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Dal dramma spagnolo alla sicurezza del nostro mondo: se l’integrazione fallita togliesse spazio ai nostri diritti?
Di norma non amo soffermarmi a scrivere sulle miserie umane legate ai viaggi della speranza o sul degrado del dibattito che spesso ne deriva. Tuttavia, di fronte al destino infausto dei cuccioli — di qualsiasi specie essi siano, animale o umana — si muovono corde intime rimaste a lungo trattenute.
È una ferita all’innocenza che impone di non rimanere in silenzio.

​Un episodio inquietante si è consumato mercoledì 2 settembre sulla spiaggia del Trampolín, a Ceuta.

Un cucciolo di delfino disorientato è stato trascinato fuori dall’acqua e, come denunciato da testimoni e media locali, ucciso a bastonate ed esibito come un trofeo di caccia.

Una creatura fragile ma dotata di un’intelligenza brillante: un binomio purtroppo irresistibile per chi si fa portatore di un’involuzione culturale. Le immagini diffuse da El Faro de Ceuta hanno provocato un’ondata di sdegno e una petizione su Change.org indirizzata alla Guardia Civil.

Ma al di là del grave reato ambientale, l’esibizione di quel trofeo rivela qualcosa di più profondo: la sfrontata affermazione di un rifiuto dei valori fondamentali e delle regole della nostra società.

​Il “coprifuoco” invisibile nelle nostre strade

​Il passo da quella spiaggia alle nostre città è breve. La brutalità e la mancanza di rispetto verso le creature più deboli si riflettono direttamente nella quotidianità delle nostre strade, trasformate in terreno di scorreria da parte di gruppi carichi di rancore. A farne le spese sono soprattutto le donne, oggi costrette loro malgrado a rinunciare a importanti fette di libertà conquistate a fatica nel tempo.

In molti contesti urbani, circolare da sole in determinati orari è diventato un rischio concreto: il timore di molestie e aggressioni ha imposto un “coprifuoco” invisibile che limita la serenità di lavoratrici, studentesse e madri.

​Gruppi etnici e integrazione: le differenze contano

​Non tutti i flussi migratori e non tutti i contesti sono uguali, ed è fondamentale evidenziarlo per evitare dannose generalizzazioni.

L’esperienza quotidiana dimostra che un’integrazione serena è assolutamente possibile quando c’è rispetto reciproco: i cittadini filippini ne sono l’esempio più concreto, essendosi inseriti in modo impeccabile, pacifico e operoso all’interno del tessuto sociale e delle famiglie italiane.

​Al contrario, l’ingresso incontrollato di chi manifesta una radicale incompatibilità con i principi di legalità, rispetto della persona e tutela dell’ambiente rappresenta una minaccia insostenibile.

​L’Europa non può più permettersi una gestione dell’immigrazione che metta a rischio il proprio sistema di welfare, la sicurezza urbana e i diritti faticosamente conquistati dalle donne.

Alimentare la polarizzazione e la paura finisce soltanto per fare il gioco delle posizioni più radicali, contribuendo al vero obiettivo di chi vuole indebolire il nostro sistema democratico e la nostra convivenza civile.