Logo
Ischia. Cratere del Funnulillo, il giallo dei fanghi e dei cantieri: un esposto scuote Casamicciola Terme

Sotto la lente della Guardia di Finanza trasformazioni del cratere, movimentazione di materiali e flussi di denaro pubblico. Chiesti 39 accertamenti tra ambiente, contabilità e tracciabilità dei lavori

Esproprio da 85 mila euro al Funnulillo del Bosco della Maddalena: sarà un parcheggio, l’allarme e l’appello degli esperti: E’ un cratere vulcanico

Un cratere vulcanico trasformato da mesi di movimentazioni di terreno, un’ex caserma interessata da opere e depositi di materiali dalla provenienza da chiarire, fondi pubblici destinati agli interventi post-frana e una lunga serie di interrogativi su autorizzazioni, destinazione dei materiali e correttezza delle procedure amministrative.

È un quadro che, pur senza formulare accuse, assume contorni di estrema rilevanza pubblica quello delineato nell’esposto presentato dal geologo Aniello Di Iorio alla Guardia di Finanza di Ischia, relativo alle aree del Funnulillo e dell’ex Caserma Forestale di Casamicciola Terme. L’atto, corredato da una vasta documentazione fotografica e tecnica, chiede una verifica approfondita su aspetti ambientali, urbanistici, amministrativi, contabili e finanziari.

Il Funnulillo: da demolizione di un abuso a un cantiere completamente diverso

Al centro dell’esposto vi è innanzitutto il Funnulillo, un antico cratere vulcanico inserito nel sistema geologico del Rotaro e considerato un sito di interesse naturalistico e geomorfologico dell’isola d’Ischia. Secondo quanto documentato, il cartello di cantiere esposto nell’area riportava come oggetto dei lavori la semplice “demolizione di un manufatto abusivo”, con conclusione prevista entro il 31 maggio 2026. Tuttavia, dopo l’effettiva rimozione dell’edificio, l’attività sarebbe proseguita per mesi, fino almeno ad agosto 2026, con consistenti riporti di terreno, spianamenti e modifiche morfologiche che avrebbero profondamente alterato l’assetto del cratere. Le fotografie allegate mostrerebbero inoltre l’eliminazione della vegetazione arborea e arbustiva presente all’interno dell’area interessata dai lavori. Circostanze che spingono l’autore dell’esposto a chiedere se tali trasformazioni fossero previste dai progetti autorizzati oppure se siano state eseguite sulla base di ulteriori atti non evidenziati dalla cartellonistica esposta sul posto. Il punto centrale della questione è semplice e allo stesso tempo cruciale: come si è passati da una demolizione localizzata a una trasformazione così estesa dell’area? E soprattutto, con quali autorizzazioni?

Il nodo dei fanghi e dei materiali movimentati

Ancora più delicato appare il tema della provenienza dei materiali utilizzati e depositati nel Funnulillo.

L’esposto richiama infatti una deliberazione del Consiglio Comunale del luglio 2025 con cui il Comune avrebbe acquistato terreni nell’area del Funnulillo per destinarli al conferimento dei fanghi provenienti dagli interventi di ripristino idraulico degli alvei colpiti dagli eventi franosi del novembre 2022. L’acquisto, pari a 85.100 euro, sarebbe stato finanziato attraverso risorse collegate all’intervento commissariale CD-CT-2-042. Da qui nasce una delle richieste investigative più rilevanti: verificare se i materiali provenienti dagli alvei siano stati effettivamente trasferiti nell’area del Funnulillo, in quali quantità, con quale classificazione tecnica e attraverso quali procedure di tracciabilità. L’esposto sottolinea inoltre una differenza terminologica tra gli atti amministrativi, che parlano alternativamente di “smaltimento”, “riuso”, “conferimento” e “recapito” dei materiali, chiedendo che venga chiarita con precisione la natura tecnico-giuridica dell’operazione.

L’ex Caserma Forestale e i materiali eterogenei

L’altra area finita sotto osservazione è quella dell’ex Caserma Forestale.

La documentazione fotografica raccolta nel corso del 2026 evidenzierebbe la presenza, all’interno di materiale terroso movimentato da mezzi meccanici, di elementi metallici, tondini di armatura, tubazioni corrugate, geogriglie, reti sintetiche e residui plastici. L’esposto non sostiene che tali materiali siano stati gestiti in maniera irregolare né ne attribuisce una provenienza certa. Al contrario, insiste sulla necessità di acquisire documentazione e verifiche tecniche per stabilire se tali componenti fossero effettivamente riconducibili ai materiali della frana del 2022 oppure derivassero da demolizioni, attività pregresse o altre lavorazioni. Particolare attenzione viene richiesta anche sulla sorte delle strutture esistenti dell’ex Caserma Forestale. Il geologo chiede infatti che venga accertato se la platea in cemento armato e le fondazioni siano state rimosse oppure semplicemente ricoperte da nuovi riporti di terreno.

I profili finanziari: milioni di euro e verifiche sulla contabilità

La parte più pesante dell’esposto riguarda probabilmente il profilo amministrativo-contabile.

Tra gli accertamenti richiesti vi è la ricostruzione completa del quadro economico dell’intervento CD-CT-2-042, che secondo la documentazione richiamata sarebbe stato finanziato con risorse complessive pari a 10 milioni di euro. Viene richiesto di verificare: la destinazione delle somme stanziate per gli oneri di discarica;la copertura economica dell’acquisto dei terreni del Funnulillo;la corrispondenza tra materiali conferiti in discarica e materiali eventualmente riutilizzati; la correttezza delle rimodulazioni del quadro economico;l’assenza di duplicazioni di spesa tra conferimenti in discarica e utilizzo del Funnulillo come sito di deposito o recupero. Una richiesta che punta a ricostruire, voce per voce, l’intero percorso del denaro pubblico e dei materiali movimentati.

L’ombra dell’interdittiva antimafia

Tra gli elementi più sensibili emerge anche il riferimento a una informazione antimafia interdittiva notificata nel 2026 nei confronti della società TE.VIN. s.r.l., coinvolta come subappaltatrice in uno dei lotti dell’intervento. Lo stesso documento precisa che il Comune, dopo aver ricevuto la comunicazione, avrebbe disposto ulteriori verifiche tecniche sull’esecuzione dei lavori. L’esposto non attribuisce responsabilità ma chiede l’acquisizione degli atti e degli esiti delle verifiche svolte successivamente.

Il possibile impatto ambientale e la rete Natura 2000

Non meno rilevante è il capitolo ambientale.L’esposto richiama la vicinanza delle aree interessate alla Zona Speciale di Conservazione IT8030005 “Corpo centrale dell’Isola di Ischia”, parte della rete europea Natura 2000. Per questo viene chiesto di verificare se gli interventi realizzati ricadano all’interno della zona protetta oppure possano comunque produrre effetti significativi sugli habitat tutelati. Di conseguenza si domanda anche se siano state effettuate le necessarie procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) e se siano stati acquisiti tutti i pareri richiesti dalla normativa europea e nazionale.

Una vicenda che va oltre i due cantieri

L’aspetto più significativo dell’esposto non è l’attribuzione di responsabilità, che non viene formulata, ma l’ampiezza delle verifiche richieste.

Sono infatti ben 39 i punti sottoposti all’attenzione della Guardia di Finanza e degli altri enti competenti, dai profili geologici e ambientali fino alla tracciabilità dei materiali, dalle procedure di gara alla coerenza delle spese sostenute con gli obiettivi dichiarati. In un territorio come quello di Casamicciola, segnato dalla tragedia della frana del novembre 2022 e ancora impegnato nella complessa fase della ricostruzione, ogni scelta che incide sul paesaggio, sul bilancio pubblico e sulla gestione dei materiali assume inevitabilmente una rilevanza che va oltre il singolo cantiere.

Ecco perché la richiesta avanzata non riguarda soltanto il destino del Funnulillo o dell’ex Caserma Forestale. Riguarda la trasparenza delle opere pubbliche, la tutela di un patrimonio ambientale fragile e il diritto dei cittadini di sapere come vengono impiegate le risorse destinate alla rinascita del territorio.