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Dalla Fiction alla Realtà: Perché Ci Serve un “Doc” alla Guida della Sanità
C’è una provocazione che sta facendo il giro del web, nata dalla penna di Aldo Grasso, uno dei più noti e importanti critici televisivi e storico della televisione italiana.
Si tratta della proposta riportata sul Corriere della Sera (e rilanciata da Dagospia), che fotografa il cortocircuito della sanità italiana che, pur nella sua ironia, ha il sapore di una triste verità: Luca Argentero ministro della Salute subito, al posto di Orazio Schillaci.
Ovviamente si tratta di una provocazione. Argentero è l’attore che presta il volto ad Andrea Fanti nella fortunatissima serie di Rai 1 «Doc – Nelle tue mani». Ma in effetti, come Aldo Grasso, tanti spettatori seguendo i primi due episodi della serie tv, lo hanno pensato.
Il motivo per cui questa boutade sta facendo riflettere, ben oltre i confini della finzione televisiva, va ricercanta tuttavia nelle parole nette e senza sconti che lo stesso attore ha rilasciato durante le interviste di presentazione della nuova stagione. Argentero ha denunciato apertamente il ridimensionamento dei fondi destinati al comparto sanitario e la drastica riduzione del tempo che i medici possono dedicare all’ascolto e alla cura dei malati.
Il punto centrale del discorso – sia nella fiction che nella realtà – è la trasformazione della cura in “prestazione”. Quando i reparti devono ottimizzare i bilanci a tutti i costi e i medici sono costretti a correre da un letto all’altro, il paziente cessa di essere una persona e diventa un numero.
Di fronte a questo scenario nazionale, non c’è affatto da stupirsi se anche le nostre realtà locali, a partire dal territorio fragile e complesso della Costa d’Amalfi, si trovino a fare i conti con disservizi, carenze strutturali e perenni affanni quotidiani. La crisi che tocchiamo con mano qui è lo specchio fedele di un collasso centrale.
Tuttavia, per onestà intellettuale, bisogna riconoscere che questa deriva non è imputabile unicamente all’attuale ministro Schillaci, ma purtroppo arriva da lontano, figlia di decenni di politiche orientate al rigore finanziario e ai tagli lineari portati avanti da governi di ogni colore politico. Proprio per questo, continuare a trattare la salute pubblica come un terreno di mera lotta politica di fazione, utile solo a scambiarsi accuse reciproche a seconda di chi siede sulle poltrone del momento, è un esercizio sterile e dannoso.
Mentre la politica si scontra a colpi di slogan, le nostre strutture sanitarie si trasformano in vuoti contenitori e a rimetterci sono i cittadini, privati di un diritto costituzionale fondamentale. Se siamo arrivati al punto in cui le parole più lucide, umane e politicamente scorrette sulla difesa della sanità arrivano dal protagonista di una fiction, significa che il sistema ha smarrito la sua bussola.
La schermo ci ricorda cosa dovrebbe essere la sanità: più medici, più infermieri, più letti e ascolto. Nella vita reale, e sulle nostre coste, si continua a tagliare. E purtroppo, fuori dal set, non c’è nessun regista a gridare “stop”.