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Sorrento - Audace Cerignola

Letture Tassiane. Giovedi il secondo canto

24/01 » 31/03/19

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Positanonews con i suoi inviati ha seguito e trasmesso in diretta la lettura del secondo canto. Sempre più raffinata la presentazione, con un attore affermato come Salvatore Guadagnuolo , un violino suonato magistralmente da Antonino D’Esposito e una introduzione del prof Paolella , nel mentre scorrevano immagini antiche tratte dalle edizioni seicentesce della Gerusalemme Liberata. Ai piedi del busto del Tasso , semplicemente una emozione.
Ma noi voglao ancora di più, sappiamo che il liceo musicale artistico ha nel suo museo di opere degli allievi , gli abiti Tassiani, e ci piacerebbe vederli indossati che aleggiano sulla lettura e sul suoni del violino. Al violinista abbiamo chiesto di ricercare le musiche di Gesualdo da Venosa che ospitò il Tasso nel suo Castello. Tanto pubblico, ma pochi studenti, e pochi docenti  come mai? Eppure vi sono crediti formativi disponibili. Passate parola!

1:14

La Gerusalemme Liberata. Canto II.

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16:38

La Gerusalemme Liberata. Canto II.(2)

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20:35

La Gerusalemme Liberata. Canto II. (1)

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15:03

Lettura del secondo canto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, ai piedi del Tasso, nella sala consiliare del Comune di Sorrento. Il prof Alfonso Paolella presenta e introduce il canto, mentre sullo schermo scorrono le illustrazioni delle tante edizioni della Gerusalemme Liberata, mentre Salvatore Guadagnuolo, attore, legge,  sullo schermo scorrono i versi del canto  e un violino di sottofondo produce un atmosfera che a dir poco è emozionante.

Finalmente! oserei gridare, una operazione culturale di grande pregio a lungo investimento, ove non solo i sorrentini si riappropriano ravvicinandosi alla letteratura del Tasso, ma auspico un futuro anche per gli stranieri con versioni in inglese.

Presentazione del volume tradotto in napoletano della Gerusalemme Liberata di Gabriele Fasano curato dalo storico Vito Pinto

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SOFRONIA

ARGOMENTO.

     Novo incanto fa Ismen, che vano uscito,
Vuole Aladin che muoja ogni Cristiano.
La pudíca Sofronia e Olindo ardito,
Perchè cessi il furor del Re Pagano,
Voglion morir. Clorinda, il caso udito,
Non lascia lor più de’ ministri in mano.
Argante, poi che quel ch’Alete dice
Non cura il Franco, a lui guerra aspra indice.

 

CANTO SECONDO.

Mentre il Tiranno s’apparecchia all’armi,
Soletto Ismeno un dì gli s’appresenta:
Ismen, che trar di sotto ai chiusi marmi
4Può corpo estinto, e far che spiri e senta:
Ismen, che al suon de’ mormoranti carmi
Fin nella reggia sua Pluto spaventa,
E i suoi Demon negli empj uficj impiega
8Pur come servi, e gli discioglie, e lega.

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II.

Questi or Macone adora, e fu Cristiano,
Ma i primi riti anco lasciar non puote;
Anzi sovente in uso empio e profano
12Confonde le due leggi a sè mal note.
Ed or dalle spelonche, ove, lontano
Dal volgo, esercitar suol l’arti ignote,
Vien nel pubblico rischio al suo Signore;
16A Re malvagio consiglier peggiore.

III.

Signor, dicea, senza tardar sen viene
Il vincitor esercito temuto;
Ma facciam noi ciò che a noi far conviene;
20Darà il Ciel, darà il mondo ai forti ajuto.
Ben tu di Re, di duce hai tutte piene
Le parti, e lunge hai visto e provveduto.
S’empie in tal guisa ogn’altro i propri uficj,
24Tomba fia questa terra a’ tuoi nemici.

IV.

Io quanto a me ne vengo, e del periglio,
E dell’opre compagno ad aitarte.
Ciò che può dar di vecchia età consiglio,
28Tutto prometto, e ciò che magica arte.
Gli Angeli che dal Cielo ebbero esiglio
Costringerò delle fatiche a parte.
Ma dond’io voglia incominciar gl’incanti,
32E con quai modi, or narrerotti avanti.

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V.

Nel tempio de’ Cristiani occulto giace
Un sotterraneo altare; e quivi è il volto
Di colei, che sua diva, e madre face,
36Quel volgo, del suo Dio nato e sepolto.
Dinanzi al simulacro accesa face
Continua splende: egli è in un velo avvolto;
Pendono intorno, in lungo ordine, i voti
40Che vi portaro i creduli devoti.

VI.

Or questa effigie lor, di là rapita,
Voglio che tu di propria man trasporte,
E la riponga entro la tua Meschita:
44Io poscia incanto adoprerò sì forte,
Ch’ognor, mentre ella quì fia custodita,
Sarà fatal custodia a queste porte;
Tra mura inespugnabili il tuo impero
48Sicuro fia, per novo alto mistero.

VII.

Sì disse, e ’l persuase: e impaziente
Il Re sen corse alla magion di Dio,
E sforzò i Sacerdoti, e irreverente
52Il casto simulacro indi rapío;
E portollo a quel tempio, ove sovente
S’irrita il Ciel col folle culto e rio.
Nel profan loco, e su la sacra imago
56Susurrò poi le sue bestemmie il Mago.

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VIII.

Ma come apparse in ciel l’alba novella,
Quel, cui l’immondo tempio in guardia è dato,
Non rivide l’immagine, dov’ella
60Fu posta, e invan cerconne in altro lato.
Tosto n’avvisa il Re, ch’alla novella
Di lui si mostra fieramente irato:
Ed immagina ben ch’alcun fedele
64Abbia fatto quel furto, e che se ’l cele.

IX.

O fu di man fedele opra furtiva,
O pur il Ciel quì sua potenza adopra:
Che di colei ch’è sua Regina e diva,
68Sdegna che loco vil l’immagin copra:
Ch’incerta fama è ancor, se ciò s’ascriva
Ad arte umana, od a mirabil’opra.
Ben è pietà, che la pietade e ’l zelo
72Uman cedendo, autor sen creda il Cielo.

X.

Il Re ne fa con importuna inchiesta
Ricercar ogni chiesa, ogni magione:
Ed a chi gli nasconde, o manifesta
76Il furto o il reo, gran pene, e premj impone.
E’l Mago di spiarne anco non resta
Con tutte l’arti il ver; ma non s’appone:
Chè ’l Cielo (opra sua fosse, o fosse altrui)
80Celolla, ad onta degl’incanti, a lui.

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XI.

Ma poichè ’l Re crudel vide occultarse
Quel che peccato de’ fedeli ei pensa;
Tutto in lor d’odio infellonissi, ed arse

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