C’è una Costiera Amalfitana che vive sulla carta, fatta di leggi eccellenti e grandi annunci istituzionali. E poi c’è la Costiera reale: quella ostaggio delle code chilometriche sulla Statale 163, di un mare invaso da imbarcazioni selvagge e di un turismo d’assalto che sta espellendo i residenti dai propri borghi.
Un ecosistema fragile, tutelato dall’Unesco, ma aggredito da un modello non più sostenibile.
Eppure le soluzioni oggi esistono e parlano persino salernitano, ma la politica locale sembra preferire il solito stallo, impantanata in logiche di potere e di bandiera in barba al bene comune.
La teoria è matura: il modello Culturitalia
Gli strumenti per cambiare rotta ci sono: la legge sul Made in Italy (Legge 206/2023), all’Articolo 31, ha introdotto una rivoluzione nata dall’intuizione dell’economista salernitano Claudio Pisapia, Segretario Nazionale di Federcomtur.
Si tratta del modello Culturitalia, che ha formalizzato nell’ordinamento i Sistemi Turistici di Destinazione (STD) e la figura del Manager di Destinazione.
Non si tratta più del vecchio promotore turistico dedito solo al marketing, il Manager di Destinazione è un amministratore delegato del territorio: una figura d’alto profilo tecnico incaricata di coordinare trasporti, flussi, impatto ambientale e sicurezza, mettendo al centro la tutela dell’identità locale e la vivibilità dei residenti.
La pratica è ferma: lo stallo della Divina
Davanti a questa opportunità, la risposta della Costiera Amalfitana boccheggia nell’alto mare della burocrazia.
Ben 12 Comuni del comprensorio hanno deliberato l’avvio della DMO Amalfi Coast per unire le forze, ma la nascita della governance e la nomina di un manager probabilmente si sta ancora combattendo sul terreno dello scontro tra sindaci.
Nel frattempo però, i primi professionisti specificamente formati e certificati dalle università (grazie ai corsi promossi da Pisapia con la Unical Business School) pare siano pronti.
Un territorio allo stremo
Mentre la politica gioca a scacchi sulle poltrone, la Costiera affoga. L’overtourism via terra e via mare subisce una pressione insostenibile in assenza di un piano di carico reale del territorio.
Applicare il modello Culturitalia e nominare un Manager di Destinazione terzo e slegato dai singoli campanili non dovrebbe più essere solo un’opzione, ma l’ultima chiamata per la sopravvivenza della Divina.
Continuare a rimandare il cambiamento pur di difendere i piccoli orticelli di potere, significa rassegnarsi al declino definitivo di un patrimonio unico al mondo.