Ricostruzione Ischia.Espropri a Celario, la frattura nella comunità, la ricostruzione corre, i cittadini restano indietro
La decisione del Comune di Casamicciola Terme di procedere agli espropri per i lavori sull’alveo Celario segna un punto di non ritorno nella gestione dell’emergenza post‑frana e post‑sisma. Due decreti, firmati il 15 maggio 2026 dalla responsabile dell’Area V, architetta Simona Rubino, sanciscono l’acquisizione definitiva di decine di particelle private, trasformando un intervento tecnico in un passaggio politico che pesa come un macigno sulla comunità.
Il primo decreto riguarda la realizzazione del tombino idraulico in cemento armato per l’attraversamento di via Celario; il secondo, molto più esteso, l’intervento di ripristino della funzionalità idraulica dell’alveo, un’opera da oltre 2,6 milioni di euro. In entrambi i provvedimenti, il Comune richiama la cornice emergenziale che dal 2017 a oggi ha governato l’isola: dal sisma al dissesto idrogeologico, dalle ordinanze della Protezione civile alle deroghe al Testo unico sugli espropri. Una sequenza di norme speciali che ha consentito di “prescindere da ogni altro adempimento”, come recita testualmente il decreto, e di procedere con occupazioni d’urgenza, immissioni in possesso e depositi delle indennità presso la Ragioneria dello Stato.
La comunità, però, non vive questa accelerazione come un semplice atto amministrativo. Per molti residenti, Celario non è solo un alveo da mettere in sicurezza: è il simbolo di una ricostruzione che procede a colpi di atti straordinari, spesso senza un reale confronto pubblico. Le indennità offerte, in alcuni casi di poche centinaia di euro, come “€ 331,80 per 160 mq” o “€ 62,40 per 30 mq”, sono percepite come una ferita aggiuntiva, un segnale di scarsa considerazione verso chi quei terreni li ha custoditi per generazioni. Lo stesso documento ammette che diversi proprietari hanno contestato le valutazioni, ottenendo in alcuni casi rettifiche significative:
Il punto politico è tutto qui: la ricostruzione procede, ma procede senza una vera discussione pubblica sul modello di territorio che si sta costruendo. Le opere sono dichiarate “di pubblica utilità, urgenti e indifferibili”, ma la comunità non è stata messa nelle condizioni di partecipare alla definizione delle priorità. La Protezione civile, il Commissario straordinario, le ordinanze speciali: un sistema di poteri emergenziali che ha sostituito la normale dialettica democratica. E mentre le carte scorrono veloci tra decreti, verbali e depositi, la popolazione resta spettatrice di decisioni che cambiano la geografia del paese.
Gli espropri di Celario sono il segnale più evidente di questa frattura. Da un lato, la necessità tecnica di mettere in sicurezza un’area devastata dalla frana del 2022; dall’altro, la sensazione diffusa che la ricostruzione stia diventando un processo calato dall’alto, dove la comunità è chiamata solo a subire. Il Comune ricorda che “l’espropriazione comporta l’estinzione automatica di tutti gli altri diritti reali o personali sul bene”, una formula giuridica che, letta fuori dal linguaggio tecnico, suona come una dichiarazione di potere: da questo momento, tutto ciò che era dei cittadini diventa dello Stato.
La domanda che aleggia a Casamicciola è semplice e insieme enorme: la sicurezza può giustificare tutto? La risposta non può essere affidata solo ai decreti. Perché la ricostruzione non è solo un insieme di opere, ma un patto sociale. E quel patto, oggi, appare incrinato.

