Capri. Architettura per una centrale elettrica

Dagli inviati di Positanonews,presenti all’evento, foto, video, interviste e impressioni.

Capri 14 ott 2020. Uno dei motivi per cui siamo andati sul posto, non tanto per lo show dei politici di turno, ma soprattutto per l’aspetto architettonico, di cui siamo cultori, e il suo impatto ambientale. Costruire sull’isola di Capri, anche un semplice capannone, può essere un cazzotto nell’occhio e un calcio al futuro.  Mentre invece siamo rimasti positivamente colpiti dall’integrazione ambientale, da quei tetti coperti di verde e dalle pareti esterne che sposano cromaticamente il costone sovrastante. La sua distanza dall’abitato, in una ampia curva di via Giobbe Ruocco, fa si che bisogna cercarla la centrale, e alla vista non sembra un edificio industriale. Tali accorgimenti e le tante soluzioni ci hanno spinto a chiederci ma chi è l’architetto? Sicuramente avrà visitato Villa Malaparte, sicuramente avrà letto le impressioni sull’isola dei vari tanti visitatori illustri, sicuramente avrà cercato materiali specifici per problemi speciali. Ed ecco che arriviamo a Enrico Frigerio e il suo studio. Non siamo riusciti ad intervistarlo, non sappiamo nemmeno se c’era a questo evento inaugurale, la fitta barriera di agenti in divisa e in borghese, ha impedito qualsiasi nostro movimento. In cambio, però sul sito web  della FRIGERIO DESIGN GROUP, abbiamo trovato il progetto raccontato.

Complimenti Frigerio Design Group!

«…Era di pietra la sua bellezza. In ogni frammento della sua pelle rinverdiva la primavera pura
che nascondeva nelle fenditure del suo tesoro.» PABLO NERUDA, L’uva e il vento
Pablo Neruda, poeta cileno che trascorse lungo tempo sull’isola di Capri, definì la raccolta in cui si trovano questi versi un «libro di spazi e di molta luce»: di qui l’ispirazione per il concept del progetto. Siamo partiti dalla matrice naturale che caratterizza il luogo e ne definisce l’identità mettendo le basi per uno spazio di cerniera tra tessuto urbano diffuso e natura, fatto di gradoni calcarei e vegetazione mediterranea, geometrie e colori reinterpretati nei materiali e nei dettagli, per conservare quella stessa ricchezza e vibrazione di luce.

UN CONTESTO D’ECCEZIONE
Il Monte San Michele, 262 m in altezza di roccia calcarea, e una flora tipica della macchia mediterranea prevalentemente di sempreverdi, sono gli elementi dominanti.
La roccia calcarea caratterizza tutta l’isola, l’unica del Golfo di Napoli a non avere origine vulcanica: è la roccia che disegna le scoscese pareti dolomitiche e le coste frastagliate: cuspidi e scogliere suggestive, sino ad arrivare ai faraglioni e alle varie cavità naturali fuori e dentro il mare.
Il verde si insinua in tutte le fessure e gli spazi, in verticale, in orizzontale, a sbalzo sul mare, sino a distendersi e ricoprire i vari altipiani e gradoni. Caratteristiche orografiche di inconfondibile bellezza che rendono Capri unica in tutto il mondo.
La matrice naturale, quindi, caratterizza il luogo e ne definisce l’identità e il progetto della nuova Stazione Elettrica è partito da questa premessa: prima ancora di essere un patrimonio di architettura, l’isola di Capri rappresenta un patrimonio naturale d’eccezione.

NATURALE E INDUSTRIALE
Realizzare un insediamento industriale significa confrontarsi con volumi e dimensioni dettati da esigenze impiantistiche funzionali precise che devono essere assunte come assiomi, molto spesso con un rapporto fuori scala o un aspetto comunque estraneo rispetto al contesto in cui si inseriscono, così da rendere molto difficile qualsiasi intervento di mimetismo o smaterializzazione.
La ricerca compositiva per questo progetto è consistita nell’invenzione di un’alternativa: sostituire all’immagine “dura” del complesso industriale dell’opera un’identità capace di porre il complesso in armonia con il contesto, minimizzando l’impatto visivo e valorizzandone l’immagine complessiva.
L’intorno è stato esplorato, esaminato alla ricerca di tutti gli elementi che lo caratterizzano. La ricerca formale non si è rivolta a imitare la natura o a mimetizzare il manufatto, ma a interpretare l’ambiente mettendo in relazione il complesso con la sua personalità e qualità architettonica.
Le parole d’ordine sono state: contesto, qualità, dettaglio, funzionalità, tempi e costi; scopo ultimo, esprimere una sensibilità contemporanea allo straordinario profilo del sito e promuovere una nuova cultura imprenditoriale di gestione dell’energia elettrica.

ARCHITETTURA E CONTESTO
Gradoni calcarei e vegetazione mediterranea: il progetto prende ispirazione dalla matrice naturale dell’area, geometrie e colori vengono reinterpretati nei materiali e nei dettagli, per conservare la stessa ricchezza e vibrazione di luce.
La planimetria è disegnata dall’orografia del terreno, i gradoni calcarei che salgono da Marina Grande diventano muri di contenimento o edifici, mentre la vegetazione occupa in modo spontaneo gli spazi vuoti e mitiga i volumi minimizzando l’impatto visivo.
La scelta di utilizzare le cromie del sito, consente di ottenere un impatto visivo più “dolce” ed integrato; l’intervento edilizio si lega così alla natura diventandone contrappunto per ottimizzare l’impatto ambientale senza rinunciare alla propria identità.

MATERIA E GEOMETRIE
L’architettura si è posta l’obiettivo di modificare l’immagine impiantistica e tecnologica del complesso, a favore di una differente dignità estetica. Pur conservando un carattere industriale, si è operato sulla qualità dei dettagli, realizzati con materiali ordinari ma arricchiti con particolari di finitura e di montaggio.
Per la costruzione si è ricorso alla prefabbricazione, con il preciso scopo di semplificare il cantiere e ridurre i tempi di costruzione e i costi. Attraverso un’elaborazione geometrica si è ottenuta un’astrazione formale trapezoidale di base, DNA con cui definirne la personalità del complesso.
I pannelli, di forma trapezoidale, sono realizzati con cassero “master”, su cui vengono zancate le placche in ottone secondo geometrie che, grazie alla posa alternata, creano nell’insieme composizioni variabili. Parapetti, cancelli, schermi e recinzioni, invece, sono realizzati in pannelli modulari in lamiera di ottone brunito, il cui disegno replica quello dei pannelli in cemento, invertendo l’effetto percettivo: predominano i vuoti rendendoli permeabili alla vista. Gli scarti delle lavorazioni costituiscono le placche da inserire nei pannelli di calcestruzzo, in modo da impiegare tutto il materiale.

IL VERDE
Il verde è la seconda matrice naturale a cui si ispira il progetto: una vegetazione che privilegia l’uso di arbusti e piante sempreverdi per garantire l’effetto di mitigazione costante nell’arco dell’anno e ridurre gli interventi di manutenzione.
Come nelle pareti calcaree dell’isola, il verde si insinua tra i volumi occupando gli spazi vuoti, e si distribuisce in modo spontaneo.
Essenze sempreverdi scelte in base ai colori, ai profumi e alla loro dimensione per ottimizzare l’effetto di mitigazione ed avere frutti e fiori con effetti cromatici che variano nelle varie stagioni dell’anno.

LA LUCE
Vista la particolare condizione paesaggistica, si è deciso di intervenire per limitare al massimo l’inquinamento luminoso: i corpi illuminanti sono posizionati in modo che non si veda la sorgente luminosa, utilizzando parabole del tipo cut-off e con tecnologia LED, per ridurre consumi e manutenzioni.

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