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Il “metodo Borrelli” e la guerra delle spiagge libere: blitz mediatico o scossa alla legalità in Costiera?

I recenti blitz del deputato Francesco Emilio Borrelli sulle spiagge della Costa d’Amalfi non nascono in un vuoto politico, ma si innestano sul terreno già infuocato dei PAD (Piani di Utilizzo delle Aree Demaniali) nei diversi Comuni del litorale: strumenti urbanistici fortemente approvati ma subito avversati sia dalle minoranze consiliari che dalle associazioni locali di “Mare Libero“. L’accusa principale è quella di aver garantito solo sulla carta la quota minima del 30% riservata alle spiagge libere, riducendola di fatto a una percentuale virtuale, spesso relegata nei tratti di costa meno accessibili, meno appetibili o privi di servizi essenziali.

È in questo clima di forte tensione e sfiducia istituzionale che le incursioni di Borrelli hanno finito per squarciare definitivamente il velo d’ipocrisia sulla gestione del demanio marittimo.

Tutto sembra ruotare attorno alla prassi — segnalata da numerosi residenti e turisti — di posizionare pretestuosamente ombrelloni e sdraio sulla battigia delle poche spiagge libere. Un sistema per “occupare militarmente” i settori migliori fin dalle prime ore del mattino, impedendo ai cittadini con attrezzatura propria di fruire liberamente del bene comune.

​I sopralluoghi in diretta social di Borrelli hanno spaccato immediatamente il fronte politico locale:

L’ex sindaco di Maiori, Antonio Capone, ha bollato l’iniziativa come un mero “show mediatico” privo di riscontro tecnico. Anche Fratelli d’Italia – Costa d’Amalfi, ha attaccato il deputato accusandolo di assumere «un atteggiamento persecutorio simile a quello di un ufficiale della polizia giudiziaria» e di agire con «goffa approssimazione», senza conoscere le reali dinamiche e i contesti del territorio. Il neo-sindaco Gianpiero Romano ha mantenuto una linea più prudente, ricordando di aver ereditato un quadro di concessioni già strutturato e annunciando verifiche rigorose sull’applicazione delle regole solo a seguito di un formale accertamento dei dati. Il Movimento 5 Stelle locale, con onestà intellettuale, pur con qualche riserva sul metodo d’assalto, ha difeso l’utilità delle dirette social per mostrare la realtà senza filtri, criticando chi “tutela piccoli e grandi interessi di bottega” e chiedendo meno diplomazia di palazzo e più presenza fisica dove si consumano i soprusi.

Al netto delle accuse di presenzialismo e ricerca di clic, perché le azioni di Borrelli trovano così tanto eco tra i cittadini? 

La risposta va cercata nella struttura sociale dei borghi della Costiera: piccole comunità ad altissima densità turistica, dove i rapporti interpersonali sono strettissimi e le famiglie condividono spesso interessi economici o legami di parentela.

In un contesto simile, per il singolo cittadino denunciare un abuso o un sopruso diventa un atto difficilissimo. Il timore di ripercussioni lavorative, ritorsioni o semplice isolamento sociale frena le segnalazioni, anche quando si ha la legge dalla propria parte.

Paradossalmente persino amministratori o agenti locali potrebbero imbarazzarsi nel sanzionare chi è stato un compagno di scuola o un vicino di casa!

L’intervento del deputato “esterno” rompe così questo circuito: non dovendo chiedere voti in paese né temere di essere emarginato al bar, l’inviato mediatico è strutturalmente libero dal “ricatto ambientale”.

Nel suo modus operandi, Borrelli richiama sotto diversi aspetti la lezione dello storico Partito Radicale di Marco Pannella:

Sfrutta l’immunità e il potere ispettivo per accedere a luoghi critici, scavalcando la burocrazia e la pigrizia delle istituzioni territoriali. Anziché perdersi nei massimi sistemi, prende di mira l’illegalità diffusa (occupazioni abusive di spiagge, parcheggiatori abusivi, abusivismo edilizio). L’esposizione personale (e le frequenti aggressioni verbali o fisiche subite in diretta) diventa parte integrante della narrazione, mostrando a tutti la reazione violenta del territorio quando vengono toccati i suoi equilibri consolidati.

La differenza sostanziale sta nell’uso dei mezzi: se i Radicali usavano Radio Radicale e la TV, Borrelli ha trasformato la sua pagina Facebook in una piattaforma di whistleblowing collettivo. I cittadini scavalcano i canali ufficiali locali, per inviando a lui i video a lui. Il deputato si fa scudo, rende il caso virale e costringe le forze dell’ordine a intervenire tempestivamente per evitare la gogna mediatica.

Questo approccio, per quanto efficace nel sollevare il problema, trascina con sé nodi irrisolti di non poco conto:

Eccesso di spettacolarizzazione: il rischio è di privilegiare il conflitto ad uso e consumo dei social rispetto a una reale e strutturale risoluzione normativa.

La crisi delle istituzioni di prossimità: Il fatto che i residenti preferiscano affidarsi a un “deputato-influencer” piuttosto che ai vigili urbani certifica una profonda e drammatica sfiducia verso gli organi locali.

L’effetto “mordi e fuggi”: Una volta spenti i riflettori e chiusa la diretta social, il parlamentare se ne va, mentre la comunità locale rischia di riassestarsi sulle vecchie abitudini, isolando ulteriormente chi aveva collaborato alla denuncia.

La reazione d’orgoglio: Nei piccoli centri, il blitz esterno viene spesso percepito dall’opinione pubblica locale non come un atto di giustizia, ma come un’aggressione all’onore del paese, spingendo la popolazione a fare “quadrato” attorno agli amministratori o ai concessionari finiti sotto accusa.

I blitz d’assalto possono funzionare da miccia, ma da soli non sostituiscono la presenza quotidiana dello Stato e la corretta pianificazione del territorio.

Tuttavia, tra la spinta delle proteste sui PAD, la pressione mediatica e l’applicazione delle direttive europee sulla concorrenza (Bolkestein), la stagione delle concessioni intoccabili e delle spiagge libere “di facciata” sembra giunta al capolinea.

Resta da capire se questa estate dell’anno del “Cavallo di Fuoco”, segnerà l’inizio di una vera svolta verso la trasparenza e la fruibilità pubblica della Costa d’Amalfi o se, ancora una volta, le polemiche si dissolveranno con i primi temporali autunnali.

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