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Il Magistero 2026 tra provocazione e tradizione: lo “strappo” dello Scialatiello è davvero un rischio?
La designazione dello chef Enrico Cosentino a Magister di Civiltà Amalfitana per il Capodanno Bizantino 2026 ha sollevato un polverone di reazioni, dividendo la comunità tra puristi della storia e sostenitori della svolta pop.
Oltre l’ironia cittadina e il timore di vedere sminuita una solenne rievocazione medievale, questa scelta inedita può tuttavia essere decifrata attraverso tre diverse chiavi di lettura, che interrogano direttamente il futuro dell’identità dell’intera Costa d’Amalfi.
La prima lettura, la più severa, paventa il rischio di una definitiva deriva commerciale. In una Costiera già fortemente provata dalle dinamiche del turismo di massa, cedere lo scranno che fu di giuristi e storici illustri al mondo della ristorazione viene visto come l’ennesimo atto di “turistificazione”.
Il timore è che persino l’ultimo presidio dell’Amalfi colta, quella delle Tavole Amalfitane e della diplomazia medievale, abbia abdicato in favore del marketing territoriale e dell’esperienza sensoriale immediata.
Esiste però una seconda interpretazione, decisamente più sottile e antropologica: quella della “burla consapevole” o della provocazione intellettuale. Elevare lo chef più famoso della Costiera a Magister, in coincidenza con i 50anni dell’invenzione dello scialatiello, potrebbe funzionare come uno shock culturale mirato. Una sorta di specchio deformante teso alla classe dirigente e alla cittadinanza per costringerle a una riflessione profonda: “Siamo davvero diventati solo questo? Solo cibo e accoglienza?”.
In quest’ottica, lo strappo alla regola agisce come un ribaltamento temporaneo delle gerarchie, una dinamica squisitamente carnevalesca, utile a scuotere le coscienze per poi tornare, dal prossimo ciclo, al valore originario e accademico del titolo con rinnovata consapevolezza.
Infine la terza via, che nobilita la scelta senza cinismo: l’enogastronomia intesa come espressione massima di civiltà contemporanea. Lo scialatiello di Cosentino non è un semplice prodotto commerciale, ma un manufatto antropologico che negli ultimi 50anni ha ridisegnato la micro-economia, la socialità e la percezione internazionale del nostro territorio.
Sotto questa luce, lo chef non è un intruso, ma il custode di una sapienza materiale che ha garantito la sopravvivenza prospera della nostra comunità.
Sarà il tempo a dirci se il Magistero 2026 segnerà l’inizio di uno scivolamento irreversibile o se rimarrà una geniale e provocatoria eccezione che conferma la regola. Nel frattempo, il dibattito è aperto, ed è forse questo il primo, vero merito di una scelta che ha saputo, se non altro, risvegliare l’anima critica della città.