Pompei abbraccia la Romania: inaugurata la mostra “Balnea Daciae” alle Terme del Foro
di lucio esposito
Pompei, 6 luglio 2026 – Si è tenuta questa mattina, lunedì 6 luglio, presso la suggestiva cornice della sezione maschile delle Terme del Foro di Pompei, l’inaugurazione della mostra “Balnea Daciae. Le terme romane della Dacia”.
L’evento, che si inserisce nel prestigioso programma dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, ha visto la partecipazione istituzionale di figure di rilievo nel panorama culturale e diplomatico internazionale. A fare gli onori di casa, insieme al Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Dott. Gabriel Zuchtriegel, è stata l’Ambasciatrice di Romania in Italia, S.E. Gabriela Dancău.
La mostra rappresenta un ponte ideale tra il passato romano della Dacia e il sito archeologico di Pompei, offrendo ai visitatori l’opportunità di approfondire la cultura termale nelle antiche province romane. L’iniziativa testimonia la profonda sinergia tra le due nazioni, unite da un solido legame storico e culturale.
La mostra “Balnea Daciae” è accessibile al pubblico attraverso l’ingresso di piazza Esedra, invitando appassionati e studiosi a un viaggio affascinante nelle consuetudini quotidiane dell’Impero Romano.
Pompei – La sezione maschile delle Terme del Foro di Pompei ospita la mostra “Balnea Daciae”, un progetto espositivo che invita il pubblico a esplorare lo stretto legame culturale tra l’Italia romana e la lontana provincia della Dacia, situata nell’attuale Romania. Attraverso un percorso che unisce archeologia, tecnologia e narrazione storica, la mostra illustra come il modello urbano e sociale romano sia stato esportato con successo anche nelle regioni più periferiche dell’Impero.
Un ponte tra mondi lontani
Il cuore della mostra risiede nel confronto tra le strutture pompeiane e i complessi termali dacici, nati dopo la conquista traianea. L’esposizione utilizza le scene della Colonna Traiana per contestualizzare storicamente questo legame, narrando momenti cruciali come la costruzione del ponte sul Danubio a Drobeta, opera dell’architetto Apollodoro di Damasco, che fungeva da collegamento vitale tra Roma e i territori del Nord.
La vita nelle terme: oltre l’igiene
La mostra mette in luce come le terme non fossero semplici luoghi dedicati all’igiene, ma veri e propri fulcri della vita sociale romana, spazi in cui i cittadini si incontravano per discutere di politica e affari. Grazie al ritrovamento di reperti come vasellame per il consumo di cibi e unguentari per la cura del corpo, i curatori hanno ricostruito la quotidianità di questi luoghi. L’esposizione presenta anche ricostruzioni digitali e modelli in scala del sistema di riscaldamento a ipocausto e degli ambienti specifici, dal frigidarium al calidarium, permettendo ai visitatori di comprendere il funzionamento tecnologico che garantiva il comfort degli utenti.
L’archeologia al servizio del pubblico
La mostra documenta inoltre lo straordinario lavoro di ricerca svolto in diversi siti archeologici dacici, tra cui Mălăiești, Buridava, Brețcu, Micia e la Colonia Dacica Sarmizegetusa.
Mălăiești: Un sito conquistato da Traiano dove, in soli tre anni, furono realizzati un forte romano e complessi termali di alta qualità.
Buridava: Sito che, nonostante le difficoltà conservative, ha permesso di recuperare la pianta di due complessi termali comunicanti.
Sarmizegetusa: Ora sito UNESCO, rappresenta il centro di questa rete di scambi, dove le evidenze archeologiche documentano l’integrazione di pratiche, valori ed esperienze condivise.
Il progetto non si ferma alla sola esposizione fisica: gli organizzatori hanno annunciato che nei prossimi giorni verranno messe online, sul sito ufficiale, le ricostruzioni tridimensionali dei reperti rinvenuti, offrendo un’opportunità di approfondimento anche digitale per studiosi e appassionati. “Balnea Daciae” si conferma dunque come un’operazione di grande valore culturale, capace di trasformare frammenti archeologici in una narrazione coerente di una civiltà che, per secoli, ha unito le sponde del Mediterraneo al cuore dell’Europa danubiana.
Pompei – L’inaugurazione della mostra “Balnea Daciae” presso la sezione maschile delle Terme del Foro di Pompei ha offerto l’occasione per riflettere sull’eredità culturale dell’Impero Romano. L’esposizione, nata dalla sinergia tra il Parco Archeologico di Pompei, il Museo di Storia Nazionale della Romania e l’Ambasciata di Romania, mette in luce come il modello termale romano sia stato esportato con successo nelle province danubiane a seguito delle guerre di Traiano.
Un modello architettonico universale
Nel corso di un incontro dedicato alla mostra, è stata sottolineata la straordinaria similitudine tra le strutture termali pompeiane e quelle ritrovate in Dacia. Le architetture daciche presentano infatti elementi distintivi come la parte absidata e il furnum, il sistema deputato alla produzione di calore, che rispecchiano fedelmente gli standard tecnologici e costruttivi romani. La mostra documenta questo processo di integrazione attraverso modellini in scala e ricostruzioni multimediali che illustrano la classica sequenza degli ambienti termali, dal frigidarium al tepidarium.
Non solo igiene, ma fulcro di socialità
Il dibattito ha messo in luce come le terme fossero ben più che semplici luoghi destinati alla cura del corpo. Esse rappresentavano una vera e propria “civiltà dell’igiene”, integrata in ogni centro urbano del mondo romano. L’importanza delle terme come spazi di aggregazione è confermata da testimonianze archeologiche eloquenti: nel sito che ospita la mostra sono state rinvenute circa 500 lucerne, che attestano come questi luoghi fossero intensamente frequentati anche nelle ore serali.
Le terme, dunque, si configuravano come autentici centri di socialità e affari, dove i cittadini si incontravano per gestire la vita politica e le relazioni commerciali, trasformando il rito del bagno in un elemento centrale dell’identità culturale imperiale. La mostra “Balnea Daciae” si propone così di narrare, attraverso questi spazi di incontro, la capacità di Roma di unire territori distanti sotto un’unica, condivisa visione della vita quotidiana.
Pompei – L’inaugurazione della mostra “Balnea Daciae” presso la sezione maschile delle Terme del Foro di Pompei ha offerto l’occasione per riflettere sull’eredità culturale dell’Impero Romano. L’esposizione, nata dalla sinergia tra il Parco Archeologico di Pompei, il Museo di Storia Nazionale della Romania e l’Ambasciata di Romania, mette in luce come il modello termale romano sia stato esportato con successo nelle province danubiane a seguito delle guerre di Traiano.
Un modello architettonico universale
Nel corso di un incontro dedicato alla mostra, è stata sottolineata la straordinaria similitudine tra le strutture termali pompeiane e quelle ritrovate in Dacia. Le architetture daciche presentano infatti elementi distintivi come la parte absidata e il furnum, il sistema deputato alla produzione di calore, che rispecchiano fedelmente gli standard tecnologici e costruttivi romani. La mostra documenta questo processo di integrazione attraverso modellini in scala e ricostruzioni multimediali che illustrano la classica sequenza degli ambienti termali, dal frigidarium al tepidarium.
Non solo igiene, ma fulcro di socialità
Il dibattito ha messo in luce come le terme fossero ben più che semplici luoghi destinati alla cura del corpo. Esse rappresentavano una vera e propria “civiltà dell’igiene”, integrata in ogni centro urbano del mondo romano. L’importanza delle terme come spazi di aggregazione è confermata da testimonianze archeologiche eloquenti: nel sito che ospita la mostra sono state rinvenute circa 500 lucerne, che attestano come questi luoghi fossero intensamente frequentati anche nelle ore serali.
Le terme, dunque, si configuravano come autentici centri di socialità e affari, dove i cittadini si incontravano per gestire la vita politica e le relazioni commerciali, trasformando il rito del bagno in un elemento centrale dell’identità culturale imperiale. La mostra “Balnea Daciae” si propone così di narrare, attraverso questi spazi di incontro, la capacità di Roma di unire territori distanti sotto un’unica, condivisa visione della vita quotidiana.

















