Sorrento, conferenza sul filosofo e vescovo Giuseppe Giustiniani

Sorrento, conferenza sul filosofo e vescovo Giuseppe Giustiniani

12/02/21

, : - Inizio ore 16.00

Attenzione l'evento è già trascorso

Sorrento. Venerdì 12 febbraio 2021 alle ore 16.00 presso il Museo Civico San Francesco nel Chiostro di San Francesco, organizzata dall’Istituto di Cultura “Torquato Tasso, Pasquale Giustiniani presenta “Giuseppe Giustiniani, filosofo e vescovo”. Introdurrà Gaetano di Palma.

La conferenza sarà trasmessa in diretta da Positanonews.

Si ringrazia l’Assessorato alla Cultura del Comune di Sorrento e la Gelateria Primavera per il contributo dato alla realizzazione dell’evento.

Sorrento, conferenza sul filosofo e vescovo Giuseppe Giustiniani

La motivazione di questa scelta da parte dell’Istituto di Cultura Tasso, nella persona del presidente Luciano Russo, di argomentare intorno a Giuseppe Giustiniani, sta nel fatto che egli era un letterato e filosofo, prima di essere vescovo. E’ opera sua la lapide dedicata al Tasso nella Cattedrale di Sorrento e la valorizzazione del sommo poeta sorrentino.La sua grande attualità sta nel fatto di aver organizzato tante cose in favore dei diseredati e mendicanti . Fu vittima di un contrasto con il Governo Italiano di cui riportiamo alcune pagine del libro :

SALVATORE PETTI  

L’ARCIVESCOVO GIUSTINIANI ED IL CONTRASTO CON IL GOVERNO ITALIANO

(Il caso di Vico Equense nel 1899)  Associazione Studi Storici Sorrentini 1994

MONS. GIUSEPPE GIUSTINIANI Arcivescovo di Sorrento (1886-1917)

Giuseppe Giustiniani nacque a Napoli il 19 marzo 1835 da Salvatore e

Maria Conte. Fu Parroco di S. Caterina in Foro Magno e professore di teologia

e filosofia nel liceo arcivescovile. Diventò, poi, Rettore del Seminario, quindi

Parroco e Canonico del Duomo di Napoli.

Due volte rinunciò all’episcopato, la terza volta gli fu imposto da Leone

XIII. Così nel concistoro del 7 giugno 1886 fu proclamato Arcivescovo di

Sorrento.

Il suo ingresso in Diocesi, il 16 settembre, fu trionfale; a Meta i fedeli

staccarono i cavalli dalla carrozza e la trascinarono a mano sino a Sorrento

sotto una pioggia di fiori.

Venuto a Sorrento, Giustiniani osservò che la cittadina pullulava di

poveri che infastidivano i molti forestieri che vi erano in visita. Decise di

ovviare all’inconveniente ed istituì la Conferenza di S. Vincenzo de Paoli, per

aiutare in modo costante gli indigenti. Poi col suo personale risparmio, col suo

sacrificio e col concorso di molti benefattori, riuscì a fornire Sorrento di

un mendicicomio che potesse ospitare decorosamente i poveri della

cittadina. E’ l’Ospizio di S.Antonio, ancor oggi vanto dell’opera del Giustiniani.

Per avviare ai retti principi filosofici i giovani preti, fece riprendere gli

studi tomistici, fondando l’Accademia di S.Tommaso, con una cattedra

permanente di commento della “Summa”, cui settimanalmente egli stesso,

per molti anni, dette lezione.

L’Accademia si riuniva quattro volte l’anno per ascoltare le dissertazioni

degli accademici e degli uditori.

Nella ricorrenza di S. Tommaso vi era adunanza generale.

Nel Seminario fondò una Accademia di Sacra Predicazione dedicata a S. Giovanni Crisostomo.

S’impegnò molto per la formazione del clero e per la diffusione e

promozione dell’ insegnamento del catechismo nelle scuole e nelle parrocchie,

diffondendo in tutta la Diocesi le Opere Pontificie della Propaganda della

Fede, delle Missioni e della S. Infanzia.

Lavorò con zelo per costituire l’ufficio di Canonico Teologo. Per venire

incontro alle necessità del clero, in malattia e nella vecchiaia, realizzò la

prima forma di assistenza e previdenza ecclesias tica in Italia con la

fondazione dell’Istituto Leonino di S. Giuseppe. In occasione del centenario

della dichiarazione dei diritti dell’uomo, fatta in Francia nel 1789, con

apposita pastorale volle proclamare i “diritti di Gesù Cristo e del suo regno

sociale”, e l’ultima domenica di giugno del 1899 con grande solennità pose

una corona d’oro sul capo dell’immagine del Sacro Cuore nella Chiesa

Cattedrale, mentre tutte le campane della Diocesi suonavano a festa; con altra

pastorale consacrò tutti gli uomini al S. Cuore di Gesù.

Fu molto sensibile ai problemi del laicato e ne intuì a fondo l’importanza,

per cui si impegnò molto nella costituzione di circoli di gioventù cattolica,

comitati diocesani, comitati parrocchiali, società cattoliche. Per primo in

Italia, inserì le norme dell’Azione Cattolica nella Costituzione V del suo

Sinodo (1897).

Aveva eloquio facile e spedito, ed era ascoltato semp’re con

soddisfazione sia dal clero che dal popolo. Per cui non stupisce che a

Roma il suo discorso tenuto in S. Giovanni in Laterano per sacerdoti

“Adoratori” incontrò l’ammirazione generale dell’Assemblea. Nè stupisce

che abbia ricevuta dal Cardinale Rampolla, Segretario di Stato, le più

vive congratulazioni per il suo bel discorso tenuto ai sorrentini, da lui

guidati in pellegrinaggio a S. Pietro perl’ Anno Santo del 1900, nell’a trio della

Basilica prima di varcare la Porta Santa.

Personalità eccellente, si impegnava anche negli avvenimenti civili per

dare loro senso comunitario e religioso. In occasione della ricorrenza del

terzo centenario della morte di Torquato Tasso, ponendo fine ai festeggiamenti

il 24 aprile 1895, fece porre a memoria di ciò una lapide sulla facciata esterna

della Cattedrale, ed un’altra fu posta, per iniziativa del Capitolo, nella

cappella del battistero, ove il Tasso fu battezzato 1’11 marzo 1544.

Cercò di migliorare ed abbellire la sua Cattedrale con lavori di pregio.

Visse in prima persona il travaglio dei grandi avvenimenti d el suo

tempo, seguendo con attenzione il difficile processo di unificazione del Regno

d’Italia ed i tesi rapporti tra lo Stato e la Chiesa-in cui va inserito il suo “atto

di insubordinazione dell’agosto del 1899 a Vico Equense” -, la forzata

chiusura del Concilio Vaticano I, la lotta al positivismo ed al materialismo e

lo scoppio della I guerra mondiale.

Improvvisamente si spense il 30 giugno 1917, all’età di ottantadue anni

e trentun anni di governo della diocesi. Per suo espresso desiderio le sue

ceneri, dopo alcuni anni dalla morte, furono traslate nell’Ospizio di

S.Antonio, da lui fondato, in un monumento funebre che i sorrentini vollero

erigergli.1

La continua azione pastorale di Giustiniani ed il suo impegno civile e

morale sono testimoniati dai tanti suoi scritti che, di volta in volta, hanno

sottolineato gli avvenimenti di cui è stato artefice, testimone, ispiratore,

promotore. Quì di seguito riportiamo, in rassegna, i suoi scritti (da noi conosciuti).

– Littera Pastoralis Illustrissimi ac Reverendissimi Domini Joseph

Giustiniani Archiepiscopi Surrentini Ad Clerum et populwn suum, Neapoli,

ExTypographia ArchiepiscopaliJoannis de Bonis,MDCCCLXXXVI, (pp.13).

– Archidiocesi di Sorrento, Funerali Generali della Domenica 30 settembre,

S.Agnello di Sorrento, Tipografia all’ Insegna di S.Francesco d’Assisi, 1888

(pp.16).

Statuto dellAccademia degli Umili di S.Tommaso d’Aquino eretta nel

Seminario Arcivescovile di Sorrento il 7 marzo 1889, Sorrento, Tipografia

Succursale Festa, via San Cesareo, 1889 (pp.7).

Accademia degli Umili di S. Tommaso d’Aquino eretta nel Seminario

Arcivescovile di Sorrento il 7 marzo 1889, Sorrento Tipografia Succursale

Festa, 1889 (Discorso inaugurale e Statuto, pp.31).

– Archidiocesis Surrentina Littera Pastoralis pro Synodo Diocesana

 

 

IL SINODO DEL 1897

Pastore zelante ed instancabile, l’Arcivescovo Giustiniani convocò nel

1897 il Sinodo Diocesano, definito da Mons. Trombetta “monumento imperituro

della sua sapienza” e dal Papa Leone XIII “Manna Celeste”.1

L’opera porta il seguente titolo.

“Prima Synodus Dioecesana quam Illustrissimus et Reverendissimus

Dominus Joseph Giustiniani Archiepiscopus Surrentinus celebravit diebus

VI, VIIetVIIlmensi Iunii AnniMDCCCLXXXXVII, Neapoli, ExTypographia

And. et Salv. Festa, 1897.”

Già nella “Littera Pastoralis pro Synodo Dioecesana celebranda” il

Giustiniani ricordava: “guae commoda guae ve utilitates a Synodorum

celebratione proficisqmtur in Ecclesia; atque quanta prudentia, quantaque

sapientia Sacri Canones per acta Conciliarum Oecumenicorum, aut per

Summorum Pontificumlitterastum exhortando, tum praecipiendo, universos

urgent Episcopos ad Synodos dioecesanas saepius convocandas” .

h ciò Giustiniani si rivelò un Vescovo ligio alla tradizione, ma che non

ignorava affatto le mutate esigenze della Chiesa e della società civile del suo

tempo. Infatti l’Arcivescovo d edicava un ampio spazio al tema del nuovo

as:mciazionismo cattolico, che è rivelatore di un’attenzione non effimera nè

occasionale, e neppure rituale. Basti ricordare la fondazione dei numerosi

circoli di Gioventù cattolica, Comitati diocesani e parrocchiali, società cattoliche

, durante il suo mandato. Anzi, fu lui che, per primo, tra tutti i Vescovi

d’Italia, fece inserire nel Sinodo le norme della ‘Azione Cattolica’.

Inoltre, nel titolo II della V Costituzione del Sinodo, intitolato “De laicis”, dopo aver rivelato che la “Fidelium catholicorum congregatio” –

definita “Ecclesia Dei vivi, columna ac firmamentum veritatis” – constat

enim ex Clericis et Laicis, divino iure a se invicem distinctis”, ne sottolineava

il ruolo e le funzioni.

Ci teneva, però, Giustiniani, a evidenziare, con sorprendente modernità,

il ruolo della Parrocchia, cellula fondamentale della Chiesa, a cui i laici

devono fare riferimento, ed affidava al Parroco il compito di promuovere

l’Azione Cattolica nelle sue varie articolazioni, scegliendo gli uomini migliori

ed i cristiani più motivati sul piano ideologico (“Caveant homines vanos et

gloriosos!!). Raccomandava, ancora, che i comitati parrocchiali agissero in

armonia col Comitato Diocesano, conformando le proprie attività a quelle

del Comitato superiore, ed auspicava una collaborazione tra le diverse

arciconfraternite e società cattoliche.

Una particolare, dettagliata ed approfondita trattazione meriterebbe

l’esame delle cinque Costituzioni e dei quindici Documenti, in cui

Giustiniani passò in rassegna tutti i problemi della sua vasta Arcidiocesi

alle soglie del 1900. Infatti, nè prima di lui, nè in seguito, fino ad oggi, è stato

effettuato un Sinodo così importante per gli argomenti trattati e per la vasta

partecipazione; mai è stato pubblicato un volume così ricco ed artic9lato,

fonte preziosa per la conoscenza della realtà sociale e religiosa della nostra

costiera.

Attenta cura, ancora, fu dedicata alla disciplina del clero.2

I sacerdoti dovevano essere “sine crimine”, “Dei dispensatores, habentes

mysterium fidei in coscientia pura”, “sedulam operam ecclesiasticis studiis

navent”, “caveant potissimum … saeculi fastum”, “nuptiarum convivia,

negotiationes lucrativas, et aleatorios ludos … evitent; neque profanis, aut

inanibus spectaculis intersint. Loca, ubi commessationibus et

compotati01ùbus indulgetur, non adeant. In apothecis, vulgo ‘caffè’, non diu

immorentur, nec inibì ludo assistant, et eo minus libera les ephemeridies

perlegere audeant” .3

Venendo al caso del CanonicoParascandolo-chetratteremodiffusamente

in seguito-, il quale aveva fatto a Casapulla il noto discorso in onore di

Mons. Natale, giustamente, l’Arcivescovo Giustiniani si richiamava a

quanto si era stabilito col Sinodo:”Nihil ergo aout legendum aggrediantur

in publiicis conventibus vel academiis, aout typis irnprimendum, penes nos

sive alibi, nulla Nostra licentia freti. Libros quoque, qui de artibus

scientiisque mere naturalibus tractant, eos prohibemus publicare, quos

prius non noverimus. Item prohibemus quominus absque praevia nostra

venia, diaria vel folia periodica moderanda suscipiant” .’1

Nella fattispecie, il Canonico Parascandolo, non solo non aveva sottoposto

il suo discorso al suo Vescovo, ma lo aveva anche fatto stampare. E

Giustiniani faceva notare e sottolineava tale irregolarità alle Autorità dello

Stato, difendendo la legittimità del suo operato.

Il Sinodo fu pubblicato nel 1897 5, in un ampio volume di circa trecento

pagine e scritto in lingua latina.

 

MONS. GIUSTINIANI ED IL LAICATO CATTOLICO.

Per rendersi conto del temperamento e dell’attività dell’ Arciv. è illuminante

l’inchiesta a suo carico e la punizione che doveva essere esemplare e

comunque tale da scoraggiare analoghe iniziative in Italia. Si voleva,

evidentemente, non solo punire, ma piegare ed umiliare l’indomito

Giustiniani, per mortificare ed imbavagliare tutto il movimento sociale, che

a lui faceva riferimento e da lui riceveva impulso.

Il Ministro Bonasi, riprendendo le parole d el Prefetto 1, faceva capire che

non era il singolo episodio a renderlo inquieto, ma l’atteggiamento del

Vescovo di Sorrento, la cui azione pastorale si era rivelata particolarmente

efficace nel promuovere ed organizzare tutte quelle associazioni cattoliche,

che si sviluppavano e dispiegavano un’ attività fortemente in polemica con

le pretese totalizzanti dello Stato liberale.

Nel Mezzogiorno, annotava Scoppola2

, “la mentalità e lo stato d’animo

transiger:ite è più diffuso”, poichè i Vescovi ed i Parroci del Sud erano spesso

invischiati nelle vicende politiche locali, legati al notabilato ed incapaci di

esprimere “un atteggiamento di opposizione e di lotta vivace”. L’astensionismo

di Giustiniani era raro ed eccezionale nel panorama d el movimento cattolico

meridionale, e pertanto andava colpito.

Non bisogna dimenticare che già Di Rudinì (precedente Presidente del

Consiglio dei Minis tri) aveva fatto emanare delle circolari, che raccomandavano

ai Prefetti di sorvegliare le adunanze dei cattolici. A Napoli nel maggio

1898 i vari comitati si erano sciolti o “evaporizzati”, così pure a Sorrento don

Giovanni Attardi indicava la paura “come causa dell’anemia dei comitati e

delle società cattoliche” . Le opere, egli scriveva in un italiano molto

 

L’ATTO DI INSUBORDINAZIONE DELL’ARCIVESCOVO

A comprendere la realtà religiosa e sociale di Sorrento e della Penisola

Sorrentina ci è di aiuto il “grave atto di intolleranza”, come fu definito, commesso

a Vico Equense dal Vescovo Giustiniani domenica 27 agosto 1899, m

occasione della festa patronale, nella Chiesa di S.Ciro.

I fatti si possono oggi ricostruire sulla base della documentazione rinvenuta

presso l’Archivio Centrale dello Stato (Roma) e grazie allo spoglio di numerosi

giornali dell’epoca, che registrarono l’avvenimento ed i successivi risvolti per

parecchio tempo.

Dopo pochi giorni dall’episodio, la Procura Generale del Re, presso la

Corte di Appello di Napoli (Gabinetto, nA 20 di Prot., in data 6 settembre

1899) trasmetteva al Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti quanto il

Procuratore del Re gli aveva riferito: “” Domenica 27 agosto 1899, a Vico

Equense (Napoli), in occasione della festa di S. Ciro. patrono di quel paese,

l’ are. Giustiniani, dopo aver celebrato la messa piccola, ricevette nella sacrestia

il Sindaco e la giunta municipale per il solito bacio dell’anello episcopale.

Giunto il turno del canonico Gaetano Parascandolo1, l’Arcivescovo, con fare di severo rimprovero aveva ritirato la mano, dicendogli alla presenza di

tutti: ”Voi non siete degno di dare il bacio, perchè avete inneggiato all’Italia

ed alla Casa Savoia”.

Così dicendo , Egli voleva alludere al discorso patriottico, fatto dal

canonico Parascandolo il giorno 20 agosto 1899 in Casapulla (Caserta) nella

ricorrenza del centenario d ella morte del vesc. di Vico Equense, Mons.

Michele Natale, martire della Repubblica Napoletana del 1799.

Il Parascandolo protestò che non avrebbe mai rinnegata la patria e nelle

persone benpensanti l’atto di intransigenza usato dall’ are. venne commentato

molto sfavorevolmente, sollevando anche dei malumori.””

Il Procuratore Generale del Re ne informava così il Ministro di Grazia

e Giustizia per i provvedimenti che riteneva opportuno dare, in quanto

considerazioni di ordine superiore alla sfera delle sue attribuzioni

potevano influire sulla determinazione di iniziare o meno regolare

procedimento alla base del disposto dell’art.182 del Codice Penale. Egli

aveva creduto opportuno sospendere ogni soluzione al riguardo in attesa

delle istruzioni.

Concludeva che il fatto gli pareva assai grave e che prima di proporre

al Governo i provvedimenti che gli sembravano opportuni, aveva scritto per

accertar meglio le cose2

I FATTI NEI DOCUMENTI

Nell’esaminare i documenti che si riferiscono all’ “atto di insubordinazione

di Vico Equense”, la prima osservazione che si può fare è la differenza di

ottica con cui si osservano gli avvenimenti, a seconda del grado gerarchico

del funzionario che li redige. Infatti, i documenti redatti da chi ricopre

incarichi di maggiore responsabilità (Prefetto, Consiglio di Stato,

Procuratore Generale del Re, Ministro,. .. ), evidenziano la cautela che essi

ritengono opportuna nel valutare i fatti ed i provvedimenti da prendere

nonchè le loro possibili conseguenze, in relazione al particolare momento

storico che si sta attraversando.

Di contro, i documenti redatti da funzionari di grado inferiore, palesano

ed evidenziano la loro partigianeria, o, se si vuole, il loro attaccamento alle

Istituzioni ed allo Stato.

Comunque, tutto l’accaduto nella sacrestia della Parrocchia di S. Ciro a

Vico Equense, sarebbe passato sicuramente sotto silenzio, se il 1 settembre

1899 non fosse stata inoltrata una denuncia al Comm. Luigi Pelloux, Ministro

dell’Interno, da parte di Sebastiano Guagnini, ex maresciallo dei RR.

Carabinieri, contro l’ Are. di Sorrento.

Nel documento, che riportiamo di seguito, si nota la caratteristica forma

mentis di chi ha vissuto la sua vita in mansioni di polizia e che nemmeno

da pensionato rinuncia a fare ‘il suo dovere’ di riferire alle Autorità i fatti,

che si ritengono di un certo peso e di cui si viene a conoscenza non solo

diretta ma anche per ‘sentito dire’. Ecco il testo della lettera:

“” Domenica scorsa 27 u.s. mese in una chiesa di questo paese alla presenza

di molti signori e di una rappresentanza Municipale con alla testa il Sindaco

Sig. Acerbo, sciarpato, cioè in forma altamente Ufficiale per la ricorrenza

della festa patronale, Monsignor Giustiniani Giuseppe, vescovo di Sorrento,

rifiutò il baciamano usuale a questo rispettabile vegliardo Canonico

Parascandolo Gaetano con le parole: Non ammetto al baciamano colui che a Casapulla inneggiò all’Italia e a Casa Savoia; alludendo al patriottico discorso

fatto dal Parascandolo a Casapulla il 20 agosto pp. nella ricorrenza della

centenaria commemorazione dell’impiccagione di Mons. Natale avvenuta

per ordine dell’odiato Borbone.

Il Sindaco non disse acca, ed ora che teme la stampa e che vede prendere

serie proporzioni si trincera nell’ignoranza.

Questo è tutto, e siccome intravedo una certa gravità non ho creduto di

nascondere nulla alla giustizia ed al patriottismo di Vostra Eccellenza.

L’Arma locale informò del fatto superiormente, ma pare che l’egregio

Signor Ufficiale iermattina abbia iniziato qualche interrogatorio a persone

che non si possono pronunziare in merito.

Chi potrebbe delucidare è il profes. di lettere Raffaele Buonocore dico

Buonocore Raffaele.

E che forse sia dubbia l’assertiva del canonico Parascandolo? Egli è una

personalità spiccata, dotta, seria, attempata e ricca.

Pecca di troppo patriottismo. Ecco tutto, e siccome è p rete lo si vuole

bersagliare ecct.ecct .. Dato poi che questi sono paesi sventuratamente presi

da fanatismo religioso ha di conseguenza non pochi nemici pronti, per

pregiudicarlo, a dire una cosa per un’altra.

Del fatto, come della presente lettera sarà fatta una menzione sulla stampa.

Di Vostra Eccellenza ammiratore devotissimo.

Guagnini Sebastiano.

Maresciallo dei Carabinieri Reali in ritiro. LaDirezioneGeneraledegli AffariCivilie Penali del Ministero di Grazia,

Giustizia e dei Culti, il 6 settembre 1899, inviava al Prefetto di Napoli la

denunzia (con preghiera di restituzione), “affinchè si compiaccia di assumere

in proposito le occorrenti informazioni, di dare le disposizioni che reputerà

necessarie e in conformità d ella legge e della giustizia e di riferirne poi a

questo ministero”.

Il giorno 9 sett, in Vico Equense, compariva innanzi al Rag. Francesco

Rughini. Delegato Capo dell’Ufficio di P.S. di Castellammare di Stabia, il

Sacerdote Gaetano Parascandolo, fu Giuseppe, di anni 70, di Vico Equense,

Canonico dell’ex Cattedrale di Vico, il quale dichiarava:

“”Non è la prima volta che il Vescovo Giustiniani mi maltratta.

Sebbene prima di recarmi a Casapulla per la centenaria commemorazione

di Monsignor Natale, io avessi chiesto al detto Vescovo di Sorrento il suo

assenso, il 27 agosto p.p. in questa Chiesa del Patrono S. Ciro, di cui

celebra vasi la festa mentre io mi avvicinava lui per baciargli la mano, come

avevano fatto altri Canonici e secolari, tra cui il Sindaco, si ritrasse

dicendomi di non voler ricevere il bacio da colui che aveva inneggiato

all’Italia e Casa Savoia.

Le sue p recise parole furono appunto queste:

“Non ricevo bacio da colui che ha inneggiato all’Italia e Casa Savoia”.

Io gli risposi : “Non ho letto in alcun Vangelo che debba rinnegare la mia

Patria”.

Non potpotei dire altro perchè il Parroco Guidone mi raccomandò vivamente

di tacere.

Il. Vescovo Giustiniani manifestava indubbiamente in quel momento il

risentimento per aver saputo che col discorso letto a Casapulla io avevo

concluso con le parole: “Levate alta la voce e dite a tutti: Una è la nostra fede,

una la nostra patria, una la nostra bandiera, -Dio, Italia, Savoia”.

Il fatto avvenne nella sacrestia della Chiesa di S. Ciro, in presenza di oltre

un centinaio di persone, tra prelati e secolari.

Il Sindaco, che si trovava più vicino udì tutto e nello stesso giorno, anzi

dopo u scito dalla chiesa raccontò l’accaduto al Professore Raffaele Buonocore.

Ho poi saputo con meraviglia, che lo stesso Sindaco ha cercato di far credere che non avesse udito quanto avvenne, perchè in quel mornento era

distratto da altro pensiero.

Confermato e sottoscritto:

firmati: Gaetano Parascandolo: Francesco Rughini Delegato P.S.

Castellamare 9 Settembre 1899.””

La Legione territoriale dei Carabinieri Reali di Napoli, nel riferire, al

Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, l’incidente

avvenuto nella Chiesa di S.Ciro, faceva notare che il Comandante la locale

Compagnia Esterna, informato del fatto dal Comandante la Tenenza di

Castellammare, aveva creduto conveniente ‘intrattenere’ il Procuratore del

Re, “il quale gli ha fatto sentire che, sebbene egli non riscontri nell’occorso gli

estremi di cui agli articoli 182 e 183 del Codice Penale per una procedura 1,

ha però interessato il predetto Capitano, perchè gli trasmetta rapporto, cosa

che ha fatto, avendo intendimento di provocare provvedimenti al riguardo,

… “. LO SVOLGIMENTO DELL’INCHIESTA

Sulla base dell’inchiesta eseguita da Francesco Rughini, la Sottoprefettura

di Castellammare di Stabia, in data 9 settembre 1899, inviava al Prefetto di

Napoli un ampio rapporto in merito al “vilipendio delle istituzioni ad

opera del Vescovo di Sorrento”, riconfermando il rapporto del 2 corrente

ed aggiungendo nuovi particolari venuti in luce con le recenti indagini, che

rivelavano, a suo parere, tutta la gravità dell’accaduto.

“” Il Vescovo Giustiniani, verso le ore 8, nella chiesa gremita di popolo

celebrava la messa e la funzione della cresima, si avviava, attorniato da

oltre w1 centinaio di persone tra preti e secolari, alla sacrestia, ove tutti si

avvicinavano per baciargli la mano. Quando però gli si appressò il Canonico

  1. Gaetano Parascandolo, egli, con fiero cipiglio e ritirando la mano, disse: “Non

ricevo bacio da colui che ha inneggiato all’Italia ed a Casa Savoia”.

‘”‘Si precisava, inoltre, che il prete Parascandolo di Vico Equense era da

tempo odiato dal Vescovo, “”apparentemente perchè accusato di relazioni

donnesche, ma in realtà perchè riconosciuto di sentimenti patriottici'”‘. La

conclusione del discorso tenuto a Casapulla in onore di Mons. Natale dal

Parascandolo aveva suscitato l’ira “” dello intollerante Vescovo Giustiniani che dopo sette giorni quasi a riaffermare la sua prepotenza, non paventò di

sfogare pubblicamente il suo odio contro le nostre istituzioni compiendo al

tempo stesso un atto che per la condizione di tempo e di luogo dava la

massima mortificazione al Parascandolo, il quale però appena riavutosi

dalla dolorosa sorpresa ebbe lo spirito di rintuzzare l’onta patita, rispondendo

a Monsignor Giustiniani: “Non ho letto in alcun Vangelo che debba

rinnegare la Patria”, ma un prete che era vicino lo indusse a tacere ed egli

interruppe il discorso incominciato e diede a termine l’incidente”” .

Il Sindaco Francesco Acerbo, presente all’incidente, dopo aver dato al

Vescovo l’obolo di lire 25 in una busta, secondo l’uso, non fece nulla per reintegrare l’offesa recata al sentimento nazionale, anzi si inchinò umilmente

e baciò la mano al Vescovo, ed insieme agli altri invitati assistè alle

successive funzioni religiose in chiesa, e seguì per il paese, in forma ufficiale,

la processione, cingendo la fascia tricolore. Di tale incidente, pur oggetto di

gravi discussioni in pubblico, il Sindaco non informò la Sottoprefettura di

Castellammare di Stabia, ma,. solo quando si cominciarono a fare indagini

da parte delle autorità, cercò di spargere la voce che non aveva udite bene

le parole del Vescovo, perchè era distratto. Successivamente, dietro insistenza

del Delegato Rughini, dovette ammettere che aveva udito solo la frase

“Baciate la mano all’Italia, baciate la mano all’Italia”, mentre dagli astanti

aveva saputo che il Vescovo aveva pure detto “baciate la mano a Savoia”,

che si diversificava dall’altra “Non ricevo bacio … ” pronunciata pure dal

Vescovo Giustiniani, secondo alcuni. Comunque, faceva notare il Sottoprefetto, siano state entrambe le frasi

pronunciate o una delle due, l’allusione offensiva alle istituzioni era palese

ed il Sindaco non poteva esimersi dal farne rapporto. Egli invece aveva

dichiarato di non averne sentito la necessità , non ravvisando nel fatto molta

importanza. Le parole del Vescovo Giustiniani, si insisteva nel rapporto,

contenevano certamente un’offesa alle istituzioni, pubblicamente c01;nmessa

da un ministro del culto e, poichè le prove raccolte dal Delegato e la denunzia

d el Canonico Parascandolo e la stessa dichiarazione del Sindaco toglievano

ogni dubbio sulla esistenza del fatto, riconosciuto come notorio anche dal

pretore locale, il Sottoprefetto si credeva in dovere di denunziare il Vescovo

all’Autorità Giudiziaria, informandone in precedenza il Procuratore del Re

per il delitto di cui all’art.182 del Codice Penale.

Già in un precedente rapporto del 4 ottobre 1897 (n.520), il Sottoprefetto

aveva segnalato lo spirito di intransigenza e di ribellione del Vescovo e si

dichiarava riprovevolissima anche la condotta del Sindaco Acerbo, per cui

suggeriva di adottare nei riguardi del Sindaco e del Vescovo provvedimenti

di rigore,'”‘ che sarebbero una giusta riparazione ed un salutare esempio agli

abitanti della Penisola Sorrentina, ove al risveglio del partito clericale molto

contribuisce lo spettacolo continuo di Sindaci ed amministratori municipali

che in forma ufficiale si prostrano dinanzi alle dignità ecclesiastiche'”‘.

 

 

 

 

 

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