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Dalle microplastiche nel cervello alla piaga del Dopo-Ferragosto: l’appello per un “Plogging Sea” d’emergenza
La plastica non sta solo soffocando i nostri mari: è già entrata dentro di noi. Un recente e rivoluzionario studio italiano dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), rilanciato oggi dall’agenzia ANSA, ha dimostrato per la prima volta al mondo, la presenza di micro e nanoplastiche nel liquido cerebrospinale umano.
I dati epidemiologici emersi sono agghiaccianti: elevati livelli di queste particelle nel sistema nervoso centrale sono associati a un maggior rischio di sviluppare la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Le nanoplastiche superano la barriera emato-encefalica e avvelenano i neuroni.
È la prova scientifica definitiva: distruggere l’ambiente significa distruggere la nostra salute.
IL CASO COSTIERA: L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA DEL FERRAGOSTO

Mentre sulle tavole e sui social si celebrano i fasti del Ferragosto in Costa d’Amalfi, le nostre coste pagano il prezzo più alto. L’incredibile affollamento delle spiagge, e del mare di barche, yacht e motoscafi, lascia dietro di sé una scia di rifiuti, sulla sabbia e galleggianti in acqua.
Il problema prezzo più pesante lo pagano le splendide calette rocciose inaccessibili via terra (come Cavallo Morto a Maiori o la Collata a Cetara), dove la morfologia del territorio rende impossibile il servizio di pulizia dei comuni: i rifiuti abbandonati dai diportisti o spinti dalle correnti si accumulano indisturbati, triturandosi al sole e sugli scogli fino a diventare quelle microparticelle invisibili e letali.
L’APPELLO: FARE ATTIVITÀ FISICA DI “PLOGGING SEA” IN SPIAGGIA, IN PATTINO O IN KAYAK 

Per salvare questi paradisi serve un’azione immediata. L’invito ai turisti attivi, ai residenti e agli sportivi è di convertire le escursioni acquatiche in sessioni di Plogging Sea.
Chiunque trascorra la giornata in spiaggia, soprattutto se libera, o esca in mare in kayak, canoa o materassino, può fare la differenza: basta portare con sé un sacchetto o in acqua un sacco di rete da attaccare a poppa, sbarcare nelle calette isolate e raccogliere i rifiuti prima che si frammentino. Un’ora di pagaiata può trasformarsi nel più potente atto di ecologia profonda dell’estate.
FAUNA MARINA IN PERICOLO: DAL MARE AL NOSTRO PIATTO

Non dimentichiamo chi popola questo mare. Le acque della Costiera sono storicamente teatro di straordinari avvistamenti: dai delfini che incrociano le rotte del largo, alla rarissima foca monaca tornata a fare capolino tra gli anfratti rocciosi, fino alle tartarughe Caretta caretta. Questa fauna straordinaria, insieme ai pesci della piccola pesca locale, rischia la morte per ingestione della plastica dispersa. Quella stessa plastica risale la catena alimentare e, attraverso il pesce che mangiamo, finisce direttamente nei nostri piatti e, come dimostra la scienza, nel nostro cervello.
IL VADEMECUM PER ILGIORNO: UN SACCHETTO A TESTA NELLE SPIAGGE LIBERE

Non serve necessariamente avere una barca per essere parte della soluzione. A chi frequenta quotidianamente le spiagge della Costa bastano 3 semplici regole di civiltà:

● La regola del sacchetto singolo: Non lasciare la spiaggia senza aver riempito un piccolo sacchetto con i rifiuti abbandonati intorno al tuo asciugamano, anche quando non sono i tuoi.

● Guerra ai micro-rifiuti: Tappi di plastica, cannucce, pezzetti di polistirolo e mozziconi di sigaretta sono i killer più pericolosi per la fauna. Setaccia la tua porzione di spiaggia prima di andare via.

● Segnalazione e porto sicuro: Se ci si è organizzati in gruppo e si raccolgono rifiuti speciali o grandi quantità nelle calette, occorre coordinare il conferimento con le isole ecologiche dei porti di Maiori, Amalfi o Cetara, senza abbandonare i sacchi in mezzo alla strada.

La Costa d’Amalfi ci ospita e ci nutre. Difenderla non è più solo un dovere civico, ma una necessità per la nostra stessa sopravvivenza.