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Generico gennaio 2022

San Valerio e il suo culto.

13/01 » 16/01/22

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Domenica 16 gennaio 2022 festa di San Valerio, patrono della città di Sorrento con Sant’Antonino. Venerdi 14 gennaio nella Chiesa di Casarlano  alle ore 19.00 solenne eucarestia celebrata dal Vescovo Monsignor  Francesco Alfano. Non ci saranno messe nella Chiesa di Cesarano dedicata a San Valerio, non ci sarà la processione ne il momento di fraternità con la zucca.

Ma qual’è la storia di questo Santo? la sua agiografia la troviamo nel volume di Michele Fiorentino CASARLANO E LA SUA MADONNA, da cui traiamo questo scritto per ravvivarne la conoscenza e le vicissitudini. Dal ritrovamento della cassetta con le reliquie vicino a quelle di San Renato, alle dipinture nella chiesa di Sant’Antonino, all’acquisto della statua nel 2006.

Circoscritto all’ambito comunitario della Parrocchia di S. Maria di Casarlano e alla devozione di poche centinaia di fedeli, dopo oltre 1500· anni, il culto e la venerazione per San Valerio vescovo sorrentino ancora sopravvivono. Ben 10 sono i personaggi iscritti nella serie dei Santi della chiesa cattolica che portano il nome di Valerio. Scarsissime sono le fonti e le notizie circa la vita e le gesta del nostro San Valerio ma sufficienti a testimoniare storicamente la persona e il suo culto. La comunità ecclesiale sorrentina, una volta riconosciuta la sua santità, dopo la morte, lo elevò agli onori degli altari, tramandandone il culto, inizialmente sorto sul luogo della sua sepoltura, ed il giorno dell’anniversario del dies natalis, cioè della morte, il 16 gennaio.

Strettamente legato alla figura di San Renato, suo maestro e predecessore sulla cattedra vescovile, Valerio visse a Sorrento a cavallo della metà del V secolo, e condivise con l’anziano pastore gran parte della vita, il luogo di sepoltura e il culto. Preziosa testimonianza sul culto attribuito ai due santi sorrentini ci è fornita da un libellus miraculorum ovvero un’antica omelia in lode, redatta probabilmente nel sec. VIII, nella quale, in assenza totale di dati biografici, viene evidenziata e glorificata la potenza miracolosa dei due santi,  intervenuti in soccorso del popolo sorrentino, in occasione dell’assedio longobardo della città nel 635.

Similmente nella Vita Antonini comunemente attribuita all’Anonimo Sorrentino e la cui stesura originale venne redatta nell’XI secolo, ritroviamo i nostri santi a condividere il patronato sulla città con Antonino, Atanasio e Bacolo. Nel passo dove l’agiografo narra l’intervento miracoloso dei patroni sorrentini in difesa della città contro la minaccia dei saraceni, che nell’846 imperversavano nel golfo di Napoli, ci descrive in ordine le figure dei santi, iniziando da S.Antonino, patrono principale, e a seguire gli altri quattro santi  con l’ultimo che .. florido di grazia giovanile disse di chiamarsi Valerio. Tratti, evidentemente già fissati da una precedente tradizione pittorica, che avrebbe sicuramente influenzato anche la successiva iconografia relativa al Santo, sempre ritratto in sembianze giovanili. Valerio, ancora in piena adolescenza, attratto dall’esperienza mistica ed ascetica che S. Renato andava sperimentando, in solitudine e contemplazione, non lontano dalla città, in una grotta scavata nel tufo alle pendici della collina di Casarlano, maturò anch’egli la vocazione di ritirarsi presso questo romitorio e condividere la preghiera con l’anziano eremita. Contemporaneamente la comunità ecclesiale sorrentina andava organizzandosi in proprio, affrancandosi da Napoli; dovendo eleggere il nuovo pastore della loro Diocesi, la scelta cadde sull’eremita Renato che, per la fama della sua santa vita, e per acclamazione popolare, fu eletto vescovo. Molto probabilmente il giovane Valerio si trovò ad assistere e coadiuvare l’anziano maestro nel governo pastorale della comunità sorrentina, tanto che alla sua morte, che la tradizione  pone al 6 ottobre 450 l’assemblea del popolo e del clero lo elesse suo successore. Non sappiamo con certezza quanti anni Valerio abbia governato la chiesa di Sorrento ma, alla sua morte, avvenuta in giovane età, i sorrentini, composte le spoglie, decisero di sistemarle accanto a quelle di S. Renato, nel santuario che avevano innalzato per accoglierle, presso l’asceterio dove erano vissuti i due Santi, e di venerarlo quale santo patrono della città. Verso l’VIII secolo il santuario fu affidato ai monaci benedettini di Montecassino che vi impiantarono una loro comunità costruendoci accanto un monastero reso, in breve tempo, ricco e famoso. Esso divenne il centro irradiante della devozione e venerazione verso i due santi vescovi, una fucina di preghiera, di studio e di cultura.

Durante alcuni lavori di ampliamento delle fabbriche, avvenuti agli inizi del 1600 sotto il vecchio altare maggiore della chiesa, furono rinvenute due cassette di piombo contenenti i resti dei corpi dei santi Renato e Valerio, dando così conferma e certezza alle affermazioni della tradizione. Esse vennero riposte sotto l’altare maggiore del nuovo tempio. Nel 1807, la legge napoleonica di soppressione degli ordini religiosi investì anche i benedettini di Sorrento che furono costretti ad abbandonare la loro gloriosa sede per non farci più ritorno. Nulla più oggi rimane di questo grande ed importante monumento medievale se non alcune  rovine del cenobio, visibili accanto al cimitero comunale, che ha preso il po- to della chiesa abbaziale e di gran parte del monastero. Il degrado, la noncuranza e l’ignoranza hanno fatto il resto, e contribuito a rendere l’antico complesso di S. Renato un cumulo di pietre e macerie, in attesa che qualcuno si ricordi di questo antichissimo Scriptorium medievale. Nel 1821 l’arcivescovo Mons. Michele Spinelli121 decretò la traslazione delle reliquie dei due santi dalla chiesa del monastero di S. Renato alla Cattedrale; inizialmente,esse furono sistemate all’altare di S.Antonino, nella cappella a sinistra del transetto e, nel 1899, per 1 volontà dell’arcivescovo Mons. Giu-seppe Giustiniani122, collocate nella  quarta cappella della navata destra, insieme ai resti degli altri due santi vescovi, Atanasio e Bacolo, visibili ai fedeli sotto la mensa marmorea dell’altare. Sull’altare col locò una tela del pittore romano Augusto Moriani raffigurante i quattro vescovi.

Dedicata ai nostri due santi vescovi era anche la chiesa principale della città, sede del vescovo e della diocesi. Di essa ci è pervenuta una delle due mensole-architrave, che apparteneva al protiro della cattedrale alto medievale, recante l’iscrizione dedicatoria latina ai santi Renato e Valerio, che si data tra la fine del IX inizi del X secolo, e collocata oggi, tra i marmi reimpiegati nel campanile romanico del Duomo • Poco o nulla conosciamo storicamente di questi   primi tempi della chiesa sorrentina. Due secoli dopo, in piena epoca ducale, la cattedrale venne ricostruita nelle nuove forme romaniche, cambia dedicazione e riconsacrata nel 1113 ai santi Filippo e Giacomo. Parte degli arredi scultorei che facevano parte della cattedrale alto medievale, come la mensola segnalata, vennero rimossi e riutilizzati per la costruzione del nuovo campanile agli inizi del Xli secolo, operazione che cancellò completamente l’immediato momento passato. Sotto la spinta dell’attuale parroco d. Giovanni, la festività di San Valerio ha ripreso vigore. Nel 2006 è stata acquistata una nuova effigie del santo, realizzata in legno intagliato su un modello della distrutta statua di cartapesta, già presente in chiesa, e sistemata nel primo altare a sinistra.

La nuova statua fu accolta dal popolo nella piazzetta S. Valerio, laddove si ergeva l’antica estaurita del Santo, nel rione di Casola, e portata processionalmente in parrocchia. Ogni anno un triduo precede la festività del 16 gennaio, che si chiude sempre con spari di mortaretti e un momento di fraterna aggregazione.

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