Logo

La “vogata” della Norvegia affonda il Brasile. Guastata la festa dei tifosi gialloro a Sorrento al bar Kontatto dove si erano concentrati. Vista dalla TV la partita che ha sorpreso maggiormente questi mondiali, parliamo della Norvegia che ha annientato l’Italia e che ora arriva ai quarti e ha concrete possibilità di arrivare fra le prime quattro al Mondo. Ma è già nella storia.
Erling ‘cyborg’ Haaland, sotto traccia per gran parte di Brasile-Norvegia, porta i vichinghi nei quarti del Mondiale per la prima volta, buttando fuori la Selecao di Carlo Ancelotti che ancora una volta incappa nella maledizione norvegese: è l’unica nazionale della storia a non essere mai stata battuta dai brasiliani.

Due reti nel finale – la prima con una capocciata terrificante, l’altra con un tracciante che brucia l’erba del MetLife Stadium – ed il gigante buono raggiunge Mbappé e Messi a quota 7 centri.

E mette fine molto presto al primo torneo iridato di Carlo Ancelotti, tradito dl rigore sbagliato a inizio partita da Bruno Guimares e dalla clamorosa occasione sprecata da Endrick nel secondo, quando si era ancora sullo 0-0.

Il rigore trasformato nel recupero da Neymar (80/mo in nazionale), per una gomitata di Ostigard su Casemiro, fissa il risultato sul 2-1 ma non cambia l’impresa dei ragazzi di Solbakken, contro un Brasile modesto. La Norvegia va avanti e solo lei dispone di questa bionda macchina da gol, che i brasiliani ricorderanno a lungo come l’incubo di un altro 5 luglio infausto, dopo quello del 1982 con la tripletta di Paolo Rossi.
E’ uno degli ottavi più accattivanti e la Norvegia può vantare un primato unico: contro il Brasile é imbattuta (due pareggi e due vittorie). L’impianto nel New Jersey é quasi tutto verde-oro. Neanche il tempo di interpretare gli schieramenti ed i norvegesi sarebbero avanti, ma Sorloth riceve in fuorigioco e la sua posizione vanifica il retropassaggio da destra che Berg devia al volo nell’angolo alto della porta di Alisson. La partita prende subito quota. Il Brasile reagisce ed al 10′ la scivolata di Ajer é in netto ritardo e falcia Matheus Cunha in area. Si aspetta solo il fischio dell’arbitro. Invece, per il marocchino naturalizzato americano Elfath, non c’é nulla. Serve la chiamata al video dalla sala Var per fargli cambiare idea.
Bruno Guimarehes si incarica del tiro dal dischetto, non angolato né forte. Nyland ci arriva e devia.
Il gioco si sviluppa soprattutto a metà campo e, dopo la sfuriata iniziale, il caldo consiglia di rallentare. La Norvegia si affida al palleggio (con Haaland poco coinvolto), il Brasile ad improvvise verticalizzazioni. Al 30′ l’intesa sulla sinistra Vinicius-Martinelli esalta il riflesso (e la buona sorte) di Nyland che, di tacco, impedisce al pallone calciato ad un metro dalla porta di entrare. Adesso la pressione della Seleçao é più intensa. Al 37′ finalmente si vede la prima conclusione a rete di Haaland – al volo, bloccata facilmente da Alisson -, servito dal cross di Nusa. L’ennesimo recupero al limite dell’area norvegese porta ancora Vinicius al tiro, Nylan ci arriva col ginocchio. Nel finale di tempo, squillo della Norvegia: Haaland difende palla contro i centrali avversari, poi serve indietro Odegaard. Alisson intercetta il tiro fiacco. Tanto possesso palla per la Norvegia, ma le conclusioni più pericoloso sono state del Brasile.
Alla ripresa ct Solbakken cambia le ali: Bobb e Schjelderup entrano per Nusa e Sorloth. Al 13′ cambio anche per Ancelotti: dentro Endrick per Cunha. E dopo una manciata di secondi il 19enne attaccante del Lione si ritrova solo davanti a Nyland, ma angola troppo. Il portiere c’é poco dopo sul tiro di Rayan.
Altro cambio norvegese: Aursnes prende il posto di Ryerson.
Norvegia pericolosa con un cross di Heggem, ma Haaland é in ritardo. Al 22′ entrano Neymar, salutato da un boato (esce Martinelli) e Danilo Santos, per Ryan.
Quasi dormiente fino a quel momento, al 34′ Haaland riesce a saltare più in alto di Gabriel sul cross da sinistra di Schjelderup ed é una sentenza: palla schiacciata e questa volta Alisson non ci arriva. Poco dopo l’intervento più difficile Nyland, su un pallone alzato da Ajer. Il portiere riesce ad arretrare e deviarlo sul palo. E Haaland? Deve mantenere la sua media in nazionale e così con un rasoterra angolatissimo realizza il secondo gol, quello che fa piangere i brasiliani.

La storia di Erling Haaland

è quella di un predestinato, un ragazzo nato per fare l’atleta e che ha bruciato le tappe a una velocità impressionante.

👶 Le origini e l’infanzia (Nato per lo sport)
Erling Braut Haaland nasce il 21 luglio 2000 a Leeds, in Inghilterra. Non si trova lì per caso: suo padre è Alf-Inge Haaland, all’epoca calciatore professionista proprio del Leeds United (e successivamente del Manchester City). Buon sangue non mente, e la genetica lo aiuta: anche sua madre, Gry Marita Braut, è stata una campionessa nazionale di eptathlon.

Da bambino si trasferisce con la famiglia a Bryne, in Norvegia. Erling pratica tantissimi sport: atletica, golf e persino la pallamano (in cui era un vero prodigio). Alla fine, però, sceglie il calcio, iniziando nelle giovanili del Bryne.

🚀 L’ascesa: da promessa a fenomeno
Il Molde e la cura Solskjaer: Nel 2017 passa al Molde, una delle squadre più importanti in Norvegia. Qui viene allenato da Ole Gunnar Solskjær (leggenda del Manchester United), che ne affina i movimenti e lo aiuta a esplodere.

Il boom mondiale al Salisburgo (2019): Si trasferisce in Austria, al Salisburgo, ed è qui che il mondo si accorge di lui. Durante i Mondiali Under-20 del 2019 con la Norvegia, compie un’impresa pazzesca: segna 9 gol in una sola partita contro l’Honduras. Pochi mesi dopo, al suo debutto in Champions League con il Salisburgo, segna una tripletta nel primo tempo. In Austria segna 29 gol in sole 27 partite.

La consacrazione al Borussia Dortmund (2020-2022): A gennaio 2020 il Dortmund si assicura il suo cartellino. Il debutto in Germania sembra scritto da uno sceneggiatore: entra dalla panchina e fa tripletta in 23 minuti. Con i gialloneri vince una Coppa di Germania e segna 86 gol in 89 partite. Ormai è una superstar globale.

👑 Il Re di Manchester (Dal 2022 a oggi)
Nell’estate del 2022 compie una scelta di cuore e di ambizione: firma con il Manchester City, la squadra dove aveva giocato il padre. Sotto la guida di Pep Guardiola, Haaland si trasforma nella punta di diamante di una squadra perfetta.

Al suo primo anno in Inghilterra (2022/2023) frantuma il record storico di gol in una singola stagione di Premier League e trascina il City al leggendario Treble (Premier League, FA Cup e la prima Champions League nella storia del club). Diventa una costante macchina da gol, vincendo ripetutamente il titolo di capocannoniere e trascinando contemporaneamente la sua nazionale, di cui è diventato il miglior marcatore della storia.

🧘‍♂️ Curiosità fuori dal campo
Una dieta da “Orso”: Per mantenere quel fisico mastodontico (194 cm per quasi 90 kg), segue una dieta rigidissima da circa 6.000 calorie al giorno. Mangia cibi molto particolari per un atleta, come fegato e cuore di mucca, e beve solo acqua filtrata attraverso un sistema speciale.

Fissato con il sonno: Indossa occhiali speciali che bloccano la luce blu prima di dormire e monitora la qualità del sonno con strumenti tecnologici per ottimizzare il recupero fisico.

La meditazione: La sua celebre esultanza a gambe incrociate, nella “posizione del loto”, nasce dalla sua passione per la meditazione, che usa per mantenere la calma e la concentrazione.

La Viking Row

La “vogata” è un’esultanza collettiva molto spettacolare, conosciuta a livello internazionale come Viking Row (la vogata vichinga).

È diventata un vero e proprio tormentone globale proprio grazie alla popolarità di Erling Haaland e alle imprese della nazionale della Norvegia.

Che cos’è?
Si tratta di un’esultanza in cui i tifosi sugli spalti (e a volte i giocatori stessi in campo o negli spogliatoi) si siedono a terra o sui seggiolini uno dietro l’altro e, muovendosi a ritmo, simulano il gesto di remare tutti insieme, proprio come se si trovassero a bordo di una drakkar, la tipica imbarcazione dei vichinghi. Spesso il movimento è accompagnato da cori ritmati e potenti (il classico “Uh! Uh!” che ricorda il geyser sound islandese).

Come è nata?
Le radici storiche e culturali: L’idea di richiamare i Vichinghi appartiene alla cultura scandinava. Nello sport, i tifosi delle nazionali del Nord Europa (Islanda e Norvegia in primis) hanno sempre cercato modi originali per mostrare lo spirito di gruppo dei “guerrieri del nord”.

Il boom e la febbre da Mondiale: Il fenomeno è letteralmente esploso a livello globale. Con la Norvegia trascinata dai gol di Haaland, la Viking Row è diventata il marchio di fabbrica dei tifosi norvegesi per festeggiare le vittorie più importanti.

Il trend è diventato talmente virale che ha contagiato chiunque: si vedono intere tifoserie nei pub o nelle piazze mettersi sedute in fila indiana a “vogare”, e il balletto è diventato popolarissimo sui social come TikTok e Instagram dopo ogni vittoria.