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Meta. Zugzwang, quando ogni mossa diventa obbligata

Meta, costa di Sorrento ( Napoli ) Zugzwang, quando ogni mossa diventa obbligata
La nomina dell’assessore esterno Alessia Russo riapre il dibattito sugli equilibri della maggioranza e sul ruolo del Consiglio comunale

Nel gioco degli scacchi, lo zugzwang è quella particolare situazione nella quale un giocatore vorrebbe poter passare il turno, ma è costretto a muovere. E qualsiasi mossa scelga di fare rischia di peggiorare la propria posizione.

Una metafora che, guardando alle ultime vicende della politica metese, sembra calzare alla perfezione.

Il sindaco Tito, ancora una volta, dimostra di conoscere profondamente le dinamiche dell’elettorato e della politica locale. La sua ultima mossa, la nomina dell’assessore esterno Alessia Russo, può essere letta come una scelta destinata inevitabilmente a produrre conseguenze sugli equilibri della maggioranza.

Il silenzio del Consiglio comunale
Partiamo proprio dal Consiglio comunale.

Di fronte alla nomina di un assessore esterno, almeno pubblicamente, non si registrano prese di posizione particolarmente significative da parte dei consiglieri di maggioranza. Qualche intervento sui social, qualche malumore affidato alla rete, ma poco o nulla nelle sedi istituzionali.

Eppure, il Consiglio comunale dovrebbe essere il luogo naturale nel quale discutere e manifestare eventuali perplessità sulle scelte amministrative.

Il ricorso a una figura esterna per ricoprire un incarico assessorile pone, inevitabilmente, una domanda politica: perché affidarsi a una professionalità esterna se all’interno della propria maggioranza esistono consiglieri eletti dai cittadini?

La risposta, naturalmente, spetta al sindaco. Ma la scelta può essere interpretata anche come un segnale sulla fiducia riposta nelle competenze presenti all’interno della stessa compagine amministrativa.

E, soprattutto, resta una domanda: perché il silenzio?

Il peso del consenso personale
Una possibile chiave di lettura riguarda il peso politico del sindaco all’interno della maggioranza.

Alcuni consiglieri, secondo questa interpretazione, potrebbero avere margini di autonomia politica ridotti proprio in virtù del sistema di consenso che ha accompagnato la loro elezione.

La cosiddetta “firma Bonus Tito”, per usare una definizione volutamente provocatoria, rappresenterebbe in questa prospettiva il marchio politico di un consenso costruito attorno alla figura del primo cittadino.

È una lettura che può essere discussa e contestata, ma che pone un interrogativo tutt’altro che secondario: quanto spazio esiste oggi, all’interno della maggioranza, per una posizione realmente autonoma rispetto al sindaco?

Un’opposizione con un piede dentro e uno fuori
E poi c’è l’opposizione.

O, almeno, quella che sulla carta dovrebbe essere l’opposizione.

Una parte dell’attuale minoranza è stata infatti coinvolta nell’attività amministrativa attraverso l’attribuzione di una delega da parte del sindaco. Una scelta che il leader del gruppo ha più volte rivendicato come non riconducibile a un ingresso nella maggioranza.

Formalmente, dunque, maggioranza e opposizione restano distinte.

Politicamente, però, la situazione appare decisamente più sfumata.

Da una parte ci sono le deleghe e la collaborazione con l’amministrazione; dall’altra alcuni post sui social attraverso i quali vengono ribadite le differenze politiche.

Il risultato è un quadro nel quale i confini tra maggioranza e opposizione rischiano di diventare difficili da individuare per il cittadino.

Il caso Aiello
Poi c’è il caso Aiello, che rende il quadro ancora più interessante.

La più votata di sempre, almeno fino a oggi, si ritrova fuori dalla Giunta e con un peso nelle deleghe che appare ridimensionato rispetto al risultato elettorale.

Una situazione politicamente significativa.

Eppure, anche in questo caso, prevale il silenzio.

Una scelta di prudenza? Una scelta politica? Oppure la consapevolezza che gli equilibri interni alla maggioranza impongano di accettare decisioni prese altrove?

Anche qui, naturalmente, saranno gli interessati a fornire le proprie risposte.

La scelta di Miccio
Più esplicita appare invece la posizione del consigliere Miccio, che ha scelto di rimettere le proprie deleghe dopo l’attribuzione delle Politiche giovanili all’assessore Alessia Russo, in una sorta di combinazione che rappresenta, per la politica metese, una novità non di poco conto.

Un gesto che, al contrario del silenzio di altri, rende evidente l’esistenza di una questione politica.

Perché quando un consigliere rinuncia a una delega, evidentemente qualcosa negli equilibri si è mosso.

Il vero problema? Il cittadino forse non guarda la scacchiera
Ed è qui che arriva il punto centrale.

L’80% dell’elettorato metese — questa è una valutazione politica, non un dato verificato — probabilmente non segue quotidianamente queste dinamiche.

Non conosce le deleghe, le trattative, gli equilibri tra consiglieri, i malumori e le strategie.

E, soprattutto, non necessariamente se ne interessa.

Per molti cittadini la politica locale si misura su altre cose: servizi, strade, manutenzione, opere pubbliche, tasse, vivibilità, risposte concrete.

Ed è forse proprio questa la vera forza politica di Tito: riuscire a mantenere il proprio consenso al di là delle dinamiche interne al palazzo.

Se questa lettura è corretta, il sindaco avrebbe compreso una regola fondamentale della politica: il consenso non si costruisce necessariamente nella sala consiliare, ma nella percezione che i cittadini hanno dell’amministrazione e dei suoi protagonisti.

Una partita ancora aperta
Resta allora la metafora degli scacchi.

Lo zugzwang presuppone che ogni giocatore sia costretto a muovere. Ma in politica, a differenza degli scacchi, ogni mossa produce reazioni, alleanze, rotture e nuovi equilibri.

La nomina di Alessia Russo potrebbe quindi non essere soltanto una scelta amministrativa.

Potrebbe essere una mossa sulla scacchiera politica metese.

Adesso bisognerà capire chi sarà costretto a muovere.

E, soprattutto, chi avrà ancora la possibilità di scegliere dove andare.

Una cosa, però, sembra difficilmente contestabile: nella politica metese di oggi, il sindaco Tito continua a occupare il centro della scacchiera.

E la partita, almeno per il momento, la sta giocando lui.