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La battaglia sui debiti fuori bilancio a Positano, Amalfi e Sorrento occasione per rivoluzionare la gestione e partecipazione pubblica

La battaglia sui debiti fuori bilancio ingaggiata dalle opposizioni nei Comuni di Positano, Sorrento e Amalfi dopo le ultime tornate elettorali non va letta come uno scontro meramente contabile, ancora di più politico, senza dare torti o ragioni, in genere le opposizioni dicono no anche come metodo di lotta politica , a volte ci sono ragioni di fondo e tecniche, altre volte no, ma non è di questo che vogliamo parlare. Al di là dei contesti specifici ( Positano si è insediata da poco e ha discusso dell’intervento sulla strada a Montepertuso, Fattorusso a Sorrento eredita una situazione a dir poco complessa, ad Amalfi la vicenda controversa dei lavori al depuratore, che in questo editoriale non andiamo a contestare, ma parliamo in generale ) , va evidenziato un dato fondamentale: la presenza di un’opposizione vigile ed intransigente è la linfa vitalizzante della democrazia locale. Se a Sorrento ci fosse stata una minoranza altrettanto dura nel recente passato, forse il fenomeno politico di Massimo Coppola si sarebbe mantenuto all’interno di binari amministrativi ben definiti. Pertanto, ben vengano i toni accesi se questi diventano la spinta per rivoluzionare ed elevare il livello del controllo democratico da parte dei cittadini. Ripetiamo , dove non c’è opposizione non c’è democrazia e neanche controllo, e le stesse maggioranze operano meglio quanco c’è chi pungola e contesta, questo è un dato di fatto , lo posso ben dire dopo 40 anni di giornalismo anche per la Costiera amalfitana e Penisola sorrentina, saranno fastidiose le opposizioni ma costringe chi governa a rispondere continuamente e lavorare meglio. Come è giusto che sia nei confronti dei cittadini. In questo caso vorremmo fare alcune riflessioni.

Dalla gestione passiva alla partecipazione attiva

Per trasformare questa stagione di denunce in una riforma concreta della trasparenza amministrativa, occorre superare la logica del controllo a posteriori. Il cittadino non deve trovarsi di fronte al fatto compiuto, ma deve disporre di strumenti per monitorare la macchina pubblica nel mentre opera.

  • Trasparenza sui contenziosi in corso: Le vicende giudiziarie della pubblica amministrazione dovrebbero essere rese pubbliche e accessibili ben prima che arrivino a sentenza definitiva. Seguire l’evoluzione delle cause permette di valutare l’opportunità e i rischi delle scelte dell’ente.

  • Monitoraggio dei costi legali e delle parcelle: Un capitolo critico riguarda la spesa per la difesa legale. Troppo spesso una causa in cui è coinvolto un ente pubblico arriva a costare il triplo rispetto a una gestione tra privati, a causa di tariffe che, pur rimanendo nell’alveo della legalità formale, lievitano in modo esponenziale. Monitorare costantemente chi riceve gli incarichi, quali tariffe applica e quanti contenziosi vengono aperti e come vengono gestiti è un atto dovuto verso i contribuenti.

  • Analisi delle responsabilità amministrative: Quando un giudizio si conclude negativamente — ad esempio con una decisione sfavorevole della Corte di Cassazione — l’obbligo di saldare il debito è indiscutibile. Tuttavia, non ci si può fermare al mero pagamento. È indispensabile fare un’analisi approfondita su come si sia arrivati a quel punto.

Accertare le responsabilità morali, civili e politiche di chi ha intrapreso o mal gestito un contenzioso in passato non risponde a una sete di vendetta retroattiva, ma alla necessità pragmatica di individuare gli errori procedurali e sistemici per fare in modo che non si ripetano mai più.