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L’attuale fotografia delle Partite IVA italiane

Solo nel 2018 la penisola italiana contava oltre 4,6 milioni di lavoratori autonomi con partita IVA, che corrispondono circa al 17% della popolazione di età compresa tra i 20 ed i 64 anni. Numeri decisamente superiori a quelli della media UE che portano l’Italia a contare circa il 15% di tutte le partite IVA a livello europeo. La maggior parte si concentrano nelle regioni del nord Italia, mentre nel meridione e nelle isole il 30% dei lavoratori risultano non dipendenti. In poche parole, sembra che l’Italia sia il paese europeo con il numero più elevato di partite IVA: cerchiamo quindi di analizzare meglio questo comparto e capire come se la passa in questo momento.

Il funzionamento della partita IVA in Italia

IVA sta per “Imposta sul valore aggiunto” e non è altro che un codice di 11 cifre, di cui le prime 7 servono ad identificare il titolare, le successive 3 fanno riferimento all’Ufficio delle Entrate, mentre l’ultima cifra funge da controllo. La partita IVA è quindi un’imposta attribuita ai titolari che ne fanno richiesta per le prestazioni svolte o per la cessione di beni. Le informazioni inerenti ciascuna partita IVA vengono registrate ufficialmente e sono consultabili in ogni momento, anche su portali tipo iCRIBIS che permettono di verificare la partita IVA di un’impresa per assicurarsi della sua esistenza.

Chi può aprire una partita IVA e come? Possono aprire una partita IVA tutti coloro che hanno un reddito annuo che supera i 5.000 euro. Per fare la richiesta di apertura è necessario presentare un modulo presso l’Agenzia delle Entrate, che può essere di due tipi a seconda della natura giuridica del soggetto: il modello AA9/12 riguarda le imprese individuali e i lavoratori autonomi, mentre il modello AA7/10 comprende le società, le associazioni, le aziende o altre attività che non sono persone fisiche. Tali modelli sono scaricabili gratuitamente sul portale web dell’Agenzia delle Entrate oppure presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ogni giorno sono tante le società, gli enti, le associazioni e i lavoratori autonomi che fanno richiesta per aprire una partita IVA. Attualmente quelle esistenti sono 8,2 milioni, di cui all’incirca 6,2 milioni risultano attive.

Le perdite stimate a causa della crisi economica

Il lockdown causato dal Covid-19 sta portando a ingenti perdite economiche e i più colpiti sono proprio i possessori di partita IVA, specialmente i lavoratori autonomi e le piccole e medie imprese. Dal rapporto Svimez sull’impatto economico del coronavirus, è stata infatti stimata una perdita di fatturato per ogni mese di inattività intorno ai 12 mila euro per ciascun lavoratore autonomo, con il Nord al primo posto per diminuzione del reddito lordo di circa 2 mila euro a persona, seguito dal Centro con 1.900 euro e per finire il Sud con 1.800 euro. Nell’attuale incertezza, si continua a sperare in una ripresa di tutte le attività a partire dalla seconda metà del 2020, che in ogni caso porterà il PIL a scendere di 8,4 punti percentuali a livello nazionale. Tale pronostico però si basa sull’impatto del decreto “Cura Italia”, il quale cercherà di attutire i duri colpi economici nazionali, ma ulteriori misure potrebbero frenare ulteriormente la recessione.

Purtroppo i dati che giungono ad oggi sembrano essere poco confortanti per tutti quei lavoratori che si ritrovano a non poter lavorare a causa della pandemia e che non sanno quando gli sarà concessa la riapertura delle attività, ma nel frattempo è possibile usufruire del bonus di 600 euro stanziato dal Governo a supporto di tutti i titolari di partita IVA.

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