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I Flextony e Tigerplug vincono “Nuova Scena” e 100mila euro con un ritornello sfacciato contro le forze dell’ordine che spopola su TikTok. L’inviato di Striscia punta il dito contro i giudici e l’ipocrisia degli adulti: «Tutti ad applaudire per fare ascolti, ma alle forze dell’ordine chi ci pensa?»

Un ritornello sfacciato e provocatorio (“F*** i carabinieri”), una vittoria da 100 mila euro su Netflix nel talent show Nuova Scena e una pioggia di clip virali su TikTok che hanno trasformato la traccia in un vero e proprio tormentone della stagione estiva 2026. È il caso musicale di “Labubu”, brano firmato dal duo trap calabrese Flextony e Tigerplug, finito al centro di una bufera mediatica a seguito della durissima denuncia social lanciata da Luca Abete.

Lo storico inviato campano di Striscia la Notizia ha pubblicato un video diventato in poche ore virale, mettendo in luce un aspetto che ha fatto storcere il naso a molti: la totale assenza di freni e di rispetto istituzionale da parte dei grandi network e delle giurie TV di fronte all’insulto gratuito alle divise.

La vittoria su Netflix e le lodi dei giudici

Il brano ha permesso ai due giovani rapper di aggiudicarsi la seconda edizione del format Nuova Scena – Rhythm + Flow Italia, la caccia ai nuovi talenti della scena rap promossa da Netflix. A decretare la vittoria del duo è stata una giuria di peso del panorama musicale italiano – composta da Fabri Fibra, Geolier, Rose Villain e Guè – che ha coperto di elogi i ragazzi di fronte a versi diretti ed espliciti contro l’Arma dei Carabinieri.

Abete ha ripreso proprio i commenti della giuria durante la puntata finale, evidenziando il contrasto tra l’entusiasmo dei “grandi” del rap (“Una figata, complimenti”, “Questo è ciò che vorrei vedere nel rap italiano”) e la gravità del messaggio trasmesso ai giovanissimi.

L’attacco di Luca Abete: «Ce l’ho con il sistema degli adulti»

Nel suo circostanziato intervento, Abete ha tenuto a precisare di non voler censurare l’arte né di voler fare un attacco personale ai due giovani interpreti, ponendo piuttosto l’accento sulla responsabilità dei broadcaster e del pubblico adulto:

«Credo che nessuno in Italia pensi che insultare o ridicolizzare i carabinieri sia una cosa intelligente. Eppure accade. E nessuno si scandalizza. So già cosa starete pensando: Luca Abete è il classico boomer, questa è libertà di espressione, riscatto delle periferie. Ma io non ce l’ho con i ragazzi, ce l’ho con il mondo degli adulti distratti, quelli che si indignano quando una baby gang pesta un coetaneo e poi però applaudono, premiano e trasformano in business questi messaggi».

L’inviato di Canale 5 ha poi affondato il colpo, ponendo l’accento sulla mancanza di un gesto fondamentale di rispetto verso le istituzioni: nessuno, tra produzione, giudici e interpreti, ha chiesto scusa ai Carabinieri per quel ritornello.

«Ma è possibile che nessuno si sia fermato a dire: ‘Ragazzi, forse questa no, forse è un po’ troppo’? Davvero nessuno? Nessuno ha chiesto scusa ai Carabinieri. In certi ambienti il coraggio finisce dove iniziano gli ascolti. Il problema non è una canzone, ma un Paese che applaude ciò che il giorno dopo dice di voler combattere».

Il dibattito tra estetica trap e rispetto delle divise

La contestazione sollevata da Luca Abete tocca un nervo scoperto: il confine labile tra la provocazione artistica (che da sempre usa lo scontro con l’autorità per raccontare disagio e ribellione) e la sua completa normalizzazione commerciale per fini di audience.

Il video dell’inviato ha scatenato migliaia di commenti, raccogliendo in particolare il sostegno accorato delle famiglie degli appartenenti alle forze dell’ordine, che ogni giorno rischiano la vita sulla strada e che vedono ridicolizzato il proprio lavoro nel silenzio o nell’applauso generale del mainstream.