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Vico Equense. Ricordiamo l’artista Asturi nel suo 35° anniversario della sua scomparsa

Vico Equense. Ricordiamo l’artista Asturi nel suo 35° anniversario della sua scomparsa. Antonio Asturi ha dipinto sempre con passione smaniosa. Come se ogni volto, ogni luogo e ogni emozione meritassero di essere catturate e raccontate dai suoi pennelli. L’arte è stata per lui una compagna fedele con la quale trascorrere intere giornate nel panoramico studio a Pietrapiana. Mai prima di aver fatto rifornimento di sigarette: non faceva in tempo a spegnere una che già era pronto ad accendere la successiva. Qualcuna restava lì a consumarsi da sola, tradita da una tela poco prima bianca e già divenuta un capolavoro. Fuori da quello studio così ricco di estro, tre ragazzini che già da piccolissimi avevano imparato ad accettare che l’uomo al di là della porta chiusa non era solo il loro papà. Era Antonio Asturi.

E Antonio Asturi non amava i giochi rumorosi e le distrazioni. Non quando era a dipingere.

“Severo e al contempo dolce. Bastava uno sguardo per intimorirci”. Lo ricorda così sua figlia Annamaria. Gli occhi le si riempiono di luce. “Papà ha conosciuto fin da bambino le durezze della vita, ma niente lo ha allontanato dalla ricerca della bellezza. La sua maestra delle elementari raccontava di un piccolo Asturi sorprendentemente abile nel creare velocemente piccole opere d’arte coi gessetti, sulla lavagna. Elaborati talmente belli che ogni volta era un dispiacere doverli cancellare”.

Ma cosa ha avvicinato Asturi all’arte, considerato il contesto così poco favorevole? Lo stesso artista raccontava ai suoi figli del compaesano don Nicola, lettore de “La Domenica del Corriere” che ogni settimana regalava al giovanissimo Antonio l’ultimo numero già letto: le illustrazioni della famosa pubblicazione erano in quegli anni a cura di Achille Beltrame, probabilmente il primo grande ispiratore del pittore vicano. “La sua vita è stata dedicata all’arte”, afferma il figlio Gregorio che ricorda con affetto di una mostra ai Colli Aminei con protagonisti i più grandi pittori napoletani dell’epoca, da Giovanni Panza a Francesco Galante: “Il clima che c’era all’epoca è probabilmente raro a trovarsi di questi tempi: ognuno riconosceva il valore dell’altro, senza rivalità. C’era reciproca e autentica ammirazione”.

Antonio Asturi non ha affidato la sua memoria solo alle opere a cui ha dedicato l’intera vita e che continuano a raccontarci di lui: la storia del pittore vicano, nato in una modesta famiglia ma travolto dal sacro fuoco dell’arte, è viva soprattutto grazie ai suoi figli, ai suoi nipoti e ai loro di figli. Non c’è bellezza nelle vite che partono difficili.

Lui l’ha trovata. E ne ha fatto un dopo per tutti.

di Antonio Fienga

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