*NEL RIONE ANGRI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PRIMMAMMORE” DI TITTI MARRONE E L’OMAGGIO A SAVERIO MERCADANTE CON BRANI COMPOSTI IN PENISOLA SORRENTINA**
articolo aggiornato dagli inviati di Positanonews con video foto interviste e trasmissione in diretta
Sant’Agnello celebra Mercadante con una prima mondiale e un ponte culturale
Sant’Agnello (NA) – Ieri sera, la suggestiva Piazzetta dell’Annunziata a Sant’Agnello ha ospitato un evento musicale di grande rilievo, un “Omaggio a Saverio Mercadante” che ha visto protagonisti il soprano Mariagrazia De Luca e il pianista Giovanni Rea. La serata, inserita nel calendario di “Restate Sintonizzati”, ha offerto al pubblico non solo l’esecuzione di brani composti da Mercadante nella Penisola Sorrentina nel 1848, ma anche una sorprendente “prima mondiale” di un suo pezzo inedito per pianoforte, riscoperto dal Maestro Rea.
L’evento ha rappresentato un’occasione per riscoprire la figura di Saverio Mercadante, spesso ingiustamente messo in ombra da altri grandi compositori. Come ha sottolineato il Maestro Giovanni Rea, “l’errore storico e anche di carattere conoscitivo è che a Napoli collegano il nome del Teatro Mercadante aprioristicamente al compositore. Invece Mercadante è stato innanzitutto il più prolifico produttore di opere liriche in Italia ed è stato di ispirazione a Giuseppe Verdi”. La minore fama di Mercadante, secondo Rea, è “semplicemente legata a un problema di politica di storia politica”.
La dottoressa Mariagrazia De Luca, soprano e direttrice di coro a Caserta, ha espresso la sua gioia nel partecipare a questa serata dedicata a un compositore di tale levatura, anticipando che il programma avrebbe spaziato tra brani pianistici, per canto e piano, cameristici e operistici, offrendo una panoramica completa dell’arte mercadantiana.
Un momento clou della serata è stata l’esecuzione del brano inedito per pianoforte, rinvenuto dal Maestro Rea “qualche mese fa nella Biblioteca del Conservatorio di Padova”. Una scoperta che arricchisce il già vasto repertorio di Mercadante e che Sant’Agnello ha avuto l’onore di presentare in anteprima mondiale.
L’Assessore al Turismo di Sant’Agnello, Marcello Aversa, ha espresso il suo entusiasmo per l’iniziativa, ringraziando il sindaco per aver accolto un evento che, in passato, sarebbe stato di competenza di Sorrento. L’assessore ha inoltre evidenziato una particolare connessione tra Sant’Agnello e Altamura, città natale di Mercadante: “Sant’Agnello è noto come il paese dei forni, Altamura è come il paese del pane”. Una similitudine che sta spingendo l’assessore a progettare “non solo una connessione, ma addirittura un gemellaggio” tra le due città.
La serata è stata anche l’occasione per rendere omaggio al caro amico e musicista Rocco Aversa, recentemente scomparso, a cui è stata dedicata una speciale menzione. L’evento ha ribadito l’importanza della musica come veicolo culturale e di dialogo, auspicando che possa rimanere “avulsa da qualsiasi scelta politica”, come sottolineato durante l’intervista. Sant’Agnello si conferma così un centro vibrante per la promozione della cultura e della musica classica, con un calendario estivo ricco di appuntamenti.
dal giornale il VAGLIO
FUOR D’OPERA. DI UNA NUOVA OPERA DEL MAESTRO SAVERIO MERCADANTE (*)
Io non la intesi tante volte ancora
Che non trovassi in lei nuova bellezza.
DANTE,
Tributare una parola d’ammirazione e di lode alle
grandi creazioni dell’ingegno umano, è debito d’ogni
cuore gentile; ma svelare il segreto intendimento dell’ar
tista, e commendarne l’utilità e l’importanza, ne sembra
opera tanto più da pregiarsi, che troppo spesso la leg
gerezza o la presunzione si affrettano a profferire avven
tati giudizii, quando sarebbe il lor meglio rimanersene
mute in eterno. E questo uffizio, che però non ignoriamo
quanto sia malagevole in tanta discordanza di opinioni,
ei è persuaso, sì dall’ amore onde vogliono onorarsi le
arti del bello, e perciò anche la musica, sì ancora dal
la reverenza con che maravigliando guardiamo a tutto
eiò che più apertamente ne rivela la sublime potenza
dell’anima umana. E qual potenza si richiedesse a con
durre la grandiosa mole che il M. Mercadante ci seppe
edificare in poco meno ehe cinquanta giorni, i presenti
(*) Scritta pel Teatro della Fenice in Venezia,
IL VAGLIO
con infiniti applausi testificarono; e i lontani e gli av
venire senza dubbio ammireranno, col riporre quest’ope
ra delle Due Illustri Rivali, tra le più celebrate produ
zioni musicali del secolo.
Si disse molto sanamente, il pubblico essere ottimo
giudice in fatto di musica; ma ciò ben s’intende di un
pubblico che sia educato a sentirne le sgradevoli o pia
centi impressioni; perchè ad apprezzare, secondo ragio
ne, le arti, è necessario possederne il giusto sentimento.
Ma quando la voce di chi sorge a maestro, anzichè me
nare sul diritto sentiero, ne travii la moltitudine, qual
maraviglia se questa si perda dietro la malfidata scorta? E
tanto avvenne alla musica, allorchè l’ignoranza e l’ignavia,
povere di volontà e di scienza, si dettero ad allet
tare le genti con armonie scipitamente lusingatrici e ro
morosi suoni, più convenevoli al popolame del trivio,
che alla dignità di ben colto teatro. Quindi l’antica sa
ienza venne a fastidio, ed ogni musica che non fosse
li a quel tornio, si disse povera di poesia e digiuna
d’inspirazione. Sì; quasi che la poesia e la inspirazione
sieno riposte in quelle gaie e brillanti cantilene che in
vitano i piedi alla danza; quasi che l’anima possa com
muoversi profondamente ai teneri concettini, alle fiorite
melodie, non punto diverse dalle inzuccherate parolette
d’amore. E poi, che cosa è mai codesta inspirazione di che
mi andate tanto cianciando ? sapete voi in che essenzial
mente consista ? ovvero stimate ch’ella si mostri soltan
to nella soavità dell’affetto, nelle grazie della eleganza ?
Oh certo inspirato era il concetto architettonico onde
ebbero vita la cattedrale di Strasburgo e il duomo di Mi
lano, quanto quello che ergeva i leggiadri portici del
Partenone; e l’inspirazione non meno luminosa risplen
– de nelle celesti Vergini di Raffaello, che ne fieri affreschi
di Michelangelo, tanto nelle cupe bolge dell’Inferno di
Dante, che nel divino sorriso degli occhi di Beatrice. Se
pertanto la musica grave e solenne, perchè così domandi
la qualità del soggetto, colla molteplicità delle voci e
dei suoni armonicamente concordi, significherà le varie
passioni, ond’è l’animo rallegrato ed afflitto, vi sarà chi
negandole il vanto della inspirazione, ad apporle quasi
un suggello d’infamia, la tacci come di troppo scienti
fica ? Ed io lascio giudicare agli assennati se la scienza,
anche nelle arti, torni soverchia; nè deggiano gli studio
si amorosamente moverne in traccia, quale del più pre
zioso tesoro di che arricchire la bontà dell’ingegno. Se
anche vi ribollisse in petto il moltiforme genio di Miche
langelo, pur vi converrebbe studiar senza fine, giacchè
appunto dall’imeneo della natura coll’arte si crea il
bello perfetto. Quella piena d’armoniose consonanze,
quella larga vena di canto che non suona cosa di terra,
quella ineffabile ebbrezza che, togliendoci al discordante
frastuono delle brighe d’una positiva esistenza, ci rapisce
un istante tra i cori degli angeli in cielo, ogni gui
sa insomma di musicali concenti che c’innamori della
virtù, ci disconforti dalla colpa e sensi ne infonda di ma
gnanimità, di pace, d’amore; voi non la troverete nei
valz di Strauss o nelle cabalette di Pacini, ma sì nella
Creazione di Haydn, nel D. Giovanni di Mozart, nel
Guglielmo Tell di Rossini.
Perchè non è al solo diletto che mirino le arti del
bello; e quantunque la musica, siccome quella che più
tiene dei sensi, si lodi di minore utilità che le altre,
pure nemmeno essa vuol reputarsene priva. Testimonio
le favole di Anfione che edifica, a suono di lira, le mu
ra di Tebe, e di Orfeo che colla dolcezza della sua lira
si tragge dietro maravigliate le rupi, i boschi e le fiere :
m
i quali miti, a chi ben li intende, manifestamente dichia
rano, siccome la potenza della musica valesse a raduna
re in famiglie prima, e appresso in città gl’inselvatichiti
mortali, ed a temperarne la nativa ferocia. Antiche leg
gende, dirà taluno; ma non perciò da esse la verità meno
traluce; e più altre se ne potrebbe recare in mezzo a
rendere vienmaggiormente palese, che la musica fu e sarà
sempre stromento di civiltà e gentilezza. Non è dunque
il diletto la sola misura a portarne giusta sentenza; e va
forte errato quegli che di null’altro la chiede all’infuori
del nudo piacer degli orecchi.
E quand’anche, a varcare i limiti di tutta condi
scendenza, vi si volesse assentire, che la musica siccome
fine unico e supremo riguardi il diletto, sapreste voi de
finirmene la natura? sarà esso leggero e fugace; a guisa di
fiamma che solcando improvvisa le nubi in un istante
dilegua, o piuttosto vi rimarrà nell’anima, a simiglianza
di luce che del suo mite e durevole raggio consola la vi
sta ? arresterassi soltanto alle impressioni dei sensi, o non
sorgerà invece dal riposato giudizio della mente? E per
fermo, sì il buon senno che l’esperienza ne ammaestra,
solo nella intenta contemplazione del bello gustarsi com
pito il diletto. Che se le arti del disegno, non meno che
quelle della parola, sono d’indole cosiffatta, che non con
tente al veder primo o all’udire, domandano modo e tem
po ad essere intese; nè l’occhio può, raffigurato appe
na un dipinto, discernerne la bellezza o la deformità,
nè l’intelligenza, per quantunque acutissima, tutta com .
penetrarsi nelle intenzioni dell’artista; perchè mai la
sempre vivace semenza de facili estimatori delle cose,
fattasi subitamente a sentenziare dal tripode, leverà a
cielo o sprofonderà nell’abisso le sudate opere della mu
sica ? spezialmente se la vastità della tela esiga, non che
altro, tempo a vederne l’ordito. Nemici costoro alla fa
tica e cupidissimi di non difficili piaceri, a pascersi di
vento, ricusano il cibo che porge vital nodrimento; con
che eziandio aiutano ad un tempo l’imperizia e la dap.
pocagine di non pochi, che cresciuti d’un tratto a mae
stri, come funghi per pioggia, imparata appena la gram
matica della musica, si gettano tutti nel comporre di
drammi, come gli scolaretti che usciti di mano al pedan
te pubblicavano un tempo le canzoneine e i sonetti, e
adesso compariscono alle stampe con un qualche poema, o
almeno una tragedia ! ! ! Di questa guisa il sano gusto
se non affatto si corrompe, non può non rimanersene of
feso; e guai se frattanto tacesse la voce o l’esempio de
gli eccellenti! Tra i quali chi non annovera l’autore del
la Caritea, dei Normani, dell’Emma? egli, che nell’ozio
a cui piace abbandonarsi l’unico Rossini, nella imma
tura morte di quel Bellini che più d’ogn’altro seppe e
sprimere le passioni e i bisogni del secolo, gloriosamen
te affatica a sostenere la fama e a crescere il lustro al
l’italiano teatro. E già tal premio ne ha colto, che con
cordemente vien salutato tra i primi. La tirannia degli
usi da un lato e la poca scienza del compositori dall’al
tro, ed insieme la sazietà ingenerata dalla ricorrenza di
forme musicali pressochè sempre le stesse, troppo ren
deano necessaria una riforma; ed il M. Mercadante la
pensò, e senza badare al biasimo che glie ne saria venu
to dagl’ inetti, ebbe il generoso coraggio di metterla in
effetto: così ne si mostrava egli secondo nella ristorazione!
Colla quale declinando alquanto dalla sua prima manie
ra, e più apertamente accostandosi al genere di cui avea
dato un bel saggio nell’Ismalia, s’apriva una nuova
strada, a cui accennava altresì il gran Pesarese nell’ul
timo de suoi famosi lavori – L’ingegno del poeta avvinto
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a regole sdegnate dall’arte e costretto a piegarsi ai ca
pricci di persone di ben altro conoscenti che dell ottimo;
il dramma quindi servo alla musica, e non già questa a
quello, come meglio parrebbe; l’ opera divenuta quasi
un esercizio di canto, in cui ed il coro si produce
non quando l’azione il comanda, ma sì nel tal punto o
nell’altro secondo la fantasia del maestro, e gli attori se
ne vengono innanzi coll’ingiunto ed invariabil corredo
di cavatine, di cabalette, di arie e duetti, senza badare se
il giudizioso andamento del dramma ne sia turbato; il
procedimento musicale dei pezzi prescritto così, che al
primo tempo debba senza remissione succeder l’adagio
e a questo imperiosamente s’appicchi la stretta, in una
parola accordar tutto alle così dette convenienze e poco
alla ragione, e quasi nulla alla poesia; ecco le condizio
ni in cui versò per lunghi anni, e tuttora in parte rimane
in Italia l’opera seria. Soggetta anch’essa alla sehiavitù
de’ suoi Aristoteli, e dominata da leggi che di arbitrarie
s’erano tramutate in tiranniche, come allettare di altri
incanti le genti, sitibonde ognor di novità ? come rin
verdir quell’alloro che già le si comincia a contendere
dagli stranieri ? Le arti del bello non escludono la per
ſettibilità, quel singolarissimo dono di che la natura ha
privilegiato i suoi figli; ed è menzognera la voce che af
ferma, niun altro mezzo sopravvanzare alla musica a pro
cedere innanzi. Ecco qui uno spartito del Mercadante
che smentisce la oltraggiosa parola; e già nel suo Giu
ramento si poneva da lui principio all’ardua impresa,
che nelle Due illustri Rivali sospinse tant’oltre da sgo
mentare ogni animoso che si mettesse dopo i suoi passi.
Ne verremo noi parte a parte parlando, o tenteremo di
trasfondere negli altri l’entusiasmo che giustamente
destò in quanti intesero questa sua musica? Oltre che
ciò tornerebbe non solo difficile, ma per poco non dico
impossibile; s’egli è vero che le sensazioni del piacere,
sebbene con tutta eloquenza significate, pur non giun
gono all’anima che lente e imperfette; crediamo che il
farlo sarebbe inutile allo scopo che ci proponemmo dap.
prima ; ond’è che hasterà l’accennare in generale al
lo spirito col quale il grande maestro dettò quest’ultimo
de’ suoi tanti lavori.
La potentissima ed universale delle passioni, l’amo
re, signoreggia l’intero dramma: e quest’amore, assumen
do forme proprie a tre principali personaggi che sugli
altri tengono il campo, a tenore degli avvenimenti, in
ciascuno d’essi opera diversamente. Bianca, regina di
Navarra, è innamorata in segreto di un illustre esule,
Armando di Foix; e questi della principessa Elvira che
lo riama di pari affetto. È una fiamma che arde in tre
cuori, e che pur li rende infelici; dacchè la regina, mon
corrisposta, miseramente si strugge; ed agli amanti non
è dato toccare la meta del lorº desiderii, contrastati dalla
gelosia di Bianea, e dall’ambizione d’un padre, cui su:
nisce un orgoglioso rivale. I casi gli uni agli altri s’in
trecciano, e come suole, più sono mesti che lieti; finchè
la ragione e il dovere trionfano, e l’amore corona i voti
d’Armando e d’Elvira. Pensieri e sentimenti, coi varii
gradi per cui germogliano, e troppo crescendo trabocca
no, apparisceno con mirabile proprietà significati in que:
sta musica, che bene si qualificherebbe col nome di
drammatica; tanta è la vigorosa virilità di che risuona
dalla prima all’ultima nota: nulla di languido o stempe
rato, ma si tutto conforme agli uomini ed ai fatti che
rappresenta. E siccome la scena si pone sotto l’ardente
cielo di Spagna; così il Maestro, con sapiente aceorgi
ºntº, volle colorirla di quelle tinte robuste che meglio
esprimono il carattere nazionale; ed alcune cantilene e
ritmi musicali sono veracemente spagnuoli. Non ricorde
remo in particolare che i due finali del primo e del secon
do atto, l’uno a cinque voci ed accompagnato dal coro,
l’altro a sette e tre cori. Il sommo artifizio con che tan
ti suoni diversi e molteplici, giungono tutti interi e di
stinti all’orecchio, fece maravigliare gl’intelligenti così,
da affermare che nulla, in tal genere, aveano inteso di
simigliante; eppure ciò è poco a fronte dello strepitoso
effetto che produssero sull’animo degli spettatori, i quali
travolti come da un vortice d’armonia, mal sapeano dap
prima se quella era opera d’incanto o d’arte, finchè trat
ti da irresistibil forza proruppero in dimostrazioni si vi
ve d’aggradimento che ne venia lor meno la voce e la
lena. E vogliamo notare un’altra novità che fu bella
mente introdotta dal M. Mercadante nel nostro teatro; e
questa è d’una scena che i Francesi chiamano musica
le, in cui due voci, senza che l’una sappia dell’altra,
con non so quale inusato artifizio, si maritano insieme
nel canto.
La sera del 14 marzo, e fu la terza delle rappresen
tazioni, la commozione del pubblico, che tanto accre
sceasi quanto meglio s’addentrava a tutti conoscere gli
intrinseci pregi dell’opera, scoppiò finalmente in vivo
entusiasmo. Batteano le due dopo la mezza nette; e il
fiore dei cittadini, inondando le vie, accompagnava eoa
lungo giro all’albergo l’egregio Maestro, che, preceduto
da fiaccole e seguito dalla banda militare, ben si potea
dire con verità che se ne stesse umile in tanta gloria. E
gli piangeva lagrime di riconoscenza e di gioia; le più
soavi che scorrano da occhio mortale. Le acclamazioni e
gli evviva usciano spentanei, concordi: qual sicura testi
monianza d’ammirazione, di stima, d’affetto. – Oh
lui veramente felice, a cui la rara eccellenza della na
tura e l’infaticato studio dell’arte fregiavano d’una sì
invidialiil corona ! il nome

**Mercoledì 16 luglio 2025 dalle ore 20:00 al Largo Annunziata** Nel rione Angri, mercoledì 16 luglio, si terrà un doppio appuntamento, tra parole e musica, nell’ambito del cartellone degli eventi “rEstate Sintonizzati 2025” del Comune di Sant’Agnello. Il Largo Annunziata ospiterà alle 20:00 la presentazione del libro “Primmammore” (Feltrinelli Editore) della scrittrice Titti Marrone, intervistata da Mariolina Costagliola. Il romanzo è ambientato nella periferia di Napoli, dove la morte di una bambina di sei anni, precipitata dall’ultimo piano, solleva interrogativi e sospetti. La maestra della bambina, Costanza, e suo figlio Marco, giornalista, si addentrano nei segreti di un palazzo che nasconde bugie e violenze. La narrazione si intreccia con i ricordi di Costanza, ripercorrendo la sua giovinezza e le lotte sociali condivise con Sirio, il suo amore. Il libro tocca temi come la Napoli del colera e del terremoto, ma soprattutto indaga la natura del male, che non è confinato solo a una periferia, ma si manifesta in ogni luogo. Titti Marrone mette in luce due aspetti della sua Napoli: un “primmammore” malvagio e uno animato dalla voglia di riscatto, affrontando eventi di cronaca recenti e l’impegno di generazioni di giovani a tutela dei più deboli. L’autrice sottolinea che “questa storia non sta su un altro pianeta, né chiusa in un palazzo o in una periferia maledetta. Succede nel mondo dove abitiamo tutti, dove tutti respiriamo la stessa aria. A pochi chilometri da qui. Nella nostra città”. L’evento è organizzato in collaborazione con la Libreria Tasso. A seguire, l’Associazione La Buona Musica proporrà un excursus nella musica della Scuola Compositiva Napoletana con particolare riferimento alla figura di Saverio Mercadante. Il concerto, inserito nella rassegna “rEstate Sintonizzati 2025”, rientra nel ciclo “1826 Alla riscoperta del Mito”, un percorso di studi e un omaggio a Mercadante, compositore chiave della scuola napoletana. Saranno eseguiti brani risalenti al 1848, composti proprio in Penisola Sorrentina. Accompagnati al pianoforte dal maestro Giovanni Rea, la soprano Maria Grazia De Luca e il baritono Carmine Monaco D’Ambrosia eseguiranno un programma composto sia da pagine d’opera che da brani da camera. Il programma include anche momenti esclusivamente pianistici, tra cui una prima esecuzione del brano “Il Riposo”, recentemente ritrovato nella Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica Cesare Pollini di Padova. L’evento, organizzato in collaborazione con il Comitato Festival Mercadantiano di Napoli, presieduto da Francesco Saverio Rodriguez, ultimo discendente della famiglia Mercadante, gode del patrocinio del Comune di Altamura, città natale di Mercadante, e della collaborazione dell’Associazione culturale Le Muse di Meta e dell’Associazione Cultura Identità di Altamura. Il concerto rappresenta un’ulteriore espansione del percorso di studio dedicato ai compositori e alle compositrici napoletane del periodo, iniziato con le serate presso il Teatro Cimarosa di Aversa dedicate alle misconosciute autrici Adele del Noce e Gilda Ruta (quest’ultima unica allieva di Mercadante). Il percorso è proseguito con le esecuzioni dedicate ai maestri Pietro Platania, Achille Longo e Antonio Savasta, avvenute presso l’Istituto Italiano per gli studi Filosofici di Palazzo Serra di Cassano a Napoli. A completamento degli infaticabili studi condotti negli ultimi anni dal maestro Rea, saranno presto pubblicati per l’editore La scuola di Pitagora i volumi “I Tesori della Scuola Musicale Napoletana”, in cui sono stati riuniti brani dei compositori Mario Persico, Nicola d’Arienzo, Camillo de Nardis, Antonio Pannain, Giuseppe Galloni e Franco Caracciolo.









