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Il Consiglio comunale di Amalfi approva il debito fuori bilancio; contraria “La Casa Comune”, che annuncia un esposto alla Corte dei Conti

Si tratta di un conto che supera i due milioni di euro quello che il Comune di Amalfi dovrà sostenere a seguito della sentenza n. 6/2026 del Tribunale di Salerno, relativa al lungo contenzioso con l’ATI Veolia Water Technologies Italia–Idrosud Costruzioni per i lavori di ristrutturazione e completamento funzionale dell’impianto di depurazione.

Il riconoscimento del debito fuori bilancio era inserito all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 25 agosto ed è stato approvato con i voti della maggioranza. Contrario il gruppo di opposizione “La Casa Comune”, guidato dalla consigliera Antonella Franzese, che ha accompagnato il voto con una articolata dichiarazione critica sulla gestione amministrativa e finanziaria della vicenda.

La sentenza ha riconosciuto tre principali voci economiche per complessivi 2.043.917,38 euro, importo al quale devono essere aggiunti Iva, interessi, rivalutazione monetaria, spese legali e ulteriori oneri previsti dal provvedimento giudiziario.

Nel dettaglio, 666.428,36 euro sono stati riconosciuti per lavori eseguiti, contabilizzati e non pagati. Altri 420.470,69 euro riguardano interventi effettuati ma non contabilizzati. La voce più consistente, pari a 957.018,33 euro, riguarda invece il risarcimento del danno collegato al ritardato collaudo dell’impianto, con l’applicazione di rivalutazione e interessi.

A incidere ulteriormente sui conti dell’ente è intervenuta la determina n. 1166 del 26 agosto, con la quale è stata disposta la liquidazione immediata di 1.793.048,47 euro in favore di Veolia.

Nel complesso, considerando gli ulteriori importi riconosciuti nell’ambito della vicenda, il debito collegato al contenzioso del depuratore si colloca intorno ai 3,11 milioni di euro.

Il contenzioso trae origine dal contratto stipulato il 27 luglio 2016 tra il Comune e l’ATI composta da Veolia Water Technologies Italia e Idrosud Costruzioni, per un importo contrattuale di 3.991.278,03 euro.

Uno dei passaggi più rilevanti della sentenza riguarda il ritardo nel completamento della procedura di collaudo e nella disponibilità dei finanziamenti regionali.

Il Tribunale ha contestato all’ente una condotta caratterizzata da quella che viene definita una “totale inerzia” nel sollecitare i finanziamenti regionali, rilevando inoltre che il Comune non avrebbe fornito elementi sufficienti a dimostrare che il ritardo non fosse riconducibile alla propria responsabilità.

Particolare rilievo assume anche la parte della decisione relativa alla quantificazione dei danni. Secondo il Tribunale, il Comune non avrebbe formulato specifiche contestazioni, né di carattere particolare né generale, con conseguenze sul piano probatorio richiamando l’articolo 115 del codice di procedura civile.

Nel corso degli anni il Comune aveva, a sua volta, sollevato contestazioni nei confronti dell’impresa, arrivando a formulare una domanda riconvenzionale di importo vicino al milione di euro.

Le contestazioni riguardavano, tra l’altro, presunte difformità dell’impianto elettrico, problematiche legate ai miasmi e la capacità del depuratore di sostenere l’incremento delle portate durante il periodo estivo.

Nel 2025, tuttavia, l’amministrazione comunale ha rinunciato alla domanda riconvenzionale, prendendo atto degli interventi nel frattempo realizzati per la deodorizzazione dell’impianto e per adeguarlo alle maggiori portate estive.

La decisione del Tribunale non configura, dunque, un accoglimento integrale delle richieste avanzate da Veolia: alcune domande sono state accolte, altre sono state dichiarate inammissibili e il giudice ha esaminato anche le questioni tecniche emerse nel corso del contenzioso.

Resta però il dato finanziario: il Comune è chiamato a sostenere un esborso superiore ai due milioni di euro, al quale si aggiungono gli altri oneri previsti dalla sentenza.

È soprattutto sulla gestione finanziaria del debito che si è concentrata la contestazione dell’opposizione.

Nella dichiarazione di voto, “La Casa Comune” ha criticato la variazione di bilancio, sostenendo che non sarebbero stati rispettati, a giudizio del gruppo, i principi di trasparenza, veridicità e prudenza.

Uno dei punti contestati riguarda la mancata previsione, secondo la minoranza, della copertura degli interessi moratori. Un importo che, stando alle valutazioni dell’opposizione, potrebbe superare il mezzo milione di euro e continuare ad aumentare con il trascorrere del tempo.

“La Casa Comune” ha inoltre posto l’accento sulla tempistica. La sentenza risulta pubblicata il 2 gennaio 2026, mentre la determina di liquidazione del dirigente risale al 7 agosto. Secondo la ricostruzione della minoranza, il periodo trascorso avrebbe determinato un’ulteriore maturazione degli interessi.

Da qui la decisione annunciata dal gruppo di chiedere alla Corte dei Conti di verificare l’eventuale esistenza di responsabilità connesse ai tempi e alle modalità di gestione della vicenda.

Con il voto favorevole della maggioranza, il Consiglio comunale ha quindi proceduto al riconoscimento del debito e al conseguente adeguamento degli strumenti finanziari dell’ente.

La questione, tuttavia, non si esaurisce con l’approvazione dell’atto. Il reperimento delle risorse necessarie a sostenere il pagamento della sentenza rappresenta infatti un elemento destinato a incidere sulle future scelte di bilancio.

Le somme necessarie per far fronte al contenzioso, comprensive di interessi, rivalutazione, Iva e spese, dovranno essere sostenute dal bilancio comunale e, di conseguenza, potrebbero ridurre gli spazi finanziari disponibili per altri interventi, servizi e iniziative.

Il voto del Consiglio chiude così una lunga fase giudiziaria, ma lascia aperto un capitolo destinato a mantenere alta l’attenzione sul piano politico e amministrativo: quanto costerà complessivamente la vicenda del depuratore e quale sarà l’impatto di questo debito sulle future scelte finanziarie del Comune di Amalfi?