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*NEL RIONE ANGRI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PRIMMAMMORE” DI TITTI MARRONE E L’OMAGGIO A SAVERIO MERCADANTE CON BRANI COMPOSTI IN PENISOLA SORRENTINA**

Date Evento
Dal 16 luglio al 23 luglio
Date Evento
Ingresso

Evento concluso

*NEL RIONE ANGRI LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PRIMMAMMORE” DI TITTI MARRONE E L’OMAGGIO A SAVERIO MERCADANTE CON BRANI COMPOSTI IN PENISOLA SORRENTINA**

articolo aggiornato dagli inviati di Positanonews con video foto interviste e trasmissione in diretta

Sant’Agnello celebra Mercadante con una prima mondiale e un ponte culturale

Sant’Agnello (NA) – Ieri sera, la suggestiva Piazzetta dell’Annunziata a Sant’Agnello ha ospitato un evento musicale di grande rilievo, un “Omaggio a Saverio Mercadante” che ha visto protagonisti il soprano Mariagrazia De Luca e il pianista Giovanni Rea. La serata, inserita nel calendario di “Restate Sintonizzati”, ha offerto al pubblico non solo l’esecuzione di brani composti da Mercadante nella Penisola Sorrentina nel 1848, ma anche una sorprendente “prima mondiale” di un suo pezzo inedito per pianoforte, riscoperto dal Maestro Rea.

L’evento ha rappresentato un’occasione per riscoprire la figura di Saverio Mercadante, spesso ingiustamente messo in ombra da altri grandi compositori. Come ha sottolineato il Maestro Giovanni Rea, “l’errore storico e anche di carattere conoscitivo è che a Napoli collegano il nome del Teatro Mercadante aprioristicamente al compositore. Invece Mercadante è stato innanzitutto il più prolifico produttore di opere liriche in Italia ed è stato di ispirazione a Giuseppe Verdi”. La minore fama di Mercadante, secondo Rea, è “semplicemente legata a un problema di politica di storia politica”.

La dottoressa Mariagrazia De Luca, soprano e direttrice di coro a Caserta, ha espresso la sua gioia nel partecipare a questa serata dedicata a un compositore di tale levatura, anticipando che il programma avrebbe spaziato tra brani pianistici, per canto e piano, cameristici e operistici, offrendo una panoramica completa dell’arte mercadantiana.

Un momento clou della serata è stata l’esecuzione del brano inedito per pianoforte, rinvenuto dal Maestro Rea “qualche mese fa nella Biblioteca del Conservatorio di Padova”. Una scoperta che arricchisce il già vasto repertorio di Mercadante e che Sant’Agnello ha avuto l’onore di presentare in anteprima mondiale.

L’Assessore al Turismo di Sant’Agnello, Marcello Aversa, ha espresso il suo entusiasmo per l’iniziativa, ringraziando il sindaco per aver accolto un evento che, in passato, sarebbe stato di competenza di Sorrento. L’assessore ha inoltre evidenziato una particolare connessione tra Sant’Agnello e Altamura, città natale di Mercadante: “Sant’Agnello è noto come il paese dei forni, Altamura è come il paese del pane”. Una similitudine che sta spingendo l’assessore a progettare “non solo una connessione, ma addirittura un gemellaggio” tra le due città.

La serata è stata anche l’occasione per rendere omaggio al caro amico e musicista Rocco Aversa, recentemente scomparso, a cui è stata dedicata una speciale menzione. L’evento ha ribadito l’importanza della musica come veicolo culturale e di dialogo, auspicando che possa rimanere “avulsa da qualsiasi scelta politica”, come sottolineato durante l’intervista. Sant’Agnello si conferma così un centro vibrante per la promozione della cultura e della musica classica, con un calendario estivo ricco di appuntamenti.

dal giornale il VAGLIO

FUOR D’OPERA. DI UNA NUOVA OPERA DEL MAESTRO SAVERIO MERCADANTE (*)

Io non la intesi tante volte ancora

Che non trovassi in lei nuova bellezza.

DANTE,

Tributare una parola d’ammirazione e di lode alle

grandi creazioni dell’ingegno umano, è debito d’ogni

cuore gentile; ma svelare il segreto intendimento dell’ar

tista, e commendarne l’utilità e l’importanza, ne sembra

opera tanto più da pregiarsi, che troppo spesso la leg

gerezza o la presunzione si affrettano a profferire avven

tati giudizii, quando sarebbe il lor meglio rimanersene

mute in eterno. E questo uffizio, che però non ignoriamo

quanto sia malagevole in tanta discordanza di opinioni,

ei è persuaso, sì dall’ amore onde vogliono onorarsi le

arti del bello, e perciò anche la musica, sì ancora dal

la reverenza con che maravigliando guardiamo a tutto

eiò che più apertamente ne rivela la sublime potenza

dell’anima umana. E qual potenza si richiedesse a con

durre la grandiosa mole che il M. Mercadante ci seppe

edificare in poco meno ehe cinquanta giorni, i presenti

(*) Scritta pel Teatro della Fenice in Venezia,

IL VAGLIO

con infiniti applausi testificarono; e i lontani e gli av

venire senza dubbio ammireranno, col riporre quest’ope

ra delle Due Illustri Rivali, tra le più celebrate produ

zioni musicali del secolo.

Si disse molto sanamente, il pubblico essere ottimo

giudice in fatto di musica; ma ciò ben s’intende di un

pubblico che sia educato a sentirne le sgradevoli o pia

centi impressioni; perchè ad apprezzare, secondo ragio

ne, le arti, è necessario possederne il giusto sentimento.

Ma quando la voce di chi sorge a maestro, anzichè me

nare sul diritto sentiero, ne travii la moltitudine, qual

maraviglia se questa si perda dietro la malfidata scorta? E

tanto avvenne alla musica, allorchè l’ignoranza e l’ignavia,

povere di volontà e di scienza, si dettero ad allet

tare le genti con armonie scipitamente lusingatrici e ro

morosi suoni, più convenevoli al popolame del trivio,

che alla dignità di ben colto teatro. Quindi l’antica sa

ienza venne a fastidio, ed ogni musica che non fosse

li a quel tornio, si disse povera di poesia e digiuna

d’inspirazione. Sì; quasi che la poesia e la inspirazione

sieno riposte in quelle gaie e brillanti cantilene che in

vitano i piedi alla danza; quasi che l’anima possa com

muoversi profondamente ai teneri concettini, alle fiorite

melodie, non punto diverse dalle inzuccherate parolette

d’amore. E poi, che cosa è mai codesta inspirazione di che

mi andate tanto cianciando ? sapete voi in che essenzial

mente consista ? ovvero stimate ch’ella si mostri soltan

to nella soavità dell’affetto, nelle grazie della eleganza ?

Oh certo inspirato era il concetto architettonico onde

ebbero vita la cattedrale di Strasburgo e il duomo di Mi

lano, quanto quello che ergeva i leggiadri portici del

Partenone; e l’inspirazione non meno luminosa risplen

– de nelle celesti Vergini di Raffaello, che ne fieri affreschi

di Michelangelo, tanto nelle cupe bolge dell’Inferno di

Dante, che nel divino sorriso degli occhi di Beatrice. Se

pertanto la musica grave e solenne, perchè così domandi

la qualità del soggetto, colla molteplicità delle voci e

dei suoni armonicamente concordi, significherà le varie

passioni, ond’è l’animo rallegrato ed afflitto, vi sarà chi

negandole il vanto della inspirazione, ad apporle quasi

un suggello d’infamia, la tacci come di troppo scienti

fica ? Ed io lascio giudicare agli assennati se la scienza,

anche nelle arti, torni soverchia; nè deggiano gli studio

si amorosamente moverne in traccia, quale del più pre

zioso tesoro di che arricchire la bontà dell’ingegno. Se

anche vi ribollisse in petto il moltiforme genio di Miche

langelo, pur vi converrebbe studiar senza fine, giacchè

appunto dall’imeneo della natura coll’arte si crea il

bello perfetto. Quella piena d’armoniose consonanze,

quella larga vena di canto che non suona cosa di terra,

quella ineffabile ebbrezza che, togliendoci al discordante

frastuono delle brighe d’una positiva esistenza, ci rapisce

un istante tra i cori degli angeli in cielo, ogni gui

sa insomma di musicali concenti che c’innamori della

virtù, ci disconforti dalla colpa e sensi ne infonda di ma

gnanimità, di pace, d’amore; voi non la troverete nei

valz di Strauss o nelle cabalette di Pacini, ma sì nella

Creazione di Haydn, nel D. Giovanni di Mozart, nel

Guglielmo Tell di Rossini.

Perchè non è al solo diletto che mirino le arti del

bello; e quantunque la musica, siccome quella che più

tiene dei sensi, si lodi di minore utilità che le altre,

pure nemmeno essa vuol reputarsene priva. Testimonio

le favole di Anfione che edifica, a suono di lira, le mu

ra di Tebe, e di Orfeo che colla dolcezza della sua lira

si tragge dietro maravigliate le rupi, i boschi e le fiere :

m

i quali miti, a chi ben li intende, manifestamente dichia

rano, siccome la potenza della musica valesse a raduna

re in famiglie prima, e appresso in città gl’inselvatichiti

mortali, ed a temperarne la nativa ferocia. Antiche leg

gende, dirà taluno; ma non perciò da esse la verità meno

traluce; e più altre se ne potrebbe recare in mezzo a

rendere vienmaggiormente palese, che la musica fu e sarà

sempre stromento di civiltà e gentilezza. Non è dunque

il diletto la sola misura a portarne giusta sentenza; e va

forte errato quegli che di null’altro la chiede all’infuori

del nudo piacer degli orecchi.

E quand’anche, a varcare i limiti di tutta condi

scendenza, vi si volesse assentire, che la musica siccome

fine unico e supremo riguardi il diletto, sapreste voi de

finirmene la natura? sarà esso leggero e fugace; a guisa di

fiamma che solcando improvvisa le nubi in un istante

dilegua, o piuttosto vi rimarrà nell’anima, a simiglianza

di luce che del suo mite e durevole raggio consola la vi

sta ? arresterassi soltanto alle impressioni dei sensi, o non

sorgerà invece dal riposato giudizio della mente? E per

fermo, sì il buon senno che l’esperienza ne ammaestra,

solo nella intenta contemplazione del bello gustarsi com

pito il diletto. Che se le arti del disegno, non meno che

quelle della parola, sono d’indole cosiffatta, che non con

tente al veder primo o all’udire, domandano modo e tem

po ad essere intese; nè l’occhio può, raffigurato appe

na un dipinto, discernerne la bellezza o la deformità,

nè l’intelligenza, per quantunque acutissima, tutta com .

penetrarsi nelle intenzioni dell’artista; perchè mai la

sempre vivace semenza de facili estimatori delle cose,

fattasi subitamente a sentenziare dal tripode, leverà a

cielo o sprofonderà nell’abisso le sudate opere della mu

sica ? spezialmente se la vastità della tela esiga, non che

altro, tempo a vederne l’ordito. Nemici costoro alla fa

tica e cupidissimi di non difficili piaceri, a pascersi di

vento, ricusano il cibo che porge vital nodrimento; con

che eziandio aiutano ad un tempo l’imperizia e la dap.

pocagine di non pochi, che cresciuti d’un tratto a mae

stri, come funghi per pioggia, imparata appena la gram

matica della musica, si gettano tutti nel comporre di

drammi, come gli scolaretti che usciti di mano al pedan

te pubblicavano un tempo le canzoneine e i sonetti, e

adesso compariscono alle stampe con un qualche poema, o

almeno una tragedia ! ! ! Di questa guisa il sano gusto

se non affatto si corrompe, non può non rimanersene of

feso; e guai se frattanto tacesse la voce o l’esempio de

gli eccellenti! Tra i quali chi non annovera l’autore del

la Caritea, dei Normani, dell’Emma? egli, che nell’ozio

a cui piace abbandonarsi l’unico Rossini, nella imma

tura morte di quel Bellini che più d’ogn’altro seppe e

sprimere le passioni e i bisogni del secolo, gloriosamen

te affatica a sostenere la fama e a crescere il lustro al

l’italiano teatro. E già tal premio ne ha colto, che con

cordemente vien salutato tra i primi. La tirannia degli

usi da un lato e la poca scienza del compositori dall’al

tro, ed insieme la sazietà ingenerata dalla ricorrenza di

forme musicali pressochè sempre le stesse, troppo ren

deano necessaria una riforma; ed il M. Mercadante la

pensò, e senza badare al biasimo che glie ne saria venu

to dagl’ inetti, ebbe il generoso coraggio di metterla in

effetto: così ne si mostrava egli secondo nella ristorazione!

Colla quale declinando alquanto dalla sua prima manie

ra, e più apertamente accostandosi al genere di cui avea

dato un bel saggio nell’Ismalia, s’apriva una nuova

strada, a cui accennava altresì il gran Pesarese nell’ul

timo de suoi famosi lavori – L’ingegno del poeta avvinto

IL VAGLIO 99

a regole sdegnate dall’arte e costretto a piegarsi ai ca

pricci di persone di ben altro conoscenti che dell ottimo;

il dramma quindi servo alla musica, e non già questa a

quello, come meglio parrebbe; l’ opera divenuta quasi

un esercizio di canto, in cui ed il coro si produce

non quando l’azione il comanda, ma sì nel tal punto o

nell’altro secondo la fantasia del maestro, e gli attori se

ne vengono innanzi coll’ingiunto ed invariabil corredo

di cavatine, di cabalette, di arie e duetti, senza badare se

il giudizioso andamento del dramma ne sia turbato; il

procedimento musicale dei pezzi prescritto così, che al

primo tempo debba senza remissione succeder l’adagio

e a questo imperiosamente s’appicchi la stretta, in una

parola accordar tutto alle così dette convenienze e poco

alla ragione, e quasi nulla alla poesia; ecco le condizio

ni in cui versò per lunghi anni, e tuttora in parte rimane

in Italia l’opera seria. Soggetta anch’essa alla sehiavitù

de’ suoi Aristoteli, e dominata da leggi che di arbitrarie

s’erano tramutate in tiranniche, come allettare di altri

incanti le genti, sitibonde ognor di novità ? come rin

verdir quell’alloro che già le si comincia a contendere

dagli stranieri ? Le arti del bello non escludono la per

ſettibilità, quel singolarissimo dono di che la natura ha

privilegiato i suoi figli; ed è menzognera la voce che af

ferma, niun altro mezzo sopravvanzare alla musica a pro

cedere innanzi. Ecco qui uno spartito del Mercadante

che smentisce la oltraggiosa parola; e già nel suo Giu

ramento si poneva da lui principio all’ardua impresa,

che nelle Due illustri Rivali sospinse tant’oltre da sgo

mentare ogni animoso che si mettesse dopo i suoi passi.

Ne verremo noi parte a parte parlando, o tenteremo di

trasfondere negli altri l’entusiasmo che giustamente

destò in quanti intesero questa sua musica? Oltre che

ciò tornerebbe non solo difficile, ma per poco non dico

impossibile; s’egli è vero che le sensazioni del piacere,

sebbene con tutta eloquenza significate, pur non giun

gono all’anima che lente e imperfette; crediamo che il

farlo sarebbe inutile allo scopo che ci proponemmo dap.

prima ; ond’è che hasterà l’accennare in generale al

lo spirito col quale il grande maestro dettò quest’ultimo

de’ suoi tanti lavori.

La potentissima ed universale delle passioni, l’amo

re, signoreggia l’intero dramma: e quest’amore, assumen

do forme proprie a tre principali personaggi che sugli

altri tengono il campo, a tenore degli avvenimenti, in

ciascuno d’essi opera diversamente. Bianca, regina di

Navarra, è innamorata in segreto di un illustre esule,

Armando di Foix; e questi della principessa Elvira che

lo riama di pari affetto. È una fiamma che arde in tre

cuori, e che pur li rende infelici; dacchè la regina, mon

corrisposta, miseramente si strugge; ed agli amanti non

è dato toccare la meta del lorº desiderii, contrastati dalla

gelosia di Bianea, e dall’ambizione d’un padre, cui su:

nisce un orgoglioso rivale. I casi gli uni agli altri s’in

trecciano, e come suole, più sono mesti che lieti; finchè

la ragione e il dovere trionfano, e l’amore corona i voti

d’Armando e d’Elvira. Pensieri e sentimenti, coi varii

gradi per cui germogliano, e troppo crescendo trabocca

no, apparisceno con mirabile proprietà significati in que:

sta musica, che bene si qualificherebbe col nome di

drammatica; tanta è la vigorosa virilità di che risuona

dalla prima all’ultima nota: nulla di languido o stempe

rato, ma si tutto conforme agli uomini ed ai fatti che

rappresenta. E siccome la scena si pone sotto l’ardente

cielo di Spagna; così il Maestro, con sapiente aceorgi

ºntº, volle colorirla di quelle tinte robuste che meglio

esprimono il carattere nazionale; ed alcune cantilene e

ritmi musicali sono veracemente spagnuoli. Non ricorde

remo in particolare che i due finali del primo e del secon

do atto, l’uno a cinque voci ed accompagnato dal coro,

l’altro a sette e tre cori. Il sommo artifizio con che tan

ti suoni diversi e molteplici, giungono tutti interi e di

stinti all’orecchio, fece maravigliare gl’intelligenti così,

da affermare che nulla, in tal genere, aveano inteso di

simigliante; eppure ciò è poco a fronte dello strepitoso

effetto che produssero sull’animo degli spettatori, i quali

travolti come da un vortice d’armonia, mal sapeano dap

prima se quella era opera d’incanto o d’arte, finchè trat

ti da irresistibil forza proruppero in dimostrazioni si vi

ve d’aggradimento che ne venia lor meno la voce e la

lena. E vogliamo notare un’altra novità che fu bella

mente introdotta dal M. Mercadante nel nostro teatro; e

questa è d’una scena che i Francesi chiamano musica

le, in cui due voci, senza che l’una sappia dell’altra,

con non so quale inusato artifizio, si maritano insieme

nel canto.

La sera del 14 marzo, e fu la terza delle rappresen

tazioni, la commozione del pubblico, che tanto accre

sceasi quanto meglio s’addentrava a tutti conoscere gli

intrinseci pregi dell’opera, scoppiò finalmente in vivo

entusiasmo. Batteano le due dopo la mezza nette; e il

fiore dei cittadini, inondando le vie, accompagnava eoa

lungo giro all’albergo l’egregio Maestro, che, preceduto

da fiaccole e seguito dalla banda militare, ben si potea

dire con verità che se ne stesse umile in tanta gloria. E

gli piangeva lagrime di riconoscenza e di gioia; le più

soavi che scorrano da occhio mortale. Le acclamazioni e

gli evviva usciano spentanei, concordi: qual sicura testi

monianza d’ammirazione, di stima, d’affetto. – Oh

lui veramente felice, a cui la rara eccellenza della na

tura e l’infaticato studio dell’arte fregiavano d’una sì

invidialiil corona ! il nome

**Mercoledì 16 luglio 2025 dalle ore 20:00 al Largo Annunziata** Nel rione Angri, mercoledì 16 luglio, si terrà un doppio appuntamento, tra parole e musica, nell’ambito del cartellone degli eventi “rEstate Sintonizzati 2025” del Comune di Sant’Agnello. Il Largo Annunziata ospiterà alle 20:00 la presentazione del libro “Primmammore” (Feltrinelli Editore) della scrittrice Titti Marrone, intervistata da Mariolina Costagliola. Il romanzo è ambientato nella periferia di Napoli, dove la morte di una bambina di sei anni, precipitata dall’ultimo piano, solleva interrogativi e sospetti. La maestra della bambina, Costanza, e suo figlio Marco, giornalista, si addentrano nei segreti di un palazzo che nasconde bugie e violenze. La narrazione si intreccia con i ricordi di Costanza, ripercorrendo la sua giovinezza e le lotte sociali condivise con Sirio, il suo amore. Il libro tocca temi come la Napoli del colera e del terremoto, ma soprattutto indaga la natura del male, che non è confinato solo a una periferia, ma si manifesta in ogni luogo. Titti Marrone mette in luce due aspetti della sua Napoli: un “primmammore” malvagio e uno animato dalla voglia di riscatto, affrontando eventi di cronaca recenti e l’impegno di generazioni di giovani a tutela dei più deboli. L’autrice sottolinea che “questa storia non sta su un altro pianeta, né chiusa in un palazzo o in una periferia maledetta. Succede nel mondo dove abitiamo tutti, dove tutti respiriamo la stessa aria. A pochi chilometri da qui. Nella nostra città”. L’evento è organizzato in collaborazione con la Libreria Tasso. A seguire, l’Associazione La Buona Musica proporrà un excursus nella musica della Scuola Compositiva Napoletana con particolare riferimento alla figura di Saverio Mercadante. Il concerto, inserito nella rassegna “rEstate Sintonizzati 2025”, rientra nel ciclo “1826 Alla riscoperta del Mito”, un percorso di studi e un omaggio a Mercadante, compositore chiave della scuola napoletana. Saranno eseguiti brani risalenti al 1848, composti proprio in Penisola Sorrentina. Accompagnati al pianoforte dal maestro Giovanni Rea, la soprano Maria Grazia De Luca e il baritono Carmine Monaco D’Ambrosia eseguiranno un programma composto sia da pagine d’opera che da brani da camera. Il programma include anche momenti esclusivamente pianistici, tra cui una prima esecuzione del brano “Il Riposo”, recentemente ritrovato nella Biblioteca del Conservatorio Statale di Musica Cesare Pollini di Padova. L’evento, organizzato in collaborazione con il Comitato Festival Mercadantiano di Napoli, presieduto da Francesco Saverio Rodriguez, ultimo discendente della famiglia Mercadante, gode del patrocinio del Comune di Altamura, città natale di Mercadante, e della collaborazione dell’Associazione culturale Le Muse di Meta e dell’Associazione Cultura Identità di Altamura. Il concerto rappresenta un’ulteriore espansione del percorso di studio dedicato ai compositori e alle compositrici napoletane del periodo, iniziato con le serate presso il Teatro Cimarosa di Aversa dedicate alle misconosciute autrici Adele del Noce e Gilda Ruta (quest’ultima unica allieva di Mercadante). Il percorso è proseguito con le esecuzioni dedicate ai maestri Pietro Platania, Achille Longo e Antonio Savasta, avvenute presso l’Istituto Italiano per gli studi Filosofici di Palazzo Serra di Cassano a Napoli. A completamento degli infaticabili studi condotti negli ultimi anni dal maestro Rea, saranno presto pubblicati per l’editore La scuola di Pitagora i volumi “I Tesori della Scuola Musicale Napoletana”, in cui sono stati riuniti brani dei compositori Mario Persico, Nicola d’Arienzo, Camillo de Nardis, Antonio Pannain, Giuseppe Galloni e Franco Caracciolo.Generico luglio 2025Generico luglio 2025