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I Consumatori Ingannati: La Verità sulle Cartelle Esattoriali e i Veri Evasori (che non sono loro)

L’attuale sistema fiscale e mediatico spesso confonde le acque su chi siano i veri evasori. Secondo le riflessioni della prof.ssa Francesca Lauro, i consumatori sono “ingannati”, con le casalinghe che si ritrovano stordite dalla pubblicità ingannevole e costrette a rincorrere offerte speciali per poter comprare il necessario con i pochi spiccioli rimasti dopo aver pagato affitti e bollette.

Il nodo centrale del dibattito riguarda la reale natura dell’evasione fiscale e l’ingiustizia percepita dietro le cartelle esattoriali. L’autrice sottolinea che i giornalisti ignorano, o fingono di ignorare, un fatto fondamentale: chi non ha pagato una o più cartelle esattoriali non è un evasore, ma un contribuente ben noto al fisco. Sono persone che sono state in difficoltà e spesso vittime di ingiustizie , spesso non riescono a pagare per difficoltà economiche, e comunque spesso sono la parte più onesta di chi evade completamente o con sotterfugi non paga mai. 

A tal proposito, il documento classifica chiaramente le diverse figure:

  • I contribuenti che ricevono cartelle esattoriali per pagamenti omessi sono soggetti già conosciuti e monitorati dallo Stato.

  • Gli evasori totali, al contrario, sono individui del tutto ignoti al fisco.

  • Gli evasori parziali sono noti al fisco, ma nascondono con estrema cura una quota che va dal 10% al 90% dei loro guadagni.

Invece di procedere con la continua “rottamazione delle cartelle esattoriali”, lo Stato dovrebbe cambiare radicalmente approccio. Secondo il documento, l’Agenzia della Riscossione non dovrebbe addebitare sanzioni e interessi anatocistici a chi non ha pagato, ma dovrebbe piuttosto offrire l’opportunità di accedere subito a facilitazioni di pagamento. Le attuali rottamazioni, infatti, turbano profondamente la coscienza dei lavoratori dipendenti; questi ultimi non possono decidere se pagare o meno le imposte, poiché queste vengono versate direttamente dai loro datori di lavoro. Inoltre, l’Agenzia della Riscossione dovrebbe evitare di perseguire i contribuenti per somme irrisorie, sapendo che le spese per l’azione di recupero supererebbero il credito stesso.

Per combattere la vera evasione (quella dei totali e dei parziali), il testo suggerisce riforme strutturali orientate alla tracciabilità e al vantaggio per il cittadino:

  • Se i contribuenti avessero la possibilità di detrarre dall’imponibile le somme pagate ad artigiani, professionisti e commercianti, riterrebbero molto più conveniente richiedere sempre la ricevuta o la fattura.

  • Così facendo, i lavoratori autonomi imparerebbero a versare allo Stato l’IVA incassata, che attualmente rimane nascosta nei compensi o negli onorari.

  • Attraverso la detrazione, chi emette la fattura non potrebbe più evitare di annotare il ricavo e gli evasori passerebbero da ignoti a noti al fisco.

  • Lo Stato dovrebbe inoltre elevare il primo “scaglione” (l’importo del reddito non tassabile) per tutelare i lavoratori dipendenti che vedono i propri salari e stipendi tassati alla fonte e non possono evadere.

Infine, il peso fiscale sui consumatori è aggravato da meccanismi che l’autrice giudica illegittimi, come le tasse sulle tasse. Adottando le “accise mobili” sui prodotti energetici, il Governo aggiunge l’IVA sull’accisa, facendo lievitare le imposte a circa il 70% del prezzo di vendita. Questo meccanismo persiste nonostante la Cassazione Civile, con la sentenza R.G.3671/97, abbia già affermato il principio secondo cui un’imposta non può costituire la base imponibile per un’altra imposta.

La soluzione auspicata è un ritorno al rigore sui conti pubblici reali: la Ragioneria dello Stato dovrebbe analizzare attentamente il bilancio per suggerire quali spese improduttive tagliare, riducendo così la pressione fiscale su chi paga onestamente e arginando l’enorme deficit senza accanirsi sui consumatori già stremati.