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Ricostruzione di Ischia, il botta e risposta sui compensi tecnici: Legnini replica a Feola e ricostruisce “una scelta legittima ed equa”

Nel dibattito sempre più acceso sulla ricostruzione post‑sisma e post‑frana di Ischia, esploso dopo le dichiarazioni del Commissario Marcello Giuseppe Feola nella conferenza stampa del 21 agosto, arriva la presa di posizione dell’ex Commissario straordinario Giovanni Legnini. Una nota lunga, dettagliata, che interviene su un punto preciso: il regime dei compensi professionali dei tecnici incaricati dai cittadini. E che smentisce, con toni netti, le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni. Legnini premette di aver scelto, sin dall’insediamento del suo successore, di non partecipare al dibattito pubblico sulla ricostruzione. Una linea di riserbo che aveva già adottato nel passaggio di consegne per il sisma del Centro Italia. Ma ora, spiega, “l’esigenza di assicurare un’informazione completa e corretta” lo costringe a intervenire. Il chiarimento non riguarda le scelte urbanistiche o le nuove regole sulle delocalizzazioni introdotte da Feola. Su questo, Legnini ribadisce di non voler esprimere valutazioni. Ma ricostruisce un passaggio importante: prima di lasciare l’incarico, aveva predisposto una nuova ordinanza sulle delocalizzazioni, adeguata al Piano della ricostruzione approvato dalla Regione Campania nell’ottobre 2025. Il testo era stato inviato ai sindaci e alla Regione, insieme alla richiesta di valutare l’introduzione della monetizzazione, “subordinandola all’espressione di una precisa volontà politica da parte delle Istituzioni rappresentative dei cittadini”. Ordinanza poi non emanata “per rispetto istituzionale” verso il Commissario entrante. Il nodo della nota è però un altro: la decisione di Feola di ripristinare il vecchio regime dei compensi professionali, quello previsto dal decreto-legge 109 del 2018. Una scelta che, secondo Legnini, ha generato commenti “incauti e falsi”, che avrebbero attribuito alle sue decisioni del 2022 un presunto utilizzo distorto di risorse pubbliche. Accuse che l’ex Commissario respinge con forza. Legnini ricostruisce così, secondo lui, il contesto dell’ordinanza n.17 del 31 maggio 2022, adottata “a fronte del totale stallo delle attività di ricostruzione privata”. Una svolta resa necessaria dalle nuove disposizioni di legge contenute nei commi 4‑bis e 4‑ter dell’articolo 13 della legge 15/2022, che armonizzavano le procedure di Ischia con quelle del sisma 2016 nel Centro Italia. “Il procedimento amministrativo per la concessione del contributo destinato alla ricostruzione privata fu radicalmente modificato”, scrive Legnini, ricordando che ai tecnici furono attribuite incombenze aggiuntive: elaborati sulla ricostruzione conforme, asseverazioni urbanistiche, nuove modalità di gestione delle domande di condono, calcolo del contributo e relativa asseverazione. Prestazioni più complesse, anche per la particolare situazione urbanistica dell’isola. Da qui la scelta di applicare il regime tariffario del Centro Italia, con una riduzione del 30% rispetto ai massimi previsti dal decreto ministeriale 140/2012. Una scelta che, sottolinea, fu giudicata legittima da un parere firmato da cinque giuristi: “una legittima e ragionevole attuazione dei poteri commissariali previsti dalla legge”.

Ma soprattutto, insiste Legnini, quella decisione era nell’interesse dei cittadini. “Erano infatti pervenute numerose segnalazioni da parte di cittadini che lamentavano il fatto che i tecnici richiedevano compensi superiori a quelli riconosciuti con la concessione del contributo, con la conseguenza che la parte eccedente restava a loro carico”. L’ordinanza 17 ammetteva a contributo il maggiore onere, evitando che ricadesse sui privati. Un punto che l’ex Commissario rivendica con forza: “Le nuove regole non comportavano alcun aggravio per il bilancio dello Stato ma unicamente una diversa, e solo eventuale, distribuzione del contributo massimo concedibile”. Una impostazione, aggiunge, “correttamente dichiarata dal Commissario Feola”. La nuova ordinanza di Feola, invece, riporta i compensi ai limiti del 2018. Legnini non commenta la scelta, ma ne evidenzia le conseguenze: “Qualora il tecnico richieda il pagamento della tariffa professionale prevista dalla normativa vigente, la parte eccedente resterà a carico dei cittadini”. La nota si chiude con un auspicio rivolto a tutti gli attori della ricostruzione: “Che il percorso possa proseguire con efficacia e continuità e che le nuove regole sulle delocalizzazioni- ovvero-  possano produrre i risultati attesi”.

Un intervento deciso  che riporta al centro del dibattito un tema cruciale: chi paga davvero la ricostruzione privata e quali scelte regolatorie incidono sui costi che ricadono sui cittadini. In un’isola che attende da anni risposte rapide e certe, il confronto tra passato e presente della gestione commissariale si fa sempre più serrato.