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Regioni e Mezzogiorno: servono ancora? L’analisi provocatoria di Isaia Sales

Un “viaggio appassionato” tra storia, economia e politica. Il noto saggista mette in discussione l’attuale assetto istituzionale, denunciando l’inefficacia del sistema regionale nel ridurre i divari e rilanciando la sfida sulla sanità.

Di Lucio Esposito

È un interrogativo che suona come una provocazione, ma che affonda le radici in un rigore analitico cristallino: “Le Regioni servono ancora?”. A porlo è il professor Isaia Sales, in occasione della presentazione del suo ultimo volume scritto a quattro mani con Pietro Spirito. Un’opera che si configura come un viaggio storico e critico nell’architettura politica italiana, capace di misurarsi con il presente in un dibattito franco, e quanto mai singolare, proprio alla presenza di un Presidente di Regione.

Il mito della mitezza e la crisi delle istituzioni

Sales esordisce con un elogio della “mitezza in politica”, non intesa come debolezza, ma come convincimento etico contro la volgarità del grido. In un clima di scontro permanente, l’autore cerca una via d’uscita che passi per il confronto sui contenuti.

Il punto di partenza è amaro: le Regioni, istituite negli anni ’70 per avvicinare le istituzioni ai cittadini e favorire lo sviluppo, sembrano aver fallito la prova del tempo. Il dato sull’affluenza alle urne è impietoso: quando si vota per il Presidente di Regione, raramente si supera il 50% degli elettori. “Le Regioni hanno acquistato potere, ma non autorevolezza”, sottolinea Sales, descrivendo un sistema dove il “litigio permanente” con lo Stato centrale ha sostituito la ricerca di accordi strategici.

Il fallimento economico e il divario Nord-Sud

L’analisi economica contenuta nel volume è altrettanto severa. Secondo Sales, il sistema regionale ha paradossalmente appesantito l’economia italiana, frammentando le politiche e alimentando l’illusione che piccoli enti possano competere su scala globale.

L’effetto sul Mezzogiorno è stato nefasto. Dopo la fine della Cassa per il Mezzogiorno, la gestione delegata alle singole regioni non solo non ha ridotto il divario, ma lo ha visto allargarsi oltre il 50%. La perdita di un coordinamento unitario tra le regioni meridionali – ognuna intenta a trattare singolarmente con il governo centrale – ha indebolito la voce del Sud, rendendolo meno incisivo.

La sfida rivoluzionaria: una sanità fuori dalla politica

Il cuore pulsante della riflessione di Sales riguarda il diritto alla salute. È qui che il saggio si trasforma in una proposta politica coraggiosa: la “terza immigrazione”, quella sanitaria, non è più tollerabile. “Non esiste un’autonomia che mi impedisce di far funzionare la sanità allo stesso modo che in un’altra parte”, incalza il professore.

Sales lancia una proposta radicale: la fine del controllo politico diretto sulle nomine dei dirigenti delle ASL. L’invito rivolto al vertice della Regione Campania è a un atto di rottura: rinunciare alla discrezionalità politica, affidando la selezione dei direttori a esperti di alto profilo, per recidere definitivamente il legame tra gestione della salute e consenso politico.

Un volume per riflettere

Il libro di Sales e Spirito non è solo un’analisi del passato, ma un monito per il futuro. Dall’illusione del federalismo risorgimentale al centralismo fascista, fino alla stagione dell’autonomia differenziata, il volume analizza l’equilibrio precario tra Nord, Centro e Sud.

È un testo che, come suggerito durante la presentazione, va letto e meditato. Non un semplice volume da scaffale, ma uno strumento di analisi adottato dalle università per comprendere le dinamiche di un’Italia che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, è ancora alla ricerca di un assetto istituzionale che garantisca equità e dignità a tutti i cittadini, da nord a sud.

Il volume di Isaia Sales e Pietro Spirito rappresenta un contributo fondamentale per chiunque voglia approfondire le ragioni profonde della nostra crisi istituzionale e riflettere, con spirito critico, sul futuro del regionalismo italiano.

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