Dai cartelli ingannevoli a Maiorca ai finti video sulle coste campane: così gli abitanti locali usano la provocazione per difendere il territorio dal turismo selvaggio.
|“Reverse Tourism”: la provocazione digitale sbarca in Costiera Amalfitana
Il Reverse Tourism nasce in Spagna nel 2014, sull’onda delle prime proteste dei residenti contro l’invasione turistica, diffondendosi fino alle isole Baleari, dove il peso dell’overtourism era notevole.
A Maiorca, il collettivo Manacor Caterva ideò uno stratagemma singolare: posizionare falsi cartelli per mettere in guardia i visitatori da pericoli inesistenti, come meduse a riva, frane imminenti o tratti di mare inquinati.
Dalle isole spagnole a quelle partenopee il passo è breve: ore 9:30: il traghetto fa il suo ingresso nel porto di Capri e a Marina Grande è il caos già di prima mattina.
L’autista di un bus, commenta amaro: «Ecco lo sbarco in Normandia» alla vista di migliaia di visitatori approdati sulla banchina, mentre altri seicento sbarcano da due aliscafi. A Marina Grande è il caos già di prima mattina.
È in questo contesto che il paradosso del reverse tourism sembra aver fatto la sua comparsa, seppur in forma diversa, anche nella Divina Costiera Amalfitana.
Per scoraggiare l’afflusso di diportisti a Capo d’Orso, tratto di costa nel Comune di Maiori, quasi inaccessibile via terra, una coppia di burloni ha realizzato e diffuso sui social un video subito diventato virale sul sito del giornale on-line Salerno Notizie.
Nel filmato, due amici a bordo di un fuoribordo riprendono un grosso pesce che nuota a fianco dell’imbarcazione con la pinna ben visibile fuori dall’acqua.
A un’osservazione più attenta tuttavia, emergono diversi dettagli anomali: i movimenti appaiono innaturali, la consistenza dell’acqua e l’interazione tra ombra e superficie, rivelano gli artefatti tipici dei video generati o manipolati con l’intelligenza artificiale, come notato anche da diversi utenti nei commenti.
L’esemplare mostrato sembrerebbe una femmina di verdesca, una specie protetta, a rischio estinzione e del tutto inoffensiva per l’uomo. Nel video l’animale nuota in un’acqua immobile, una condizione pressoché impossibile da riscontrare lungo le nostre coste, quotidianamente solcate da un traffico ininterrotto di barche, traghetti e motoscafi.
L’intento dei due autori, che nell’audio simulano una sorpresa fin troppo composta, si palesa: disincentivare i bagnanti dall’affollare lo specchio d’acqua di Capo d’Orso. A giudicare dai commenti, l’obiettivo è stato centrato: tra chi si interroga sulla pericolosità dell’animale, sono in molti ad affermare che eviteranno di fare il bagno in quella zona.
Scherzi a parte, si tratta del sintomo evidente di una crescente insofferenza verso la saturazione della Costa.
Il turismo da diporto, sia privato sia a noleggio, ha registrato un’impennata negli ultimi anni, portando una marea di imbarcazioni e yacht di lusso a percorrere ogni giorno le tratte tra Vietri, Amalfi, Positano e Capri.
Se non si vuole che queste forme di protesta esasperata prendano piede anche da noi, diventa indispensabile affrontare con urgenza il tema del turismo di massa, soprattutto quello giornaliero e “mordi e fuggi”, vero nemico dell’ambiente e della vivibilità del territorio.






