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POMPEI – Una presentazione d’eccezione ha animato gli scavi di Pompei, dove il direttore del Parco Archeologico ha svelato al pubblico e alle autorità intervenute — tra cui il Ministro della Cultura, il sindaco di Pompei Giuseppe Toppola, l’assessore regionale Vincenzo Maraio, il procuratore Nunzio Fragliasso e numerosi rappresentanti del mondo accademico e istituzionale — una nuova e aggiornata ipotesi ricostruttiva del celebre Canone di Policleto.

L’opera iconica, creata originariamente in Grecia intorno al 440 a.C. dallo scultore Policleto di Argo per illustrare la sua teoria estetica, trova oggi una collocazione ideale a Pompei grazie a un articolato percorso di ricerca scientifica e archeologia sperimentale.

Perché il Canone a Pompei? Le quattro ragioni di una scelta

Nel suo intervento, il direttore ha illustrato i quattro motivi fondamentali che legano indissolubilmente questa operazione al territorio campano:

  1. L’eredità classica e il ruolo dell’Italia: Senza la civiltà romana e il fenomeno delle copie antiche — conservate in luoghi simbolo come Pompei, Ercolano e Stabia — non conosceremmo nulla o quasi dell’arte greca originale. L’Italia si conferma così la vera protagonista della trasmissione del patrimonio classico all’Europa e al mondo intero.

  2. La tradizione della fonderia d’arte a Napoli: Il progetto si inserisce nel solco della tutela e della valorizzazione della storica collezione Chiurazzi, acquisita dal Parco nel 2022 per evitarne la dispersione all’estero. Grazie alla collaborazione con la fonderia d’arte napoletana Roffi e all’impiego di maestranze specializzate, la statua è stata realizzata utilizzando l’antica tecnica della fusione a cera persa, rinnovando un sapere artigianale prezioso che unisce cultura, sviluppo e innovazione economica.

  3. Il legame con Castellammare di Stabia: Dalle ville stabiane provengono importanti testimonianze e copie eccellenti che confermano come l’area vesuviana sia parte integrante della storia dell’arte classica, custode di un patrimonio comune da valorizzare e tutelare.

  4. Il Mediterraneo come culla di civiltà e bellezza: Pompei e il Mediterraneo sono storicamente luoghi di incontro e convivenza tra genti di sponde diverse.

Le novità della ricostruzione: policromia e dettagli inediti

La nuova ricostruzione si distingue da quella realizzata nei primi del Novecento per due importanti elementi di novità scientifica ed estetica:

  • La policromia: Allontanandosi dall’idea ottocentesca delle statue in marmo rigorosamente bianche, la ricostruzione ripropone l’aspetto originario dell’arte antica, pensato per imitare la realtà: incarnato bronzeo, capelli neri e occhi bruni, in linea con i grandi originali in bronzo come i Bronzi di Riace.

  • Il giavellotto in legno: Attraverso un attento riesame delle fonti e dei confronti iconografici, gli studiosi hanno stabilito che il Canone non stringeva nella mano sinistra la classica lunga lancia degli opliti greci (messa in dubbio anche nell’identificazione con il celebre Doriforo), bensì un giavellotto realizzato in legno — curato da Ettore Pizzuti e Angelo De Marzo —, offrendo così un importante spunto di dibattito per la comunità scientifica, approfondito in un articolo pubblicato sulla rivista del Parco L’Erma degli scapestrati.

Un lavoro di squadra internazionale

L’opera è il frutto di un imponente lavoro corale coordinato dal Parco Archeologico, che ha visto la partecipazione di archeologi, restauratori, storici dell’arte e latinisti — tra cui Stefania Giudice, Anna Onesti, Maria Rispoli, Alessandro Russo, la latinista Maria Chiara Scapaticcio, Giuseppe Scarpati e Vincenzo Tallura — insieme a istituzioni museali e universitarie italiane, greche e tedesche.

La nuova statua e i video che documentano le fasi dell’archeologia sperimentale e della fusione offrono ora al pubblico un’occasione unica di riflessione: un ponte ideale tra passato e presente, in cui l’arte classica torna a parlare al cuore del Mediterraneo contemporaneo.

L’impegno della giustizia e della diplomazia per il patrimonio trafugato

Nel corso della presentazione, il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha evidenziato il lavoro investigativo e documentale svolto per dimostrare la provenienza illecita e la malafede nell’acquisizione estera del celebre Doriforo di Stabia (trafugato nel 1976 da Varano ed esposto a Minneapolis). Grazie alla sinergia tra la magistratura e l’azione diplomatica del Ministero della Cultura, si punta al ritorno definitivo del reperto nel suo territorio d’origine, dove è già previsto uno spazio museale dedicato nel Museo Libero D’Orsi.

Il plauso del Ministro della Cultura

In chiusura, il Ministro della Cultura ha sottolineato l’alto valore simbolico dell’iniziativa, lodando il lavoro sinergico tra le istituzioni, le forze dell’ordine e gli esperti del settore. Il ministro ha ricordato come la cultura rappresenti una fondamentale forma di diplomazia, dialogo e armonia universale, capace di unire i popoli del Mediterraneo e di ribadire il primato della tutela e della valorizzazione del patrimonio italiano.

A Pompei rinasce il Canone di Policleto: il Parco Archeologico rilancia le matrici della Fonderia Chiurazzi

La riscoperta del capolavoro classico

A Pompei torna a vivere il Canone di Policleto, uno dei massimi capolavori della scultura greca antica e simbolo universale di armonia e proporzione. Il Parco Archeologico ha presentato ufficialmente la nuova ricostruzione scientifica in bronzo dell’opera, realizzata impiegando i storici calchi matrice della ex Fonderia Chiurazzi.

L’evento si è svolto alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e del Direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, con un intervento del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, incentrato sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Tra tutela, ricerca e innovazione scientifica

L’iniziativa segna l’avvio di un importante progetto di recupero delle storiche matrici della ex Fonderia Chiurazzi, acquisite dal Parco per scongiurarne la dispersione all’estero. L’obiettivo è duplice: preservare un giacimento unico di modelli e restituirlo alla fruizione pubblica attraverso la riattivazione delle attività di fusione e commercializzazione.

«Il classico è vivo e può generare crescita, non solo culturale, ma anche economica e sociale», ha dichiarato il Direttore Gabriel Zuchtriegel, sottolineando come il mancato utilizzo delle matrici in gesso ne provochi la polverizzazione, rendendo vitale la loro attiva rimessa in circolo.

La nuova ricostruzione si distacca dai precedenti storici del Novecento per due importanti innovazioni:

  • Policromia: La statua è stata dotata di colori fedeli alla natura (dalla capigliatura agli incarnati), superando il mito della classicità esclusivamente bianca.

  • L’attributo impugnato: L’indagine archeologica rivela che la figura reggeva un giavellotto (akontion) anziché una lancia (dory), invitando a riconsiderare la classica identificazione con il celebre Doriforo.

Per assemblare l’opera sono stati utilizzati calchi d’eccezione: il corpo deriva dalla statua marmorea rinvenuta nel 1793 nella Palestra Sannitica di Pompei, mentre la testa riprende un raffinato busto bronzeo proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano.

Dettagli e Approfondimenti

  • Copertura televisiva: Il progetto sarà al centro di uno speciale all’interno della trasmissione “Noos – L’avventura della conoscenza” condotta da Alberto Angela, in onda domenica 9 agosto alle 21:25 su Rai1.

  • Approfondimenti scientifici: I contributi di ricerca completi sono consultabili sull’e-journal degli scavi di Pompei sul sito ufficiale pompeiisites.org.

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