FRESCO DI STAMPA: “Mal d’Antartide” di Luigi Russo, un ponte tra scienza e avventura polare
di lucio esposito
Questa settimana la nostra rubrica FRESCO DI STAMPA ci porta ai confini del mondo conosciuto. Protagonista è il volume “Mal d’Antartide” del Professor Luigi Russo, un’opera monumentale che è molto più di un semplice libro: è una sintesi perfetta tra manuale tecnico, diario di bordo e riflessione geopolitica su una delle aree più critiche del nostro pianeta.
Un’esperienza a 360 gradi
Frutto di un impegno decennale nei progetti di ricerca antartica e di sei spedizioni sul campo, il libro raccoglie l’eredità di un uomo che ha vissuto il ghiaccio non solo come ricercatore, ma anche come docente per comandanti e ufficiali di marina. Il volume si articola infatti in tre anime distinte:
Nozioni generali sulle aree polari.
Manuale tecnico di navigazione alle alte latitudini e basse temperature.
Diario di viaggio, con cronache intimistiche e foto spettacolari che catturano la bellezza fragile dei poli .
La “Via della Seta Artica” e il cambiamento climatico
Uno dei punti di forza del libro, come sottolineato dallo stesso autore nell’intervista a Positanonews TV, riguarda l’attualità del disgelo. Lo scioglimento dei ghiacci ha aperto nuove rotte marittime, come il passaggio a Nord-Ovest e la cosiddetta “Via della Seta Artica”. Questa rotta, che collega la Cina all’Europa, permette un risparmio di circa 20 giorni di navigazione rispetto alla rotta tradizionale di Suez, ponendo però enormi sfide geopolitiche, essendo territori in gran parte sotto il controllo russo.
L’Italia in prima linea
I documenti tecnici allegati all’opera evidenziano il ruolo cruciale dell’Italia. Dalla base “Dirigibile Italia” a Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard (attiva dal 1997 per ricerche multidisciplinari), alla missione scientifica High North, il nostro Paese si conferma leader nella gestione dei rischi connessi ai cambiamenti climatici e nello sviluppo di tecnologie satellitari come il sistema COSMO-SkyMed per l’osservazione terrestre.
Non solo scienza, ma impegno globale
Il libro dialoga idealmente con i grandi temi della COP30 (che si terrà a Belém nel 2025), ricordandoci che la tutela dell’Artico e dell’Antartide non è solo una questione di ricerca, ma di sopravvivenza globale. Luigi Russo riesce a trasmettere quel “mal d’Antartide” che colpisce chiunque si avvicini a questi giganti bianchi, mescolando la precisione dei diagrammi tecnici con la passione di chi ha visto il mondo cambiare sotto i propri occhi.
“Mal d’Antartide” è disponibile sia in formato cartaceo che in versione ebook, una scelta voluta dall’autore per rendere accessibile a studenti e appassionati un sapere che spesso rimane confinato nelle aule universitarie o nei laboratori di ricerca.
Un volume imperdibile per chi vuole capire dove sta andando il nostro pianeta.
Guarda l’intervista completa all’autore qui:MAL D’ANTARTIDE di Luigi Russo
Alcume delle pagine tratte dall’estratto di Amazon.
Tavola dei Contenuti (TOC)
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1. Ringraziamenti
2. Nota dell’Autore
3.1-BREVI CENNI SULLE AREE POLARI
1. La politica dell’Artico
2. La Conferenza delle Parti
3. La presenza italiana in Artico
4. La base italiana alle Svalbard, “Dirigibile Italia”
5. La missione scientifica High North
6. Lo scioglimento dei ghiacci
7. Il passaggio a Nord-Est
8. La “Via della seta artica”
9. L’ambiente artico
10. Il turismo artico
11. Cronache dal passato The best show in the world
12. L’Antartide
1. La politica antartica
2. L’Anno Geofisico Internazionale
3. Lo SCAR
4. Il Programma Nazionale Ricerche in Antartide
5. Il turismo antartico
6. Gli animali dell’Antartide
7. La pesca commerciale nel mar di Ross
13. Cronache dal polo Il peschereccio di frodo russo
4.2-LA RICERCA ITALIANA IN ANTARTIDE
1. Il progetto ricevette il premio Cartesio 2007 per la ricerca, conferitogli dall’Unione Europea, e a seguito dei successi scientifici ottenuti, è stato rifinanziato col nome di Beyond Epica, che si prefigge di raggiungere i dati climatici risalenti ad un milione e mezzo di anni fa.
2. Perché l’Antartide – Modello semplificato di circolazione generale dell’atmosfera
3. La Stazione scientifica permanente Dôme Concordia
1. Trasporto personale e materiali
2. Architettura della struttura
3. Condizioni campagna generali durante la
4. Il progetto Beyond Epica
5. Il progetto internazionale Ice Memory
4. La base italiana “Mario Zucchelli”
1. Geografia di Baia Terra Nova
2. Le navi che hanno partecipato alle spedizioni del PNRA
5. La nave Italica
1. Tabella riassuntiva della curva di evoluzione
2. Settori ciechi della nave
3. Telefonare a casa da nave Italica
e 6. 11 Laboratorio di Navigazione Meteorologia, forniva i dati del moto della nave necessari per orientare l’antenna ricevente, posta in testa d’albero per evitare interferenze con le antenne GPS, poste sul ponte della normale.
1. I sensori del sistema
2. Il sistema “NetNav”, si avvaleva di due PC server: “Anchise” e “Ilio”
e del PC client “Cassandra”, che gestivano le informazioni provenienti dai vari strumenti e ricevitori di navigazione presenti nel laboratorio. I due ricevitori di posizione satellitari GG24, erano quanto di meglio offriva all’epoca il mercato, in grado di poter eseguire misure sui satelliti di entrambe le costellazioni: quella russa del sistema Glonass e quella americana del sistema GPS, alle quali applicavano la tecnica differenziale fornendo elevate precisioni; occorre ricordare che all’epoca la precisione del GPS (circa 100m), era volutamente degradata dagli americani, i ricevitori GG24 riuscivano invece ad ottenere una precisione di circa 10m.
3. L’accuratezza della posizione standard
4. Tipi di ricerca su nave italica
5.3-LE NAVI CLASSE GHIACCIO
1. I ghiacci Marini
1. Introduzione
2. La formazione del ghiaccio marino
3. Forme e dinamiche del ghiaccio marino
4. Ghiaccio nuovo
5. Crosta elastica (Nilas)
6. Ghiaccio pancake
7. Ghiaccio giovane
8. Ghiaccio del primo anno
9. Ghiaccio vecchio
10. Formazioni del ghiaccio
11. La nomenclatura degli iceberg
12. Concentrazione dei ghiacci in un’area
13. Spessore del ghiaccio marino
14. Ghiaccio terrestre
15. Moltiplicatore di ghiaccio
16. Banchise polari
2. Storia ed evoluzione delle navi rompighiacci
1. Premesse
2. Navi a vela nelle acque polari
3. Navi rompighiaccio a vapore
4. Navi rompighiaccio a propulsione diesel
5. Navi rompighiaccio nucleari
6. Funzione odierna rompighiaccio delle navi
7. Progettazione strutturale delle navi classe ghiaccio
8. Accorgimenti strutturali
9. La forma dello scafo
10. La forma di prua
11. Forma di mezzeria
12. Forma della poppa
13. Navi di classe polare
14. Requisiti strutturali per le navi di classe polare
15. Area prodiera
16. Il Kapitan Khlebnikov
17. L’Aurora Borealis
18. Almirante Irizar è una nave da ricerca costruita presso i cantieri navali finlandesi Wärtsilä di Helsinki, su richiesta del governo argentino nel 1975. La nave è un rompighiaccio adibito al rifornimento delle stazioni di ricerca argentine dislocate sul continente antartico; assistenza che molto spesso viene anche richiesta da altre navi in difficoltà (vedi l’assistenza data alla Magdalena Oldendorff nel luglio 2002).
19. Nathaniel B. Palmer è una nave da ricerca USA, il cui nome deriva da un baleniere americano che avvistò l’Antartide nel 1820; costruita per la Marina Navale Nordamericana, nel 1992, nel can-tiere di Larose in Luisiana.
20. Polarstern
3. Cronache dal polo Il viaggio al Polo sud di Ajmone Cat
4. Rappresentazioni cartografiche polari
1. Principali carte nautiche utilizzate per le aree polari
2. Il sistema di coordinate universale trasversale di Mercatore (UTM)
3. Le carte dell’Istituto Idrografico della Marina
5. Cronache dal passato Una rappresentazione mercatoriana ridotta delle regioni polari
6. Pianificazione della navigazione nelle aree polari
7. Premesse
1. La pianificazione di un passaggio in acque polari può avvenire in due fasi:
2. Valutazioni della fase strategica
3. Pianificazione strategica
4. Esecuzione
5. Il monitoraggio
6. La raccolta di informazioni tattiche
7. Pianificazione antartiche delle spedizioni
8. Navigazione alle alte latitudini
9. Premesse
1. Il Datum
2. Global Positioning System (GPS)
3. Global Navigation Satellite System (GLONASS)
4. Bussole
5. Determinazione della posizione in presenza di costa
6. Scandagli
7. Comunicazioni radio
8. Il sistema INMARSAT
9. Mobile Satellite (mSATA)/Sistema satellitare di comunicazioni Cielo-Terra
10. Il codice di segnalazioni con velivoli
10. Navigazione alle basse atmosferiche temperature
1. Misure da adottare quando si pianifica un viaggio in di acque fredde o coperte da ghiaccio.
2. Il Risk Management
3. Le Istruzioni di emergenza
11. Le Istruzioni di emergenza devono affrontare l’unicità di problematiche specifiche rispetto a taluni tipi di incidenti che possono occorrere nel freddo e/o nelle regioni coperte da ghiaccio. Esse vanno concordate con le organizzazioni di soccorso, come ad esempio le procedure per l’abbandono nave in condizioni particolari come quelle in presenza di ghiaccio. Le istruzioni di emergenza non possono prendere il posto di un’adeguata formazione in materia di gestione interventi di emergenza, ma
possono essere estremamente preziose, rammentando ai membri dell’equipaggio le procedure da seguire. Come per le altre emergenze, le istruzioni devono essere adeguate alle caratteristiche specifiche della nave ed alle sue modalità di funzionamento, vanno integrate con esercitazioni ed addestramenti.
1. Manuale di addestramento formazione 0 di
2. Uso del radar nella scoperta dei ghiacci
12. Operazioni e manovre nelle aree coperte da ghiacci
1. La navigazione nei ghiacci delle navi non rinforzate
2. Entrata nel ghiaccio
3. Operazioni con le navi rompighiaccio.
4. Comunicazioni rompighiaccio con la nave
5. Commenti sui principali aspetti delle procedure nelle operazioni di scorta:
6. Alcune semplici regole di manovra illustrate
7. Precauzioni da usare in caso di scarsa visibilità
13. Effetti sul personale operante nelle regioni polari
1. Premessa
2. Esposizione e prevenzione del corpo umano alle intemperie
3. Il freddo.
4. Il bagnato.
5. Il vento.
6. Sindrome da freddo
7. Patologie, soccorsO prevenzione e primo
14. La pelle si screpola nelle parti esposte del viso, specie le labbra, a causa della disidratazione provocata dal vento e dalla salsedine, con piaghe facilmente infettabili, l’unica prevenzione è l’uso di creme protettive, successivamente, pulizia e disinfezione.
1. Il congelamento è dovuto allo gelarsi dei fluidi contenuti nei tessuti, inizialmente esso interessa quelli superficiali, propagandosi se non combattuto sempre più in profondità, con conseguente necrosi dei tessuti stessi.
2. Congelamento superficiale. 11 trattamento dei congelamenti superficiali consiste nella rimozione degli indumenti (calzature, guanti, ecc.) in una zona protetta dal
vento e nel riscaldamento delle zone colpite, utilizzando le zone corporee calde del soccorritore (ascelle, inguini, addome). Nel frattempo qualcuno deve occuparsi degli indumenti rimossi che andranno riscaldati in qualche modo (con aria calda, alito, fumo). Dopo il recupero completo delle zone congelate, caratterizzato dalla ricomparsa della sensibilità, andranno indossati indumenti asciutti (è buona norma avere almeno delle calze di ricambio nel proprio zaino durante le spedizioni esterne in aree remote).
3. Il congelamento profondo. Lo stato iniziale di congelamento, si cura riscaldando con progressività la zona colpita, alitandovi sopra, imponendovi le mani, ponendola nella propria zona inguinale ascellare.
15. L’ipotermia (o assideramento) è un abbassamento generale della temperatura corporea (sotto i 35°C, 3°C ogni ora), essa non è necessariamente legata al congelamento e si verifica principalmente
in persone in cattive condizioni fisiche e psichiche oppure costrette all’immobilità per malattie o ferite.
a 1. Kit di sopravvivenza deve essere disponibile bordo, in caso di situazioni di emergenza, va conservato in cabina, nei punti di riunione o nelle scialuppe di salvataggio.
16. Servizi forniti dalle forze canadesi in Artico
1. Ricerca e soccorso
2. Segnalazioni perdite di oli o prodotti petroliferi 3. Scorte di acqua e carburante
4. Effetti ambientali di natura nociva
5. Livelli di informazione sul ghiaccio
6. Sistemi di ricognizione remoti
7. Osservazioni del mare eseguite dalle navi
6.5-IL RACCONTO DELLE SPEDIZIONI
1. La preparazione alla XIII spedizione
2. Le visite mediche e l’addestramento
3. XIII spedizione – La prima esperienza al polo
1. Il viaggio di andata
2. L’arrivo in base
3. La campagna oceanografica
4. Il ritorno in base
4. La campagna oceanografica nel mar di Ross durò circa un mese, scenari incredibili si presentarono ai miei occhi fu una navigazione indimenticabile, un cielo terso, la natura incontaminata, animali, paesaggi e colori incredibili, l’Antartide è veramente l’ultima estrema frontiera.
1. Il viaggio di ritorno
5. Cronache dal polo A caccia di balene
6. XIV Spedizione – La riconferma
7. La preparazione
8. Il viaggio di andata
9. L’arrivo in base
10. La Campagna Oceanografica
11. La Campagna Oceanografica si propose essenzialmente di eseguire:
1. Rientro in Nuova Zelanda
12. Cronache dal polo Un cinese napoletano
13. XVI I Spedizione – Iniziano gli anni duemila
1. Il GPS del nuovo millennio
14. Cronache dal passato La girobussola dell’Istituto
1. Fine campagna e rientro in base
15. Il viaggio di ritorno
1. Una vacanza in Australia
16. XVIII
Spedizione responsabilità Gli anni delle
1. Preparazione
2. Traversata di andata
17. L’arrivo in base
18. Cronache dal polo L’Italica bloccata tra i ghiacci
19. Il ritorno in base
1. Traversata di ritorno
2. Viaggio di andata
3. Viaggio di ritorno
20. Cronache dal polo Il voto fatto su Nave italica
1. Rientro a Christchurch
2. Una vacanza alle Fiji
21. XIX Spedizione – La riconferma
22. Preparazione
23. Viaggio di andata
1. Arrivo in base
2. Campagna oceanografica – 1°Leg
3. Campagna oceanografica – 2° Leg
4. Ritorno in base
24. Cronache dal polo Giornalisti sull’Italica
25. XX Spedizione – L’ultima partecipazione
26. Arrivo in base
27. Campagna oceanografica
1. Rientro in base e viaggio di ritorno
2. Navi del Lloyd Triestino a Hong Kong
7.6-IL CODICE POLARE
1. La Conferenza Internazionale 2015 ShipArc
2. Normative relative alla navigazione in acque polari
3. Organizzazione marittima internazionale
4. Il Consiglio artico
5. Gruppo di lavoro PAME del Consiglio artico
6. World Maritime University
7. L’adozione del Codice Polare
8. Resolution MSC.385(94)
9. INFORMAZIONI DI BASE DEL CODICE
10. La nave Laura Bassi
11. Cronache dal polo Il record della “Laura Bassi”
12. Alcune considerazioni sulla Navigazione
8. BIBLIOGRAFIA
Ringraziamenti
Ringrazio il professore Mario Vultaggio che mi ha consentito di vivere questa meravigliosa avventura umana e professionale, durante la nostra attività la-vorativa abbiamo condiviso in Ateneo e sulle navi da ricerca tanti momenti belli della nostra profes-sione.
Ringrazio l’amico Gennaro Testa che ha condiviso con me gli anni della responsabilità e dell’avven-tura.
Ringrazio gli amici del Navale, quanti ho incontrato e stimato durante la mia esperienza antartica, se-gretarie, tecnici e dirigenti del Progetto Nazionale di Ricerche in Antartide e i tanti ricercatori che con me hanno condiviso il lavoro e le emozioni, navigando nei mari del Polo sud.
Tanta stima e un pensiero particolare per l’inge-gnare Cucinotta, umano e professionale.
Ringrazio infine i Comandanti ed i loro equipaggi che durante la spedizione hanno agevolato il nostro lavoro e ci hanno sempre riportati a casa.
Ringraziamenti
Ringrazio il professore Mario Vultaggio che mi ha consentito di vivere questa meravigliosa avventura umana e professionale, durante la nostra attività la-vorativa abbiamo condiviso in Ateneo e sulle navi da ricerca tanti momenti belli della nostra profes-sione.
Ringrazio l’amico Gennaro Testa che ha condiviso con me gli anni della responsabilità e dell’avven-tura.
Ringrazio gli amici del Navale, quanti ho incontrato e stimato durante la mia esperienza antartica, se-gretarie, tecnici e dirigenti del Progetto Nazionale di Ricerche in Antartide e i tanti ricercatori che con me hanno condiviso il lavoro e le emozioni, navigando nei mari del Polo sud.
Tanta stima e un pensiero particolare per l’inge-gnare Cucinotta, umano e professionale.
Ringrazio infine i Comandanti ed i loro equipaggi che durante la spedizione hanno agevolato il nostro lavoro e ci hanno sempre riportati a casa.
1- BREVI CENNI SULLE AREE POLARI
Il riscaldamento globale ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di problematiche, sorte in ogni angolo del globo come l’aumento della temperatura, lo scioglimento dei ghiacciai, la deserti-ficazione di intere aree; alcuni fenomeni sono partico-larmente evidenti ai poli, in Antartide grossi blocchi di ghiaccio, si sono e si stanno staccando dalla Barriera di Ross, mentre in Artico la diminuzione della calotta polare ha proposto nuovi scenari, con la possibilità di
ulteriori rotte di navigazione, commerciali e turisti-che.
Lo sfruttamento delle enormi risorse naturali artiche nelle nuove aree libere da ghiacci, ha generato accese dispute territoriali, il previsto aumento del traffico marittimo ha reso necessarie più stringenti misure di protezione delle genti, dell’ambiente e delle acque po-lari.
Per secoli escluse dalle principali rotte commerciali marittime, le aree polari hanno assunto una rilevanza fondamentale, diventando dei veri e propri laboratori di ricerca, dove studiare e meglio comprendere i prin-cipali fenomeni atmosferici e di circolazione generale delle acque marine dell’intero globo.
Durante il recente incontro Trump Putin, che si è svolto in Alaska ad agosto, sicuramente oltre alla pace, si è parlato anche del futuro dell’Artico, d’altra parte il Presidente americano non ha mai nascosto le sue mire su Canada e Groenlandia.
L’ARTIDE
I popoli dell’Artide
A differenza dell’Antartide, l’Artide (o Artico) è abi-tato; politicamente le genti artiche fanno riferi-mento all’Arctic Council, la cui leadership dal 2025 al 2027 è stata affidata alla Danimarca, l’Italia ha una lunga ed indiscussa tradizione al Polo nord, che risale alle prime esplorazioni alla fine del XIX secolo ed è fra gli Stati firmatari del Trattato delle Svalbard del 1920, che riconobbe la piena sovranità della Norvegia in tutto l’arcipelago delle isole Svalbard (o Spitznbergen). Per tali ragioni ed a giusto titolo
l’Italia aspirava allo status di Osservatore Perma-nente nel Consiglio artico; nel maggio del 2013, in occasione del vertice di Kiruna del Consiglio artico, l’Italia è stata ammessa come Osservatore Perma-nente, quale riconoscimento dell’attività svolta da tempo nella regione, sia a livello scientifico con spe-dizioni oceanografiche nei mari artici, sia a livello economico.
Oggi quasi quattro milioni di persone vivono nella regione artica, comprendono le popolazioni indi-gene e gli insediamenti di cacciatori e pastori, che vivono sia sulla costa che nelle città. Molti di questi gruppi vivono esclusivamente nella regione artica, continuano le loro attività tradizionali pur adattan-dosi, allo stesso tempo, alla vita moderna. Le genti del nord, come qualsiasi altro popolo della Terra, sono stati coinvolti nel progresso sociale e come noi ricordano con nostalgia i tempi della gioventù e del passato.
Da sempre gli esseri umani hanno abitato l’Artico, ma negli ultimi secoli, come accennato, con lo svi-luppo industriale, è aumentato l’interesse e lo sfrut-tamento delle sue enormi risorse naturali; nazioni come la Cina, l’India, il Giappone e i Paesi europei, hanno da anni intessuto notevoli accordi commer-ciali coi Paesi dell’area polare.
La popolazione autoctona delle zone dell’Artico russo ammonta a non più di qualche centinaia di migliaia di persone, sparse nell’intera fascia setten-trionale siberiana, i gruppi etnici che vi abitano sono: i Nenets (o Nenci, o Nenezi, stanziati nella tundra della zona europea nordorientale e della Si-beria occidentale), gli Evenchi (o Évenki o Tungusi, stanziati nella zona settentrionale del Territorio di Krasnojarsk), i Čiukči e i Coriacchi (che vivono nell’estremo oriente russo).
La Association of Indigenous Peoples of the North (RAIPON) è un’organizzazione che rappresenta 41 gruppi di popoli indigeni del Nord e dell’estremo oriente della Siberia. Il loro numero raggiunge i 270 mila abitanti ed occupano il 60% dell’intero territo-rio della Federazione Russa che va da Murmansk alla Kamchatka.
Il Saami Council è una organizzazione non gover-nativa, che rappresenta i membri delle popolazioni Saami che vivono in Finlandia, Russia, Norvegia e Svezia. Sin dalla fondazione nel 1956 il Saami Coun-cil ha attivamente contribuito alle decisioni politi-che dell’area. Per tale motivo è una delle organizza-zioni artiche con maggiore storia ed influenza.
L’ Aleut International Association (AIA) rappre-senta i popoli delle isole Aleutine, appartenenti alla Russia e agli Stati Uniti.
Fondato nel 1977 in Alaska, l’Inuit Circumpolar Council (ICC) è diventato una delle maggiori orga-nizzazioni non governative, e rappresenta appros-simativamente 150.000 Inuit dell’Alaska, Canada, Groenlandia e Chukotka (Russia). L’organizzazione ha lo status di organo consultivo dell’ONU.
Il Gwich’in Council International (GCI) rappresenta 9.000 gwich’in dei Territori del Nord Ovest (NWT), dello Yukon e dell’Alaska, Partecipante Permanente nel Consiglio artico, è l’unica organizzazione inter-nazionale in cui i popoli indigeni hanno un posto al tavolo delle decisioni insieme ai governi nazionali.
ATHABASKAN APPLICANT COMMUNITIES
YUKON
DENE
A ALASKAN
KASKA
ATHABASKAN
La politica dell’Artico
Gli otto Paesi membri del Consiglio artico: Canada,Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia, hanno firmato un trattato di cooperazione condiviso che riguarda la responsabi-lità delle ricerche e dei soccorsi aerei e marini e una mappa delle aree di competenza delle singole pro-tezioni civili nazionali. Alla finestra, assieme alla Cina, ci sono potenze emergenti, come India e Bra-sile, oltre all’Unione Europea, alla Corea del Sud e al Giappone, che contano in un seggio di Osservatore Permanente, per poter cogliere l’opportunità della corsa all’Artico, che potrebbe caratterizzare il XXI secolo.
Ambizioni che trovano l’opposizione di Mosca e Ottawa, contrari all’espansione dell’organizzazione.
Di contro la Danimarca è diventata la testa di ponte cinese nell’estremo Nord. Infatti sono cresciute le esportazioni danesi verso la Cina e viceversa. Ma il vero interesse della Cina sono i giacimenti di mi-nerali: uranio, terre rare, zinco e naturalmente pe-trolio, nei fondali della Groenlandia, semi indipen-dente dal 2009, ma la cui politica monetaria, estera e di sicurezza dipendono ancora dalla Danimarca.
La Conferenza delle Parti
La Conferenza delle Parti (COP) è il più grande evento globale durante il quale discutere e nego-ziare sui cambiamenti climatici. Il Brasile ospiterà la 30ª Conferenza delle Parti COP30, in programma a Belém, nel Parà, dal 10 al 21 novembre 2025.
La scultura di Issac Cordal a Berlino – “Politici discutono del cambiamento climatico”
La città scelta, nel cuore dell’Amazzonia, for-nirà al mondo un’occasione unica per discu-tere di possibili soluzioni climatiche, raffor-zare il multi-lateralismo e promuovere il con-senso sugli obiettivi globali allo scopo di ri-durre le emissioni di gas serra.
L’Italia sta agendo, nel solco dell’accordo COP21 di Parigi 2015, sostenendo soluzioni inter-settoriali e costruendo partenariati resi-lienti, con l’obiettivo di fornire un contributo alla gestione dei rischi sempre maggiori con-nessi ai cam-biamenti climatici.Attualmente, ci sono 198 Parti (197 Paesi più l’Unione Europea), facenti parte della Convenzione.
La presenza italiana in Artico
Agli Stati firmatari il trattato delle Svalbard, compe-tono pari diritti nella conduzione sulle isole di atti-vità commerciali, con particolare riguardo all’estra-zione del carbone. Diversi altri Stati si sono aggiunti alle Parti contraenti nel corso degli anni: i firmatari sono attualmente più di 40.
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha dettato le linee guida relative alla presenza dell’Italia in Artico, il nostro paese negli anni si è impegnato ad avere un ruolo at-
tivo e a offrire contributi significativi, affinché si potessero affrontare con efficacia le sfide globali e cogliere nuove opportunità di sviluppo sostenibile nella regione artica, assumendosi responsabilità politiche, conducendo attività di ricerca e di coope-razione scientifica e curando rapporti commerciali e imprenditoriali, con gli Stati membri del Consiglio artico, i Partecipanti Permanenti e gli altri Osserva-tori.
La ricerca scientifica è volta a promuovere lo stu-dio della complessità del sistema Terra-Mare-Atmo-sfera e meglio definire gli obiettivi della ricerca a medio/lungo termine. Per poter assolvere al meglio gli impegni presi, l’Italia dal 1997, ha fondato a Ny-Ålesund, la base italiana “Dirigibile Italia”, un centro di ricerca mul-tidisciplinare gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che può ospitare fino a sette ricer-catori impegnati nello studio delle seguenti disci-pline: Chimica e Fisica dell’atmosfera; Fisica dell’alta atmosfera; Ricerca tecnologica, Geologia e Geofisica; Glaciologia, Nivologia e permafrost; Paleoclima; Biologia marina; Oceanografia e Limnologia; Ecosi-stemi terrestri; Studi ambientali; Biologia umana e Medicina.
La base italiana alle Svalbard, “Dirigibile Italia”
Sotto l’aspetto economico, vi sono grosse opportu-nità di integrazione industriale per le imprese ita-liane high-tech, nello sviluppo delle infrastrutture per l’utilizzo su più ampia scala di fonti di energia rinnovabili, l’accesso a riserve energetiche e mine-rarie inesplorate (idrocarburi, terre rare), l’accesso a nuove rotte potenziali per il commercio globale. Nel 1959 fu realizzato il primo pozzo petrolifero offshore in Europa, nel 2016 entrò in produzione il campo GOLIAT-ENI Norge nel Mare di Barents.
Anche “Telespazio” è impegnata in ambiente artico, con la realizzazione del Sistema COSMO-SKYMED, una costellazione di quattro satelliti radar, adibiti all’osservazione della Terra per uso civile.
In futuro si auspica, un maggiore contributo del settore privato, che realizzi soluzioni efficaci per lo sviluppo sostenibile che bilancino gli aspetti di pro-tezione ambientale con le esigenze delle comunità locali.
La missione scientifica High North
Le regioni polari dell’Artide e dell’Antartide, come accennato possono essere considerate come un ideale laboratorio per lo studio dello stato di salute del pianeta, grande rilevanza perciò possiede la mis-sione scientifica condotta dalla Marina Militare ita-liana in Artico, in collaborazione con l’Istituto Idro-grafico denominata “High North”.
La spedizione di alto valore simbolico, rappre-senta il ritorno della Marina Militare e dell’Istituto Idrografico nell’Artico con una missione di ricerca scientifica, a quasi 90 anni dall’impresa di Umberto Nobile che con il dirigibile “Italia”, nel 1928 rag-giunse il Polo nord. Il dirigibile parti da Milano il 15 aprile e la sua missione si concluse tragicamente il 25 maggio, quando l’areostato perse quota e dieci membri dell’equipaggio, tra cui il comandante, pre-cipitarono sul pack artico.
Le spedizioni “High North” sono impegnate nella ri-cerca, dall’idrografia alla batimetria, dalle micropla-stiche all’inquinamento ambientale; inoltre sono stati condotti numerosi esperimenti, con preleva-menti di materiale, studio e di analisi dei campioni; i rilievi batimetrici hanno consentito, tra l’altro, la mappatura di nuove correnti marine dell’Artico, che consentiranno di programmare nuove rotte quando nuove aree, libere da ghiacci saranno navigabili.
Roberta Ivaldi dottore di ricerca in Scienze Ambien-tali, Scienze del Mare dell’Università di Trieste, e MSc in Scienze Geologiche all’Università di Genova, Professore Associato di Geologia Marina presso l’Istituto Idrografico Italiano dal 2008, è una vete-rana dell’Artico (la ricordo ad inizio carriera, su nave Italica, durante la XIII spedizione in Antartide), è stata coordinatrice scientifica di “High North 24”, la ricercatrice ha sottolineato che: “I risultati più importanti della missione, furono la mappatura dei fondali di aree inesplorate” che permetteranno di aumentare “la sicurezza della navigazione per poter tutelare un ambiente così fragile e complesso quale quello artico”. Fu identificata inoltre “una corrente di acqua più densa e fredda su un fondale che ha registrato le variazioni climatiche del passato e che attualmente interagisce con una dinamica partico-lare che può andare a influenzare le masse di acqua e aria dell’Artico”.
Nel 2024 le operazioni furono iniziate a Reykjavik, in Islanda, il 9 luglio e terminate a Tromso, in Norvegia, il 29 luglio, la missione studiò 650 chilo-metri quadrati di aree inesplorate a sud delle isole Svalbard, raccogliendo dati di geofisica marina rela-tivi all’atmosfera, masse di acqua e fondali marini. La ricerca vide il coinvolgi-mento di diversi enti di ricerca nazionali, quali il CNR, l’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (ENEA) e l’Istituto
Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimen-tale (OGS), oltre al Centre for Maritime Research and Experimentation (CMRE) della Nato.
Quest’anno la spedizione “High North 25”, giunta all’ottava edizione, ha avuto inizio durante il pe-riodo estivo, ed è stata condotta sulla nave “Al-liance” che ha raggiunto la latitudine 82° 18.7′ N, la più alta mai toccata da un’Unità della Marina Mili-tare nell’emisfero boreale.
L’unità Nato – “Alliance”
La nave “Alliance” è un’unità della NATO, con-segnata alla Marina Militare il 21 marzo 2016, nell’ambito di un accordo fra il Ministero della Difesa e lo STO/CMRE che stabilisce la messa a disposizione del personale della marina per equipaggiare la nave, mentre la NATO ne con-divide l’impiego. È classificata come unità di ricerca oceanografica A 5345, in quanto nave ausiliaria.
Lo scioglimento dei ghiacci
Il considerevole scioglimento dei ghiacci artici, ha consentito l’apertura di nuove rotte marittime (vedi anche pagina 153).
Il passaggio a Nord-Est
Forse la più interessante prospettiva per il commer-cio marittimo mondiale, è il cosiddetto passaggio a Nord-est, che consente alle merci, dall’Europa rag-giungere i porti dell’Estremo oriente e viceversa, ri-sparmiando circa la metà dei giorni di navigazione.
NORTH POLE ROUTE PILOT SERVICE
the Suez Canal route
22,000km 40 days
RUSSIA
port
CHINA
the North Pole Sea route 15,000km 20 days
NEWS LINE
La “Via della seta artica”
Di recente la portacontainer cinese “Istanbul Bridge”, nave classificata Ice-1, adatta alla naviga-zione in acque polari, è arrivata al porto di Felix-stowe nel Regno Unito dopo aver compiuto un viag-gio di 7.500 miglia nautiche dalla Cina, in soli 20 giorni attraverso la rotta artica del Mare del Nord.
Il tragitto equivalente via Canale di Suez, circa 11.000 miglia nautiche, richiederebbe normal-mente tra i 40 e i 50 giorni, si tratta del primo servi-zio regolare per collegare Asia ed Europa attraverso la regione polare, toccando diversi porti cinesi ed europei.
Il nuovo servizio è stato battezzato “China-Europe Arctic Express”, ma possiamo definirlo “La via della seta artica”, la “Istanbul Bridge” è partita dal porto di Ningbo-Zhoushan il 22 settembre, con una capa-cità di 4.843 TEU, ha attraversato la Northern Sea
Route siberiana in soli 5 giorni, navigando auto-nomamente a una media di 17 nodi, senza scorta di rompighiaccio, grazie alla quasi totale assenza di ghiaccio durante fine estate. Dopo lo scalo nel Regno Unito, la nave è proseguita verso Rotterdam, Amburgo e Danzica.
Occorre aggiungere che gli operatori occidentali (a iniziare dalla Mediterranean Ship Company) si sono in gran parte ritirati dalla rotta per motivi am-bientali e geopolitici, lasciando spazio agli armatori cinesi, ricordiamo che la Cina mantiene grossi inte-ressi commerciali con la Groenlandia.
Malgrado sia ancora una rotta ancora di nicchia con circa 100 transiti nel 2024 rispetto ai 13.000 del Canale di Suez – l’interesse è in crescita. Un altro operatore cinese, “New Shipping”, ha impiegato cin-que navi nella regione quest’estate, puntando a su-perare il proprio record di 13 transiti artici dello scorso anno.
L’ambiente artico
Ci occuperemo dei fattori ambien-tali artici in seguito, quando par-leremo della Naviga-zione alle alte latitudini; per quanto concerne la fauna, ci sono decine di specie di animali al Polo nord, ma le più famose sono indub-biamente l’orso polare, la volpe artica, il tri-checo, la lepre polare, il narvalo, la balena della Groenlandia e il caribù. L’icona dell’area è senza dubbio l’orso bianco (non presente in Antartide), citiamo ancora le renne e le foche, che caratterizzano quelle zone e sono da sem-pre, le principali fonti di sostentamento dei popoli autoctoni. La caccia alle balene, ha scritto pagine epiche nella storia dell’uma-nità.
Il turismo artico
Grazie all’abbattimento dei costi, le crociere verso i Poli rappresenteranno il futuro della crocieristica mondiale; in cerca di nuove sensazioni, sempre più turisti andranno “a caccia” di aurore, orsi po-lari, paesaggi selvaggi, ripercorreranno le rotte dei grandi esploratori come Scott o Amundsen, soste-ranno in luoghi suggestivi o nei pressi di vulcani, visiteranno arcipelaghi alla scoperta di bellezze na-
turali, fauna, popolazioni autoctone dai ritmi di vita in simbiosi con la natura.
Non a caso, da qualche tempo le grandi Com-pagnie di Navigazione, si sono dotate di una nuova figura professio-nale che studia, ricerca e propone nuove mete.
Un organismo im-portante nel settore crocieristico artico è l’Association of Arc-tic Expedition Cruise Operator (AECO), Asso-ciazione degli Operatori di Crociere in Artico, che conta 33 membri inter-nazionali, 21 operatori e 25 navi, le crociere che si effettuano, hanno cura di rispettare al meglio l’ambiente e preservare le usanze sociali e cultu-rali dei popoli nativi resi-denti in quelle aree.
Attualmente le principali aree interessate al turi-smo navale in Artico sono: le isole Svalbard, Jan Mayen, Groenlandia, Canada ed il Parco Nazionale Russo (Franz Josef Land e la parte settentrionale della Novaya Zemily).
Cruise pattern
Expedition cruise traffic
Conventional cruise traffic
CRONACHE DAL PASSATO
The best show in the world
Winston Harper Bostick, nacque a Freeport (Illi-nois) il 5 marzo del 1916, laureatosi presso l’Univer-sità di Chicago, completò il suo dottorato di ricerca con una tesi sui Raggi cosmici, sotto la guida del premio Nobel Arthur Compton.
L’Unione Astronomica Internazionale, organizzò un Simposio: Electromagnetic Phenomena in Co-smic Physics, che si tenne a Stoccolma (Svezia), dal 27 al 31 agosto 1956, il professor Alfvén futuro Pre-mio Nobel, fu chiamato a dirigere il Comitato Orga-nizzatore.
Gli studi e le ricerche attinenti al tema del Simposio e basati proprio sulle teorie di Alfvén, valsero al gio-vane ricercatore Bostick l’invito ai lavori congres-suali.
Il terzo giorno, fu organizzata per i partecipanti, una visita all’Osservatorio Reale Svedese di Stoc-colma diretto dal prof. Ohman, il prof. Lindblad illustrò le principali attività svolte, anche quelle presso l’Osservatorio Solare di Anacapri una branca di quello della capitale svedese e come le osserva-
zioni consentissero la previsione di molti fenomeni atmosferici, tra i quali le aurore polari.
Venerdì ultimo giorno del congresso, il professor Alfvén annunciò che presso l’Osservatorio solare di Anacapri, i suoi colleghi avevano registrato un ba-gliore solare e che quindi l’indomani si sarebbe do-vuto assistere al fenomeno di un’Aurora Boreale.
Ricordò Bostick: “Terminati i lavori congressuali, il sabato sera seguente, sulla strada del rientro a casa, durante quell’interminabile volo a bordo del DC-6 sorvolando il Nord Atlantico, mi svegliai e mi ricor-dai della previsione di Alfvén fatta il giorno prima. Per fortuna avevo un posto vicino al finestrino sul lato di dritta dell’aereo e come voltai il capo, un ab-bagliante aurora stava riempiendo il cielo.
Alfvén ed i suoi amici svedesi avevano confermato le teorie degli Astrofisici, non solo riguardo alla na-tura plasmatica e spettacolare dell’Universo, ma che i fenomeni ad essa collegati potevano essere previsti con estrema precisione.
In quel momento, in volo sull’Atlantico, sicura-mente assistetti al The best show in the world.
L’ANTARTIDE
L’Antartide è l’ultimo continente del pianeta ad es-sere stato scoperto ed esplorato, i filosofi greci del VI secolo a.C., con l’aggettivo Arktikos (dal grecoάρκτικός – che significa orso) indicavano la parte nord della Terra, perché la stella polare che indica il Nord (individuata da Talete di Mileto), appartiene alla costellazione dell’Orsa Minore.
ovvero op-Di contro la parte sud veniva indicata, col termine Antarktikos (dal greco άντάρκτικός posto all’Artico), naturalmente i filosofi greci con Pitagora, ipotizzavano la sfericità della Terra e l’esi-stenza di un continente australe ritenuto necessa-rio per equilibrare le masse continentali esistenti nell’emisfero boreale (teoria di Aristotele).
Claudio Tolomeo di Alessandria (II secolo d.C.) riprese tali concetti, tradotti successivamente in latino e in francese attorno al 1410, riportando così
alla luce il concetto di sfericità della Terra, seppel-lito durante il Medio Evo. Iniziarono così i grandi viaggi di esplorazione, anche se per alcuni secoli an-cora l’Antartide rimase indicata sulle carte geografi-che come Terra Australis Incognita.
Fu solamente verso il XIX secolo che per scopi commerciali costituiti dalla caccia a balene e foche, molto richieste per il loro grasso, sorse l’interesse per le aree polari, a cui seguì l’epopea delle grandi spedizioni per raggiungere per primi il Polo sud geografico, motivo di orgoglio per le nazioni che in-vestirono nell’organizzazione di grandi spedizioni, che continuarono poi nel secolo XX. Dopo aver rag-giunto per primo il Polo nord, Amundsen arrivò per primo anche al Polo sud, ma ricordiamo anche i ten-tativi di tanti eroici esploratori Scott, Sheckleton, есс.
Roald Amundsen issò la bandiera norvegese, su entrambi i poli
La politica antartica
L’Antartide a differenza dell’Artide, è un continente grande quasi quanto l’Europa. Dal punto di vista giuridico, è una terra non soggetta alla sovranità di nessuno Stato, in passato alcune nazioni, quelle più vicine al continente antartico rivendicarono la propria sovranità sui territori occupati, istituendo uffici postali dove ricevere o spedire posta, o facen-dovi addirittura nascere dei bambini, ma con l’en-trata in vigore del Trattato Antartico tutte le riven-dicazioni furono sospese.
Il Trattato fu stipulato a Washington il 1° dicembre 1959, fra 12 dei paesi partecipanti all’Anno Geo-fisico Internazionale (1957-58) ed entrò in vigore il 23 giugno 1961, esso regola la convivenza dei paesi interessati sul continente, favorendo usi pa-cifici atti ad assicurare la conservazione della flora, della fauna e dell’ambiente naturale, nell’interesse di tutta l’umanità.

































