San Giovanni Maggiore e una lapide del XVII secolo che testimonia come, ancora in epoca barocca, il vescovo dovesse intervenire per frenare i culti pagani legati alla Sirena [01:40].
Questo legame tra antico e moderno trova la sua sintesi perfetta nel prestito del busto reliquiario di Santa Patrizia, proveniente dal Tesoro di San Gennaro. “È il prestito più emozionante,” confessa il Direttore [02:09]. Un oggetto vivo, che a maggio lascerà temporaneamente le sale del museo per essere portato in processione per le strade di Napoli, per poi tornare a far parte del percorso espositivo.
Il Museo Moderno: Arte Partecipativa e Street Art
La mostra guarda con decisione anche al presente. Non si ferma all’archeologia, ma abbraccia la Street Art che colora i muri di Napoli e l’imponente installazione di Francisco Bosoletti nell’atrio del museo.
Proprio l’opera di Bosoletti, un tessuto di 45 metri quadrati, rappresenta l’anima della visione di Sirano: “È stata realizzata in maniera cooperativa e partecipata con i visitatori. Abbiamo esposto i disegni fatti dal pubblico ispirato dall’artista” [03:01]. Per il Direttore, questo è l’obiettivo centrale di un’istituzione culturale contemporanea: rendere il pubblico protagonista.
Il verdetto del Direttore
Con un successo che sembra già garantito dall’affluenza delle prime ore, Francesco Sirano chiude l’incontro ribadendo che Parthenope non è solo una mostra, ma un filo conduttore che unisce Napoli, il suo museo e la sua identità più profonda, dal VI secolo a.C. fino ai giorni nostri.
Dettagli dell’esposizione:
Dove: MANN, Napoli
Quando: Fino al 6 luglio 2026
Da non perdere: Il reliquiario di Santa Patrizia e l’installazione partecipata di Bosoletti nell’Atrio.
Massimo Osanna al MANN: “Napoli nasce sotto il segno della Sirena, un’eredità per tutti”
NAPOLI, 3 aprile 2026 – Non poteva mancare all’appuntamento con la “sua” Parthenope. Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura, è tornato nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli per inaugurare quella che definisce una mostra “necessaria”. Per Osanna, non si tratta solo di un’esposizione di reperti, ma di un racconto profondo sulle origini stesse della città e sulla sua identità immortale.
Il Culto che Fondò Napoli
Ai microfoni della stampa, Osanna ha sottolineato con enfasi l’importanza di radicare la storia di Napoli nel mito di Parthenope. “Napoli nasce sotto il segno della Sirena,” ha dichiarato, spiegando come non solo il primo insediamento di Pizzofalcone, ma l’intera evoluzione della città sia legata a questa figura [00:33].
Il Direttore ha richiamato l’attenzione su un momento chiave dell’archeologia napoletana: la scoperta della stipe votiva a Sant’Aniello a Caponapoli nel 1933. “Quella è l’acropoli cittadina,” ha spiegato Osanna, “il luogo dove la Sirena proteggeva la città e, soprattutto, le fanciulle nel delicato momento di transizione verso l’età adulta” [00:55]. È in questi dettagli che il mito si fa carne e storia, uscendo dai libri per diventare protezione quotidiana.
Un Museo per Tutti: Accessibilità e Comunicazione
Oltre al valore scientifico, Massimo Osanna ha lodato il nuovo corso della comunicazione museale italiana. Interpellato sul cambiamento di passo impresso durante la sua direzione e proseguito dai suoi successori, ha parlato di un grande lavoro di squadra del Ministero della Cultura [01:28].
L’obiettivo, secondo Osanna, è chiaro:
Il Pubblico Protagonista:“Si lavora per i pubblici, che devono essere i più diversificati possibili” [01:43].
Accessibilità Cognitiva: Il museo moderno deve parlare a tutti, dai bambini agli anziani, da chi possiede una solida cultura classica a chi si avvicina all’arte per la prima volta o proviene da culture differenti [01:51].
Innovazione nel Layout: La mostra su Parthenope viene lodata proprio per l’eleganza del suo allestimento, capace di rendere gli oggetti “vivi” attraverso un contatto diretto e una narrazione coinvolgente [00:12].
Una Summa Identitaria
Per noi appassionati e cultori della materia, le parole di Osanna risuonano come una conferma: “Parthenope. La Sirena e la città” è l’esito di una visione che coniuga il rigore della ricerca archeologica con la capacità di emozionare. Vedere il Direttore Generale Musei emozionarsi davanti ai reperti che raccontano la nascita di Napoli è il segno che questa mostra ha centrato l’obiettivo: restituire ai napoletani (e al mondo) la propria anima più antica.
Curiosità: Non dimenticate di osservare i materiali provenienti dagli scavi di Sant’Aniello a Caponapoli, citati dal Direttore come cuore del culto cittadino.
L’invito di Osanna è chiaro: entrate al MANN non come semplici spettatori, ma come protagonisti di una storia che ci appartiene da quasi tremila anni.
Parthenope al MANN: Luigi La Rocca rivela le prove archeologiche di un mito immortale
NAPOLI, 3 aprile 2026 – Se il mito della Sirena è sempre stato parte dell’immaginario collettivo di Napoli, da oggi quel racconto ha una “concretezza archeologica” mai vista prima. In occasione dell’inaugurazione della mostra “Parthenope. La Sirena e la città” al MANN, Luigi La Rocca, Capo del Dipartimento Tutela del Patrimonio Culturale del MiC, ha illustrato come le recenti ricerche sul campo abbiano trasformato la leggenda in storia documentata.
La Sirena “Ritrovata” sotto i binari della Metro
Durante la presentazione, La Rocca ha sottolineato l’eccezionalità del contributo scientifico apportato alla mostra. “Il nostro obiettivo era dare una concretezza archeologica alla figura della Sirena,” ha spiegato il Direttore [01:14]. Questo è stato possibile grazie alla messa a sistema delle ricerche condotte durante la realizzazione delle linee 1 e 6 della metropolitana, un cantiere che si è rivelato una miniera d’oro per la conoscenza della città antica.
Due sono i risultati fondamentali che emergono dal percorso espositivo:
La data di fondazione: Grazie al deposito rinvenuto a Santa Maria degli Angeli, è stata confermata scientificamente la fondazione di Parthenope sulla collina di Pizzofalcone nell’VIII secolo a.C. [01:42].
La persistenza del culto in età romana: I ritrovamenti a Piazza Nicola Amore, relativi al tempio dei Giochi Isolimpici, testimoniano che la devozione alla Sirena non svanì con l’arrivo dei Romani, ma rimase centrale nella religiosità cittadina [01:51].
Il Fuoco della Sirena: Dalla Lampadoforia ai Giochi Isolimpici
Tra i reperti più significativi citati da La Rocca figurano le anfore e i materiali legati al rituale delle “lampadoforie”, ovvero le corse con le fiaccole istituite in età greca proprio in onore di Parthenope. “Questi rituali continuano ancora in età romana,” ha evidenziato La Rocca, dimostrando come la Sirena sia rimasta il cuore pulsante dell’identità religiosa di Napoli per oltre un millennio [02:16].
Un Dialogo tra Territori
L’intervista ha offerto anche lo spunto per una riflessione sul patrimonio sommerso o poco valorizzato della Penisola Sorrentina, come la statua dell’atleta di Coblanos (rinvenuta a Sorrento nel 1888), sottolineando la necessità di continuare a inserire queste meraviglie in contesti narrativi d’eccellenza come quello offerto oggi dal MANN [02:48].
Perché visitare la mostra oggi
Per chi, come noi, segue con passione le tracce dell’antico, il valore aggiunto di questa esposizione risiede proprio nel rigore della ricerca. Come affermato da La Rocca, a Napoli mancava un racconto organico della Sirena che unisse le due città, Parthenope e Neapolis. Grazie a questa “summa” archeologica, il visitatore non vede solo una creatura fantastica, ma tocca con mano le pietre e gli oggetti di un popolo che ha eletto la Sirena a sua eterna protettrice.
Curiosità: Osservate le anfore con il bollo a forma di ghirlanda citate da La Rocca: sono la prova tangibile delle antiche corse con le fiaccole in onore di Parthenope.Un ringraziamento speciale a Luigi La Rocca per aver restituito corpo e voce alla fondatrice di Napoli.
- https://www.youtube.com/watch?v=Ou4jc2FUCIg
PARTHENOPE: Il MANN celebra il mito che fondò Napoli
Dal reperto archeologico alla Street Art, il viaggio di una Sirena che non ha mai smesso di incantare.
NAPOLI, 3 aprile 2026 – Non è solo una mostra, è un atto di riappropriazione identitaria. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) ha inaugurato oggi “Parthenope”, un’esposizione monumentale che traccia il profilo della Sirena dai primi battiti dell’VIII secolo a.C. fino ai murales dei vicoli contemporanei.
Le radici del mito: La “Vetrina della Penisola”
Uno dei punti focali dell’allestimento è la sezione dedicata alla Penisola Sorrentina e all’area di Gragnano. Tra i pezzi più pregiati spiccano:
Il Balsamario di Gragnano: Un reperto rarissimo configurato a forma di sirena, rinvenuto recentemente negli scavi sotto il pastificio Garofalo. Risalente al VI secolo a.C., rappresenta una delle prime raffigurazioni del mito.
L’Anforetta di Massa Lubrense: Proveniente dalla necropoli del Vadabillo, questo pezzo a figure nere del VI secolo a.C. testimonia il legame della sirena con il mondo funerario.
La Lecane del Museo Correale: Una ceramica a figure rosse del V secolo a.C. che mostra l’evoluzione stilistica della figura mitologica a Sorrento.
La “concretezza” dell’archeologia
Il Capo del Dipartimento Tutela, Luigi La Rocca, ha sottolineato come la mostra dia finalmente “corpo” scientifico alla leggenda. Grazie ai ritrovamenti emersi durante i lavori della Metropolitana di Napoli, è stato possibile:
Confermare la data di fondazione di Parthenope (Pizzofalcone) nell’VIII secolo a.C..
Documentare la persistenza del culto in età romana attraverso i reperti del Tempio dei Giochi Isolimpici a Piazza Nicola Amore.
Il commento dei direttori: Scienza e Accessibilità
Per il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, la mostra racconta come Napoli sia nata “sotto il segno della Sirena”. Osanna ha lodato l’allestimento elegante e il nuovo modo di comunicare l’archeologia, dove il pubblico non è spettatore ma protagonista attivo.
Il Direttore del MANN, Francesco Sirano, ha espresso profonda emozione per il prestito del Busto di Santa Patrizia. Questo capolavoro in argento, che presenta una sirena persino sulla base, rappresenta il punto di incontro tra il paganesimo antico e la devozione cristiana. “È un legame che si rinnova a doppio nodo tra il museo e la città” ha dichiarato Sirano, ricordando che la reliquia uscirà in processione a maggio per poi tornare in mostra.
Un mito che vive tra i visitatori
L’esposizione si chiude con lo sguardo rivolto al presente. Nell’atrio del museo, l’installazione monumentale di Francisco Bosoletti — realizzata su 45 mq di stoffa con il contributo dei visitatori — dimostra che Parthenope è ancora una musa per la Street Art e per la comunità napoletana.
Nel suo intervento per l’inaugurazione della mostra “Parthenope” al MANN, Luigi La Rocca (Capo del Dipartimento Tutela del Patrimonio Culturale) ha delineato come l’archeologia degli ultimi vent’anni abbia trasformato il mito della Sirena in una realtà storica e cronologica tangibile.
Ecco i punti salienti del suo discorso:
L’Archeologia della Metropolitana come Modello
Rivoluzione metodologica: La Rocca ha spiegato che gli scavi per le linee 1 e 6 della metropolitana di Napoli sono stati precursori della normativa sull’archeologia preventiva. Grazie a tecnologie avanzate e ingenti investimenti, Napoli è diventata un modello di scavo e tutela imitato oggi anche a Roma per la linea C.
Superamento del mito letterario: Se un tempo la Sirena era testimoniata quasi esclusivamente dalla numismatica e dalla letteratura, oggi l’archeologia urbana ha permesso di raggiungere livelli di profondità che offrono una “manifestazione concreta” di questa figura.
Scoperte Fondamentali per la Storia di Napoli
La Fondazione di Parthenope: I ritrovamenti nel deposito di Santa Maria degli Angeli hanno confermato scientificamente che l’insediamento di Parthenope sulla collina di Pizzofalcone risale agli inizi dell’VIII secolo a.C.. La presenza di terrecotte architettoniche dimostra che si trattava di un centro già strutturato con edifici templari.
Piazza Nicola Amore (Stazione Duomo): In questo sito è stato rinvenuto il Santuario dei Giochi Isolimpici, dove le prove archeologiche confermano la sopravvivenza del culto della Sirena anche in età romana attraverso il rituale della corsa con le lampade (lampadoforie).
Un’opera inedita: La Rocca ha annunciato l’esposizione per la prima volta di una straordinaria testa di marmo rinvenuta proprio durante questi scavi urbani.
Un Lavoro di Squadra
Il Direttore ha concluso il suo discorso ringraziando sentitamente il team di archeologi (citando tra gli altri Daniela Giampaola, Teresa Cinquantaquattro, Giuliana Boenzi e la soprintendente Rosalia D’Apice) che con il loro lavoro hanno permesso di “riscrivere la storia antica di Napoli”.













































