Palestra del Liceo Salvemini: Tra Burocrazia, Diritto di Cronaca e Funzione Sociale dello Sport. Solidarietà alla dirigente Debora Adrianopoli ( che nessuno ha ancora ascoltato)
Palestra del Liceo Salvemini: Tra Burocrazia, Diritto di Cronaca e Funzione Sociale dello Sport. Solidarietà alla dirigente Debora Adrianopoli ( che nessuno ha ancora ascoltato) La vicenda legata alla palestra del liceo scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento si è rapidamente trasformata in un caso emblematico che va ben oltre la semplice richiesta di un mazzo di chiavi. Al centro del dibattito vi è l’utilizzo in orario extrascolastico della struttura sportiva, ma un’analisi attenta dei fatti rivela un quadro molto più articolato di come è stato finora dipinto, fatto di intricati passaggi burocratici e di un fondamentale bisogno di aggregazione giovanile. Abbiamo riportato anche noi i tanti commenti di chi reclama spazi e, fra questi, le palestre degli istituti scolastici in generale, ma nessuno è entrato nella vicenda nello specifico.
Il labirinto delle competenze e il dovere di ascoltare i protagonisti
Prima di emettere giudizi affrettati, il dovere del buon giornalismo imporrebbe di ascoltare sempre i diretti interessati. Nel caso del Salvemini, la narrazione di una presunta “serrata” da parte dell’istituzione scolastica nei confronti del Comune o delle associazioni sportive non corrisponde alla realtà dei fatti.
La protagonista di questa vicenda, la dirigente scolastica Debora Adrianopoli, non ha mai rifiutato la consegna delle chiavi. A seguito della diffida trasmessa dal Comune di Sorrento il 1° ottobre, la preside ha semplicemente chiesto di poter rinviare la consegna formale, essendo in quel momento trattenuta da altre e improrogabili attività istituzionali. Una richiesta di differimento logica e legittima che, in alcun modo, può essere tradotta o strumentalizzata come un diniego.
Per comprendere le origini di questo attrito, è indispensabile sottolineare la complessa sovrapposizione di competenze che grava sulla struttura. Parliamo di un groviglio amministrativo che vede da un lato la Città Metropolitana di Napoli (ex Provincia), ente per legge competente in materia di edilizia scolastica per gli istituti superiori, e dall’altro il Comune di Sorrento, proprietario dell’immobile.
A fare da bussola in questo labirinto è la convenzione sottoscritta il 10 luglio 2026 proprio tra il Comune e la Città Metropolitana. L’assessore comunale Antonio Maresca ha opportunamente richiamato l’articolo 2 di tale accordo: il trasferimento in uso gratuito all’ente metropolitano comprende espressamente l’«edificio 2, adibito a palestra», ma la proprietà e la facoltà di regolamentarne l’uso extrascolastico restano in capo all’amministrazione comunale. La priorità assoluta spetta alle attività didattiche durante l’orario delle lezioni, ma lo spazio non può intendersi ad uso esclusivo della scuola una volta suonata l’ultima campanella.
Una questione nazionale: la palestra come presidio sociale
Se da un lato la questione sorrentina necessita solo di definire le corrette modalità organizzative per la gestione condivisa delle fasce orarie, dall’altro apre una riflessione molto più ampia che accomuna numerosi istituti in tutta Italia.
Le palestre scolastiche rappresentano, in moltissimi territori, l’unica infrastruttura accessibile e sicura per la pratica sportiva. Aprire i cancelli di queste strutture al termine delle lezioni non significa semplicemente assecondare le legittime richieste delle società sportive dilettantistiche, ma assolvere a una funzione sociale di primaria importanza. In un’epoca in cui i giovani rischiano sempre più l’isolamento o, nei contesti più difficili, il richiamo della microdelinquenza e della devianza, lo sport si erge a baluardo educativo.
Rendere le palestre fruibili di pomeriggio e di sera significa trasformarle in veri e propri presidi di prevenzione del disagio giovanile. Sono luoghi dove si impara la disciplina, il rispetto per le regole e per gli avversari, l’inclusione e il senso di appartenenza a una comunità.
La sfida, per Sorrento come per il resto del Paese, non risiede in una sterile contrapposizione tra istituzioni scolastiche e amministrazioni locali, ma nella ricerca di un equilibrio sinergico. È necessario costruire un’alleanza in cui il diritto sacrosanto degli studenti di svolgere le ore di educazione fisica in ambienti sicuri e a loro dedicati si sposi con la necessità di restituire alla cittadinanza, nelle ore pomeridiane, spazi vitali per la crescita e l’aggregazione delle nuove generazioni.
Ai vari opinionisti e giornalisti diciamo che bisogna ascoltare le parti e le loro ragioni prima di esprimere giudizi.



