Considerato a lungo un settore del passato, oggi l’agricoltura torna a essere una scelta d’elezione per le nuove generazioni, trasformandosi in uno dei laboratori più avanzati dell’innovazione italiana.
Droni con intelligenza artificiale applicata alle colture, agricoltura di precisione, sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare, economia circolare e valorizzazione delle produzioni tipiche.
Sono questi i temi che spingono migliaia di giovani a scegliere gli istituti agrari in Campania. Una risposta sollecitata dalla crisi climatica e dalla crescente attenzione alla biodiversità da parte dei ragazzi, che mostrano il desiderio di fondare aziende agricole moderne, digitali e competitive, una tendenza confermata dal fatto che oltre il 70% dei diplomati trova impiego a un solo anno dal titolo.
Un primato evidenziato in un articolo pubblicato a fine luglio scorso da Il Mattino (Istituti agrari, la nuova era: 1.500 iscritti nel Salernitano) che, per l’anno scolastico 2026-2027, parla di un incremento straordinario nella la provincia di Salerno di studenti iscritti agli indirizzi agrari tra istituti tecnici e professionali.
Un dato che pone il Salernitano al primo posto su scala regionale, raccogliendo oltre il 42% dell’intera popolazione scolastica campana di questo ambito.
Il fenomeno appare ancora più significativo se si considera il costante calo demografico dovuto alla denatalità, rispetto al quale gli istituti agrari registrano un andamento nettamente in controtendenza.
Il cambio culturale è evidente: il ritorno alla terra non rappresenta più un ripiego, ma una strada ad alta specializzazione con concrete prospettive occupazionali. Paradigma che si rafforza nella capillare filiera didattica del territorio salernitano, coerente con le vocazioni produttive locali.
Guida la classifica l’ITA “G. Fortunato” di Eboli con 200 studenti, seguito da Battipaglia (Profagri, 171 iscritti), Angri (132), Salerno (123), Fisciano (122), Castel San Giorgio (119), Sala Consilina (100), Capaccio Paestum (90) e Sarno (82), a cui si aggiungono i corsi serali di Salerno (63) e Castel San Giorgio (61). Un primato provinciale all’interno di un quadro regionale che vede poi Napoli con circa 1.050 studenti, Avellino con 680, Caserta con 350 e Benevento con 145.
E in Costa d’Amalfi cosa succede?
Di fronte a questa vera e propria rivoluzione verde che attraversa la Piana del Sele, l’Agro Nocerino e le aree interne della provincia, viene da chiedersi quale sia la risposta dei nostri giovani della Costa.
Anche nella Divina si comincia a percepire questo interesse per gli studi agrari e per il recupero delle radici contadine, oppure la monocultura del turismo continua ad monopolizzare le aspirazioni delle nuove generazioni?
Un territorio caratterizzato dalla “verticalità” richiede figure altamente qualificate per preservare i terrazzamenti, contrastare il dissesto idrogeologico e valorizzare le eccellenze: lo Sfusato Amalfitano, la Viticoltura e la Castanicoltura, il pomodoro Re Fiascone o le pere Pennate ma anche anche gli orti biologici.
Capire se i giovani della Costiera siano pronti a raccogliere il testimone dei “contadini volanti” o se preferiscano orientarsi esclusivamente verso l’accoglienza e i servizi turistici, rappresenta la vera scommessa per la sopravvivenza e la tutela dell’intero paesaggio costiero. Tuttavia il bivio tra la rendita turistica e il duro lavoro della terra, è solo apparente, perché in realtà si profila una terza via.
In un territorio fragile come la Costiera Amalfitana, il turismo senza agricoltura genera degrado e perdita d’identità, mentre l’agricoltura eroica senza uno sbocco turistico ad alto valore aggiunto, rischia di non essere sostenibile.
Intrecciare un turismo di nicchia con la manutenzione attiva dei terrazzamenti attraverso lo sviluppo delle coltivazioni autoctone, trasforma i giovani da semplici operatori turistici a veri e propri “custodi del paesaggio”.