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Dalle buone prassi alle opportunità per il Real Bosco del monte Faito.

Articolo aggiornato dagli inviati di Positanonews che hanno partecipato all’evebto riportando foto, video, interviste e dirette sui social.

Generico luglio 2020

Il Real Bosco del Monte Faito, zona dei Monti Lattari che si eleva per 1130 mentri fra la Costiera Amalfitana ed il golfo di Napoli, con le sue rigogliose faggete (che raggiungono anche 400 anni di vita) che hanno dato il nome al Monte, è nato come luogo di caccia reale. Grazie al legno  da esso ricavato consentì a re Ferdinando delle due Sicilie nel 1783 di dar vita al cantiere navale di Castellammare di Stabia.

Dopo anni di  fruizione turistica, il Bosco è stato, negli ultimi anni oggetto di incendi e vandalismi ed è stato trascinato su una pericolosa china di degrado fisico e sociale, dal quale – nonostante gli interventi istituzionali (DG regionale Difesa del suolo e Ecosistema della Regione Campania, SMA Campania, Città metropolitana, Comune di Vico Equense e Ente Parco Regionale dei Monti Lattari) – ha avuto una battuta di arresto che, forse, l’esigenza di “distanziamento sociale” richiesto dalla prevenzione del diffondersi della pandemia Covid 19  potrebbe “sbloccare”. Il Real Bosco del Faito, una volta eliminati i potenziali pericoli per la pubblica incolumità, potrebbe rinascere, non solo come destinazione turistica verde  (ambientalistica, salutistica, sportiva, spirituale, culturale), ma anche – facendo tesoro delle esperienze fatte da tanti parchi e giardini storici “reali”, e sulla scorta di una vecchia, ma sempre attuale,  idea di “scuola di educazione ambientale“ nata dall’allora Presidente della Provincia di Napoli, insieme al comune di Vico Equense – potrebbe essere rilanciata come Campus del verde, luogo di educazione e formazione professionale e imprenditoriale che, a partire dalla generazione Z(oomer) (nativi digitali, che con Greta Thunberg sono anche nativi ambientalisti), promuova e  accompagni la costruzione “sul campo” di mestieri, professioni e attività generatrici di reddito legate al patrimonio naturale, ambientale e paesaggistico dell’intera regione. Il tutto per sviluppare quel senso di appartenenza che, con un “competente” protagonismo, potrebbe “trattenere”  i troppi giovani che lasciano la  Penisola Sorrentina, la regione Campania, l’Italia,  così come rivitalizzare  quelli che oggi non studiano e non lavorano (i cosiddetti N.E.E.T Not in Employment, Education or in Training) demotivati dall’incertezza del futuro e scoraggiati da opportunità temporanee o ai limiti della legalità.

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