Sorrento. Rischiò di annegare durante l’immersione: sub salvata dai medici dell’Ospedale torna a casa
Sorrento, sub salvata dopo malore a Punta Campanella: dimessa dall’ospedale dopo 10 giorni. La lettera dei familiari
Sorrento. Rischiò di annegare durante l’immersione: sub salvata dai medici dell’Ospedale torna a casa
A volte le buone notizie riescono a farsi spazio tra i bollettini medici, raccontando storie di speranza, di tempestività nei soccorsi e di un’eccellenza sanitaria che spesso lavora in silenzio. È il caso di una subacquea di 54 anni, residente a Massa Lubrense, che, come riporta Massimiliano d’Esposito de “Il Mattino”, dopo dieci lunghi giorni di ricovero ha finalmente lasciato l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento per fare ritorno a casa, fuori pericolo.
Il malore a Punta Campanella e la corsa contro il tempo
Il dramma si era consumato lo scorso 28 luglio. La donna, sommozzatrice con esperienza alle spalle, stava partecipando a un’escursione organizzata da un diving locale nei pressi di Cala delle Mortelle, poco distante da Punta Campanella. Durante le fasi di risalita verso la superficie, si è sentita improvvisamente male. Riemersa, è riuscita a scambiare solo poche parole con il resto del gruppo prima di perdere tragicamente conoscenza.
Immediato l’allarme alla centrale del 118, che ha guidato l’imbarcazione verso l’approdo di Marina del Cantone. Da lì, una disperata corsa in ambulanza verso il presidio ospedaliero sorrentino.
Il lavoro di squadra: dal Pronto Soccorso alla Rianimazione
Le condizioni della donna sono parse subito critiche. La tempestiva e precisa diagnosi del dottor Raffaele Federico in Pronto Soccorso ha innescato l’attivazione del “codice rosso”. Il personale infermieristico, sotto la direzione del dottor Mario Cataneo, ha proceduto all’immediata messa in sicurezza della paziente, richiedendo un consulto rianimatorio urgente.
Il dottor Cristiano D’Errico, specialista in rianimazione, ha constatato una severa insufficienza respiratoria, rendendo necessarie manovre salvavita per la messa in sicurezza delle vie aeree. La successiva Tac toracica eseguita sulla paziente intubata ha confermato un quadro clinico drammatico, evidenziando chiari segni di annegamento.
Da quel momento, è iniziata un’incessante attività terapeutica presso la Rianimazione, diretta dal dottor Andrea Imparato e coordinata insieme al dottor Fioravante Giordano e a tutto il personale infermieristico. Cure intensive all’avanguardia hanno permesso un lento, ma costante, recupero. Dopo 48 ore di buio, la dottoressa Laura Morvillo ha potuto procedere all’estubazione. Il percorso si è poi completato presso il reparto di Cardiologia (diretto dal dottor Vincenzo Iaccarino), fino alle felici dimissioni avvenute ieri.
La lettera dei familiari: “Un elogio alla Sanità che non si arrende”
Se la 54enne oggi può riabbracciare i propri cari, il merito è di quella macchina perfetta e dedita al sacrificio. Un debito di riconoscenza che i familiari hanno voluto formalizzare in una commovente lettera aperta, inviata alla responsabile della direzione medica del nosocomio sorrentino, la dottoressa Maria Amparo Manganaro.
“Desideriamo esprimere tutta la nostra gratitudine per la professionalità e l’umanità dimostrata dai medici, dagli infermieri e da tutta l’equipe […] Nonostante i turni massacranti, il personale medico non solo è intervenuto tempestivamente per salvarle la vita, ma ha anche dimostrato un’incessante attenzione nella cura”.
I parenti della donna colgono l’occasione per stigmatizzare le critiche gratuite che spesso investono il presidio ospedaliero: “Una professionalità che smentisce la ricorrente vulgata denigratoria spesso diffusa dai social network, che mortifica il lavoro di chi quotidianamente, tra mille difficoltà e carenza di risorse, cerca di salvare vite umane”.
La missiva si conclude con un sincero ringraziamento per il supporto psicologico ricevuto: “Ci teniamo a sottolineare la profonda umanità nel rapportarsi con noi familiari, accogliendo le nostre ansie e paure attraverso un dialogo frequente. Non ci hanno mai fatto sentire isolati, anche nei momenti in cui le condizioni cliniche lasciavano presagire le prospettive più drammatiche”.





