Positano, dieci anni dal trionfo: la Villa Romana torna protagonista su “Archeologia Viva”
Un decennio fa, lo scavo della Villa Romana di Positano veniva insignito del premio come “Miglior Scavo” del 2016. Oggi, la firma di Luciana Jacobelli torna a raccontare lo straordinario sito sulle pagine della prestigiosa rivista “Archeologia Viva”.
Una storia che continua a emozionare
Era il 2016 quando il mondo dell’archeologia internazionale volgeva lo sguardo verso la Costiera Amalfitana. La scoperta e il paziente lavoro di restauro della Villa Romana di Positano – situata nel cuore pulsante della città, sotto l’Oratorio della Chiesa di Santa Maria Assunta – venivano celebrati con il prestigioso riconoscimento di “Miglior Scavo”.
Oggi, a distanza di esattamente dieci anni da quel momento che consacrò il sito come un gioiello di inestimabile valore, a riaccendere i riflettori su questo luogo incantato è una voce d’eccezione: quella di Luciana Jacobelli. L’archeologa, protagonista indiscussa di quella storica campagna di scavi e tra le principali fautrici del successo del 2016, torna a scrivere della villa sulle colonne di Archeologia Viva.
Il valore di una scoperta senza tempo
Nell’articolo pubblicato sulla nota testata di settore, la Jacobelli ripercorre non solo la cronaca archeologica del sito, ma ne esplora il profondo significato culturale. La Villa di Positano rappresenta un unicum nel panorama mediterraneo: un’oasi di affreschi, architetture e testimonianze che hanno resistito ai millenni, emergendo quasi intatte dal fango dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
La firma della Jacobelli su Archeologia Viva non è solo un omaggio al passato, ma una riflessione sullo stato dell’arte della ricerca archeologica. L’archeologa, con la sua consueta precisione scientifica e passione divulgativa, ricorda come il lavoro di dieci anni fa non fosse un punto di arrivo, ma l’inizio di una valorizzazione che oggi permette a migliaia di turisti e studiosi di camminare tra i resti di una domus che un tempo si affacciava, proprio come oggi, sul mare della Divina.
Un anniversario che celebra la conservazione
Il decennale di quel premio funge da monito sull’importanza della tutela del patrimonio campano. La Villa Romana di Positano, grazie alla tenacia di ricercatori come Luciana Jacobelli e al supporto costante delle istituzioni, si è trasformata da luogo “nascosto” a fulcro dell’identità storica di Positano.
Leggere l’ultimo contributo della Jacobelli su Archeologia Viva significa immergersi nuovamente in quella straordinaria stagione di scoperte, comprendendo quanto la dedizione scientifica possa restituire alla comunità frammenti di storia che si credevano perduti per sempre.
L’articolo di Luciana Jacobelli è disponibile nel nuovo numero di “Archeologia Viva”, una lettura consigliata per chiunque desideri approfondire le dinamiche di uno dei siti archeologici più affascinanti e meglio conservati dell’intera area vesuviana.

Archeologia Viva n. 238 – luglio/agosto 2026 pp. 48-59
Meraviglie mediterranee
di Luciana Jacobelli; scheda di Anna Onesti foto di Alfio Giannotti
Quel tragico giorno del 79 d.C. le ceneri del Vesuvio arrivarono fino al versante meridionale della Penisola Sorrentina sommergendo anche una splendida villa marittima sulla costa di Positano di cui è stato riportato in luce uno splendido ambiente affrescato
Clima mite e paesaggio mozzafiato. Oggi come ieri. La celebre perla della Costiera Amalfitana è stata luogo di villeggiatura fin dall’epoca romana. Nel numero di maggio/giugno 2017 Archeologia Viva fu tra i primi organi della stampa scientifica a dare notizia del ritrovamento – sotto la storica chiesa di Santa Maria Assunta – di una villa romana distrutta dall’eruzione del 79.
In quell’articolo – a firma di chi scrive – si fornivano informazioni parziali, dal momento che lo scavo era appena ultimato e non erano stati ancora eseguiti i restauri della sovrastante cripta medievale; non erano state realizzate le bacheche che custodiscono in loco i reperti dello scavo; non era stato creato il percorso (passerelle e scale) in acciaio e vetro che rende fruibile l’elegante ambiente superstite dell’antica residenza.
Soprattutto non erano stati avviati gli studi che hanno permesso di chiarire la storia e la funzione dell’ambiente riportato in luce sotto uno spesso banco vulcanoclastico e della sua decorazione pittorica. Ora che questi dati sono a disposizione e la villa è aperta alle visite, è interessante ritornare sulla sua scoperta per un approfondimento dei dati emersi.

