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Escher al Pan la mostra d’arte del genio olandese ispirato da Atrani e Ravello

01/11 » 22/04/19

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Napoli , al Pan la mostra d’arte del genio olandese ispirato da Atrani e Ravello . Un’artista che la Costiera amalfitana lo ha ispirato e la ha rappresentata entrando nel cure dei meandri della sua architettura umana e spirituale . «Un genio nel genio nel genio», recita il breve film documentario che introduce i visitatori alla mostra «Escher», aperta da oggi al 22 aprile al Pan. Evoca, con questa radice cubica di estro, la statura di Mauritius Cornelius Escher e la sua tecnica, dove un piano si nasconde nell’altro, la prospettiva gioca con l’illusione e la geometria con la magia. È l’inizio di un percorso intenso, nelle fasi biografiche e stilistiche dell’artista olandese.
Dai lavori dei primi anni si spalanca la lunga parentesi italiana, dal 1922 al 1936, interrotta solo dalle misure ostili agli stranieri e agli artisti che la dittatura fascista intensificò a metà anni ’30. E tra i paesaggi del Sud Italia, le architetture moresche in Sicilia, i dirupi calabresi e gli scorci abruzzesi, grande ruolo gioca la costiera amalfitana, dall’amata Atrani (dove conoscerà la futura moglie Jetta Umiker) al dettaglio del leone di una fontana di Amalfi. È il periodo di Atrani, Costa di Amalfi, «Case in rovina ad Atrani», San Cosimo, Ravello e «Il borgo di Turello».
«Per l’artista è un ritorno a casa», spiega Mark Veldhuysen della M.C. Escher Foundation, a Napoli per presentare la mostra, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, curata da Federico Giudiceandrea e promossa dall’assessorato alla Cultura: «Nell’ultima città d’Olanda dove siamo stati abbiamo avuto 250.000 visitatori su 125.000 abitanti. Giusto il doppio. So che il vostro distretto ha 3 milioni di abitanti, mi auguro succeda anche qua».
Il cammino nell’arte di Escher prosegue con le opere che lo hanno consacrato: «Vincolo d’unione», «Giorno e notte», «Belvedere», «Su e giù« insieme a «Metamorfosi» e «Cascata» che pure attingono ai paesaggi amalfitani. La visita è corredata di installazioni ispirate ai paradossi del pittore: nella stanza della relatività si possono scattare foto surreali in cui, in tre metri quadrati, un uomo diventa più basso di un bimbo, o selfie «site specific»»come quello dove si diventa protagonisti del celebre autoritratto di «Mano con sfera riflettente».
La sezione Eschermania spiega quanto cinema, musica e pubblicità siano ancora debitori della lezione escheriana: ecco le sequenze di «Labyrinth» in cui il re degli gnomi David Bowie tiene intrappolato nelle scale di «Relatività« il fratellino di Jennifer Connelly. Ecco «Inception» e «Una notte al museo 3» dove Robin Williams e Ben Stiller si rincorrono davanti a «Specchio magico» e «Convesso e concavo». Poi i cartelloni di Ikea, una puntata dei Simpson, copertine di lp dei Pink Flyod e dei Prodigal, insieme a quella mai concessa ai Rolling Stones per il sommo rammarico di Mick Jagger.
In pratica, dice il curatore Giudiceandrea, «Escher al di fuori di Escher, l’indotto che l’artista ha sviluppato più o meno consapevolmente e che lo fa amare all’uomo del 2000. L’importanza del suo lavoro non fu apprezzata dai suoi contemporanei quanto lo è stata dopo, in molte discipline». Poi si sofferma sul legame con il pensiero della Magna Grecia: «Escher studiò filosofia e le sue intuizioni sono debitrici delle idee sulla diagonale della Scuola pitagorica, che nacque in Calabria, e della lezione di Permenide sul piano, che tentò di riempire in molti dei suoi capolavori». Il commento di Iole Siena di Arthemisia: «In questo momento due città hanno una mostra su Escher, New York e da oggi Napoli. I numeri dei visitatori che la città registra negli ultimi anni ci ha convinto che fosse la scelta giusta per una grande mostra come questa».

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