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Santa Trofimena: Storia senza tempo di una femminista ante-litteram e migrante del mare.
«Ma chi è questa Trofimena?» mi sento chiedere l’altro giorno a Minori dal giovane B, immigrato nordafricano di fede islamica al lavoro in una bottega del posto, incuriosito alla vigilia della festa di Lunedì 13 luglio.
Non c’era tempo di spiegargli il significato cristiano di un santo, né sintetizzare secoli di teologia in pochi secondi, così la risposta migliore che mi è venuta per fargli comprendere l’importanza dell’evento, è arrivata di getto: «È un personaggio femminile dell’antichità che è diventata santa grazie al suo coraggio. Insomma, è una delle prime femministe della nostra storia».
Solo successivamente ho voluto analizzare meglio questa sintesi spontanea, così poco elaborata razionalmente ma tanto più vera: la memoria della Patrona non è un patrimonio chiuso, ma un ponte vivo.
Se letta attraverso la sociologia del sacro, Trofimena si rivela tutt’altro che una figura passiva da edicola votiva: incarna dinamiche di ribellione al patriarcato, autodeterminazione e sconvolgimento geopolitico che la rendono un personaggio di straordinaria modernità, capace di parlare a chiunque approdi su queste coste.
​Il rifiuto del matrimonio: un atto di insubordinazione
​Secondo la tradizione, Trofimena era una giovane siciliana di Patti, martirizzata nell’VIII-IX secolo per essersi rifiutata di sposare l’uomo scelto dal padre. In un’epoca in cui il corpo delle donne era merce di scambio politico ed economico, il suo fu un radicale atto di insubordinazione civile. Il martirio divenne, paradossalmente, l’unico spazio in cui esercitare un’autentica libertà di scelta.
​Il viaggio e la fondazione di Minori
​Affidato al mare in un’urna di marmo, il corpo di Trofimena compie un viaggio epico che scardina l’immobilismo femminile del tempo. Quando l’urna approda sulla spiaggia di Minori, per trasportarla vengono scelti due vitelli, mai sottoposti al giogo: potente simbolo di rifiuto delle strutture di sottomissione.
​Attorno alle sue reliquie – contese e persino trafugate dal principe longobardo Sicardo – si ridisegna la mappa del territorio.
Sebbene la presenza umana nella baia del fiume Rheginna Minor risalisse all’epoca romana, fu proprio intorno al ritrovamento delle spoglie della Santa che la popolazione, rifugiata sui Monti Lattari per paura delle incursioni, tornò a popolare la costa.
Trofimena divenne una potente calamita demografica ed economica: attorno alla sua chiesa nacquero le case, le botteghe e le fortificazioni della nuova Minori.
​La “Sorellanza” con Santa Restituta
​Straordinario è il parallelismo con Santa Restituta, patrona di Ischia, alla quale il famoso street artist Jorit ha dedicato un murale dal volto incorniciato da una kefiah.
Entrambe sono “Sante venute dal mare“, ma con una profonda differenza di capacità d’azione. Mentre Restituta subisce il martirio in Africa e arriva a Ischia come “dono passivo”, Trofimena si ribella dall’interno del nucleo familiare. Per Minori diventa una figura combattiva e protettrice, a cui le leggende attribuiscono persino l’accecamento di pirati saraceni.
L’analogia contemporanea
Spogliato dalla patina teologica, il viaggio di Trofimena in un’urna galleggiante, è la trasfigurazione sacra di una disperata fuga da una violenza.
Proprio come le migliaia di donne che oggi attraversano il Mediterraneo per sfuggire a matrimoni combinati e regimi oppressivi.
L’antica comunità di Minori, davanti a quel corpo vulnerabile e “straniero”, vi riconobbe il sacro, lo accolse e costruì la propria identità attorno a quell’accoglienza.
Onorare Trofimena oggi significa ricordare che quel corpo violato è il simbolo di una libertà sacra: il diritto inviolabile di ogni donna di essere padrona della propria vita.
Generico luglio 2026
Santa Trofimena a Minori, Santa Restituta e Murale di Jorit ad Ischia