La Campania brucia, ma la risposta alla crisi climatica passa anche per due azioni semplici ed immediate: smantellare il cemento e piantare alberi. Il forte appello della Fondazione Vassallo.
|Ferragosto in città tra afa e asfalto rovente: l’unica salvezza è far respirare la terra col depaving.
Per contrastare la crisi climatica in atto serve senza dubbio una strategia globale, basata sulla riduzione drastica delle emissioni, la tutela della biodiversità e la gestione intelligente dell’acqua: azioni sinergiche da coordinare nel prossimo futuro a livello europeo. Tuttavia, in attesa che la politica adotti soluzioni strutturali, esiste un piano d’azione immediatamente praticabile: la riforestazione e il decongestionamento urbano.
Gli alberi non rappresentano l’unica risposta, ma sono fondamentali:
Assorbono l’anidride carbonica attraverso la fotosintesi.
Abbassano le temperature locali, riducendo il soffocante effetto “isola di calore” nei centri urbani.
Proteggono il suolo dall’erosione, facilitando la penetrazione dell’acqua piovana nelle falde sotterranee.
L’architettura e l’urbanistica tradizionali, dominate da una distesa di asfalto e metri cubi di cemento, non fanno che amplificare i danni del microclima urbano. È tempo di avviare una trasformazione radicale per convertire i nostri quartieri da fonti di vulnerabilità in ecosistemi resilienti.

Emblematico, in senso negativo, è il recente intervento di cementificazione a tappeto su Piazza Municipio a Napoli, progettato da un’archistar iberica. Quello che doveva essere un monumentale “cannocchiale visivo” verso il porto si è rivelato un fallimento funzionale e climatico: d’inverno è una distesa disagevole da attraversare per i pedoni, mentre d’estate si trasforma in una fornace invivibile di pietra e cemento, priva del minimo riparo dal sole. È l’esatto modello di architettura ostile che ignora il benessere dei cittadini e le urgenti necessità di mitigazione ambientale.
Adottare interventi concreti significa invece:
Sostituire l’asfalto con pavimentazioni permeabili anche nei parcheggi e nei viali urbani.
Riqualificare le aree depresse, piantumando alberi in grado di raccogliere, filtrare e gestire le piogge.
Creare bacini urbani di stoccaggio per trattenere le precipitazioni intense e riutilizzare l’acqua durante le stagioni secche.
Questa sorta di “forestazione urbana” trova il suo completamento ideale nell’isolamento termico naturale degli edifici (che abbatte la necessità dei condizionatori), nella creazione di corridoi verdi continui tra aree verdi e parchi urbani e nel lancio dell’architettura bioclimatica, affiancando al cemento armato il legno strutturale, ed infine progettare massimizzando luce e ventilazione naturale, rimuovendo sistematicamente il cemento superfluo, per restituire suolo vivo alle comunità.
La piaga degli incendi e il rischioidrogeologico
Il legame tra i roghi estivi e il dissesto del territorio è evidente, in particolare lungo contesti fragili come la Costiera Amalfitana. Proprio su questo tema è intervenuta oggi la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore — nata nel 2010 per iniziativa dei fratelli Dario e Massimo per difendere la memoria di Angelo, ucciso a Pollica, e fondata sul principio indissolubile di legalità e ambiente.
Con un post diffuso sui propri canali social dal titolo “CAMPANIA IN FIAMME: 60 MILIONI DI ALBERI PER DIFENDERE IL NOSTRO FUTURO”, la Fondazione ha richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità.
Il testo integrale della Fondazione Vassallo:
«La Campania brucia. Dal Vesuvio al Cilento, dai boschi del Salernitano alle aree interne, gli incendi stanno devastando il nostro patrimonio naturale e mettendo a rischio biodiversità, paesaggio, suolo, comunità e identità dei nostri territori.
Come Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, tre anni fa avevamo lanciato una proposta precisa: mettere a dimora 60 milioni di alberi, utilizzando anche le risorse del PNRR, attraverso un grande piano di riforestazione e rigenerazione ambientale. Oggi, davanti a quello che sta accadendo, torniamo a rilanciare con forza quella proposta.
Non vogliamo limitarci a dire “lo avevamo detto”. Vogliamo che si passi finalmente dalle parole ai fatti. Da anni coltiviamo querce e gigli marini perché crediamo che ogni pianta rappresenti un investimento sul futuro, sulla qualità dell’aria, sulla biodiversità, sulla tutela del suolo e sulla capacità dei nostri territori di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Ma piantare alberi non basta. Bisogna proteggerli, curarli e soprattutto proteggere i territori nei quali vengono messi a dimora. La riforestazione deve andare di pari passo con la prevenzione, la manutenzione dei boschi, il monitoraggio e il controllo del territorio. Non possiamo vivere ogni estate contando i danni provocati dagli incendi e poi ricominciare tutto da capo l’anno successivo. Servono più risorse per la prevenzione, più uomini sul territorio, più mezzi e una flotta antincendio adeguata. Serve una strategia capace di guardare ai prossimi venti o trent’anni e non soltanto all’emergenza di oggi.
Quando brucia un bosco non perdiamo soltanto degli alberi. Perdiamo biodiversità, suolo, paesaggio, memoria e anni di vita. Lasciamo alle generazioni future un territorio più fragile di quello che abbiamo ricevuto. Per questo chiediamo alla Regione Campania, al Governo nazionale e a tutte le istituzioni competenti di trasformare l’emergenza di oggi in una scelta concreta per il futuro.
Tre anni fa abbiamo indicato una strada con la proposta dei 60 milioni di alberi. Oggi quella strada è ancora più urgente. La Campania non può essere ricordata soltanto quando brucia. Deve essere difesa ogni giorno. 60 milioni di alberi non sono soltanto un numero. Sono un investimento sul futuro della nostra terra.»





