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Prendere decisioni efficaci con la tecnica F.A.R.E. di Anna Cantagallo

Il tema del decision making è stato attentamente esplorato da moltissimi studiosi in tempi recenti, ed in particolare dalla neurologa Anna Cantagallo.

Prendere delle decisioni, piccole o grandi che siano, è parte integrante della vita quotidiana, per cui avere consapevolezza di come avviene questo processo è fondamentale per compiere scelte solidali con i nostri progetti e i nostri bisogni.

Quella del decidere è una vera e propria arte, che va assolutamente coltivata e applicata in tutti gli ambiti della nostra vita.

Se non lo facciamo, se non impariamo come prendere decisioni e ci lasciamo guidare dal caso, rischiamo di perdere il controllo sulla nostra vita.

Perché da un certo punto di vista la vita può essere intesa come una lunga sequenza di scelte…

Decision making: Anna Cantagallo ci spiega di cosa si tratta 

Un contributo fondamentale nello studio del decision making è quello della dott.ssa Anna Cantagallo, specialista in neurologia e medicina riabilitativa:

Il decision making è il processo mentale che permette ad un individuo o ad un gruppo di individui di decidere quale azione intraprendere tra più alternative possibili; l’azione è dunque la scelta, le alternative sono le opzioni, e gli individui che operano le scelte sono definibili decisori”.  

Prendere decisioni di qualità ci può dare grande soddisfazione perché ci dà la sensazione di essere alla guida della nostra esistenza.

Una scena molto semplice, illustrata da Anna Cantagallo di BrainCareriesce a spiegare molto bene che cosa implica avere o meno una buona capacità decisionale:

“Immaginate due uomini in tuta e scarpe da ginnastica su un argine: entrambi sono lì per fare dell’attività fisica ma mentre il primo tentenna il secondo inizia subito a correre.

Così dopo 10 minuti il secondo uomo ha già alle spalle più di un chilometro, mentre il primo si trova ancora all’inizio dell’argine, a riflettere sui pro e i contro della propria scelta, cercando di capire cosa possa essere meglio per lui.

Passano altri 10 minuti e il primo uomo continua a perder tempo: oramai ha perso tutta la sua motivazione, e neppure si chiede più cosa sia meglio fare, perché è troppo impegnato a lamentarsi di se stesso. Nel frattempo, il secondo uomo continua a correre ed ha già percorso 3 chilometri abbondanti.

Alla fine della corsa il secondo uomo esegue anche 5 serie di flessioni, mentre il primo ha deciso di accendersi una sigaretta, continuando a non prendere una decisione.”

Questa semplice scena ci fa capire che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere chi desidera essere e quali sono le conseguenze che ogni scelta comporta.

Per comprendere appieno che cosa significhi davvero la parola decisione è sufficiente risalire alla sua etimologia latina.

Infatti, come sottolinea Anna Cantagallo, la parola decisione viene dal latino decido che vuol dire “tagliare da”.

Ciò significa che quando deve essere effettuata una scelta, chi la opera deve escludere, tagliare, ogni altra possibilità, selezionando già il tipo di risultato che desidera ottenere.

Perché il decision making ci rende dei vincitori: le parole di Anna Cantagallo

Una scelta è fatta anche di rinunce. Ma anche se a una prima impressione rinunciare a qualcosa può sembrare limitante, in realtà proprio in questo saper rinunciare a ciò che non serve al nostro scopo sta la chiave del successo.

Eric Thomas, coach motivazionale americano, sottolinea il collegamento tra la presa di decisione e il successo. Uno dei suoi motti infatti è “Winners win, losers lose”. Che cosa intende dire? Che la vittoria, il successo, non dipende da fattori esterni a noi ma da una nostra scelta. Quella di voler vincere. Ecco perché “I vincenti vincono ed i perdenti perdono”.

Per prendere decisioni efficaci servono sicurezza e risolutezza.

Riuscire a decidere in maniera ferma e sicura è un passo fondamentale anche nell’età evolutiva: è importante che il bambino impari ad assumersi le responsabilità delle proprie scelte, comprendendo quali sono le possibili conseguenze delle sue azioni.

Anche se sicuramente c’è chi vi è più portato e chi meno, è importante sottolineare che il decision making è un’abilità e come tale può dunque essere appresa.

Tuttavia non si tratta di un processo meramente cognitivo, sottolinea Anna Cantagallo, perché spesso l’emotività può influenzare la nostra capacità di decision making.

Questo è vero sia in senso positivo che negativo: se infatti alcune emozioni possono fungere da blocco, altre invece possono essere dei catalizzatori e facilitatori delle nostre scelte.

Decision making e neuroscienze: cosa succede al nostro cervello quando compiamo una scelta.

Come spiega Anna Cantagallo, il processo decisionale ha una sua controparte biologica: determinate aree del nostro cervello si attivano quando stiamo operando una scelta.

Il processo decisionale può basarsi su due tipi di input:

  •      Processo decisionale basato sulla percezione visiva, ovvero quando scegliamo a partire da un input sensoriale (come fa l’addetto in aeroporto quando decide se il contenuto dei bagagli può superare il controllo o meno)
  •      Processo decisionale basato sulla valutazione, ovvero il caso più comune di decision making come scegliere il piatto da ordinare al ristorante, o decidere quale sarà l’ambito in cui si preferirà lavorare

Nel primo caso, l’attivazione corticale riguarda principalmente la corteccia prefrontale dorsolaterale; nel caso del decision-making basato sui valori, invece, la principale attivazione riguarda la corteccia prefrontale mediale.

Anna Cantagallo sottolinea quanto possa essere importante lavorare sulla nostra capacità decisionale che, proprio come un muscolo, va allenata in modo da essere preparati alle scelte da fare ogni giorno.

Un buon decision-making opera non solo a livello quantitativo, ovvero nel ridurre le molte opzioni disponibili ad una sola (la nostra scelta) ma anche a livello qualitativo permettendoci di compiere non solo una scelta ma la scelta migliore per noi.

Questo ci permette di innalzare la nostra qualità di vita e raggiungere un punto di maggiore equilibrio con noi stessi.

Spesso si crede che la miglior scelta sia quella più rapida. Invece la capacità decisionale dipende da un insieme di caratteristiche, tra cui sicuramente può rientrare la velocità di scelta, ma non solo.

Come funziona il processo decisionale e perché è importante capirlo  

Anche se di solito non ce ne rendiamo conto la scarsa capacità decisionale è uno dei motivi per cui spesso non riusciamo a gestire efficacemente le nostre giornate e le nostre vite.

Per prendere buone decisioni è importante avere consapevolezza di come avviene il processo decisionale e conoscere tutte le caratteristiche delle opzioni a nostra disposizione.

Il processo decisionale non è semplice ed è composto da diverse fasi che, anche senza accorgersene, ogni individuo deve attraversare:

  1.    la definizione dell’obiettivo (fase preliminare importantissima per evitare di intraprendere azioni distanti dallo scopo)
  2.    la raccolta delle informazioni (fondamentale in particolar modo nel momento in cui manchino alcune conoscenze utili alla scelta)
  3.    l’individuazione delle possibili alternative (così che si possano comprendere quelle realmente raggiungibili)
  4.    la valutazione delle alternative (analisi di costi e benefici di tutte le opzioni, con utilizzo di criteri basati sui bisogni della persona)
  5.   la sperimentazione degli effetti (in quest’ultima fase, la scelta è stata già fatta e vengono valutate le conseguenze: se il bilancio è positivo, si può mettere in atto la decisione).

Capacità decisionale: si può allenare? 

Il contributo di Anna Cantagallo agli studi sul decision making non si limita alla teoria ma si spinge anche nell’ambito applicativo, per poter offrire un reale beneficio alle persone. Nasce così Mente Giovane, un training creato per mantenere la mente elastica e in forma nonostante l’avanzare degli anni, in cui al tema del decision making è dedicato ampio spazio. Attraverso una serie di esercizi mirati sarà possibile così allenare la propria capacità decisionale per imparare a fare scelte vincenti.

Perché un’importante differenza tra chi nella vita realizza grandi cose e chi no sta solo nella capacità di prendere, o meno, delle buone decisioni.
Per iniziare è importante partire da piccoli passi, suddividendo i grandi obiettivi a lunga gittata in piccoli traguardi quotidiani: così si allena il muscolo decisionale. 

Anna Cantagallo suggerisce di porsi un obiettivo, mensile o settimanale, che riguardi il decision-making, prendendo in considerazione un ambito per volta della nostra quotidianità.

Per esempio potremmo decidere in questa settimana di allenare le nostre decisioni riguardo al modo in cui ci vestiremo, o al cibo che mangeremo, o al numero di pagine che vogliamo leggere del libro che sta sul nostro comodino.
Gli ambiti applicativi sono praticamente infiniti, ed un po’ alla volta possiamo arrivare a pianificare tutto quello che è necessario.

Come prendere ottime decisioni con la tecnica F.A.R.E. di Anna Cantagallo

Come allenare in pratica il nostro decision making? Anna Cantagallo ci consiglia la tecnica “F.A.R.E”:

  •      Focalizzare: elencare i problemi, selezionare quelli che ci ostacolano di più, definire/ridefinire il problema
  •      Analizzare: raccogliere le informazioni che è necessario avere, organizzarle, determinare i fattori rilevanti
  •      Risolvere: generare le possibili soluzioni, selezionarne una, definire un piano
  •      Eseguire: impegnarsi per raggiungere il risultato prefissato, eseguirlo con diligenza, monitorare l’impatto delle decisioni prese

Il modo migliore per applicare questa tecnica è di prendere un’agenda o un quaderno dedicato proprio a questa attività di allenamento del nostro muscolo decisionale, e scrivere lì i 4 punti della tecnica F.A.R.E. per ogni ambito.

Possiamo rendere questa attività di pianificazione una routine, a cui dedicare un tempo specifico alla mattina prima che inizi la nostra giornata, oppure alla sera prima di andare a letto, pianificando le nostre decisioni per il giorno dopo.

Le tre regole d’oro del decision making

Per far funzionare al meglio questa tecnica è importante ricordarsi delle 3 regole d’oro del decision making.

Regola 1: non scappare!

Ogni scelta va affrontata: che sia facile o difficile, scappare non servirà.

Regola 2: mantenersi allenati!

Quando sembra non esserci nessuna scelta da fare, possiamo sempre crearla per tenerci allenati: se ci sembra di avere giornate in cui non ci sono scelte da prendere, facciamo in modo che ci siano.

Ad esempio, anche durante una giornata di relax decidiamo come trascorrerla: cosa faremo al mattino? Cosa cucineremo per pranzo? Come ci rilasseremo nel pomeriggio? Come trascorreremo la serata?

Mantenendo sempre allenata la nostra capacità di decision making riusciremo ad essere estremamente efficienti in ogni ambito della nostra vita, mentre uno scarso allenamento potrebbe comportare lentezza e continua difficoltà anche nei dettagli più irrilevanti delle nostre giornate.

Regola 3: darsi delle priorità!

Ogni cosa è importante, ma non tutto può collocarsi sullo stesso piano: bisognerà dunque fare attenzione a non “impantanarsi” per ore in scelte che non necessitano di tutto il nostro tempo. Sarebbe poco produttivo, infatti, dedicare ore nella scelta del nostro abbigliamento e solo qualche minuto al modo di organizzare una riunione importante.

Capacità decisionali e progetti: il concetto di vision

Il decision making non riguarda soltanto gli aspetti più semplici della vita: in questa prospettiva Anna Cantagallo analizza il concetto di vision, ovvero il porsi un obiettivo più grande, che dia una soddisfazione a lungo termine.
Avere una vision di se stessi significa essere consapevoli di chi siamo e chi vogliamo diventare; una volta chiarito questo, è fondamentale imparare a prendere tutte quelle decisioni che ci permetteranno di diventare ciò che vogliamo.

“Devi crearti una vision di te stesso che possa darti gioia e farti felice. Una vision della tua professione, dei tuoi guadagni, di chi ti starà attorno.

Basterà porsi semplici domande: chi voglio essere? Cosa voglio fare? Con chi? Che valore avrà quello che farò e le persone con cui lo farò?

Dare una risposta a queste domande ci permetterà di fare chiarezza in noi stessi e ricordare la nostra vision ci aiuterà a prendere migliori decisioni riguardo il nostro presente ed il nostro futuro, realizzando un progetto personale che doni valore alla nostra vita e che successivamente potrà migliorare anche quella di chi condivide le nostre giornate con noi”

 

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