All’Ombra del Vesuvio e del Golfo: tra Sete e Attese, la Vendemmia Negata della Piana Sorrentina
di Lucio esposito
Siamo giunti alla fine di agosto, un momento che per secoli ha rappresentato il cuore pulsante e l’apice dell’annata agraria in Campania. Nelle colline che incorniciano la piana sorrentina e si protendono verso il mare, l’aria dovrebbe essere satura del profumo inconfondibile del mosto e della dolcezza dell’uva matura, pronta per essere raccolta. Eppure, quest’anno lo scenario che si apre davanti agli occhi di chi ama la terra è ben diverso, intriso di preoccupazione e di amara constatazione.
Una maturazione falsata e grappoli alla prova della siccità
Passeggiando tra i filari e i tradizionali pergolati che caratterizzano il paesaggio costiero, ci si imbatte in un quadro fitosanitario e produttivo fortemente compromesso. Come documentato dalle recenti ricognizioni sul campo, l’uva che dovrebbe risplendere di pienezza e turgore mostra invece evidenti segni di sofferenza [00:00:00].
Grappoli rachitici e disidratati: La carenza idrica prolungata, acuita da un’estate torrida e priva di precipitazioni adeguate, ha bloccato il corretto sviluppo vegetativo e produttivo. Troviamo così grappoli visibilmente impoveriti, con acini piccoli, privi della necessaria riserva d’acqua e succosità [00:00:00].
La risposta della pianta: In un disperato tentativo di sopravvivenza, i tralci mostrano foglie stanche e acini che non riescono a compiere il normale ciclo di invaiatura e maturazione zuccherina, compromettendo irrimediabilmente il futuro profilo organolettico del vino.
Le prospettive per un’annata in salita
Alla vigilia della raccolta, le previsioni dei viticoltori locali non lasciano spazio a facili ottimismi. Sebbene la tenacia dei contadini della penisola sorrentina sia leggendaria — capaci come pochi di strappare frutti preziosi a pendenze scoscese e terreni difficili — la natura quest’anno ha imposto un tributo altissimo.
Si profila inevitabilmente un’annata non positiva [00:00:25], caratterizzata da una drastica riduzione delle rese quantitative e da una qualità disomogenea. La mancanza d’acqua ha spezzato l’equilibrio millenario che lega la vite al microclima unico di queste colline baciate dalla brezza marina.
La vendemmia che sta per cominciare sarà, dunque, un esercizio di resistenza e di rispetto per un patrimonio enologico che, nonostante le avversità climatiche, continua a custodire l’anima più autentica e fiera del nostro territorio.
Riferimenti video dei sopralluoghi sul campo:

