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di lucio esposito 

PIANO DI SORRENTO – La cultura popolare non è un reperto da custodire sotto una teca di vetro, ma un organismo vivo che pulsa ancora nel linguaggio quotidiano, nei modi di dire e nelle consuetudini delle nostre comunità. È questo il messaggio forte e chiaro emerso dall’incontro culturale promosso dal Centro Italiano Femminile (CIF) di Piano di Sorrento, guidato dalla presidente Luisa Bevilacqua e ospitato nella suggestiva cornice di Villa Fondi.

Una serata che ha saputo coniugare il rigore dell’indagine scientifica con la freschezza del racconto corale, confermando ancora una volta come la valorizzazione delle radici locali rappresenti il miglior antidoto per la costruzione di una società più consapevole.

Il CIF e la “Coltivazione della Bellezza”

Ad introdurre i lavori è stata la delegata del CIF, che ha portato i saluti della presidente Bevilacqua, sottolineando la missione profonda dell’associazione: creare ponti invisibili ma solidi tra le generazioni. Un legame d’affetto e intenti che, come è stato ricordato nel corso della serata, si rininnoverà anche a partire da ottobre con la nuova edizione della fortunata rassegna letteraria “A tutto volume”.

Nel suo intervento, è stato ribadito con forza come l’impegno del CIF non si esaurisca nella cruciale battaglia contro la violenza di genere, ma si estenda alla promozione culturale come pratica quotidiana. “Coltivare la bellezza attraverso la cultura” è la chiave di volta per custodire la memoria e consegnarla intatta ai più giovani.

Tra Filologia e Antropologia: La Vitalità dei Detti

Il cuore dell’incontro ha visto protagonisti due brillanti esponenti della ricerca accademica campana, formatisi all’Università degli Studi di Napoli Federico II: la dottoressa Maria Luce Balsamo, dottoranda in filologia, e il professor Giovanni Gugg, antropologo culturale e docente di antropologia urbana.

La dottoressa Balsamo ha illustrato i risultati della sua indagine sui proverbi della penisola sorrentina, partendo dalle storiche raccolte di studi locali — come quelle dell’armatore Vittorio Federico Romano e del compianto Antonino Como — per arrivare a una constatazione sorprendente: contrariamente a quanto si ipotizzasse in passato, i dialetti e le espressioni paremiologiche non sono affatto scomparsi.

Attraverso esempi vividi, come l’espressione “chiarimma a terra ren” (la necessità di stabilire i ruoli prima di prendere il mare, intercettata casualmente in un messaggio vocale tra giovani calciatori), è stato dimostrato come il patrimonio linguistico antico continui a vivere, spesso inconsapevolmente, sulle labbra delle nuove generazioni. La ricerca ha inoltre mappato la duplice anima del territorio — quella marinara e quella contadina — attraverso detti didattici legati alla stagionalità e formule allusive che riflettono l’identità dei luoghi.

I “Blasoni Popolari” e l’Anima delle Comunità

Sul filo della narrazione antropologica si è inserito l’intervento del professor Giovanni Gugg, che ha offerto una riflessione ironica e profonda sui cosiddetti “blasoni popolari” e sulle rivalità di campanile. Partendo da un equivoco autostradale e passando per i modi di dire che dipingono ironicamente le comunità vicine — da “Massa, salute e passa” ai detti legati a Scafati o ai rioni limitrofi —, Gugg ha spostato l’attenzione dal contenuto letterale alla relazione tra chi parla e chi ascolta.

L’antropologia, ha ricordato il docente, studia l’alterità e il modo in cui continuamente costruiamo differenze e confini simbolici tra noi e gli altri. Attraverso la rima, l’assonanza e la memoria familiare, i proverbi diventano così specchi di un’identità collettiva che non divide, ma racconta la ricchezza e la complessità del nostro entroterra.

La serata di Villa Fondi ha così riconfermato il valore di uno spazio in cui l’accademia incontra la piazza, dimostrando che la memoria non è nostalgia del passato, ma una bussola indispensabile per orientarsi nel futuro.

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