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di lucio esposito

CAPRI – Una giornata memorabile per la cultura isolana. Questa mattina, giovedì 28 maggio 2026, alle ore 11:00, la suggestiva cornice del Museo Diefenbach, all’interno della Certosa di San Giacomo, ha ospitato la presentazione ufficiale del nuovo ampliamento del Museo Archeologico di Capri. Un progetto ambizioso che arricchisce il percorso espositivo inaugurato solo nel 2024, consolidando l’isola come un polo di attrazione archeologica di primaria importanza.

Il nuovo volto del Museo: tra storia e innovazione

Il nuovo allestimento non si limita a esporre testimonianze del passato, ma invita il visitatore a un viaggio sensoriale nel tempo. Il fulcro del progetto è rappresentato da una sezione dedicata ai reperti di eccezionale rilievo rinvenuti nei recenti scavi condotti sul territorio, e da una sala multimediale immersiva e interattiva. Quest’ultima, vero fiore all’occhiello dell’ampliamento, sfrutta le più moderne tecnologie digitali per offrire modalità di fruizione partecipative, rendendo la storia di Capri accessibile e coinvolgente per ogni tipo di pubblico.

Il ritorno del “Sarcofago di Crispina”

Tra i tesori che da oggi tornano a essere ammirati dal pubblico, brilla il “Sarcofago di Crispina”. Il manufatto romano, risalente al II secolo d.C., è stato oggetto di un meticoloso intervento di restauro che ne ha restituito la leggibilità e lo splendore originari, permettendo di riscoprire i dettagli raffinati di un’opera che racconta il prestigio della Capri imperiale.

Un evento corale

La presentazione ha visto la partecipazione di figure istituzionali di alto profilo, a testimonianza dell’importanza strategica dell’operazione per la valorizzazione del patrimonio nazionale. Ad aprire i lavori sono stati:

  • Prof. Massimo Osanna, Direttore Generale Musei

  • Luca Di Franco, Direttore dei Musei e Parchi archeologici di Capri

  • Paolo Falco, Sindaco di Capri

  • Francesco Cerrotta, Sindaco di Anacapri

Il dibattito scientifico ha visto l’intervento di autorevoli accademici ed esperti che stanno collaborando attivamente alle campagne di scavo e alla ricerca sul campo: Carmela Capaldi (Università “Federico II”), Carlo Rescigno (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”), Stefania Tuccinardi (Università di Messina), Cecilia Giorgi (CNR) e Rosaria Perrella (MANN).

Un impegno per il futuro

L’ampliamento presentato oggi segna un passo fondamentale per la tutela e la narrazione del passato caprese. Grazie alla sinergia tra istituzioni, università e centri di ricerca, il Museo Archeologico di Capri si conferma non solo come un custode di memorie antiche, ma come un laboratorio vivo, capace di dialogare con il presente attraverso l’innovazione tecnologica e la valorizzazione dei contesti archeologici più recenti.

L’invito rivolto a cittadini e turisti è quello di immergersi in questo nuovo percorso, dove le pietre antiche incontrano il futuro, regalando una nuova consapevolezza sulla millenaria identità dell’isola di Capri.

Il Museo Archeologico di Capri si rinnova: tra restauro, multimedialità e coinvolgimento pubblico

CAPRI – Un museo che non è più solo un contenitore di oggetti, ma un laboratorio vivo, capace di parlare a pubblici diversi: dalle famiglie con bambini agli studiosi. È questa la visione che emerge dall’incontro con Luca Di Franco (Direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri), Rosaria Garofalo (Restauratrice e Responsabile Unico del Progetto) e Teresa Laudonia (Direttore dell’esecuzione del contratto), in occasione dell’inaugurazione delle nuove sale del Museo Archeologico di Capri.

Un nuovo spazio per la narrazione archeologica

L’ampliamento del percorso museale ha trasformato un grande ambiente unico in una duplice esperienza. Da una parte, l’esposizione classica dei reperti, curata con criteri moderni di fruibilità; dall’altra, una sala multimediale pensata per rendere la storia di Capri immediata e coinvolgente.

Il progetto riflette la moderna mission dei musei italiani: il recupero dei reperti dai depositi per restituirli al grande pubblico. «Abbiamo cercato di rendere il percorso il più possibile fruibile — spiega il Direttore Di Franco — creando una lettura graduale che cresce nell’impatto emotivo: prima l’approccio scientifico con la sala archeologica, poi quello immersivo, che cattura l’attenzione anche dei più piccoli grazie a un gaming dedicato».

Il Sarcofago di Crispina: un restauro “in progress”

Tra le gemme esposte, spicca il Sarcofago di Crispina, giunto in concessione grazie alla cortesia della famiglia Ruocco. Il manufatto è oggetto di un complesso intervento di restauro coordinato da Rosaria Garofalo: «Il restauro è stato diviso in fasi: un primo intervento di consolidamento per permettere l’esposizione al pubblico, cui seguirà una seconda fase mirata alla ricollocazione definitiva del reperto».

Il sarcofago, pur avvolto dalla leggenda che lo lega all’imperatrice Crispina (moglie di Commodo, esiliata a Capri), rappresenta un capolavoro di scultura antica, che con la sua bellezza continua ad alimentare il mito storico dell’isola.

Un sistema fatto di volontà e sinergie

Durante l’incontro, è emersa con forza la centralità del lavoro di squadra, che vede in Rosaria Garofalo il cuore tecnico e operativo. La restauratrice sottolinea come la gestione dei musei capresi si regga su un delicato equilibrio: «Lavoriamo grazie a finanziamenti che, seppur mai sufficienti per l’immensità del patrimonio, ci permettono di progredire. Ma la vera forza è il sistema di volontà: ogni giorno è una sfida che affrontiamo con passione».

Verso il futuro: i nuovi progetti

Il Museo non si ferma qui. L’orizzonte è già rivolto ai prossimi arricchimenti, con l’arrivo di nuovi reperti provenienti da Gradola e da altre campagne di scavo. Il lavoro di restauro sarà incessante nei prossimi mesi, con l’obiettivo di trasformare il museo in una vetrina sempre più completa dell’archeologia isolana.

Il plauso finale è andato all’intero team di lavoro, incluso l’architetto Francesco Flore, curatore degli allestimenti multimediali, capace di tradurre la complessità della ricerca archeologica in un linguaggio visivo accessibile.

Il Museo Archeologico di Capri conferma così il suo ruolo di pilastro culturale: un luogo dove il passato non è mai statico, ma continuamente riscoperto e offerto alla curiosità — e all’emozione — di chi visita l’isola.

Capri, il Museo Archeologico brilla di nuova luce: Osanna celebra il “fermento” culturale dell’isola

CAPRI – Una giornata che segna una svolta per il sistema museale caprese. L’inaugurazione delle nuove sale e la presentazione dei cantieri di scavo in corso hanno offerto il palcoscenico ideale per fare il punto su un progetto che, in pochissimo tempo, ha trasformato il volto dell’offerta culturale dell’isola.

A sottolineare il valore di questo momento è stato il Direttore Generale Musei, Prof. Massimo Osanna, che durante il suo intervento ha espresso grande soddisfazione per la vitalità dimostrata dal Museo di Capri, definendolo un esempio virtuoso di dinamismo nel panorama nazionale.

Il plauso allo staff: passione e strategia

Il Direttore Osanna ha voluto dedicare un ringraziamento speciale al Direttore Luca Di Franco e a tutto il personale. «Questo museo, come nuovo istituto autonomo, è decollato molto bene», ha dichiarato Osanna, elogiando uno staff «molto ridotto, ma appassionato e agguerrito». Il plauso del Direttore Generale si è esteso alla capacità di Di Franco di costruire una squadra coesa, definita con una nota di simpatia come frutto di «molta fantasia», anche nel reperire risorse umane necessarie per far correre le attività.

Tra ricerca e conservazione: il rilancio dei siti

L’intervento ha evidenziato come il museo non sia solo un contenitore espositivo, ma un centro di ricerca attiva. La visione portata avanti è di ampio respiro: accanto all’ampliamento del percorso museale, proseguono le attività di conservazione e restauro in siti simbolo come Villa Jovis, Villa Gradola e Villa Damecuta. In particolare, il Direttore ha ricordato la proficua ripresa delle ricerche a Villa Damecuta, condotte in sinergia con l’Università di Messina, che ha dato nuovo impulso al fermento archeologico isolano.

Sinergia istituzionale: la forza di fare rete

Un passaggio centrale dell’intervento di Osanna è stato dedicato al rapporto con il territorio e, in particolare, con l’amministrazione comunale: «Sono convinto della necessità di fare rete tra le istituzioni. Il Sindaco non ci ha mai fatto mancare supporto, aiuto e sostegno, anche economico». Questa collaborazione stretta tra Stato e Comune viene vista come la chiave di volta per affrontare le numerose sfide ancora aperte.

Uno sguardo al futuro

Il fermento descritto non si ferma alle sale inaugurate oggi. Il Direttore Generale ha guardato già ai prossimi traguardi, annunciando il completamento degli ambienti della biblioteca “Carlo Knight”, dove, una volta installate le scaffalature, il pubblico potrà finalmente fruire di un nuovo importante presidio culturale.

Con l’adozione di una nuova immagine coordinata e di un logo distintivo, il museo non è più solo una promessa, ma un’istituzione «pienamente funzionante», pronta a restituire a residenti e turisti una narrazione della storia di Capri sempre più ricca, tecnologica e partecipativa.

«I segnali sono tanti e positivi – ha concluso Osanna –. Il museo è una realtà in grande rigoglio e sono sicuro che nei prossimi mesi vedremo molti altri frutti di questo straordinario lavoro».

Capri punta sulla cultura: il sindaco Falco rilancia l’immagine dell’isola attraverso il nuovo Museo Archeologico

CAPRI – «Capri merita un ritorno alla cultura, alla fruizione del suo bene archeologico, artistico e tradizionale». Con queste parole il sindaco di Capri, Paolo Falco, ha aperto il suo intervento durante la cerimonia di inaugurazione delle nuove sale del Museo Archeologico, tenutasi oggi presso la Certosa di San Giacomo. Un evento che per il primo cittadino rappresenta molto più di un semplice taglio del nastro: è il simbolo di un nuovo corso per l’intera isola.

Passione e dedizione: il motore del cambiamento

Il sindaco Falco ha voluto innanzitutto ringraziare il Direttore Generale Musei, Massimo Osanna, per aver impresso un segnale di profondo rinnovamento, e il neo-direttore del Museo, Luca Di Franco, elogiato per la sua instancabile operosità. «Il lavoro dello staff è fatto di passione pura», ha scherzato Falco, riferendosi alle continue e tempestive sollecitazioni che riceve dagli uffici museali a ogni ora del giorno: «Questa non è una critica, ma un complimento: senza passione non si va da nessuna parte».

Oltre la cronaca: l’identità autentica di Capri

Nel suo discorso, Falco ha toccato un punto sensibile per l’amministrazione: il racconto di Capri nel mondo globale. L’obiettivo è spostare il focus dai fatti di cronaca che talvolta dominano i social e i media, per riaffermare il valore intrinseco dell’isola. «Non possiamo finire sui giornali solo per la rissa a Marina Grande», ha sottolineato il sindaco, rivendicando la necessità di promuovere una narrazione basata su «tradizione, cultura, musica e bellezza».

Fare rete: il sogno di un percorso archeologico integrato

La visione del sindaco per il futuro è chiara e ambiziosa: trasformare il patrimonio caprese in un ecosistema coeso. Il Museo Archeologico autonomo viene visto come una risorsa strategica che deve dialogare costantemente con il Comune, le fondazioni e le associazioni locali.

In quest’ottica, Falco ha ricordato l’importanza del biglietto unico e degli abbonamenti annuali, strumenti che già oggi permettono a turisti e residenti di vivere l’offerta culturale in modo continuativo e integrato. «Il nostro è un vecchio sogno: creare un unico percorso romano, rivalutare tutto il nostro patrimonio storico e culturale integrandolo con le realtà del territorio», ha spiegato.

Un appello alla divulgazione

Il discorso si è chiuso con un invito alla cittadinanza e agli operatori dell’informazione: «Credo che ci sia la necessità da parte di ognuno di noi di divulgare questa ‘nuova vecchia Capri’». Falco ha chiesto l’aiuto di tutti per far arrivare il messaggio il più lontano possibile, ribadendo che, operando in rete, l’isola potrà raggiungere traguardi culturali di altissimo profilo.

«Facendo rete tutti insieme – ha concluso il sindaco – potremmo andare molto lontano». Un auspicio che accompagna l’apertura delle nuove sale, già pronte ad accogliere i visitatori nel cuore della Certosa.

Anacapri e l’archeologia: un legame profondo che guarda al futuro del turismo culturale

CAPRI – Non solo una presentazione di nuove sale museali, ma una vera e propria celebrazione dell’identità storica dell’isola. A testimoniarlo è stato l’intervento dell’Assessore al Turismo e alla Cultura del Comune di Anacapri, che ha portato i saluti del sindaco Francesco Cerrotta, sottolineando come il legame tra il territorio anacaprese e il suo patrimonio archeologico sia la pietra miliare su cui costruire il futuro turistico dell’intera isola.

Dalla “Carta Archeologica” al rilancio scientifico

L’Assessore ha ripercorso le tappe di un percorso iniziato tempo fa con la redazione della Carta Archeologica, un documento fondamentale che ha permesso di mappare e valorizzare l’immenso patrimonio presente sul territorio.

«Anacapri possiede ben quattro siti archeologici di rilievo: Grotta Azzurra, Gradola, Damecuta e Casa Rossa», ha ricordato l’Assessore, sottolineando come la collaborazione costante con la Direzione Musei, e ora con il nuovo istituto autonomo (MuP), sia la chiave per trasformare questi luoghi in presidi di cultura. «Da tre anni – ha aggiunto – valorizziamo questo patrimonio con la rassegna ‘Azzurra Anacapri’, una dimostrazione concreta di come l’amministrazione creda in un turismo di qualità, colto e consapevole».

Archeologia: l’anima del turismo isolano

Nel suo discorso, l’Assessore ha voluto ribadire una verità storica fondamentale: l’archeologia non è un’aggiunta recente, ma l’essenza stessa della vocazione turistica di Capri e Anacapri. «I primi visitatori stranieri arrivarono sull’isola proprio alla ricerca di reperti e ville romane. Lo stesso Copisch, di cui quest’anno celebriamo i 200 anni dalla riscoperta della Grotta Azzurra, arrivò qui per accompagnare amici tedeschi in cerca di testimonianze antiche».

Il compito attuale, dunque, è quello di proseguire questa tradizione non solo con entusiasmo, ma con il rigore scientifico che oggi caratterizza i lavori sul campo. Particolare soddisfazione è stata espressa per le campagne di scavo in corso a Damecuta, in sinergia con l’Università di Messina, e per le «bellissime sorprese» che stanno emergendo dal sito di Gradola, fondamentali per ricostruire con precisione la vita dei romani sull’isola.

Un plauso alla visione del Direttore Di Franco

Non è mancato un ringraziamento personale al Direttore dei Musei di Capri, Luca Di Franco. L’Assessore ha voluto sottolineare il percorso umano e professionale di Di Franco, ricordando come «da giovane studente di archeologia a oggi, nel ricoprire questo prestigioso ruolo, abbia sempre operato con dedizione assoluta per la valorizzazione dell’isola».

Concludendo il suo intervento, l’Assessore ha ribadito la massima disponibilità del Comune di Anacapri a proseguire su questa strada: «Crediamo fortemente in un modello di sviluppo che metta al centro la tutela del nostro passato, perché è proprio dal dialogo tra ricerca scientifica e promozione culturale che nasce il futuro di Capri».

Capri, il Museo Archeologico si rinnova: al via la rivoluzione digitale e i grandi cantieri di restauro

CAPRI – Una “casa” per i tesori dell’isola, un laboratorio scientifico aperto al futuro e un presidio culturale tecnologicamente all’avanguardia. Con queste parole Luca Di Franco, Direttore dei Musei e Parchi Archeologici di Capri, ha presentato oggi le nuove sale espositive del Museo, tracciando al contempo la rotta per un piano di investimenti da 20 milioni di euro che cambierà radicalmente il volto del patrimonio archeologico caprese.

L’archeologia diventa esperienza: il nuovo allestimento

Il cuore della presentazione è stato il nuovo percorso espositivo, frutto di una sinergia senza precedenti tra Ministero della Cultura, Università, CNR e Soprintendenza. «Non è solo archeologia – ha spiegato Di Franco – ma il primo passo di un racconto continuo».

Il nuovo allestimento, curato internamente dai funzionari Sara Carofalo e Teresa Lauronia, si distingue per la sua anima digitale e partecipativa. Tra le novità spiccano:

  • La Sala Immersiva: un viaggio spazio-temporale nella Capri romana.

  • Touch screen e videogame: strumenti pensati per coinvolgere il pubblico, dai più esperti ai più piccoli, nella scoperta della storia antica.

  • Il Sarcofago di Crispina: il pezzo forte della nuova sezione. Grazie a un accordo di comodato d’uso perenne con la famiglia Rocco, questo straordinario manufatto romano ha finalmente trovato una collocazione museale degna, proveniente dal contesto archeologico di San Costanzo.

La “Carta Archeologica” come bussola

Il Direttore ha voluto rimarcare l’importanza della Carta Archeologica di Capri, un progetto nato anni fa con il supporto dei comuni di Capri e Anacapri (che stanziarono 100.000 euro) e coordinato insieme a Rosaria Perrella e Cecilia Giorgi (CNR). Questo lavoro di ricerca ha permesso di mappare il territorio e dare basi scientifiche solide a tutti gli interventi successivi, trasformando gli archivi in scavi reali.

Verso il 2027: cantieri e nuove scoperte

L’intervento di Di Franco ha guardato dritto al futuro, con un cronoprogramma denso di attività:

  • Villa Jovis: a settembre partirà il grande progetto di restauro finanziato con 5 milioni di euro.

  • Villa Damecuta: prosegue la collaborazione con l’Università di Messina per la ricerca archeologica.

  • Certosa di San Giacomo: sono previsti interventi di restauro per circa 2 milioni di euro, che riguarderanno la chiesa e il chiostro piccolo.

  • La scoperta di Gradola: Di Franco ha confermato l’emozione per gli scavi in corso sopra la Grotta Azzurra. «Stiamo riportando alla luce una villa imperiale finora sconosciuta, probabilmente una delle ville di primo impianto di Augusto». L’obiettivo è quello di rendere il sito fruibile al pubblico a partire dalla metà del 2027.

Un modello di gestione virtuoso

Il Direttore ha concluso il suo intervento con un ringraziamento corale rivolto allo staff: «Un team ridotto ma appassionato, che lavora senza sosta». Di Franco ha sottolineato come il museo sia ormai un organismo vivo, basato su server esterni costantemente aggiornabili con i dati provenienti dalle nuove ricerche universitarie.

«Il volto dei nostri musei cambierà», ha promesso Di Franco, invitando la comunità a guardare a questo polo culturale non più come a un archivio di oggetti statici, ma come a un cantiere di idee e scoperte in costante divenire, capace di connettere il passato glorioso di Capri con l’innovazione del presente.

Carmela Capaldi: “Il Museo di Capri sfida i cliché per raccontare la vera anima dell’isola”

CAPRI – Tra i volti più autorevoli che hanno accompagnato la nascita e il consolidamento del Museo Archeologico di Capri, la Professoressa Carmela Capaldi, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ha offerto oggi un intervento toccante e lucido, riflettendo sul percorso compiuto in soli due anni: dall’intuizione estiva del 2023 alla realtà museale odierna.

Una scommessa vinta: “L’isola di Augusto”

La professoressa ha ripercorso la genesi del progetto con un pizzico di ironia, ricordando la chiamata “a sorpresa” ricevuta dal Direttore Generale Massimo Osanna in pieno agosto 2023, che segnò l’inizio di una corsa contro il tempo per trasformare una mostra in un museo stabile.

Il cuore del dibattito scientifico, all’epoca, riguardava il titolo e l’identità del nuovo polo: Tiberio o Augusto? «A distanza di due anni – ha confessato Capaldi – mi chiedo se abbiamo fatto bene. E la risposta è sì». La scelta di puntare sull’“Isola di Augusto” si è rivelata vincente: non perché Tiberio sia stato meno importante, ma perché Augusto fu il primo a comprendere la natura profonda di Capri, accogliendola nel suo patrimonio personale e facendone un punto nevralgico della sua strategia politica.

Oltre il mito: Capri come centro di potere

La Capaldi ha voluto smantellare il cliché di Capri come semplice meta di svago o “Apragopoli”, la città del dolce far niente. «Capri è stata un luogo centrale nell’amministrazione dell’Impero», ha sottolineato, ricordando come l’isola avesse una funzione diplomatica e politica cruciale: dal controllo del Golfo di Napoli, snodo strategico nei commerci tra Oriente e Occidente, alla gestione delle rotte verso Roma.

«Il museo – ha continuato l’accademica – deve superare l’idea del luogo di villeggiatura per restituire la sostanza di un’isola che possiede una storia millenaria, che parte dall’età arcaica e giunge fino al tardo antico, come dimostrato dalla ricchezza dei reperti, tra cui il magnifico Sarcofago di Crispina».

Il museo come esperienza viva

Nel lodare l’allestimento attuale, che oggi si arricchisce con la tecnologia immersiva e l’interattività, la professoressa ha espresso un plauso per il superamento della barriera tra accademia e pubblico. «La prima regola deve essere non essere noiosi», ha affermato, elogiando la capacità della direzione museale di difendere una comunicazione divulgativa e coinvolgente, rifuggendo il “piglio accademico” che spesso rischia di frenare la curiosità dei visitatori.

Un testimone che passa di mano

L’intervento della Capaldi si è chiuso con un invito caloroso alla partecipazione e un senso di continuità: «Il mio ruolo è ormai quello di un passaggio di fiaccola». La professoressa ha sottolineato come la vitalità del museo sia oggi garantita dalla sinergia tra le nuove generazioni di ricercatori (presenti con la Scuola Superiore Meridionale e l’Università di Messina) e un’amministrazione locale che, per la prima volta, ha compreso l’importanza di fare rete per valorizzare il proprio passato.

«Il senso di questa iniziativa – ha concluso – lo conferma il pubblico, sempre più numeroso e attento». Un pubblico che oggi, tra le sale della Certosa di San Giacomo, non trova più solo frammenti di pietra, ma una narrazione potente e attuale della storia dell’isola.

Il “Fortino” di Capri: quando la natura e il tempo svelano i segreti della Villa di Augusto

CAPRI – Una stratificazione millenaria che emerge dall’imprevisto. È la storia di un sito straordinario, noto ai capresi come il “Fortino” (sito al di sopra di Marina Grande), che è diventata protagonista di un nuovo approfondimento multimediale presentato oggi al Museo Archeologico di Capri dal Prof. Carlo Rescigno, docente della Scuola Superiore Meridionale.

L’imprevisto che diventa scoperta

Il racconto del Prof. Rescigno parte da un evento naturale: due inverni di maltempo parossistico hanno danneggiato il costone roccioso di una proprietà privata (appartenente all’ingegnere Danilo Iervolino), facendo crollare parti del terreno e portando alla luce arcate ottocentesche. Questo episodio ha innescato una riflessione profonda sul patrimonio stratificato che si nasconde nelle proprietà private dell’isola, spesso inaccessibili al pubblico.

Grazie a un accordo virtuoso tra la Soprintendenza, la proprietà privata e la Scuola Superiore Meridionale, una squadra di ricerca composta da Silva Paglia, Alberto Bermejo e Michele Sirani ha potuto documentare e studiare l’area, restituendo al museo – e quindi alla collettività – la narrazione storica di questo sito attraverso una ricostruzione tridimensionale.

Una storia che parte da lontano

Il sito non è solo un “fortino”. La sua storia affonda le radici nella preistoria, con il rinvenimento di tombe di epoca pre-romana, per poi diventare, in età imperiale, un fulcro della Villa di Augusto. Il complesso, costruito a terrazze su una zona ricca d’acqua, si articolava in padiglioni che degradavano verso il mare, collegandosi idealmente a quella che oggi conosciamo come l’area dei “Bagni di Tiberio”.

Dall’Impero ai Borbone, fino a Mona Bismarck

La trasformazione del luogo segue le vicende della storia mediterranea:

  • Età Tardo Antica e Medievale: Le grandi arcate visibili nelle stampe settecentesche testimoniano la trasformazione della villa in un complesso articolato.

  • Età Borbonica: Per la sua posizione strategica, il sito fu trasformato in un fortilizio durante gli scontri tra Borboni, francesi e inglesi nel Golfo di Napoli, integrandosi in un sistema di difesa attiva del territorio.

  • Il Novecento: Dopo la dismissione militare (1866), la proprietà passò a privati, fino a divenire dimora della leggendaria icona di eleganza Mona Williams Bismarck. Appassionata di giardini, la nobildonna trasformò l’area ispirandosi alla sua residenza americana a New Island, creando un parco dove i resti archeologici venivano riutilizzati e valorizzati in un contesto di raffinata eleganza, includendo una cappella funeraria che ancora oggi conserva materiali antichi.

L’appello del Prof. Rescigno: un nuovo Parco Archeologico?

Il Prof. Rescigno ha concluso il suo intervento con una visione ambiziosa. Analizzando la zona dell’ex campo sportivo (dove studi storici di Amedeo Maiuri avevano già ipotizzato l’esistenza di esedre e passeggiate monumentali), l’archeologo ha lanciato una provocazione: «Lì ci sarebbe tutta la possibilità per creare, come si sta facendo per Gradola, un nuovo Parco Archeologico».

L’invito rivolto al pubblico è quello di osservare dall’alto, magari tramite strumenti digitali come Google Earth, l’area sovrastante il porto: un luogo dove il suolo nasconde ancora tesori inediti, dai criptoportici ai corridoi di collegamento tra le terrazze, pronti a raccontare lo splendore della dimora di Augusto.

Il nuovo ipertesto multimediale, oggi disponibile al Museo Archeologico, rappresenta un primo, fondamentale passo verso la riscoperta di questo “giardino segreto” della storia caprese.

Dal silenzio degli archivi al rilancio di Capri: il progetto “Masgaba” riscrive la storia dell’isola

CAPRI – Non è stata solo una ricerca archeologica, ma una vera e propria operazione di “restituzione” storica. A raccontare il valore del progetto “Masgaba” durante l’inaugurazione delle nuove sale del Museo Archeologico di Capri è stata Rosaria Perrella, rappresentante del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), che ha illustrato come la sinergia tra enti, archivi e cittadinanza stia cambiando radicalmente la percezione del passato dell’isola.

Oltre l’elenco dei reperti: Capri come “complesso unico”

Il progetto Masgaba nasce con un obiettivo ambizioso: superare la visione frammentaria di Capri come semplice “elenco di evidenze isolate”. «Per anni l’archeologia caprese è stata percepita come una serie di siti scollegati», ha spiegato Perrella. «Il nostro lavoro è stato quello di ricostruire il paesaggio storico dell’isola, leggendolo come un complesso unitario di ville, grotte e insediamenti vissuti».

La ricerca ha richiesto un lavoro documentario certosino, condotto tra archivi pubblici, privati e ministeriali, che ha permesso di mappare il territorio prima ancora di posare il piede sullo scavo. Un lavoro che ha attinto a piene mani dall’archivio fotografico storico, restituendo immagini di strutture oggi scomparse, ma fondamentali per comprendere la continuità del popolamento isolano.

L’eredità del Progetto: il WebGIS e il nuovo volume

Tutti i dati raccolti sono confluiti nel WebGIS, una piattaforma digitale che permette di interrogare la storia di Capri con precisione scientifica. Ma il progetto non si ferma al dato tecnico: il risultato di questo imponente sforzo di documentazione sarà presto raccolto in un volume dedicato alla Carta Archeologica di Capri, finanziato dai comuni di Capri e Anacapri, che fungerà da pietra miliare per ogni futura ricerca.

Un laboratorio di architettura antica

Uno degli esiti più significativi del progetto Masgaba, sottolineato dalla Perrella, è il riconoscimento di Capri come un vero e proprio “motore di sviluppo” architettonico. «Capri non è un luogo isolato, ma un punto da cui partono modelli progettuali che guardano all’ellenismo e influenzano l’architettura delle ville antiche», ha spiegato l’archeologa. Questa nuova consapevolezza eleva l’isola a protagonista del dibattito scientifico internazionale sull’architettura romana in villa.

Scienza e cittadinanza: lo “spin-off” del sapere

L’intervento di Rosaria Perrella ha posto l’accento anche sul valore divulgativo dell’operazione. Nei suoi sei anni di attività, il progetto Masgaba non si è limitato ai convegni scientifici, ma ha cercato attivamente il coinvolgimento della comunità locale. Le attività “spin-off” della Carta Archeologica hanno permesso ai cittadini di riappropriarsi del proprio territorio, trasformando una ricerca tecnica in una dimensione pubblica condivisa.

«Le nuove sale che inauguriamo oggi — ha concluso la Perrella — sono la dimostrazione visiva di questa nuova idea di archeologia: non più polverosi reperti da catalogo, ma tasselli di una narrazione dinamica, capace di raccontare un’isola che ha ancora tantissimo da svelare».

Villa Damecuta: il restauro scientifico che riscrive la storia dell’archeologia caprese

CAPRI – Non più solo un sito monumentale iconico, ma un cantiere di ricerca dinamico, complesso e pronto a ribaltare le certezze del passato. È questo il nuovo volto della Villa di Damecuta, restituito alla luce dalla Stefania Tuccinardi, dell’Università di Messina, durante la presentazione odierna al Museo Archeologico di Capri. Un lavoro di “rilettura” scientifica che, a distanza di quasi 80 anni dalle storiche campagne di Amedeo Maiuri (1937-1949), sta riscrivendo la topografia del sito.

L’eredità di Maiuri: tra scienza e ideologia

Il sito di Damecuta, posizionato sulla cuspide nord-occidentale dell’isola, è sempre stato un punto di osservazione privilegiato a 360° sul Golfo. Tuttavia, il Prof. Tuccinardi ha sottolineato come gli scavi di Maiuri — fondamentali per far conoscere la villa al grande pubblico — fossero stati influenzati anche dal clima del tempo: la necessità di “restituire” a Capri tre grandi ville tiberiane aveva un movente tanto scientifico quanto ideologico.

Oggi, il team di ricerca si è trovato di fronte a un monumento “alterato”: una planimetria nota ma incompleta, dove le strutture — eccezion fatta per il quartiere privato — erano state rasate a quote uniformi o pesantemente restaurate, rendendo difficile distinguere l’antico dall’intervento moderno.

La svolta: riempire i “vuoti” documentali

Il progetto di ricerca ha operato una vera e propria operazione di “archeologia d’archivio”, incrociando i diari di scavo, le fotografie storiche del 1943 e la cartografia aerea.

  • La nuova planimetria: Grazie a indagini puntuali e al rilievo di evidenze precedentemente ignorate, il team ha “popolato” la planimetria del 1956, chiudendo i vuoti nel sistema dei collegamenti tra il settore dell’emiciclo e il quartiere privato.

  • La scoperta del settore orientale: Nel 2024, finalmente acquisita la particella 104 (che Maiuri aveva sperato invano di scavare), il team ha individuato il muro di limite del padiglione orientale, confermando che la villa era un complesso architettonico ben più vasto e articolato di quanto ipotizzato.

  • Riscoperta tecnologica: L’impiego del georadar ha permesso di confermare, in aree non ancora scavate, la presenza di allineamenti murari che corrispondono perfettamente ai segnali archeologici emersi nelle recenti indagini di scavo.

Una villa in divenire: non solo tiberiana

Tra le scoperte più affascinanti, l’emergere di tecniche costruttive differenti e le relazioni fisiche tra le murature rivelano una variazione di progetto in corso d’opera. Damecuta non fu costruita in un unico momento, ma subì ampliamenti e modifiche che la rendono un contesto archeologico dinamico, con un impianto probabilmente augusteo.

Un laboratorio a cielo aperto per gli studenti

Oltre al rigore scientifico, la Prof.ssa Tuccinardi ha sottolineato la dimensione “umana” del progetto. Grazie al supporto del Comune di Anacapri, che ha fornito logistica e trasporti, il sito è diventato una palestra di formazione per decine di studenti in tirocinio. «Il nostro è un ‘team green’», ha scherzato la docente, ricordando come gli studenti raggiungano lo scavo con i mezzi pubblici, in un’ottica di sostenibilità che coinvolge anche le scuole medie locali, che hanno risposto con un interesse entusiastico durante gli open day.

Prossimo appuntamento: ottobre 2026

Il lavoro prosegue con lo studio dei materiali emersi, che promette di datare con precisione millimetrica le diverse fasi di vita della villa. La Prof.ssa Tuccinardi ha dato appuntamento al prossimo ottobre per i nuovi aggiornamenti, promettendo che il “vuoto” di Damecuta sta finalmente lasciando spazio a una storia architettonica molto più ricca, complessa e affascinante di quella tramandata finora.

«Damecuta non è più un sito statico – ha concluso Tuccinardi – ma un organismo vivo che, passo dopo passo, sta finalmente tornando a parlarci».

La citazione riportata proviene  dalle Vite dei Cesari di Svetonio, con essa si aprono le sale del Museo archeologico di Capri.
“Chiamava Apragopoli (città del dolce far niente) l’isola vicina a Capri per la vita sfaccendata di alcuni del suo seguito che vi si stabilivano.”
— (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 4)

Capri, isola del potere: il Museo Archeologico svela i segreti della Domus Augusta

CAPRI – Non è solo un’isola di vacanza. Capri, nel cuore del Mediterraneo, è stata per anni il fulcro pulsante del mondo antico, un vero e proprio “centro di comando” imperiale dove la bellezza del paesaggio si fondeva con i destini della Storia. È quanto emerge dal suggestivo percorso espositivo del Museo Archeologico di Capri, che attraverso i suoi nuovi pannelli esplicativi invita il visitatore a scoprire una Capri inedita, lontana dagli stereotipi del “dolce far niente”.

Apragopoli: un equivoco storico

Il viaggio nelle sale del Museo inizia con una provocazione letteraria. È lo storico Svetonio a darci il benvenuto, citando l’appellativo di Apragopoli — ovvero “città del dolce far niente” — che Augusto usava ironicamente per definire Capri, scagliandosi contro lo stile di vita fin troppo rilassato di alcuni membri del suo seguito. Tuttavia, le testimonianze archeologiche rivelano ben altro: l’isola era, al contrario, un nodo nevralgico dell’Impero.

Il cuore battente dell’Impero

Il cuore del museo è dedicato al legame indissolubile tra la Domus Augusta e la gestione dello Stato. Come ricorda il filosofo Plutarco, Tiberio Cesare scelse Capri per i suoi ultimi sette anni di vita. Ma lungi dall’essere un isolano riposo, l’isola divenne il luogo dove confluivano i pensieri, le crisi e le decisioni che governavano il mondo conosciuto. La “tempesta” del governo imperiale non si placò mai nemmeno tra le rocce capresi: Capri non era un rifugio, ma un centro di potere sostitutivo rispetto alle antiche istituzioni repubblicane.

La Domus Augusta: una questione di famiglia

Attraverso i pannelli che ricostruiscono l’albero genealogico dei Giulio-Claudi, il museo illustra come la trasmissione del potere avvenisse non per designazione astratta, ma attraverso l’intreccio di legami familiari e adozioni strategiche. L’ascesa di Tiberio, figlio di Livia, al trono dopo la morte di Augusto, segnò il trionfo della Domus Augusta come garante della salus (l’incolumità) della res publica. Ogni scelta, ogni legame, ogni gesto pubblico dell’imperatore diveniva un exemplum da imitare in tutta la penisola.

Il mito tra le onde: da Gradola alla Grotta Azzurra

Uno dei capitoli più affascinanti è dedicato al rapporto tra Capri e il sacro. Le grotte dell’isola non erano solo formazioni geologiche, ma “dimore porose” per divinità marine. Il ninfeo di Gradola, dove in età tiberiana svettava il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, ne è l’esempio lampante. I pannelli suggeriscono che lo stesso Tiberio, animato da un misto di devozione e superstizione, volesse ricreare nel marmo il prodigio di avvistamenti leggendari. Questo legame tra natura e mito predata di secoli la “riscoperta” della Grotta Azzurra ad opera di Augusto Copisch nel 1826.

Lo stile di vita imperiale: tra efebi e sfarzo

Il museo restituisce anche l’immagine del principe a tavola con gli efebi. Augusto amava presenziare agli esercizi dei giovani isolani — istituzione di eredità greca — offrendo loro banchetti dove la libertà di comportamento era la regola. Questa “vita di corte” (l’aula Caesaris) era un meccanismo raffinato: lo sfarzo, le acconciature, gli arredi e i soggetti iconografici delle ville di Capri — come Palazzo a Mare e Damecuta — divenivano modelli culturali che definivano la dignità dell’imperatore.

Il Museo Archeologico di Capri oggi non espone solo reperti, ma ci restituisce una “nuova vecchia Capri”: un’isola che, nell’antichità come oggi, non ha mai smesso di essere un palcoscenico mondiale, sospesa tra il riposo del corpo e la frenesia del potere.

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le nuove sale 

L’Isola di Augusto: Viaggio nel cuore del potere imperiale al Museo Archeologico di Capri

CAPRI – Non è stata soltanto una meta di villeggiatura, né solo il teatro dei presunti eccessi di Tiberio. Capri, nel racconto del rinnovato Museo Archeologico, si rivela per ciò che è stata realmente: un centro nevralgico dell’Impero, un punto di snodo strategico nel Mediterraneo, un luogo dove la natura stessa veniva modellata per riflettere la gloria dei Cesari.

Grazie al nuovo allestimento, curato dal Direttore Luca Di Franco con un team di specialisti, il visitatore viene accompagnato in un percorso che intreccia archeologia, miti antichi e tecnologie digitali, svelando un’isola che è, prima di tutto, l’isola di Augusto.

1. Il Cuore dell’Impero: tra politica e sacro

Il percorso espositivo si apre sfidando il mito di Apragopoli (la città del “dolce far niente”). Sebbene Augusto avesse usato questo termine con ironia verso il suo seguito, il Museo chiarisce che Capri fu, a tutti gli effetti, il cuore pulsante dell’amministrazione imperiale.

La figura del Princeps viene presentata attraverso il concetto di “Divino in terra”. Il Museo documenta come la fine delle guerre civili avesse generato un’aspettativa messianica: Augusto non era solo un governante, ma un portatore di salvezza. Il “Miracolo dell’elce”, che tornò a fiorire al passaggio di Augusto nel 29 a.C., divenne il segno tangibile di un destino luminoso. Questa sacralità si rifletteva nell’arte pubblica, dove simboli di fecondità — allori, spighe, viti — celebravano una natura rigogliosa, intesa come specchio della Pax Augusta.

2. Le Ville del Principe: architetture di potere

Il Museo dedica ampio spazio alla monumentalizzazione dell’isola. Contrariamente alle credenze popolari che attribuivano la costruzione delle residenze imperiali al liberto Masgaba, le indagini confermano che furono figure di alto rango, amici intimi dell’imperatore, a curare l’ornato delle ville.

Siti come Palazzo a Mare (Bagni di Tiberio) e Damecuta non erano solo dimore, ma scenari di un preciso programma politico e religioso. Il Museo documenta l’intensa attività edilizia avviata già con Augusto, sottolineando come la presenza imperiale sull’isola fosse una scelta strategica mirata al controllo del Golfo di Napoli e delle rotte marittime tra Oriente e Occidente.

3. I tesori dagli scavi: da Gasto a San Costanzo

L’allestimento mette in luce due siti fondamentali per comprendere la vita quotidiana e la continuità storica di Capri:

  • Gasto: Situata sopra Marina Grande, questa villa romana rivela un’organizzazione complessa, divisa tra pars rustica (l’attività produttiva) e pars urbana. Un elemento di grande interesse è la specula, la torre circolare utilizzata per controllare la navigazione. La vita della villa, testimoniata da anfore da trasporto e ceramiche, si interruppe bruscamente nel 79 d.C. con l’eruzione del Vesuvio, che ne ha preservato la memoria sotto uno strato di cinerite.

  • San Costanzo: L’area rivela una stratificazione millenaria, dall’Età del Bronzo al Medioevo. I reperti mostrano un complesso privato di età repubblicana (I secolo a.C.) con un settore termale, su cui nel V secolo d.C. sorse un cenobio paleocristiano. L’uso di materiali di spoglio — tra cui otto colonne, forse provenienti da Palazzo a Mare — racconta la trasformazione di una zona votata al lusso in un centro di culto cristiano.

4. Il Sarcofago di Crispina: un ritorno alla storia

Tra i pezzi più iconici esposti, il “Sarcofago di Crispina” rappresenta un capitolo affascinante. Rinvenuto nel 1810 presso San Costanzo, il manufatto è tradizionalmente legato alla figura di Crispina, moglie dell’imperatore Commodo, esiliata a Capri nel 182 d.C. con l’accusa di adulterio. La raffinatezza della lavorazione, che richiama modelli microasiatici, testimonia l’alto tenore sociale dei personaggi che frequentavano l’isola. Grazie alla generosità della famiglia Ruocco, proprietaria del reperto sin dal ritrovamento, il sarcofago è oggi tornato a disposizione del pubblico.

Un laboratorio di innovazione

Il nuovo Museo di Capri si distingue per l’uso audace della tecnologia:

  • Sala Immersiva: permette al visitatore di immergersi nella Capri romana, ricostruita in 3D.

  • Multimedia: il progetto, curato da Francesco Flore, funge da “ponte” tra l’archeologia tradizionale e il pubblico contemporaneo, rendendo leggibili le complesse trasformazioni architettoniche del territorio.

In conclusione, il Museo Archeologico di Capri non è più solo un contenitore di oggetti, ma una metafora dell’esistenza. Come suggeriscono i pannelli esplicativi, l’isola resta un punto di riferimento nel Mediterraneo: un “macigno galleggiante” che, superando i cliché della trasgressione, rivendica oggi la sua dignità di laboratorio di convivenza civile e culturale.

Il Museo è un’istituzione viva, pronta ad accogliere i dati delle nuove campagne di ricerca in corso, confermandosi come la casa della “nuova vecchia Capri”.

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