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Convegno Internazionale di Studi “La villa a Napoli e in Europa nei secoli XV-XVIII”

9 novembre 2025 | 18:22
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Alla scoperta del modello perduto: Napoli ospita il Convegno Internazionale sulla Villa tra XV e XVIII secolo

Napoli, 6-8 novembre 2025 – La città di Napoli è al centro di un importante evento accademico: il Convegno Internazionale di Studi “La villa a Napoli e in Europa nei secoli XV-XVIII, tra letteratura e arte, antichità e natura”. L’incontro, in corso dal 6 all’8 novembre, non è solo un momento di confronto tra prestigiosi studiosi nazionali e internazionali, ma rappresenta soprattutto l’atto conclusivo del progetto di ricerca PRIN 2022 PNRR NeaVia – Neapolitan Villa. Antiquities and Nature between Renaissance and Baroque.

🔍 Un Progetto per Ricostruire la “Villa Napoletana”

Finanziato dall’Unione Europea-Next Generation EU, il progetto NeaVia, coordinato dalla professoressa Maria Gabriella Pezone, è stato condotto da un team pluridisciplinare dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli in collaborazione con l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. L’obiettivo ambizioso è stato quello di colmare una lacuna storiografica: indagare il modello architettonico della villa a Napoli in epoca vicereale, dalla fine del Quattrocento all’inizio del Settecento, considerandone il fenomeno nel suo complesso e non solo attraverso casi isolati.

Per quasi due anni, la ricerca si è concentrata sulla schedatura dei numerosi episodi individuati in aree topografiche cruciali della città, dalla costa (Posillipo, Chiaia, Santa Lucia) alle colline (Vomero, Capodimonte). L’indagine non si è limitata agli edifici ancora esistenti, ma ha incluso anche le ville “scomparse”, ricostruendone le vicende attraverso un meticoloso lavoro d’archivio e l’approfondimento di fonti letterarie e iconografiche.

Archeologia Urbana e Innovazione Digitale

Elemento di spicco del progetto è la sua vocazione all’archeologia urbana, che ha messo in relazione le storie emerse dagli archivi con i luoghi fisici della Napoli contemporanea.

L’esito di questo complesso lavoro è un prezioso strumento GIS (Sistema Informativo Geografico), in grado di correlare i diversi casi studio con la loro posizione su mappa satellitare. Un sistema open access che non solo supporta la ricerca scientifica, ma mira anche alla divulgazione delle conoscenze al vasto pubblico.

Tre giorni di confronto in sedi storiche

Il Convegno si svolge in tre prestigiose sedi: l’Università della Campania Luigi Vanvitelli presso il complesso di Sant’Andrea delle Dame, l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa e la Fondazione De Felice presso il magnifico Palazzo Donn’Anna.

L’evento rappresenta il culmine di uno sforzo congiunto per ridare luce a un capitolo fondamentale della storia architettonica e paesaggistica napoletana, inserendolo in un dialogo più ampio con il contesto europeo. L’iniziativa non solo arricchisce la comprensione del patrimonio culturale, ma fornisce anche nuovi strumenti per la sua tutela e valorizzazione.

La Villa Sconosciuta di Napoli: Intervista a Maria Gabriella Pezone, Coordinatrice del Progetto NeaVia

Napoli, 7 novembre 2025 – Il Convegno Internazionale di Studi “La villa a Napoli e in Europa nei secoli XV-XVIII” è in pieno svolgimento, portando all’attenzione del pubblico e della comunità scientifica un tema affascinante e finora frammentato: lo sviluppo del modello della villa a Napoli in età vicereale. Abbiamo incontrato la Prof.ssa Maria Gabriella Pezone, coordinatrice del progetto PRIN 2022 PNRR NeaVia e membro del comitato scientifico e organizzatore del convegno.

L’esigenza di uno studio organico

Giornalista: Buongiorno Professoressa Pezone. Le motivazioni di questo convegno, che voi del comitato scientifico avete organizzato con tale precisione e ricchezza di relazioni, ci portano a spaziare a 360 gradi intorno a un mondo a noi quasi sconosciuto, perché la bibliografia in merito è frammentata. Qual è stata la spinta iniziale?

Prof.ssa Pezone: Assolutamente. Questo è l’esito finale di un progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN), finanziato con i fondi PNRR Next Generation EU. Come team, abbiamo sentito l’esigenza di approfondire il tema della villa a Napoli. Nonostante esista una ricca e consolidata storiografia sul tema, gli studi si sono perlopiù concentrati su singoli episodi, mentre mancava uno studio complessivo sullo sviluppo della villa a Napoli tra la fine del Quattrocento e il Settecento.

Napoli nel contesto europeo

Giornalista: Quindi l’obiettivo non è solo napoletano. Volevate inquadrare il fenomeno in un contesto più ampio?

Prof.ssa Pezone: Esattamente. Questo studio serve anche ad inquadrare il fenomeno napoletano nell’ambito della storiografia internazionale. Ci siamo chiesti: “Come si colloca Napoli rispetto alle ville venete, toscane, genovesi e milanesi, che sono già state studiate?” Già in questa prima parte della giornata abbiamo assistito a relazioni che hanno iniziato a fornire risposte.

Il convegno è per noi l’esito finale, ma vuole essere un’occasione di confronto per aprirci al dibattito con studiosi nazionali e internazionali.


Un Confronto Oltre i Confini

Giornalista: Un confronto che, vedendo l’elenco dei relatori, spazia ben oltre i confini italiani.

Prof.ssa Pezone: Certo. Abbiamo la partecipazione di studiosi spagnoli, di colleghi italiani che lavorano negli Stati Uniti, personalità già note a Firenze e nell’ambiente della scuola americana a Firenze, e una collega di origini italiane che lavora in Portogallo. Sono tutti insieme qui per confrontarci su questo tema.

Non ci limitiamo quindi al contesto campano, ma spaziamo in tutta Europa, non solo in Italia (con i contesti veneto e non solo), proprio per creare un confronto nazionale e internazionale. Non solo vogliamo presentare gli esiti della nostra ricerca sulla villa a Napoli, ma attraverso il confronto, capire come questi esiti si collocano nel panorama scientifico internazionale.

Giornalista: La ringrazio e le auguriamo buon lavoro per questa importante iniziativa.

Prof.ssa Pezone: La ringrazio.

Dalla frammentazione all’organicità: Stefano De Mieri svela gli aspetti inediti della Villa Napoletana

Napoli, 6 novembre 2025 – La prima giornata del Convegno Internazionale di Studi “La villa a Napoli e in Europa nei secoli XV-XVIII” ha portato l’attenzione sulla villa come “architettura del paesaggio” e come chiave di lettura della storia napoletana tra il ‘500 e l’800. Abbiamo incontrato il Professor Stefano De Mieri, membro del Comitato Scientifico, per farci raccontare le motivazioni e gli obiettivi di questo cruciale appuntamento accademico.


Un Progetto Nato dalla Collaborazione

Giornalista: Buongiorno Professore De Mieri. Ci troviamo nel cuore del convegno, dedicato alle ville a Napoli tra il XV e il XVIII secolo. Si parla di architettura del paesaggio, di un modo di leggere i “come” e i “perché” dietro queste interpretazioni. Ci aiuta a comprendere le motivazioni e gli obiettivi di questo convegno?

Prof. De Mieri: Intanto, il convegno nasce da un progetto PRIN al quale hanno collaborato gli atenei Vanvitelli e Suor Orsola Benincasa. In conclusione di questa ricerca, si è deciso di organizzare questo convegno a cui partecipano molti studiosi, anche di altri paesi, con una forte presenza di colleghi spagnoli.

È una ricerca che si concentra su un argomento che ha certamente una sua bibliografia, ma che è sempre stata troppo frammentaria.


Aspetti Inediti e Visione Organica

Giornalista: Qual è l’elemento che questo progetto e il convegno stanno portando alla luce in modo più marcato rispetto al passato?

Prof. De Mieri: Molti dei problemi affrontati da questa ricerca e che saranno al centro di questi tre giorni di convegno finalizzano l’attenzione su aspetti che di fatto non sono mai stati indagati in maniera organica.

Questa ricerca ha consentito di scoprire tantissimi aspetti rilevantissimi della problematica della villa, dei casini, delle abitazioni suburbane, dei giardini e anche del loro modo d’uso. Abbiamo visto, ad esempio, una delle ultime relazioni dedicate al teatro in villa, che era presente in quasi tutte le case, e che porta alla luce episodi molto poco noti. L’obiettivo, in sostanza, è quello di fornire una visione più ampia e organica di questo patrimonio.


Storie Nascoste e Curiosità Sorrentine

Giornalista: Siamo molto curiosi di ascoltare la sua relazione. Ci permettiamo di chiederle: c’è un qualche cosa di sorrentino in questa sua relazione? Entriamo nel gioco delle ville napoletane.

Prof. De Mieri: Le altre relazioni potranno anche istituire confronti con il contesto sorrentino, ma non la mia. Nella mia mi occuperò di una villa molto importante di cui narrano le fonti sul passato di Napoli, che era la villa dei Caracciolo di Lupo, che si trovava nella zona della Stazione tra Porta Capuana e Porta Nolana.

Giornalista: Le facciamo il nostro in bocca al lupo, Professore, e i nostri complimenti.

“Arrivato dal Mare”: Nuovi Dati Rivelano il Porto Nascosto della Villa Imperiale di Posillipo

Napoli, [6/11/2025] – Un’analisi innovativa che combina osservazioni aerotopografiche e dati satellitari ha gettato nuova luce sugli approdi e la viabilità della sontuosa Villa del Pausilypon (tregua dagli affanni), l’antica residenza imperiale romana a Posillipo, Napoli. La relatrice, Paola Carfora, ha presentato i risultati del suo studio intitolato “Arrivato dal mare: approdi accessi viabilità per la villa del Pausilypon con alcune osservazioni” in un recente convegno, offrendo una ricostruzione dettagliata del sistema marittimo che serviva la vasta e lussuosa dimora.


Riscoperta Aerea: L’Identità della Villa dal Mare

La Villa del Pausilypon, originariamente appartenuta a Publio Vedio Pollione e poi divenuta residenza imperiale, era un complesso architettonico unico, che si estendeva su terrazze degradanti verso il mare tra la Cala di Trentaremi e le Isole della Gaiola. Come molte ville marittime campane, era concepita per essere vista e raggiunta principalmente via mare, affidando la sua identità alla visione offerta al navigante.

L’approccio aerotopografico è stato cruciale, data la generale invisibilità di gran parte del complesso oggi sommerso o inglobato in proprietà private.


Svelato l’Approdo: Molo e Strutture Frangiflutto

I dati multispettrali dei satelliti (Quickbird 2014, Copernicus 2020) e quelli submetrici (LANSA 2025) hanno permesso di tracciare con precisione le strutture portuali sommerse nella zona delle insenature di San Basilio e dei Lampi, già oggetto di studi precedenti.

  • Banchina Antica: A circa 30 metri dall’attuale linea di costa, sono state individuate le tracce chiare di una banchina sommersa a forma di L, lunga 13 metri per un braccio e 9 per l’altro, con uno spessore di 2 metri.
  • Molo Foraneo: Al di sotto della moderna scogliera, una traccia rettilinea, lunga almeno 66 metri e spessa circa 8,90 metri (esattamente 30 piedi romani), si protende da terra verso il mare, costruita con calcestruzzo idraulico a base di pozzolana.
  • Le Pile (Opus Pilae): A protezione del molo e dell’insenatura, sono state confermate le quattro pile quadrangolari (10×8 metri ciascuna) allineate in senso est-ovest, realizzate in calcestruzzo con paramento in opus reticulatum. Queste strutture, forse a sorreggere arcate, erano essenziali per ridurre l’esposizione al vento da sud-est e garantire l’attracco sicuro.

Queste strutture marittime si inquadrano perfettamente nel fenomeno di proliferazione di porti privati e strutture difensive marittime tipico dell’età augustea nel Golfo di Napoli.


 Il Percorso dalla Costa alla Villa

L’approdo era il punto di partenza per l’accesso alla Villa. Poiché il complesso era isolato dall’entroterra prima della costruzione della Grotta di Seiano (Galleria Biaria), l’accesso principale era privato e marittimo.

  • Punto di Accesso: Dalla Cala di San Basilio, si ipotizza il percorso di risalita.
  • La Rampa: I resti di una prima rampa di accesso, necessaria data la forte pendenza del luogo, sono stati individuati nell’imbocco del vallone della Gaiola.
  • Collegamento Superiore: Si propone un plausibile tracciato di risalita, lungo circa 200 metri e con una pendenza media del 5%, che collegava le terrazze della villa alla Grotta di Seiano.

In definitiva, lo studio di Paola Carfora non solo definisce l’architettura ingegneristica dell’approdo imperiale, ma ne sottolinea anche l’intenzione scenografica. Il posizionamento e l’orientamento delle rampe di risalita erano, infatti, calcolati per offrire una vista privilegiata, in questo caso, sul profilo del Vesuvio, completando l’esperienza visiva per chi lasciava la villa e si dirigeva al mare.

Svelato l’Immaginario Classico ed Erotico della Napoli Vicereale: I Segreti della Collezione Muscettola a Posillipo di Italo Iasiello

Napoli, – Una meticolosa analisi documentaria ha permesso di ricostruire la straordinaria collezione statuaria che adornava la Masseria di Posillipo appartenuta ai fratelli Giovan Battista e Francesco Antonio Muscettola nel Seicento. La ricerca, presentata in un recente convegno, svela non solo la ricchezza della nobiltà di toga in ascesa, ma anche il particolare “orizzonte culturale classicheggiante e controriformistico” che guidava le loro scelte collezionistiche.


Il Documento Rivelatore: Elenco e Valore

Il cuore della scoperta è la prima compilazione di un documento risalente grosso modo alla metà del Seicento, che riporta l’elenco e la stima dell’arredo statuario della masseria. Questo catalogo, probabile frutto dell’iniziativa di Giovan Battista Muscettola, offre una rara finestra sulle ambizioni culturali di una famiglia che, pur non appartenendo all’alta nobiltà tradizionale, cercava di “adeguarsi visibilmente” a uno stile di vita elitario.

La collezione era valutata quasi 6.000 ducati, una cifra considerevole per l’epoca, con oltre la metà del valore attribuita a statue esplicitamente dichiarate come “antiche”.

L’assenza di riferimenti a raccolte epigrafiche o numismatiche suggerisce un’attitudine meno “antiquaria” e più votata all’ otium letterario e all’allestimento scenografico, in linea con i modelli partenopei del tempo, come il vicino giardino d’amore della villa del Duca di Monteleone.


 Tra Antico e Moderno: I Soggetti Prediletti

L’allestimento statuario di Muscettola era un sofisticato intreccio di riferimenti. Sebbene sia difficile distinguere con certezza le opere antiche da quelle moderne, l’inventario rivela una chiara preferenza per:

  • Divinità Classiche e Amori Mitici: Con una netta predilezione per gli Amori mitici, in particolare Venere e Cupido, a cui si affiancavano figure come Apollo e Dafne, e Mercurio.
  • Eroi Romani e Letterati: Tra i pezzi di maggior pregio spiccano la “Statua di Ottaviano Imperatore” (valutata 500 ducati), e figure come Bellona, Cesare e Cicerone.

Non mancavano, tuttavia, riferimenti alla Controriforma, con statue moderne di riferimento biblico (Giosuè, Giuditta, Sansone, Davide) e personificazioni delle Virtù Cardinali, a testimonianza dell’ortodossia religiosa del proprietario.


 Punti Caldi della Collezione e Acquisizioni Misteriose

Il documento offre spunti sui canali di acquisizione e sulle provenienze:

  1. Da Roma: Statue antiche di pregio, come l’Esculapio, l’Ercole, e i “Quattro Betti” (putti), furono espressamente acquistate e giunsero dalla capitale.
  2. L’Enigma Piatti: Quattro statue antiche (Bellona, Cesare, Bacco e Cicerone) furono acquistate da un certo “Piatti” per 200 ducati. Si ipotizza che la fonte possa essere la collezione in dispersione dell’abate Giacomo di Piatti o un mercante veneziano attivo a Napoli.
  3. La Raccolta Migliore: Otto statuette antiche “di buonissima manifattura” furono acquisite dalla dispersione della prestigiosa collezione del reggente consigliere Giovan Battista del Migliore (scomparso nel 1626).

L’arredo statuario scandiva l’intero percorso della proprietà, dal cortile alla loggia, fino al Belvedere, dove le statue più celebrate e di maggior valore — come la Dea Flora Antica (500 ducati) e la Venere col putto in braccio (600 ducati) — segnavano l’avvio del percorso più importante, poste sotto le armi della famiglia Muscettola, in un’esplicita celebrazione del loro potere e gusto.

Villa Antiniana: Quando la Letteratura Crea il Mito di un Luogo

di Gianluca Genovese

Napoli, [6 /11/2025] – La villa non è solo un edificio o uno sfondo, ma un “luogo altro” che plasma la letteratura e l’immaginario collettivo. È questo il focus della relazione di Gian Luca Genovese, che ha analizzato il rapporto dinamico tra il concetto di villa e la tradizione letteraria, concentrando l’attenzione su un caso emblematico: la Villa Antiniana di Giovanni Pontano, epicentro dell’Umanesimo napoletano.

Genovese ha proposto una tassonomia delle diverse modalità con cui la villa entra in rapporto con la scrittura, per poi dimostrare come la dimora di Pontano rientri nel caso della “villa perduta”, la cui unica, persistente realtà è nell’immaginario e nella parola letteraria.


 La Villa nella Letteratura: Una Tassonomia Funzionale

Il relatore ha delineato quattro principali categorie per inquadrare il ruolo della villa nei testi:

  1. Villa come Luogo Narrativo: Lo spazio non è un semplice sfondo, ma un elemento che determina la trama e l’interpretazione (es. la villa del Decameron, o la villa dei Finzi Contini).
  2. Villa come Soggetto della Narrazione: Le descrizioni (écfrasis) di ville reali (Actual Écfrasis) o trasfigurate, che riprendono la tradizione della poesia di Villa (es. la Villa Ambra di Poliziano, o la Villa D’Este di D’Annunzio).
  3. Villa come Luogo Ideale per la Scrittura: Dimore e ritiri scelti dall’autore come luoghi di ispirazione e solitudo (es. la villa di Arquà di Petrarca o la villa Mergillina di Sannazaro).
  4. Villa Museo (Dimora d’Autore): Ville riconosciute come patrimonio che conservano la memoria fisica dell’autore (es. Villa delle Ginestre di Leopardi o il Vittoriale di D’Annunzio).

 Antiniana: La “Villa Perduta” che Vive Solo nella Poesia

Il caso di Giovanni Pontano (1426–1503) è stato presentato come il più significativo esempio di villa perduta, la cui forma originale sopravvive soltanto nella letteratura, rendendola un “ideale” più resistente del luogo fisico stesso.

Acquistata nel 1472, la Villa Antiniana (dal nome mitologico della ninfa a cui il poeta la dedicò) fu presto abbandonata e cadde in degrado dopo la morte del poeta.

“Ciò che in questa sede interessa non è riproporre il nutrito registro delle occorrenze, ma segnalare la resistente permanenza della villa nell’ideale mappa dei luoghi del Rinascimento.”

A differenza della dimora cittadina di Pontano, ricca di monumenti, la villa suburbana non si distinse per meriti architettonici o artistici materiali, ma si costituì come un mito letterario grazie alla “molteplice e varia raffigurazione poetica” del suo proprietario.

I Pilastri della Mitografia:

  • L’Asinus: Il dialogo di Pontano in cui la villa fa da teatro a scene “pungentissime e festevolissime”, dove il poeta stesso viene osservato mentre prodiga cure a un ingrato quadrupede.
  • L’Arcadiadi Sannazaro: Sannazaro, allievo e erede spirituale di Pontano, pose la “bella Antiniana” al centro della memoria personale e collettiva, lamentandone il degrado nei suoi versi, ma fissandone l’immagine idealizzata.
  • La Lirica Pontaniana: La villa (personificata nella ninfa Antiniana) è celebrata come fonte di ispirazione poetica (Uranii), luogo ideale per l’amore coniugale con la moglie Adriana (De amore coniugali), e come angolo visuale privilegiato da cui cantare le lodi di Napoli e del suo Golfo.

In conclusione, la ricerca dimostra un rovesciamento della tradizionale relazione tra parola e immagine: la poesia di Pontano non è chiamata a descrivere un luogo, ma a creare ex novo la mitografia di un luogo altrimenti anonimo, garantendone l’eterna permanenza nell’immaginario dei lettori.

Umanisti e Classici: Le Ville di Napoli tra Recupero Storico e Mitologia Letteraria  di lorenzo Miletti

Napoli, [Data] – La relazione di Lorenzo Miletti, intitolata “Umanisti e collezione di classici nelle ville di Napoli”, ha esplorato tre distinti episodi nel Regno di Napoli tra il Tardo Aragonese e il primo Cinquecento, dimostrando come gli umanisti fossero figure chiave non solo nella raccolta di testi, ma anche nella trasformazione ideologica e nell’attribuzione di un’identità classica a specifiche dimore e aree.

Il focus non è stato solo l’architettura, ma il ruolo cruciale delle fonti letterarie e delle epigrafi nel recupero e nell’interpretazione di luoghi storici, spesso effimeri o poco noti.


L’Effimera Gloria della Torre Gentile a Capua

Il primo caso riguarda la Torre di Sant’Erasmo a Capua, oggi sede del Museo Archeologico Nazionale. La struttura, edificata sull’antico Capitolium, fu concessa alla famiglia Gentile, militari recentemente acquisiti alla cittadinanza capuana.

  • Il Restauro Umanistico: L’epigrafe di fondazione (oggi perduta ma nota da fonti antiquarie), legata a Lelio Gentile (morto nel 1526), descrive un restauro della Turrisantiquitate collapsa e menziona Apollo e il Genus Loci, inserendo la torre nel canone delle ville rinascimentali con le sue grottesche e il richiamo al locus amoenus.
  • Testimonianze Letterarie: Nonostante la modestia dei suoi componimenti, l’interesse di Lelio Gentile per la letteratura e la vita di corte è testimoniato da due figure di spicco: il poeta catalano Cariteo (Benedetto Gareth) e l’umanista latino Cosma Anizio. Cariteo risponde a Gentile con un sonetto che, sebbene elogiativo, lamenta la fine dell’età d’oro aragonese, suggerendo che l’unico dono possibile è l’onore dato dai versi, non più le ricchezze dei re passati.

 Fondi e il Mistero del Varronianum Restitutum

Il secondo episodio si svolge a Fondi, territorio feudale dei Colonna. Lungo un lungo muro in opus reticulatum è incisa in modo inusuale la scritta “VARRONIANUM”.

  • Il Restauro di Soderini: Nel 1519, l’area (un probabile santuario romano, forse un Iseo) fu restaurata da Francesco Soderini, cardinale esiliato a Fondi sotto la protezione di Prospero Colonna. Un’epigrafe (oggi perduta) attestava il Varronianum restitutum da Soderini. Un’altra epigrafe, accanto ad essa, riportava il versetto evangelico “non in veritate al filia minister”, una possibile allusione anti-papale contro Leone X, che Soderini aveva congiurato.
  • L’Origine Letteraria del Nome: Perché chiamare l’area Varronianum? La spiegazione risiede in un passo di Pontano (Egilius), scritto almeno 15 anni prima, in cui il poeta chiama la città di Fondi “Urbs Varroniana” per omaggiare un cortigiano di Prospero Colonna, Francesco Petto. L’identificazione del luogo con Varrone è il frutto di una volontà umanistica locale che giocava sull’attestazione storica di Varrone a Cassino e sul nome della moglie, Fundania.

L’identificazione del Varronianum è, dunque, un esempio di come gli umanisti amplificassero le connessioni classiche, creando un contesto ideologico favorevole alla committenza, in questo caso, dei Colonna e del loro protetto Soderini.


 Il Castello di San Mauro e la Rete di Mecenatismo Cosentino

L’ultimo punto analizzato si sposta in Calabria, nel Castello di San Mauro, proprietà dei Sanseverino di Bisignano, la più importante entità feudale della Calabria settentrionale.

  • La Villa di Campagna: A differenza degli altri casi, San Mauro è una vera e propria villa di campagna, lontana dai centri abitati.
  • Il Dialogo Bucolico: Il luogo è immortalato in un dialogo dell’umanista cosentino Nicolò Salermi, allievo dell’Accademia Cosentina. Il testo ripropone in latino il dialogo bucolico classico (sulla falsariga delle Egloghe virgiliane), con i pastori che dibattono se sia più invidiabile chi resta o chi abbandona la propria terra.
  • Mecenatismo e Umanità: La menzione della villa nel contesto bucolico testimonia un’interessante tensione tra la comunità ccademica di Cosenza e le lusinghe del mecenatismo feudale offerto dai Sanseverino, creando una rete di intellettuali e committenti ancora in fase di studio.

     La Scena Ritrovata: Il Teatro dei Marchesi Patrizi e lo Spettacolo nella Villa Settecentesca di Pier Luigi Chiapparelli

    Napoli, – Un approfondito studio sulla Sala dei Marchesi Patrizi a Posillipo ha portato alla luce un significativo esempio di architettura teatrale privata settecentesca a Napoli. La relazione di Pier Luigi Chiapparelli ha analizzato la struttura della sala e il suo ruolo nel circuito culturale aristocratico, evidenziando le sue caratteristiche uniche e i legami con il dibattito architettonico dell’epoca.


     Un Corpo Aggiunto: L’Architettura del Teatro

    Il Teatro di Villa Patrizi, come dimostrato dal confronto tra le mappe storiche (Duca di Noia, R. Ufficio Topografico), è un corpo di fabbrica aggiunto al nucleo originario della villa. Questa osservazione smonta le precedenti ipotesi che lo volevano derivato dalla ristrutturazione di una sala preesistente della precedente proprietà Palomba.

    • Datazione: I pagamenti allo scenografo Giuseppe Baldi nel 1771 per le “pitture fatte nel suo teatrino” suggeriscono che la sala fosse ultimata in quell’anno.
    • Impianto Particolare: L’impianto combina un auditorio rettangolare con un grande palcoscenico, riecheggiando una soluzione planimetrica secentesca teorizzata da Fabrizio Carini Motorta. Questa configurazione consentiva ampi spazi sulle ali per la manovra dei macchinari scenici.
    • Innovazione: Nonostante l’impianto tradizionale, il Teatro Patrizi si allinea al dibattito riformatore (come quello promosso da Francesco Algarotti), eliminando gli ordini architettonici (colonne, lesene) nell’articolazione dell’auditorio, elemento ritenuto eccessivo e “meschino” per le piccole sale private.

    L’altezza del palcoscenico (tra i 12 e i 15 metri) e la dotazione di attrezzature sceniche (gratigciato, sottopalco, tiri) confermano che la sala era stata progettata per ospitare spettacoli di notevole complessità.


     Palcoscenico e Paesaggio: L’Artificio Visivo

    L’elemento più distintivo e originale del Teatro Patrizi è la sua integrazione con l’ambiente naturale circostante, un tema caro al concetto stesso di villa.

    • Lo Sfondamento Visivo: La ricostruzione elaborata ha evidenziato l’esistenza di un’apertura voltata sul muro di fondo del palcoscenico. Questa “riapertura” permetteva di legare la scena teatrale a elementi vegetali e, idealmente, al paesaggio del Golfo di Napoli nello sfondato.
    • Il Precedente di Caserta: Questo artificio scenico richiama una tecnica analoga utilizzata da Luigi Vanvitelli e dallo stesso scenografo Giuseppe Baldi l’anno successivo (1772) nel Teatro di Corte del Palazzo Reale di Caserta, durante la rappresentazione della Didone abbandonata. In quell’occasione, lo sfondamento della parete di fondo della scena consentiva una vista del Parco della Reggia, che simulava l’incendio di Cartagine.

    È probabile che sia stato lo scenografo napoletano Baldi, attivo in entrambi i teatri in quegli anni, a suggerire e sperimentare questa tecnica nel Teatro Patrizi prima di riproporla a Corte.


    Il Circuito Aristocratico e il Mecenatismo Privato

    La sala Patrizi si inserisce in una ricca tradizione napoletana di intrattenimenti privati che affonda le radici nell’età vicereale, in particolare con la diffusione della Commedia dell’Improvviso (guidata da figure come Domenico Barone e Giuseppe Pasquale Cirillo).

    Il teatro privato si poneva come un’iniziativa indipendente dalle strutture gestite da corti e accademie, trasformandosi in un luogo di sperimentazione e di mecenatismo culturale autonomo.

    Nonostante l’incendio del 1998 abbia causato la perdita del sipario, della copertura e di gran parte della scenotecnica, la Sala dei Marchesi Patrizi resta una delle rarissime testimonianze sopravvissute in Campania di un teatro privato settecentesco con un impianto così definito e storicamente rilevante.

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