Dopo Atrani, anche Maiori raccoglie l'appello del Comitato: si punta a un'istruttoria con la Regione per bloccare l'alienazione. Ma per salvare la Costa dallo spopolamento serve la visione di un hub di comunità.
|Pogerola, la svolta dei Sindaci della Costiera: un fronte comune per sottrarre l’ex ospedale alla speculazione
La Costiera Amalfitana vive un paradosso profondo: mentre registra numeri record per il turismo, la sua comunità si svuota.
L’emergenza abitativa, la mancanza di servizi sanitari e la fuga dei giovani rischiano di trasformarla in un gigantesco villaggio vacanze a uso e consumo dei visitatori, ma invivibile per chi ci nasce.
Per invertire la rotta non servono tamponi d’emergenza, ma una visione strutturale capace di restituire vivibilità ai residenti.
Al centro di questa sfida c’è l’ex ospedale San Michele di Pogerola, una struttura mastodontica sospesa prima nell’abbandono e oggi a rischio di alienazione.
L’appello del Comitato “Tuteliamo la Costiera Amalfitana” ha riacceso i rifrettori su questo bene pubblico, innescando una reazione a catena tra i sindaci del territorio.
A raccogliere l’appello è stato per primo il sindaco di Atrani, Michele Siravo, che ha chiesto a tutti i colleghi della Costa di muoversi compatti per scongiurare la perdita definitiva dell’immobile. Sulla stessa linea si è espresso il sindaco di Maiori, Gianpiero Romano, proponendo di avviare immediatamente un’istruttoria condivisa che coinvolga ASL Salerno, Regione Campania e i Comuni costieri per verificare condizioni dell’immobile, costi di recupero, esigenze sociosanitarie e possibili canali di finanziamento.
La posizione è chiara: prima di procedere con qualsiasi alienazione, occorre verificare concretamente le possibilità di un uso pubblico. Per farlo, la proposta è quella di trasformare il disciplinare predisposto da Atrani in una vera e propria convenzione tra Comuni, avviando con la Regione il percorso per il riconoscimento di una Conferenza dei Sindaci come interlocutore stabile della programmazione territoriale.
In questo quadro di rinnovato impegno istituzionale, immaginare la destinazione del complesso è il primo esercizio di libertà per non ferire la memoria collettiva e riappropriarsi del territorio:
Sottrarre il San Michele alla speculazione alberghiera e trasformarlo in un Hub di comunità unico nel Mezzogiorno.
L’ispirazione è quella del modello svedese SällBo di Helsingborg, dove anziani, giovani e lavoratori convivono sotto lo stesso tetto: ciascuno conserva la propria indipendenza, ma tutti firmano un patto di mutuo aiuto.
Applicare questa visione a Pogerola integrerebbe tre soluzioni in un unico grande progetto:
Appartamenti domotici con assistenza sanitaria centralizzata per la terza età.
Alloggi a canone calmierato per i giovani e i lavoratori stagionali che mandano avanti l’economia locale.
Un patto di reciprocità, in cui i giovani ricambiano l’affitto accessibile offrendo compagnia e supporto quotidiano agli anziani autosufficienti, affiancati dalla componente sanitaria istituzionale nei casi di non autosufficienza.
Un progetto pilota di questo tipo risponderebbe alle esigenze sociosanitarie individuate dalle amministrazioni e intercetterebbe subito i fondi europei e le risorse della Riforma Anziani.
Riconvertire il San Michele in un cohousing intergenerazionale non è un’utopia, ma la scelta politica e amministrativa necessaria per dimostrare che la Costiera Amalfitana vuole rimanere una comunità viva, capace di prendersi cura delle proprie radici mentre accoglie il mondo.










