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Quanto tempo spendiamo sui giochi?

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Vi siete mai domandati quanto tempo spendiamo sui videogiochi e sulle piattaforme di intrattenimento online? Probabilmente, fornire una risposta puntuale a tale quesito non è possibile. D’altronde, ci riferiamo a una mole impressionante di opportunità digaming, e non tutte puntualmente rilevate da studi e monitoraggi: dai siti di casino con bonus senza deposito ai giochi sui social media, dai giochi da console online ai giochi mobili su smartphone, il ventaglio è così ampio ed eterogeneo da non potere essere sintetizzato in pochissimi dati sintetici.

Ad ogni modo, quel che sappiamo è che attualmente ci sono più di mezzo miliardo di persone in tutto il mondo che giocano a computer e videogiochi almeno un’ora al giorno e che di queste una buona parte si trovano nei mercati occidentali (quasi 200 milioni solo negli Stati Uniti).

Sappiamo anche che più giovane si è, e più è probabile che si stia parlando con un giocatore: il 99% dei ragazzi sotto i 18 anni e il 94% delle ragazze con meno di 18 anni riferiscono di passare regolarmente del tempo con i videogiochi. Ne consegue che un giovane acquisisce un bagaglio di “esperienze” e di “competenze” in questo settore, tale da non conoscere termini di riferimento. Sia sufficiente pensare che un ragazzo di 21 anni accumula mediamente 10.000 ore di gioco, sicuramente di meno di quanto spenda in un’aula per tutte le scuole medie e superiori, ammesso che abbia una frequenza perfetta. È una quantità notevole di tempo, dunque. Un investimento orario che spesso tocca picchi di particolare rilievo: anche in questo caso, sia sufficiente pensare che negli soli Stati Uniti ben 5 milioni di persone (non solo giovanissimi) trascorrono più di 40 ore alla settimana a giocare. Ovvero, l’equivalente di un lavoro a tempo pieno!

Ma cosa spiega il fascino dei giochi. E, soprattutto, siamo sicuri di ottenere dai nostri giochi quanto stiamo dando loro? Fornire una risposta a queste domande è evidentemente molto difficile, ma quel che sembra certo è che – escludendo il caso di un gioco d’azzardo – per la maggior parte dei giocatori, giocare non sia una perdita di tempo, ma piuttosto un impiego di tempo “produttivo”. Il gameplay non può contribuire al prodotto interno lordo, ma la ricerca scientifica ha dimostrato più volte che il gameplay contribuisce alla nostra qualità della vita, producendo emozioni positive (come ottimismo, curiosità e determinazione) e relazioni sociali più forti (quando giochiamo con amici della vita reale o con i membri della propria famiglia – specialmente se il gioco è cooperativo). E per i giocatori che preferiscono giochi difficili e stimolanti, non è certo raro che si possano sviluppare capacità di risoluzione dei problemi, imparando così più velocemente dai nostri errori e diventando “resistenti” di fronte ai fallimenti che, invero, nei videogiochi sono piuttosto frequenti (a quanti Game over siete andati incontro nella vostra vita?).

E voi che ne pensate? Riconoscete un ruolo sociale ed economico ai videogiochi, o per voi sono solamente dei semplici passatempi?

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