Faito Doc Festival , il cinema fra gli alberi
Vico Equense ( Napoli ) Per più di una settimana Faito capitale del cinema. “In un mondo che ci isola sempre di più, siamo ancora capaci di fare comunità? È l’interrogativo che si pone la diciannovesima edizione del Faito Doc Festival che si terrà dal 18 al 26 luglio 2026”, spiegano i promotori. Per nove giorni, il Monte Faito si fa laboratorio a cielo aperto, e il cinema diventa il filo che tiene insieme sguardi, lingue, storie. Oltre 50 film da più di 20 Paesi, registi internazionali, laboratori, mostre e musica: non una risposta, ma una possibilità. Oltre 50 documentari selezionati da più di 20 Paesi, sei sezioni competitive, incontri con autori internazionali, laboratori, arte, musica e momenti di condivisione nel cuore del Parco dei Monti Lattari
Fondato nel 2007 da Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro – torna sul monte che guarda il golfo con un tema che è insieme un titolo e una ferita aperta: comunità. In un’epoca segnata da guerre, polarizzazioni, disinformazione e isolamento, il documentario si rivela il linguaggio più libero per attraversare i confini – geografici, culturali, sociali – e restituirci esperienze umane lontane, senza filtri.
I film che raccontano il mondo
La competizione internazionale dei lungometraggi è un viaggio nelle fragilità e nelle resistenze del presente. Rashid, l’enfant de Sinjar di Jasna Krajinovic segue lo sguardo di un giovane yazida sopravvissuto all’ISIS, sospeso tra la voglia di fuggire e il peso di restare. Con Dans Leur Monde, Isabelle Rey si addentra nel territorio dolce e fragile dell’anzianità e della memoria.
E con L’Ancre, Jen Debauche – attraverso gli occhi magnetici di Charlotte Rampling – ci porta dentro una comunità di cura dove la fragilità psichica viene accolta e i legami diventano un’ancora contro l’abisso della solitudine. Dal Senegal, Mamadou Khouma Gueye firma Liti Liti: un racconto intimo e politico sul legame con sua madre e sulla scomparsa del loro quartiere a Dakar – dove sviluppo urbano e giustizia sociale si scontrano con il diritto alla memoria collettiva.
Accanto ai lungometraggi, la competizione internazionale dei cortometraggi allarga la visione su migrazioni, diritti umani e resistenza, con opere provenienti da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina.
Titoli come Pour Cristiany Fernandes, À Vol d’Oiseau, O Rio de Janeiro Fica Lindo e Al Basateen intrecciano storie intime e narrazioni universali, chiedendoci: come abitiamo il mondo? E come impariamo a stare insieme?
Lo sguardo italiano
Il Festival riserva uno spazio speciale al cinema del reale del nostro Paese. Fra I titoli, in Tempo di Attesa, Claudia Brignone racconta la maternità come un passaggio che nessuna dovrebbe attraversare da sola – un promemoria tenero e necessario.
Con Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza, Erika Rossi trasforma il teatro in uno spazio di emancipazione: un luogo dove normalità e diversità si incontrano, si scontrano, restituendo dignità a ciò che la società chiama “errore”. In Napoli Felix, Alessia Maturi e Maria Reitano raccontano come Felice Pignataro e sua moglie, da anni, hanno trasformato la periferia partenopea in un cantiere di resistenza pacifica, culturale e civile. Un’idea di comunità come pratica quotidiana di cura e riscatto – perché fare rete è un atto politico, prima ancora che poetico.
E se la resistenza ha bisogno di gioia, allora la Murga di Napoli farà tremare il Monte Faito con il suo ritmo travolgente. La tradizione carnevalesca sudamericana – nata come voce di strada, come grido collettivo – diventa qui danza, colore, partecipazione. Un corteo di corpi e tamburi che salirà tra gli alberi del monte, invitando il pubblico in una comunità danzante.
Oltre lo schermo: formazione, arte e partecipazione
Circa la metà delle proiezioni sarà accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti, offrendo occasioni dirette di dialogo e confronto. Cuore della formazione sarà il V Pitching Faito Doc – “Ali per la Creazione”, realizzato con SABAM, SCAM e ZaLab, con il patrocinio della SIAE. Sei autori e autrici selezionati svilupperanno i propri progetti accompagnati da professionisti del settore: più che una presentazione, una vera residenza di scrittura e sviluppo, fondata sul dialogo tra emergenti e affermati. La presenza di ZaLab rafforza la vocazione del Festival come luogo di ricerca e crescita per le nuove generazioni di cineasti.
Torna Docs for Kids, la rassegna dedicata a bambini e famiglie. Il Cinema muto in musica. E sarà particolarmente significativa la collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, coinvolto come sempre in una giuria ma anche nella realizzazione della scenografia “Una Comunità in Cartapesta” – laboratorio curato da Anna Pallotta che intreccia creatività, inclusione e partecipazione.
A valutare le opere, cinque giurie che riflettono lo spirito partecipativo del Festival: la Giuria Internazionale dei Magnifici (professionisti del cinema da diversi Paesi), la Giuria Internazionale Giovani, e tre giurie popolari che coinvolgono i residenti de Il Camino, i partecipanti del Faito Doc Camp e i giovani dell’Associazione Il Melograno APS – Circolo Legambiente Penisola Sorrentina per la Competizione Nazionale. Un sistema che incarna il tema della Comunità attraverso il dialogo tra esperienze, generazioni e sensibilità.

